La meccanica quantistica conferma la correlazione Anima-Universo

meccanica quantistica

La meccanica quantistica afferma l’esistenza dell’anima e di una sua connessione con l’Universo. La correlazione Atman, anima individuale, e Brahman, Anima Universale, è alla base del pensiero religioso induista, espresso in particolar modo dalla filosofia Advaita Vedanta. Tutto ciò potrebbe sembrare assurdo dal momento che è proprio la scienza che cerca in tutti i modi di negare ogni aspetto spirituale dell’esistenza umana.

La meccanica quantistica si avvicina alla verità?

Tat1)1 tvam asiQuello sei tu“, così dice Uddalaka Aruni a suo figlio Svetaketu nella Chandogya Upanishad2)2 a proposito della correlazione tra l’Atman, il Sè Individuale e il Brahman, l’Anima Universale. L’anima umana non è scissa dall’Assoluto ma ne fa parte e il fine ultimo dell’essere umano è proprio riconoscere tale identità, identificarsi nel Brahman per ottenere così la liberazione (Moksha) dal Samsara, il ciclo delle rinascite.

“Chiunque adori una divinità diversa dall’Immensità, pensando ‘Essa è uno, io sono un altro’, non sa. È come un capo di bestiame per gli dèi.” (Brhadaranyaka Upanishad, I, 4, 10) 3)3

Agli occhi di un ateo e di un materialista tutto ciò potrebbe sembrare assurdo, in quanto è difficile credere che:

  1. esista un’anima;
  2. vi sia una correlazione tra l’anima umana e l’Universo;
  3. dei testi sacri scritti migliaia di anni fa possano avere una certa validità scientifica

E se invece fosse proprio la scienza a confermare tale correlazione? Proprio quella Meccanica Quantistica tanto cara in ambito ateo-agnostico-materialista quando si parla di creazione?


L’anima risiede all’interno delle cellule cerebrali

Tratto da: segnidalcielo.it

La Fisica dei Quanti o, più propriamente, Meccanica Quantistica, ha rivoluzionato la visione scientifica della realtà ed offre una solida base di conoscenza per ampliare i propri orizzonti mentali. Due scienziati di fama mondiale, esperti in fisica quantistica, dicono che si può dimostrare l’esistenza dell’anima, basandosi sulla fisica quantistica.

Lo studioso americano Stuart Hameroff e il fisico inglese Roger Penrose hanno sviluppato una teoria quantistica della coscienza, affermando che le anime sono contenute all’interno di strutture chiamate microtubuli che vivono all’interno delle cellule cerebrali (neuroni). L’anima sarebbe composta da prodotti chimici quantistici, che nel momento della morte fuggono dal sistema nervoso per entrare nell’Universo. La loro idea nasce dal concetto del cervello visto come un computer biologico.

“Egli contiene tutte le opere, tutti i desideri, tutti i profumi e tutti i gusti. Egli abbraccia l’intero Universo; egli è oltre la parola e oltre i desideri. Egli è il mio Atman all’interno del mio cuore, egli è Brahman. Andandomene di qui io mi fonderò in lui. Colui che dice così invero non ha dubbi. Così parlò Sandilya.” (Chandogya Upanishad III, 14, 4) 4)4

La coscienza sarebbe una sorta di programma per contenuti quantistici nel cervello, che persiste nel mondo dopo la morte di una persona. Le anime degli esseri umani sarebbero perciò molto più che la semplice interazione dei neuroni nel cervello: sarebbero della stessa sostanza dell’Universo ed esisterebbero sin dall’inizio dei tempi.

“e dove sarà la sua radice altrimenti che nell’acqua? O caro, dal germoglio che è l’acqua tu devi risalire alla radice che è il tejas5)5, dal germoglio che è il tejas, o caro, devi risalire alla radice che è il Sat6)6. Tutte le creature, o caro, hanno la loro radice nel Sat, si basano sul Sat, sono fondate sul Sat. Come poi, o caro, queste tre divinità, una volta pervenute nell’uomo, diventino ognuna triplice, questo già è stato detto. Quando, o caro, un uomo muore, la sua parola si ritrae nella mente, la mente nel soffio vitale, il soffio vitale nel tejas, il tejas nella suprema divinità. Qualunque sia questa essenza sottile, tutto l’Universo è costituito di essa, essa è la vera realtà, essa è l’Atman. Essa sei tu, o Svetaketu”. “Continua il tuo insegnamento, o venerabile”. “Va bene, o caro”, rispose quello.” (Chandogya Upanishad VI, 8, 6-7)7)7

Il dottor Hameroff, professore emerito nel Dipartimento di Anestesiologia e Psicologia, nonché Direttore del Centro di Studi sulla Coscienza dell’Università dell’Arizona, ha basato gran parte della sua ricerca negli ultimi decenni nel campo della meccanica quantistica, dedicandosi allo studio della coscienza. Con il fisico inglese Roger lavora sulla teoria dell’anima come composto quantistico dal 1996.

I due studiosi sostengono che la nostra esperienza di coscienza è il risultato degli effetti di gravità quantistica all’interno dei microtubuli. In una esperienza di pre-morte i microtubuli perdono il loro stato quantico, ma le informazioni contenute in essi non vengono distrutte. In parole povere, l’anima non muore ma torna nell’Universo. Con la morte, “il cuore smette di battere, il sangue non scorre, i microtubuli perdono il loro stato quantico”, ha detto il dottor Hameroff.

L’informazione quantistica all’interno dei microtubuli non è distrutta, non può essere distrutta, si distribuisce soltanto e si dissipa nell’Universo in generale, ha aggiunto. Se colui che ha avuto un’esperienza di pre-morte risuscita, rivive, questa informazione quantistica può tornare nei microtubuli. In caso di morte è possibile che questa informazione quantistica possa esistere al di fuori del corpo a tempo indeterminato, come anima.

Il dottor Hameroff dice che gli effetti quantistici, che svolgono un ruolo in molti processi biologici come l’odore, la navigazione degli uccelli o il processo di fotosintesi, stanno cominciando a convalidare la sua teoria.


Conclusione

Molto probabilmente, per cercare di comprendere certi concetti, è necessario trovare il punto di incontro tra Scienza e Fede in quanto nè l’una nè l’altra, da sole, possono fornirci tutte le risposte alle nostre domande. Se, quindi, la meccanica quantistica si sta avvicinando pian piano a certe scoperte, perchè non iniziare a prendere in considerazione la possibilità che esiste un’anima e che il tutto dipenda da una Mente Creatrice?

Prometheus

Note:

1) Nei Veda l’Assoluto è identificato come Sat e non ancora come Brahman
2) La Chandogya Upanishad è una delle Upanishad più antiche
3) La Brhadaranyaka Upanishad è tra le più vecchie, se non la più vecchia in assoluto, tra le Upanishad
4) Citato in R. Panikkar, I Veda, Mantramanjari, Op. cit, p.984
5) Il fuoco, uno dei 5 elementi che formano la materia: etere, aria, fuoco, acqua, terra
6) Altro termine per indicare l’Assoluto
7) Traduzione di Carlo Della Casa, in Upanishad, Torino, UTET, 1976, pag. 248

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References   [ + ]

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