Yule e l’importanza spirituale del Solstizio Invernale nel mondo antico

yule

Yule, la celebrazione del Solstizio invernale, per i popoli antichi era una delle festività principali dell’anno in quanto rappresentava uno dei quattro avvenimenti astronomici di maggiore importanza: i due equinozi ed i due solstizi. A differenza dei tempi moderni, anticamente eventi astronomici e spiritualità erano infatti strettamente correlati.

Yule, il Solstizio d’Inverno

Mentre nel mondo occidentale le più importanti festività coincidono con avvenimenti legate alla tradizione cattolica (Natale-25 dicembre, Pasqua-1a domenica dopo l’equinozio di primavera, Assunzione dell Vergine Maria-15 agosto, ecc). in passato tutto era collegato all’astronomia, soprattutto al Sole ed alla Luna.

Il 21 dicembre, giorno del solstizio d’inverno, la notte ha la sua durata massima e il giorno quella minima, esattamente l’opposto di ciò che accade durante il Solstizio d’Estate. Il calendario celtico comprendeva ben 8 festività principali e Yule, nonostante cadesse verso la fine dell’anno solare, rappresentava in realtà l’inizio, una nuova rinascita spirituale:

  • Imbolc – 2 Febbraio
  • Ostara – 21 Marzo
  • Beltane – 1° Maggio
  • Litha – 21 Giugno
  • Lughnasad – 1 Agosto
  • Mabon – 21 Settembre
  • Samhain – 31 Ottobre
  • Yule – 21 Dicembre

yuleLa notte del solstizio invernale indicava simbolicamente la morte del Sole vecchio e la nascita di quello nuovo proprio perchè dal 21 dicembre in avanti le giornate iniziano ad allungarsi rispetto alle notti e le ore di luce pian piano aumentano sempre di più. In tale periodo nell’antica Roma veniva celebrato il culto del Sol Invictus.

L’etimologia della parola Yule (Jól) sembrerebbe derivare dal norreno Hjól (ruota) proprio ad indicare la consapevolezza della ciclicità del tempo presso gli antichi. Noi siamo abituati a considerare il tempo come lineare, una linea retta che va dal passato al futuro. Esso in realtà è ciclico, come una ruota che gira. L’unico oggetto che può farci rammentare veramente la ciclicità del tempo è un semplice orologio: ad ogni ora ne segue un’altra fino a quando la lancetta delle ore compie un intero giro del quadrante. Così vi è la successione giorno e notte, quella delle stagioni (primavera, estate, autunno, inverno), ecc. Per quanto riguarda la ciclicità del tempo se n’era parlato in un precedente articolo sul Kalachakra, la ruota del tempo presso gli antichi Indiani (LINK).

Yule e Natale

yuleDopo questa digressione, torniamo a Yule. Nonostante si possa pensare che l’antica festività celtica di Yule sia andata perduta nel corso dei secoli, in realtà essa è ancora presente ai nostri giorni. Solitamente dopo l’8 dicembre, giorno in cui si celebra la festa dell’Immacolata Concezione, in quasi tutte le case fervono i preparativi per fare albero e presepe. Se, per quanto riguarda il presepe si festeggia la nascita di Gesù, attestata dalla Chiesa Cattolica al 25 dicembre da papa Giulio I, l’abete addobbato è un ricordo pagano. Allo stesso modo lo sono le ghirlande (simbolo della ruota del tempo) ed il vischio sotto il quale gli innamorati sono soliti baciarsi la notte del 31 dicembre. La tradizione di addobbare un abete (albero sempreverde quindi imperituro) in Italia iniziò nel 1800. In quell’anno, la Regina Margherita di Savoia, moglie del Re Umberto I, ne fece allestire uno nel salone del Quirinale. Tutto ciò piacque moltissimo dapprima ai nobili e successivamente si diffuse anche presso il popolino e così l’usanza si è tramandata sino ai nostri giorni.

Conclusione

Si sa ben poco degli antichi rituali celebrati durante il solstizio invernale. Possiamo però senza dubbio affermare che, se per i nostri antenati Yule rappresentava una festa dalla grande importanza spirituale, per la maggior parte della gente il Natale che viene celebrato ogni anno in migliaia di case altro non è se non una festa del consumismo fatta di gozzovigli e quant’altro, così come molte altre. Un miscuglio di rituali cristiani e pagani e banchetti di luculliana memoria, un’accozzaglia da cui è uscito fuori un minestrone pseudo-religioso che di spirituale ha oramai ben poco.

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