La Scienza ci fornisce ogni possibile prova divina della Creazione

prova divina della Creazione

E’ forse possibile che la prova divina della Creazione dell’Universo ci arrivi dalla Scienza? Proprio quella Scienza così cara ai materialisti per smentire ogni incongruenza biblica? Se, quando si parla di Creazione, da un lato troviamo atei e materialisti, dall’altro abbiamo però i fideisti che prendono per oro colato ogni parola della Bibbia. Analizzando le diverse possibilità su come sia nato l’Universo si va, quindi, da un’esplosione casuale nota come Big Bang alla creazione biblica, in stampo ex novo et ex nihilo. Apparentemente queste posizioni diametralmente opposte potrebbero sembrare contrastanti ma, come andremo a vedere, sarà proprio la Scienza a fornirci ogni qualsivoglia prova divina della Creazione.

La prova divina della Creazione: dal materialismo al Big Bang

prova divina della creazionePrima di andare a cercare le presunta prova divina della Creazione, andiamo a fare un breve excursus su cosa si dica negli ambienti scientifici. Per molti anni si è sostenuto che l’Universo esiste da sempre, non abbia avuto un inizio, ovvero non sia quindi mai stato creato e ogni cosa sia il risultato della casualità. Ai nostri giorni, queste teorie scientifiche ateistiche sono ormai superate proprio grazie alle scoperte della Scienza stessa e gli addetti ai lavori sono oramai sicuri che l’Universo sia nato a seguito di un’immane esplosione nota a tutti come “Big Bang”. Se qualcosa nasce deve però esserci da qualche parte un quid che abbia contribuito a far venire alla luce questa “cosa” altrimenti non si può spiegare una nascita senza un genitore: non è ovvero possibile che un essere vivente, qualunque esso sia, veda la luce senza essere generato né un’invenzione può esistere senza il suo inventore, questo almeno secondo la logica.

Il principio antropico: prova divina della Creazione nr 1?

prova divina della creazioneDagli anni ’60 è stato condotto uno studio che dimostra come tutti gli equilibri fisici dell’Universo siano stati concepiti per rendere possibile ogni forma di vita. La Scienza ha scoperto e appurato che ognuna delle leggi della fisica, della chimica, per non parlare degli elementi dell’Universo, siano stati creati in modo tale da permettere agli uomini di poter vivere. Questo disegno, noto negli ambienti scientifici come “principio antropico 1)1”, afferma che noi viviamo in un Universo che permette l’esistenza della vita così come noi la conosciamo. Se, al momento della nascita dell’Universo, una o più delle costanti fisiche fondamentali avessero avuto un valore diverso, allora non si sarebbero formate le stelle, le galassie, i pianeti e la vita non sarebbe stata possibile quindi ogni dettaglio là fuori, anche il più insignificante, è stato predisposto con cura per rendere possibile la vita umana.

Nella sua forma canonica, la teoria del Big Bang suppone che tutte le parti dell’Universo abbiano cominciato a espandersi contemporaneamente. Ma come hanno fatto le diversi parti dell’Universo a sincronizzare l’inizio della propria espansione? Chi ha dato il comando?” – Andre Linde, The Self-Reproducing Inflationary Universe 2)2

Quindi sembra proprio che, anche in ambito scientifico, l’idea che l’Universo sia stato concepito ed ideato da una Mente Intelligente sia pressoché universalmente accettata, eccezion fatta per alcune posizioni materialistiche che altro non sono se non ideologie ateistiche. Affermare la nascita dell’Universo equivarrebbe ad ammettere un Creatore, quindi:

Il principio antropico è una prova divina della Creazione

Le scoperte scientifiche del XX secolo: prova divina della Creazione nr 2?

Nel corso del XX secolo la Scienza è oramai riuscita a dimostrare che l’Universo ha davvero avuto un inizio.

Dall’Universo statico di Einstein all’atomo primitivo di Friedman

prova divina della creazioneNel 1922 il fisico russo Alexander Friedman, andò in contrasto con il modello di Universo statico sostenuto da Einstein, il quale rappresentava il più accettato dalla comunità scientifica dell’epoca. Basandosi proprio sulla teoria della relatività di Albert Einstein, Friedman sostenne che la struttura dell’Universo non era statica ma doveva essere in espansione e, quindi, persino il più piccolo impulso poteva bastare a causare l’espansione o la contrazione dell’intera struttura. Nel 1931 Georges Lemaitre, basandosi sul lavoro di Friedman, suggerì che, procedendo a ritroso nel tempo, l’espansione dell’Universo necessitava di una sua contrazione, continuando fino a quando il tutto non si potesse più contrarre ulteriormente, concentrando tutta la massa in un singolo punto, da lui chiamato “atomo primitivo“. Prima dell’atomo primitivo, lo spazio e il tempo non potevano esistere poiché in quell’istante, la struttura spazio-temporale doveva ancora comparire. Lemaitre dichiarò che la percentuale di radiazione poteva essere utilizzata come prova di quel “qualcosa”.

