Roma antica

Roma antica

Roma antica tra mito, storia e leggenda

Quando si parla della Roma antica, si affronta un argomento vasto e complesso ma, al tempo stesso, affascinante. Ovviamente non ci si trova davanti ad un qualcosa di breve ed univoco ma che ha attraversato diversi secoli.

Prima di trattare l’argomento è doveroso sottolineare che la storia di Roma antica, attraversando diverse fasi storiche, abbraccia diverse tradizioni di altri popoli. Possiamo quindi suddividere il tutto in diverse fasi:

  • la fuga di Enea da Troia in fiamme, descritta nell’Eneide di Virgilio;
  • la fondazione di Albalonga;
  • la leggenda di Romolo e Remo;
  • la fondazione di Roma;
  • le successive assimilazioni delle divinità greche dell’Olimpo
  • il sincretismo con i culti dei popoli italici che abitavano la nostra penisola prima della fondazione dell’Urbe.

Roma antica

Enea arriva nel Lazio

L’Eneide narra la storia del troiano Enea, figlio di Anchise e della dea Afrodite. Dopo essere stato allevato dalle ninfe sul Monte Ida, il giovane Enea venne affidato alle cure del padre. Cresciuto, si innamorò della bella Creusa, figlia di Priamo, Re di Troia. Una volta persa la guerra contro gli Achei, Enea decise di caricarsi il vecchio padre Anchise sulle spalle, prendere con sè il figlioletto Ascanio e partire per mare.

Dopo essere approdato sulle coste italiche ma da queste scacciate dai coloni greci, Enea sbarcò a Cartagine dove fece innamorare di lui la Regina Didone. Ubbidendo agli ordini di Giove, Enea lasciò Didone nella disperazione e giunse in Campania, a Cuma. Da qui giunse nel Lazio dove venne accolto benevolmente dal Re Latino che gli promise in sposa la figlia Lavinia. Alla scomparsa di Enea, il figlio Ascanio fondò la città di Albalonga, patria di numerosi Re italici.

Roma antica

La leggenda di Romolo e Remo

Con la seconda fase della storia di Roma antica, il discorso si sposta sulla fondazione dell’Urbe e la leggenda di Romolo e Remo, forse i due gemelli più famosi dell’antichità. Ma prima bisogna fare un passo indietro e tornare ad Albalonga.

In questo luogo vivevano due fratelli, Amulio e Numitore, figli del re di Albalonga. Amulio scacciò dalla città il fratello Numitore e costrinse la figlia di lui, Rea Silvia, a diventare una sacerdotessa del culto di Vesta, una vestale. Oltre che tenere vivo l’eterno fuoco di Vesta, altra prerogativa delle vestali era la verginità. Solo che il dio Marte sedusse Rea Silvia e questa partorì due gemelli: Romolo e Remo.

Amulio, venuto a conoscenza della nascita dei due nipoti, decise di fare affogare Rea Silvia che fece però in tempo a porre i figli in una cesta ed affidarla alle acque del Tevere. i due bambini, come narra la leggenda, vennero salvati e allattati da una lupa e, successivamente, cresciuti dal pastore Faustolo.

Divenuti grandi, Romolo e Remo si divertivano a predare il bestiame del re Amulio fino a quando Remo non venne arrestato. Romolo, con l’aiuto di altri pastori, decise di assaltare la dimora regale dove liberò il fratello, uccise Amulio e mise sul trono Numitore, il legittimo Re.

Roma antica

La nascita di Roma

Numitore regalò due colli ai nipoti: il Palatino a Romolo e l’Aventino a Remo. I due fratelli decisero di fondare una città ma il fondatore sarebbe stato colui il quale avrebbe visto più uccelli in volo. Romolo, avendone visti dodici, contro i sei di Remo, vinse la scommessa. Mentre Romolo stava tracciando i confini della città, Remo scavalcò il solco fatto con l’aratro. Ne uscì una accesa discussione terminata con la morte di Remo da parte di Romolo.

La nuova città, ribattezzata Roma, fu una terra franca per i peggiori delinquenti dell’epoca. Seguì una guerra con il popolo dei Sabini a causa del celebre Ratto delle Sabine in cui i nuovi Romani rapirono le donne dei loro vicini. Dopo lunghe battaglie, Romolo e Tito Tazio, Re dei Sabini, decisero di fare pace. Alla morte di Tito Tazio, Romolo ebbe la fortuna di regnare per oltre trent’anni fino a quando un giorno sparì durante un temporale.

La religione dell’antica Roma

I culti praticati dagli antichi Romani erano una sorta di minestrone tra gli influssi della cultura greca da cui assunsero il pantheon con le trasposizioni della varie divinità. A tutto ciò bisogna aggiungere le antiche feste orgiastiche come, ad esempio, i Lupercali, da cui trae origine il Carnevale. Essendo i Lupercali una delle molteplici feste orgiastiche, così come i Baccanali, è ovvio che anche nella Roma antica circolassero veri e propri manuali sulla sessualità. 

Ma il Carnevale non è l’unica festa che è stata “rubata” dalla Roma antica. Dagli antichi Romani abbiamo anche preso l’usanza dello scherzo del Pesce d’Aprile. Nella Citta Eterna possiamo anche rintracciare le origini del Natale cristiano attraverso il culto del Sol Invictus.