Il Pimandro di Ermete Trismegisto: la prima parte del Corpus Hermeticum

Pimandro

Il Pimandro (Pimander in latino e Poimandres in greco) è un’opera risalente ad un’epoca remota, molto antecedente a quella in cui visse Mosè. Scritto in greco e costituito da 14 libri, il Pimandro rappresenta la prima parte del Corpus Hermeticum, attribuito ad Ermete Trismegisto (Trismegisto lett. il tre volte grandissimo), un antico Maestro di Sapienza, identificabile in Egitto con il con il Dio della Sapienza Thot ed in Grecia con il Dio Hermes, il messaggero degli Dei.

Il Pimandro

Il Pimandro venne tradotto in italiano solamente nel 1463 da Marsilio Ficino ma, sfortunatamente, il testo pervenutoci non è l’opera originale di Ermete bensì un riassunto fatto da un filosofo platonico di Alessandria. Durante il III secolo circolò anche una versione cabalista dell’opera dal titolo “La Genesi di Enoch”, oramai andata perduta.

Ermete Trismegisto nella cattedrale di Siena

Ermete Trismegisto nella cattedrale di Siena

L’opera è un viaggio iniziatico in cui l’adepto, grazie agli insegnamenti del Maestro Ermete Trismegisto, viene istruito sulla creazione e sui misteri divini arrivando sino alla comprensione del Nous, l’Intelletto Divino.

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Nella dottrina ermetica, se l’uomo vuole ritrovare la sua scintilla divina, deve compiere un viaggio dentro se stesso e, una volta raggiunta questa sorta di Illuminazione, egli potrà finalmente pervenire alla salvezza e ricongiungersi con il Divino.

Pimandro è infatti  l’Intelletto Divino personificato, il Nous, che, come una Luce Divina che sorge dalle Tenebre, illumina la strada degli uomini verso la Vera Conoscenza.

Contenuto

L’opera si apre con la visione di Ermete che incontra Dio ma, a differenza di quello antropomorfo dell’Antico Testamento, si tratta di un Dio Immanifesto, Immenso ed Incommensurabile che si manifesta ad Ermete per mezzo del Nous, l’Intelletto Divino: Pimandro. Siamo davanti ad un Dio che permea l’Universo di se stesso ed è ovviamente presente anche nell’uomo ma, l’essere umano per riscoprire questa parte divina di se stesso, deve tornare ad essere perfetto, intraprendere un cammino iniziatico attraverso una profonda ed intima conoscenza di se stesso.

Pimandro spiega ad Ermete che tutto ha origine dalla volontà di Dio per mezzo del Nous, l’Intelligenza Divina, il quale generò da se stesso un secondo dio il quale, a a sua volta, formò i sette Cosmocratori che governano l’Universo.

Una volta conclusa la Creazione, il Verbo torna al Padre lasciando così la materia allo stadio inerte che verrà quindi animata o, meglio, vivificata da quell’energia trasmessa dal Verbo stesso. Dopo aver creato il Cosmo e tutte le creature, il Padre decide di creare, rispecchiandosi in esso, l’uomo, la sua creatura prediletta.

Ma l’uomo, o meglio l’anima umana, nello scendere sulla Terra deve però attraversare le sette Sfere Celesti, attraversando le quali perde la sua perfezione divina poiché, nei passaggi viene corrotta dal materialismo dei sette Cosmocratori. L’uomo, quindi, per tornare a riunirsi al Padre deve vincere la resistenza dei sette Governanti. Anche San Paolo nella lettera agli Efesini ribadisce gli stessi concetti:

La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.”  Efesini 6:12

Conclusione

Sono evidenti le analogie con lo Gnosticismo, con l’Advaita Vedanta e la Bhagavad Gita oltre che con la filosofia della Grecia classica attraverso la famosa iscrizione “Uomo conosci te stesso e conoscerai l’Universo e gli Dei”. Come non riconoscere nel Pimandro la stessa impronta filosofico-religiosa che caratterizza la dottrina gnostica ed il monismo vedantiano?

Abbiamo non solo un Dio inconoscibile all’uomo, se non per mezzo di una profonda conoscenza interiore, (la gnosi appunto, la vidya degli Indù) ma, anche i sette Creatori del mondo materiale, chiamati Arconti nello Gnosticismo e Cosmocratori o Governanti nell’Ermetismo. Il Deus Absconditus non è altro che il Brahman dell’Induismo e la scintilla divina insita nell’uomo, è rappresentata dall’Atman. Ci troviamo quindi di fronte a tre diverse filosofie, sviluppate in epoche e luoghi diversi ma che, a grandi linee, sostengono le medesime idee. Come non riconoscere inoltre le analogie anche tra ciò che dice il Pimandro ed il Vangelo di Giovanni?

“Questa luce sono io, l’Intelligenza, il tuo Dio che precede la natura umida uscita dalle tenebre, e il Verbo luminoso che emana dall’Intelligenza è figlio di Dio”. “Che vuoi dire?” domandai. “Ascolta : quello che in te vede e intende è il Verbo, la parola di Dio; l’Intelligenza è il Dio Padre. Essi non sono separati poiché l’unione è la loro vita”. PIMANDRO

Io sono l’Origine del mondo intero e ne sono nel contempo la dissoluzione. Superiore a me non c’è cosa alcuna, o possessore della ricchezza, tutto questo mondo è intessuto su di me, come perle in un filo. BHAGAVAD GITA, VII, 6-7

Tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. VANGELO DI GIOVANNI, I, 3

Per una lettura completa del Pimandro clicca QUI.

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