L’atomo primitivo è una prova divina della Creazione? Proseguendo nella lettura, capiremo che le scoperti di Friedman e Lemaitre furono fondamentali.

La sensazionale scoperta di Hubble

Nel 1929 il mondo scientifico venne scosso dal lavoro sensazionale dell’astronomo americano Edwin Hubble che, dell’osservatorio di Mount Wilson in California, fece una importante scoperta, tra le più rivoluzionarie nella storia dell’astronomia. Osservando le stelle con il suo telescopio, scoprì che la loro luce tendeva all’estremità rossa dello spettro elettromagnetico (redshift) e che ciò era strettamente collegato alla distanza delle stelle dalla Terra. Questa scoperta scosse il modello di Universo sostenuto fino a quel momento. Stando alle regole della fisica, gli spettri dei fasci di luce che si avvicinano al punto di osservazione, tendono al viola mentre gli spettri dei fasci di luce che si allontanano dal punto di osservazione tendono al rosso. Quindi l’osservazione di Hubble mostrò che, sempre secondo questa legge, i corpi celesti si stavano allontanando dal nostro pianeta ma anche tra di loro. L’unica conclusione deducibile da ciò era che in un Universo in cui tutto si allontana da tutto, si verifica una continua e costante espansione dell’Universo stesso.

prova divina della creazione

Immaginiamo di prendere un palloncino e disegnarci dei puntini con un pennarello, dopo di che gonfiamo il palloncino e vedremo che i punti che noi avevamo precedentemente disegnato, man mano che l’aria gonfia il palloncino, non solo si espandono ma, al tempo stesso, si allontanano anche tra di loro: esattamente questo è ciò che avviene nel nostro Universo. Se, con lo scorrere del tempo, l’Universo si stava espandendo, la logica impone che tornando indietro nel tempo esso doveva essere più ristretto e, andando ancora maggiormente a ritroso nel tempo, tutto doveva essere compresso in un unico punto.

prova divina della creazionePartendo da questo presupposto si intuisce che in un determinato momento tutta la materia dell’Universo doveva quindi essere compattata in un’unica massa con volume zero” a causa della sua immensa forza gravitazionale, appunto l’atomo primitivo ipotizzato da Friedman. Se neanche questa è da considerare come una prova divina della Creazione, ci stiamo però avvicinando.

L’Universo stazionario di Hoyle

Tra gli scienziati che non accettarono, per pure motivazioni ideologiche, la teoria del Big Bang vi fu sicuramente Sir Fred Hoyle che, intorno alla metà del Novecento, promosse la teoria “dell’Universo stazionario”. Una volta accettata l’indiscutibile prova che l’Universo era in continua espansione, Hoyle affermò che l’Universo fosse infinito nello spazio e nel tempo e, man mano che si espandeva, si generava da sola nuova materia in modo tale da mantenere l’Universo in uno “stato stazionario“. Questa teoria contrastava totalmente con quella del Big Bang e i suoi sostenitori sono stati successivamente smentiti dalla scienza stessa.

La radiazione cosmica di fondo: prova divina della Creazione nr 3?

Nel 1948, George Gamow ipotizzò che, se l’Universo si era formato con un’esplosione improvvisa, tale esplosione doveva aver emanato delle radiazioni che avrebbero dovuto essere ancora rilevabili nello spazio cosmico. Nel 1965 la teoria di Gamow venne confermata da due ricercatori, Arno Penzias e Robert Wilson, i quali si imbatterono per caso in una forma di radiazione fino allora sconosciuta ed inosservata che venne chiamata radiazione cosmica di fondo“. Tale radiazione era diversa da qualsiasi altra cosa proveniente dall’Universo poiché era uniforme e distribuita ugualmente ovunque. Il mondo della Scienza capì ben presto di trovarsi di fronte a ciò che era l’eco del Big Bang, che si propagava ancora dai primi istanti della grande esplosione. Grazie a questa scoperta Penzias e Wilson vinsero il premio Nobel per la fisica nel 1978.

prova divina della creazione

Nel 1989, George Smoot e il suo team della NASA lanciarono nello spazio il satellite denominato COBE che sta per “Cosmic Background Emission Explorer” che, grazie agli eccezionali strumenti di cui era dotato, impiegò solo otto minuti per rilevare e confermare i livelli di radiazione riportati da Penzias e Wilson. I risultati ottenuti dal COBE dimostravano l’esistenza di una forma calda e densa, risultato dell’esplosione che aveva generato l’Universo.

