Il Neoplatonismo: la filosofia dell’Uno

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Il Neoplatonismo

Il Neoplatonismo è una forma di pensiero che si sviluppò tra il II ed il VI secolo d.C.. Nonostante il suo fondatore fu il filosofo alessandrino Ammonio Sacca, indubbiamente il massimo esponente del pensiero neoplatonico fu Plotino. Altri importanti filosofi neoplatonici furono Porfirio, Giamblico e Proclo. La fine del Neoplatonismo è attestabile attorno al 529 d.C quando l’Imperatore Giustiniano fece chiudere l’Accademia neoplatonica di Atene.

Così come fa pensare il nome, il Neoplatonismo è una rielaborazione del pensiero platonico in chiave religiosa.

Il Dio del Neoplatonismo (definito l’Uno da Plotino) è un’Entità trascendente, ultraterrena ed inconoscibile che va al di là di ogni possibile definizione terrena la cui essenza è assoluta e perfetta. Esso non crea l’Universo ma lo emana da se stesso, necessariamente e non come atto di volontà, in egual modo in cui il Sole emana da sè il calore. Dio, l’Uno, è Perfezione Assoluta, è Totalità Divina ed, essendo appunto senza limiti, trascende se stesso ed esonda: si “creano” così i diversi gradi di realtà per ipostasi.

Al di sopra di tutto vi è l’Uno il quale emana da sè l’Essere che, volgendo lo sguardo verso se stesso, emana il Nous, l’Intelletto Divino che a sua volta emana da se stesso l’Anima Universale che rappresenta il principio vitale di ogni cosa. Allontanandosi gradualmente dall’Uno, durante le diverse ipòstasi, la parte spirituale viene sempre meno a vantaggio di quella materiale: vien da sè che il mondo materiale è quanto di più lontano vi sia dall’Uno, dalla Perfezione Assoluta.

Così come per Platone, anche i neoplatonici affermano che l’uomo non apprende bensì ricorda ciò che l’Anima già conosce in quanto ha appreso quando era tutt’uno con l’Assoluto. L’unica conoscenza è quella interiore, la gnosis, e l’unico percorso che l’uomo deve compiere lo deve fare attraverso una profonda ricerca interiore: attraverso la propria anima deve ripercorrere al contrario, dal basso verso l’alto, il cammino delle ipòstasi e ritornare all’Uno.

Il Neoplatonismo influenzò tra gli altri Sant’Agostino ed i vari mistici medioevali cristiani.

Sono evidenti le analogie tra il Neoplatonismo e lo Gnosticismo in quanto dall’Assoluto, definito l’Uno tra i neoplatonici e Pleroma tra gli gnostici, attraverso una serie di emanazioni, si viene a formare l’Universo materiale e, l’essere umano per ricongiungersi al Divino deve farvi ritorno attraverso una difficile scalata dei vari livelli spirituali superiori, vincendo la resistenza degli Arconti. Tale affermazione la si trova anche in San Paolo:

“La nostra lotta non è contro la carne ed il sangue, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro gli spiriti del male sparsi nell’aria”. (Efesini 6. 12).

Oltre alle evidenti similitudini con lo Gnosticismo, ve ne sono anche con la filosofia indiana, in particolar modo con l’Advaita Vedanta dal momento che l’Uno plotiniano è identico al Brahman vedantiano: segno palese, semmai ce ne fosse ancora bisogno, che in un tempo remoto non vi erano religioni sulla terra ma una unico culto che potremmo definire Religione eterna.

“L’Universo è Brahman” (Chandogya Upanishad 3.14.1)

Per un ulteriore approfondimento vai all’articolo Le analogie tra lo Gnosticismo e l’Advaita Vedanta“.

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