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Commentario alla prima Stanza del Libro di Dzyan – Cosmogenesi

prima Stanza del Libro di Dzyan

La prima Stanza del Libro di Dzyan racconta il momento che precedette il Big Bang, la condizione di riposo cosmico che ha preceduto la nascita del nuovo Universo. Le Tenebre ed il Silenzio avvolgevano il tutto in quanto niente era ancora manifesto. Vengono espressi, seppur poeticamente, alcuni concetti scientifici che si trovano nella teoria dell’Universo pulsante.

Prima Stanza del Libro di Dzyan: Il silenzio dell’Universo

Rammentiamo al lettore che il Libro di Dzyan ha un linguaggio criptico che risulta incomprensibile se lo si legge sprovvisti di un buon commentario o senza ottime conoscenze occulte. E’ diviso in 2 parti, denominate Evoluzione cosmica ed Antropogenesi: la prima, Evoluzione cosmica, composta da 7 Stanze (capitoli) e 53 capoversi (shloke), racconta la storia dell’Universo, dalle sue origini, sino alla formazione della materia. La seconda, Antropogenesi, comprende 12 stanze e 49 capoversi e tratta l’origine dell’uomo e la sua evoluzione fino alla catastrofe che avrebbe distrutto Atlantide.

Questo primo articolo che si pone come un commentario esoterico-scientifico alla prima Stanza del Libro di Dyzan vuole essere il primo di una lunga serie incentrata sulla Stanze del Libro di Dzyan. Si è cercato di fare del nostro meglio, semplificando al massimo alcuni concetti.

1 – LA GENITRICE ETERNA, AVVOLTA NELLE SUE VESTI ETERNAMENTE INVISIBILI, ERA RIMASTA SOPITA ANCORA UNA VOLTA PER SETTE ETERNITÀ.

prima Stanza del Libro di Dzyan

Una Divinità Assoluta

1 – La Genitrice Eterna rappresenta lo Spazio, la Causa eterna la quale è sempre presente, la Divinità Eterna inconoscibile chiamata in molti modi diversi a seconda della rispettiva religione. La Teosofia preferisce usare il termine “Assoluto“. Onde evitare equivoci e fraintendimenti, è doveroso puntualizzare che l’Assoluto non ha sesso, non è né maschio né femmina, è un qualcosa di inconoscibile, infinito e illimitato per l’essere umano.

La prima shloka della prima Stanza del Libro di Dzyan ricorda un concetto fondamentale che gli appassionati di studio comparato delle religioni conoscono bene. Tutte le cosmogonie dell’antichità sostengono che, in Principio, prima cioè che l’Universo venisse alla luce, vi fosse l’Immanifesto, detto per l’appunto, il Non-Essere. Esso prende diversi nomi a seconda della religione e delle culture locali ma le sue caratteristiche sono assai simili. Ad esempio, nella cultura cinese Esso è il Tao, per gli antichi Egizi era il Nun, nella cultura vedica era Tat poi divenuto Brahman (Parabrahman), per i Sumeri Absu (da cui l’Abisso biblico), nell’antica Grecia era Chaos mentre nella Cabala è chiamato AinSi tratta comunque di un Qualcosa che l’uomo non è in grado di comprendere, se non ad un livello iniziatico assai elevato.

Cosmogonie a confronto: tante religioni ma un’unica idea di fondo

Una Divinità Femminile-Maschile

Nella prima Stanza del Libro di Dzyan, l’Assoluto non ha sesso ma viene citato al femminile solo perché l’aspetto femminile è ciò che la mente umana concepisce per primo. La prima parola che un bambino pronuncia, quasi sempre, è “mamma” dal momento che nell’uomo, così come nei mammiferi, è la femmina che dà la vita. Il concetto lo si trova nel culto ancestrale della Dea Madre la quale personifica la Terra ma anche la Divinità vista in modo femminile. Venne successivamente ripreso dalla Teologia cattolica con riferimento al culto mariano con la locuzione Virgo Maria Regina Mundi, Vergine Maria Regina del Mondo, inteso come Universo. Un ulteriore riferimento a Dio Madre lo troviamo anche nelle parole di Papa Albino Luciani:

Spazio ed Assoluto sono una cosa sola

Lo Spazio è l’unica cosa eterna, senza dimensioni e auto esistente. In questa prima Stanza del Libro di Dzyan viene detto che esso era raccolto in sé stesso, ovvero nell’essenza della materia-sostanza che è co-eterna e una con esso (“le sue vesti”). La scienza stessa afferma infatti che il Big Bang non fu un’esplosione di materia che si mosse verso l’esterno per riempire un Universo vuoto ma fu lo spazio stesso che si espanse con il passare del tempo. Il Cosmo è quindi intessuto dello stessa sostanza della Divinità.

prima Stanza del Libro di Dzyan

Il termine Eternità non deve trarre in inganno poiché non si riferisce ad un periodo di tempo illimitato come nel Cristianesimo. Esso riprende la dottrina induista delle Upanishad dove le Sette Eternità corrispondono ai sette periodi di un Manvantara, un periodo di manifestazione contrapposto al Pralaya che è un lasso di tempo di riposo cosmico. Un Manvantara umano corrisponde a 18.618.728 anni solari, un periodo sicuramente lunghissimo ma sempre e comunque limitato nel tempo.

I grandi cicli cosmici e la loro durata

Un Universo ne segue un altro…

Il fatto che il testo dica “ancora una volta” presuppone che, precedentemente, doveva esserci stato un risveglio cosmico cui seguì un periodo di riposo. La prima Stanza del libro di Dzyan espone, quindi, il concetto scientifico dell’Universo pulsante. L’Universo precedente aveva cessato di esistere mentre quello nuovo non si era ancora formato.

Nel 2007 alcuni ricercatori della Pennsylvania State University, guidati da Martin Bojowald, combinarono i principi della meccanica quantistica e della relatività generale. Utilizzando strumenti matematici e sistemi di calcolo non disponibili ai tempi di Einstein, hanno affermato che, prima del Big Bang, esisteva infatti un altro Universo in contrazione con una geometria dello spazio-tempo simile a quella attuale.

L’universo pulsante ed il soffio di Brahma

La prima shloka della prima Stanza del Libro di Dzyan descrive quella fase che l’Induismo definisce Pralaya la quale si contrappone al Manvantara. Da un punto di vista scientifico siamo nel periodo precedente il Big Bang.

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