La radiazione cosmica di fondo è una prova della Creazione divina dell’Universo

Gli studi e le scoperte di Friedman, Lemaitre, Gamow, Penzias e Wilsoon contribuirono, dunque, ad eliminare qualsiasi teoria su un Universo stazionario ed affermarono la nascita del Cosmo. Ma prima che l’Universo vedesse la luce, cosa c’era al momento del verificarsi del Big Bang?

Cosa c’era prima del Big Bang?

Con la pressoché totale affermazione della teoria del Big Bang la tesi dell’Universo stazionario ebbe fine ma restavano alcuni interrogativi non da poco:

  • cosa c’era prima del Big Bang?
  • quale forza era stata in grado di generare la grande esplosione che diede vita ad un Universo che prima non esisteva?

L’Universo quantico

Oltre ai suddetti modelli proposti dai materialisti i quali, accettano la teoria del Big Bang ma tentano di esorcizzare l’ipotesi della Creazione, vi è anche il “modello di Universo quantico”. I suoi sostenitori, basandosi sulla fisica quantistica, dove le particelle subatomiche appaiono e scompaiono spontaneamente nel vuoto, cercano di spiegare l’origine della materia dal nulla. Ma, come afferma William Lane Craig, autore di The Big Bang: Theism and Atheism:

Un vuoto meccanico quantico che produce particelle materiali è ben lontano dall’idea comune di “vuoto” (inteso come nulla). Piuttosto, un vuoto quantico corrisponde a un mare di particelle che si formano e si dissolvono di continuo, che prendono in prestito energia dal vuoto per la loro breve esistenza. Ciò non è “nulla” e, quindi, le particelle materiali non nascono dal nulla.”

prova divina della creazioneQuindi nella fisica quantistica “non si forma materia se prima non ce n’era”. Ciò che avviene è che l’energia diventa materia e, improvvisamente, sparisce trasformandosi di nuovo in energia. Non esiste nessuna condizione di “esistenza dal nulla” come viene sostenuto. L’idea dell’Universo quantico è stata abbandonata persino da alcuni di coloro che l’avevano proposta, tipo Brout e Spindel. Una sua versione più recente è stata avanzata dal fisico Stephen Hawking. Nel suo libro “Dal Big Bang ai buchi neri”, Hawking afferma che il Big Bang non necessariamente significa “esistenza dal nulla”. Invece di un “non tempo” prima del Big Bang, Hawking propone il concetto di tempo immaginario. Secondo lui, esisteva un intervallo di tempo immaginario di 10-43 secondi prima che si verificasse il Big Bang e che si formasse il “vero” tempo. Il “tempo immaginario” di Hawking equivale a zero o alla non-esistenza. Hawking, forse per motivazioni ideologiche, preferisce i modelli di Universo alternativi al Big Bang poiché quest’ultimo allude ad una Creazione superiore che lui, come molti altri, probabilmente non accetta.

Leggi anche: Creazione senza Dio? Scienziati, filosofi e teologi rispondo a Stephen Hawking

Lo scienziato materialista inglese H. P. Lipson affermò:

Se dunque la materia vivente non è causata dall’interazione di atomi, forze naturali e radiazioni, com’è nata? Tuttavia, credo che dobbiamo […] ammettere che l’unica spiegazione accettabile sia la creazione. So che ciò rappresenta un anatema per i fisici, e anche per me, ma non dobbiamo rinnegare ciò che non ci piace quando invece le prove sperimentali ci mostrano il contrario.” 3)3

Se, come abbiamo appena visto, dal nulla non nasce nulla, il Big Bang può essere considerato come la prova della Creazione dell’Universo?

Il Big Bang: un’esplosione intelligente. Prova divina della Creazione nr 4?

