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Il Mar Baltico è la vera ambientazione delle avventure omeriche

baltico

E’ possibile che le vicende della Guerra di Troia non siano ambientate nel Mediterraneo bensì nel Mar Baltico? Nelle sue opere Omero descrive climi freddi e nebbiosi tipici del Nord Europa e non certamente mediterranei ma soprattutto l’ubicazione delle Troia di Schliemann non coincide affatto con la descrizione omerica…


Omero nel Baltico

di Felice Vinci

Sin dai tempi antichi la geografia omerica ha dato adito a problemi e perplessità: la coincidenza tra le città, le regioni, le isole descritte, spesso con dovizia di dettagli, nell’Iliade e nell’Odissea ed i luoghi reali del mondo mediterraneo, con cui una tradizione millenaria le ha sempre identificate, è spesso parziale, approssimativa e problematica, quando non dà luogo ad evidenti contraddizioni: ne troviamo vari esempi in Strabone, il quale tra l’altro si domanda perché mai l’isola di Faro, ubicata proprio davanti al porto di Alessandria, da Omero venga invece inspiegabilmente collocata ad una giornata di navigazione dall’Egitto. Così l’ubicazione di Itaca, data dall’Odissea in termini molto puntuali – secondo Omero è la più occidentale di un arcipelago che comprende tre isole maggiori: Dulichio, Same e Zacinto – non trova alcuna corrispondenza nella realtà geografica dell’omonima isola nel mar Ionio, ubicata a nord di Zacinto, ad est di Cefalonia e a sud di Leucade. E che dire del Peloponneso, descritto come una pianura in entrambi i poemi?

omeroInsomma la geografia omerica fa riferimento ad un contesto del quale conosciamo bene la toponomastica, ma che, nel contempo, se confrontato con la realtà fisica del mondo greco, presenta incomprensibili anomalie, rese ancor più evidenti dalla loro stessa coerenza interna: ad esempio, quello “strano” Peloponneso appare pianeggiante non saltuariamente, ma sistematicamente, e Dulichio, l’isola “Lunga” (“dolichòs” in greco) situata da Omero nei pressi di Itaca ma inesistente nel Mediterraneo, viene menzionata più volte, anche nell’Iliade. Si configura in tal modo un universo sostanzialmente chiuso e inaccessibile, al di là di qualche parziale congruenza e nonostante la familiarità dei nomi, la quale rischia di diventare un elemento più fuorviante che utile alla soluzione del problema.

Una possibile chiave per penetrare finalmente in questa singolare realtà geografica ce la fornisce Plutarco, il quale in una sua opera, il De facie quae in orbe lunae apparet, fa un’affermazione sorprendente: l’isola Ogigia, dove la dea Calipso trattenne a lungo Ulisse prima di consentirgli il ritorno ad Itaca, è situata nell’Atlantico del nord, «a cinque giorni di navigazione dalla Britannia».

Partendo da tale indicazione e seguendo la rotta verso est, indicata nel V libro dell’Odissea, percorsa da Ulisse dopo la sua partenza dall’isola (identificabile con una delle Färöer, tra le quali si riscontra un nome curiosamente “grecheggiante”: Mykines), si riesce subito a localizzare la terra dei Feaci, la Scheria, sulla costa meridionale della Norvegia, in un’area in cui abbondano i reperti dell’età del bronzo. Qui, al momento dell’approdo di Ulisse nella terra dei Feaci, si verifica una sorta di “miracolo”: il fiume (dove il giorno successivo il nostro eroe incontrerà Nausicaa) ad un certo punto inverte il senso della corrente ed accoglie il naufrago all’interno della sua foce. Tale fenomeno, incomprensibile nel Mediterraneo, sembra attestare proprio una localizzazione nordatlantica, dove in effetti l’alta marea produce la periodica inversione del flusso negli estuari (nel Tamigi la risalita dell’onda di marea, che favorisce l’ingresso delle navi nel porto, proprio come accade ad Ulisse, è di molti chilometri). Inoltre, nell’antica lingua nordica “skerja” significava “scoglio”.

omeron2Da qui, con un viaggio relativamente breve il nostro eroe fu poi accompagnato ad Itaca, situata, secondo Omero, all’estremità occidentale di quell’arcipelago su cui il poeta ci fornisce tanti particolari, estremamente coerenti fra loro ma totalmente incongruenti con le Isole Ionie: ora, una serie di precisi riscontri consente di individuare nel Baltico meridionale un gruppo di isole danesi che vi corrisponde in ogni dettaglio. Le principali infatti sono proprio tre: Langeland (l'”Isola Lunga”: ecco svelato l’enigma della misteriosa Dulichio), Ærø (la Same omerica, anch’essa collocata esattamente secondo le indicazioni dell’Odissea) e Tåsinge (l’antica Zacinto). L’ultima isola dell’arcipelago verso occidente, «là, verso la notte», ora chiamata Lyø, è proprio l’Itaca di Ulisse: essa, a differenza della sua omonima greca, coincide in modo stupefacente con le indicazioni del poeta, non solo per la posizione, ma anche per le caratteristiche topografiche e morfologiche. E nel gruppo si ritrova persino l’isoletta, «nello stretto fra Itaca e Same», dove i pretendenti si appostarono per tendere l’agguato a Telemaco.

SECONDA PARTE

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