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Commentario alla seconda Stanza del Libro di Dzyan – Cosmogenesi

La seconda Stanza del Libro di Dzyan racconta la situazione in cui era il Tutto prima del Big Bang. A differenza della Stanza I, questa presenta contenuti più filosofici e metafisici. Si riprende la descrizione della condizione di riposo cosmico che intercorre tra un Universo e l’altro, secondo la teoria scientifica dell’Universo pulsante. Questa Stanza spiega un concetto assai importante: la Concezione virginale che si ritrova in molte antiche Cosmogonie.

Seconda Stanza del Libro di Dzyan

1 – DOVE ERANO I COSTRUTTORI, I FIGLI LUMINOSI DELL’AURORA MANVANTARICA? NELLA TENEBRA IGNOTA, NEI LORO AH-HI PARANISHPANNA. I PRODUTTORI DELLA FORMA DALLA NON-FORMA – LA RADICE DEL MONDO – LA DEVAMATRI E SVABHAVAT RIPOSAVANO NELLA BEATITUDINE DEL NON-ESSERE.

1 – Questa seconda Stanza del Libro di Dzyan rammenta che siamo ancora nella fase del Pralaya cosmico. Anche i Costruttori Divini, i Sublimi Signori, i Figli luminosi dell’aurora manvantarica, sono anch’essi assorbiti nell’Assoluto. Sono in attesa di manifestarsi durante il successivo Manvantara ma, per il momento, si trovano in una condizione di astrazione metafisica che è addirittura superiore alla Coscienza assoluta. Alla fine di ogni grande ciclo cosmico, tutto deve fare  nfatti ritorno ad una condizione di incoscienza, o non-coscienza, anche lo stesso Brahma (il Creatore indù). Esisterà solamente l’Inconoscibile Parabrahman (l’Ain Soph cabalistico) il quale si trova al di là, oltre lo stesso Brahman.

 seconda Stanza del Libro di Dzyan

Da un punto di vista scientifico, siamo ancora nella fase di transizione tra due Universi, quello precedente che è stato riassorbito, e quello in divenire che sarà, con la successiva esplosione. Il tutto si accorda con la teoria dell’Universo pulsante spiegata nella prima Stanza.

In questa prima shloka della seconda Stanza del Libro di Dzyan siamo ancora nella fase di riposo, tutto è in quiete, nulla esiste in quanto si trova assorbito nell’Assoluto. Non solo i futuri Costruttori dell’Universo ma anche la Materia con la quale essi plasmeranno il tutto. Devamatri e Svabhavat indicano, rispettivamente, la Sostanza del Cosmo e la Materia prima ancora incontaminata, il protile della scienza.  Il termine Svabhavat corrisponde alle Acque bibliche su cui aleggiava lo Spirito di Dio descritto nel 1° capitolo della Genesi: … lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque.”

2 – DOVE ERA IL SILENZIO? DOVE GLI ORECCHI PER PERCEPIRLO?  NO, NON C’ERA NÉ SILENZIO NÉ SUONO; NULLA SE NON L’INCESSANTE ALITO ETERNO CHE NON CONOSCE SE STESSO.

2 – Sia il Silenzio che il Suono non esistevano proprio perché, non solo nulla esisteva ancora in atto ma solo in potenza ma, non vi erano nemmeno esseri viventi in grado di percepirli. Il Suono rappresenta anche il mezzo attraverso il quale è stato creato l’Universo: per l’Induismo esso è la sillaba sacra AUM. Un concetto simile lo si trova anche nella Cabala dove viene detto che Dio creò il tutto per mezzo dei suoni delle 22 lettere dell’alfabeto ebraico. Un analogo riferimento lo si può vedere anche nell’incipit del Vangelo di Giovanni dove viene affermato che la Creazione avvenne per mezzo del Verbo che è un tutt’uno con Dio: “In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.”

 seconda Stanza del Libro di Dzyan

La Legge di conservazione

Nella seconda shloka della seconda Stanza del Libro di Dzyan, viene esposto uno dei paradossi cardine della metafisica orientale, ovvero il concetto che un quid possa cessare di esistere su un piano dell’esistenza pur continuando ad essere su un altro piano. Apparentemente, tutto ciò potrebbe sembrare assurdo, illogico ed incomprensibile. Invece, la Natura ci fornisce diversi esempi di concetti simili.

Ricordiamo che, secondo quanto enunciato da Lavoisier, nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma. Infatti, qualsiasi forma di vita in Natura, può mutare ma non svanire, divenendo così qualcos’altro. Un seme, se piantato nel terreno, dopo un certo arco di tempo, sparisce in quanto seme ma si tramuta in pianta. Quindi, dal momento che nulla di ciò che esiste nell’Universo può svanire, potremmo dire che una cosa ne diventa un’altra pur non smettendo di essere sé stessa.

La Divinità come moto perpetuo

 seconda Stanza del Libro di DzyanIn questa condizione di Pralaya esisteva solamente quell’elemento unico, eterno, adimensionale, indistruttibile, in continuo movimento che viene definito Alito Eterno. Esso rappresenta il movimento eterno della Divinità Inconoscibile la quale, viene spesso raffigurata come un Serpente che avvolge l’uovo cosmico.

In questa seconda shloka della seconda stanza del libro di Dzyan, viene affermato che l’Alito Eterno non conosce sé stesso perché, per conoscere se stessi, è necessario possedere coscienza e percezioni. Queste rappresentano due facoltà non attribuibili all’Assoluto, a Parabrahman, il quale è Infinito ed Illimitato nello spazio e nel tempo e trascende ogni qualsiasi stato di coscienza. L’Assoluto, essendo Coscienza Assoluta, è infatti, al tempo stesso, Colui che conosce, Ciò che è da conoscere e la Conoscenza: questi tre suoi aspetti sono un tutt’uno con Esso.

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