Dopo il Big Bang come si è organizzata la materia? Si è sparpagliata a caso, come accadrebbe in una normale esplosione? Ma in tal caso come avrebbe fatto la materia a formare le galassie se fosse stata dispersa a caso? Perché ad un certo punto la materia si è aggregata andando a formare stelle, galassie e quant’altro? In un’esplosione violenta come può essere presente una sorta di equilibrio come quello che regola l’Universo?

Fred Hoyle affermò:

La teoria del Big Bang sostiene che l’Universo sia nato con un’unica esplosione. Tuttavia, come si può vedere di seguito, un’esplosione scinde semplicemente la materia, mentre il Big Bang ha misteriosamente prodotto un effetto opposto: la materia si è agglomerata in forma di galassie.4)4

prova divina della creazioneAl momento del Big Bang la materia deve aver iniziato a muoversi ovunque a velocità folle e deve essere stata presente una potentissima forza attrattiva, talmente forte da raccogliere l’intero Universo in un solo punto. Erano presenti quindi due forze, opposte e contrarie: quella dell’esplosione, che spinse la materia verso l’esterno e in ogni direzione, e quella d’attrazione che oppose resistenza cercando di trattenere il tutto. L’Universo è dunque nato grazie all’equilibrio di queste due forze. Se la forza di attrazione avesse superato quella esplosiva, l’Universo avrebbe ceduto mentre, in caso contrario, la materia sarebbe schizzata ovunque in modo tale da non potersi più aggregarsi nuovamente.

Il fisico matematico Paul Davies, docente presso l’Università di Adelaide in Australia, dopo aver compiuto lunghi calcoli sulle condizioni che si verificarono al momento dell’esplosione, arrivò ad affermare che, se la velocità di espansione fosse stata diversa di 10-18 secondi (in parole povere un quintilionesimo di secondo), non ci sarebbe stato nessun Universo. Ecco la sua conclusione:

Misurazioni accurate pongono la velocità di espansione [dell’Universo] molto vicina a un valore critico in coincidenza col quale l’Universo si sottrarrebbe alla propria gravità espandendosi per sempre. Se l’espansione fosse un pochino più lenta, il mondo intero subirebbe il collasso gravitazionale, se fosse un po’ più veloce il materiale cosmico si sarebbe disperso completamente tempo fa. È interessante chiedersi con quanta precisione il ritmo dell’espansione sia stato “sintonizzato” a questa stretta linea di divisione fra due catastrofi. Se al tempo 1s (epoca in cui i caratteri dell’espansione erano già ben determinati) la rapidità dell’espansione si fosse discostata dal valore attuale di più di 10-18, questa lievissima differenza sarebbe bastata a far saltare il delicato equilibrio. La potenza dell’esplosione cosmica è quindi sintonizzata con una precisione quasi incredibile alla sua forza di gravitazione. Il Big Bang non fu, evidentemente, uno scoppio più o meno casuale, bensì un’esplosione di grandezza esattamente predisposta. 5)5

Riassumendo potremmo sostenere senza alcun dubbio che, se la densità dell’Universo fosse stata maggiore, l’Universo non si sarebbe espanso ma si sarebbe contratto fino a diventare un unico punto. Se la densità iniziale fosse stata inferiore, allora l’Universo si sarebbe espanso in modo così rapido che le particelle atomiche non si sarebbero attratte a vicenda e non si sarebbero formate né stelle né galassie. Come ovvia conseguenza, l’uomo non sarebbe mai esistito!  

Anche Stephen Hawking nel suo già citato libro “Dal Big Bang ai buchi neriè consapevole dello straordinario equilibrio nel ritmo di espansione dell’Universo infatti scrive:

Se la velocità dell’espansione, un secondo dopo il Big Bang, fosse stata minore anche solo di una parte su centomila milioni di milioni, l’Universo avrebbe esaurito la sua espansione e sarebbe tornato a contrarsi prima di aver mai raggiunto il suo stato.”

Un così sorprendente equilibrio è un’altra prova che il progetto-Universo non può essere il frutto del caso.

L’esplosione intelligente o Big Bang è una prova divina della Creazione

Nonostante la sua filosofia materialista, lo stesso Davies ammette:

È dura opporsi al fatto che l’attuale struttura dell’Universo, apparentemente così sensibile alle minime alterazioni numeriche, sia stata elaborata piuttosto bene[…].La concordanza apparentemente miracolosa dei valori numerici che la natura ha assegnato alle sue costanti fondamentali resta la più irrefutabile prova a favore di un elemento del disegno cosmico.” 6)6

Le 4 forze della fisica. Prova divina della Creazione nr 5?

La velocità di esplosione del Big Bang è solo uno dei notevoli stati di equilibrio al momento dell’esplosione. Infatti, subito dopo il Big Bang, le forze che regolano e organizzano l’Universo in cui viviamo dovevano essere esatte, precise altrimenti non ci sarebbe mai stato l’Universo. Di quali forze stiamo parlando? Delle quattro forze fondamentali riconosciute dalla fisica moderna che regolano struttura e moto dell’Universo:

  1. forza gravitazionale
  2. forza elettromagnetica
  3. forza nucleare forte
  4. forza nucleare debole

Le forze nucleari forte e debole operano solo su scala atomica mentre le altre due (gravitazionale ed elettromagnetica) governano l’amalgama degli atomi, il materiale cosmico.

I valori sono sorprendentemente ed enormemente diversi gli uni dagli altri:

  • Forza nucleare forte : 15
  • Forza nucleare debole : 7.03 x 10-3
  • Forza elettromagnetica : 3.05 x 10-12
  • Forza gravitazionale : 5.90 x 10-39

Le differenze tra la queste forze sono notevoli: ma perché è così? La risposta ce la fornisce il biologo molecolare Michael Denton:

Se, ad esempio, la forza di gravità fosse stata un trilione di volte più forte, allora l’Universo sarebbe stato di gran lunga più piccolo e avrebbe avuto una storia più breve. […]. Dall’altra parte, se la gravità fosse stata meno potente, non si sarebbero formate né stelle né galassie. […]. Se la forza forte fosse stata anche solo leggermente più debole, l’unico elemento a restare stabile sarebbe stato l’idrogeno. Non sarebbe potuto esistere nessun altro atomo. Se fosse stata leggermente più forte in rapporto all’elettromagnetismo, allora la caratteristica stabile dell’Universo sarebbe stato un nucleo atomico di soli due protoni, il che implica che non ci sarebbe stato idrogeno, e se si fossero evolute le stelle e le galassie, queste sarebbero state diverse rispetto a come sono. Chiaramente, se queste forze e costanti varie non avessero esattamente i valori che hanno, non ci sarebbero stelle, supernove, pianeti, atomi e nemmeno forme di vita.”7)7

Ancora Paul Davies:

Se la natura avesse optato per una combinazione di numeri leggermente diversa, il mondo sarebbe un luogo molto diverso. Probabilmente non saremmo qui a vederlo[…].Scoperte recenti sul cosmo primordiale ci costringono ad accettare che l’Universo in espansione è stato messo in moto con una cooperazione di strabiliante precisione.” 8)8

La precisione con la quale si combinano le quattro forza della fisica, ci forniscono la quinta prova divina della Creazione 

Il disperato appello alla casualità: prova divina della Creazione nr 6?

prova divina della creazioneNonostante tutto, atei e materialisti potrebbero sostenere che tutto sia stato il frutto del caso, una grandissima coincidenza ha generato l’Universo. Ma cosa è una coincidenza? Coincidenza è un termine matematico che indica un evento simultaneo e fortuito di due o più fatti o circostanze diverse e la possibilità che tale evento si verifichi può essere calcolata ricorrendo al calcolo della probabilità. Tenendo conto delle variabili fisiche, quali sono le probabilità che l’Universo sia nato per combinazione? È sicuramente una cifra molto difficile da calcolare, potremmo azzardare una su un miliardo? Forse magari anche di più ma la risposta anche in questo caso ce la fornisce proprio la scienza.

Roger Penrose, un famoso matematico inglese, si è posto questa domanda e ha tentato di calcolarne le probabilità. Includendo anche le variabili necessarie per la vita umana su un pianeta come il nostro, egli calcolò la probabilità che, tra tutti i risultati possibili generati dal Big Bang, si creasse quell’ambiente. Secondo Penrose, le probabilità rispetto a una tale occorrenza erano dell’ordine di 1010123 a 1. Sinceramente rappresentare una simile cifra è cosa assai ardua. In matematica, il valore 10123 equivale a 1 seguito da 123 zeri quindi la risposta di Penrose corrisponde a 1 seguito da 10.123 zeri. Immaginiamo solo che 103 significa 1.000, 106 un milione, 1.000.000, 109 un miliardo, 1.000.000.000 e così via… Quindi 1 seguito da 10.123 zeri è un numero mostruosamente enorme tanto da non poter nemmeno essere nominato o letto. Ma il fatto ancor più eclatante è che in matematica una probabilità di 1 su 1050 significa “probabilità zero“. Il numero di Penrose è enormemente inferiore e ci dice che la creazione dovuta al caso è impossibile.

A proposito di questa sua sorprendente ricerca, lo stesso Penrose dice:

Ciò ci indica quanto deve essere stato precisa la mira del Creatore, vale a dire un’accuratezza di una parte su 1010123. […]. Forse non si riuscirebbe nemmeno a scriverlo per esteso nella comune notazione: sarebbe 1 seguito da 10.123 zeri.” 9)9

Anche un disperato ricorso alla casualità, non riesce a negare un intervento divino. Ci troviamo di fronte alla sesta prova divina della Creazione dell’Universo?

Le prove fornite dagli atei

Coloro che sono arrivati alla conclusione che l’Universo non può essere nato per caso e, dunque, ci hanno fornito, una dopo l’altra, ogni possibile prova divina della Creazione, sono proprio gli stessi materialisti. Paul Davies, Fred Hoyle e Roger Penrose non erano uomini di fede e non avevano nessuna intenzione di provare l’esistenza di una Mente Universale.

A tal proposito sono illuminanti le parole dell’astronomo americano George Greenstein:

Man mano che valutiamo tutte le prove, si presenta insistentemente il pensiero che debba entrarci un qualche agente supernaturale, o piuttosto Agente. È possibile che improvvisamente, senza volerlo, siamo incappati in una prova scientifica dell’esistenza di un Essere Supremo? È stato Dio ad apparire e a creare il cosmo in modo tanto provvidenziale a nostro beneficio?” 10)10

L’astrofisico americano Hugh Ross conclude il suo articolo “Design and the Anthropic Principle” con queste parole:

A dare origine all’Universo deve essere stato un Creatore trascendente e intelligente. A concepire l’Universo deve essere stato un Creatore trascendente e intelligente. A concepire il pianeta Terra deve essere stato un Creatore trascendente e intelligente. A concepire la vita deve essere stato un Creatore trascendente e intelligente.” 11)11

Conclusione

Possiamo quindi affermare che, l’ipotesi di un Universo nato dal nulla e per puro caso, tanto cara in ambito scientifico-ateistico-materialista, sia tramontata. La Scienza stessa ci ha dato, forse senza volerlo, ogni possibile ed attendibile, prova divina della creazione dell’Universo. Possiamo affermare che le stesse scoperte scientifiche, più o meno recenti, confermano che l’Universo è il frutto del lavoro di Qualcosa di Superiore, al di là di come lo si voglia definire: Mente Intelligente, Creatore, Dio, ecc.

Prometheus


Bibliografia:

Harun Yahya, “L’esistenza di Dio”

Note:

  1. Il termine “principio antropico” venne coniato nel 1973 dal fisico australiano Brandon Carter il quale affermò: “dobbiamo tenere presente il fatto che la nostra posizione [nello spazio e nel tempo] è necessariamente privilegiata, in quanto compatibile con la nostra esistenza di osservatori.” Inoltre “l’Universo (e di conseguenza i parametri fondamentali che lo caratterizzano) dev’essere tale da permettere la creazione di osservatori all’interno di esso ad un dato stadio [della sua esistenza].”
  2. Andre Linde, “The Self-Reproducing Inflationary Universe”, Scientific American, vol. 271, 1994, p. 48
  3. H. P. Lipson, “A Physicist Looks at Evolution”, Physics Bulletin, vol. 138, 1980, p. 138
  4. Fred Hoyle, The Intelligent Universe, London, 1984, p. 184-185 (Versione italiana: L’Universo intelligente, Milano, Mondatori, 1984)
  5. Paul Davies, Superforce: The Search for a Grand Unified Theory of Nature, 1984, p. 184
  6. Paul Davies. God and the New Physics. New York: Simon & Schuster, 1983, p. 189 (Versione italiana: Dio e la nuova fisica, Mondadori, Milano, 1986)
  7. Michael Denton, Nature’s Destiny: How the Laws of Biology Reveal Purpose in the Universe, The New York: The Free Press, 1998, p. 12-13
  8. Paul Davies. The Accidental Universe, Cambridge: Cambridge University Press, 1982, Foreword.
  9. Roger Penrose, The Emperor’s New Mind, 1989
  10. George Greenstein, The Symbiotic Universe
  11. Hugh Ross, Design and the Anthropic Principle, Reasons To Believe, CA, 1988

 

References   [ + ]

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