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Il Libro di Dzyan: dal Big Bang alla distruzione di Atlantide

libro di dzyan

Il Libro di Dzyan è sicuramente uno dei testi più misteriosi dell’Umanità. Viene menzionato spesso in antiche tradizioni anche se nessuno lo ha mai visto. La prima testimonianza di tale opera ci è pervenuta dall’occultista russa Helena Petrovna Blavatsky, la quale affermò di averlo visionato durante un suo viaggio in Tibet nel 1868 in un monastero di Lhasa.

Il Libro di Dzyan

Secondo la Blavatsky, il libro sarebbe stato scritto in una magica ed occulta lingua sacerdotale composta da geroglifici, il senzar, ora completamente dimenticata. Il termine Dzyan potrebbe essere una deformazione del sanscrito Dhyan, saggezza, conoscenza divina. Il Libro di Dzyan è quindi il Libro della Saggezza, della Conoscenza Divina.

L’unica versione a noi pervenuta di tale opera è il lavoro di H.P.Blavatsky intitolata “Le stanze del libro di Dzyan” contenuta in una delle sue opere principali “La Dottrina Segreta” e, vuoi per un motivo vuoi per un altro, spesso e volentieri le due opere vengono confuse e sovrapposte dai non addetti ai lavori.

Alcune testimonianze

300px-Senzar2In realtà la Blavatsky non fu la prima a parlare di questo libro misterioso in quanto prima di lei ci furono i lavori svolti da due francesi: nel Settecento fu la volta del matematico e astronomo Jean Sylvain Bailly e nell’Ottocento dell’occultista Louis Jacolliot. Secondo altre fonti, il primo a rivelare all’Occidente l’esistenza di tale libro sia stato il filosofo greco Apollonio di Tiana: secondo la sua biografia scritta da Filostrato, sembrerebbe che Apollonio durante un viaggio in India venne accolto con ogni onore dai brahmani, i quali l’avrebbero iniziato ai segreti più occulti e gli avrebbero parlato del “Libro di Dzyan“.

Alcuni esoteristi ritengono che la copia originale dell’opera non sarebbe un libro vero e proprio, un testo materiale scritto su papiro o pergamena, bensì un oggetto magico il cui contenuto verrebbe compreso per via telepatica da coloro che vi poggiano sopra la mano sinistra, a patto che essi abbiano un cuore pure senza doppi fini nè desideri impuri. Nonostante tutto la Blavatsky affermava che il libro fosse formato da foglie di palma rese inalterabili all’acqua, al fuoco ed all’aria mediante un processo specifico a noi sconosciuto e lo descrive come formato da grandi fogli di colore nero con incisi caratteri d’oro, molto grande e pesante, chiuso tra due spesse tavole d’oro magistralmente cesellate, come usanza fare dai monaci tibetani.

Brevi cenni su Helena Pretovna Blavatsky

Blavatsky.020La vita di H.P.Blavatsky fu alquanto misteriosa (QUA alcune notizie fondamentali tratta dal sito della Società Teosofica) mentre per chi volesse approfondire l’argomento, la sua biografia più importante è sicuramente l’opera di Sylvia Cranston “Helena Blavatsky – La straordinaria vita ed il pensiero della fondatrice del movimento teosofico moderno“. Quello che si sa è che sin da bambina manifestò notevoli poteri psichici e medianici che spaventavano chiunque le stesse accanto tanto che la famiglia la fece sposare contro la sua volontà. Ella scappò in Egitto dove conobbe un mago di origine copta che, secondo alcune fonti, si dice che le abbia parlato del Libro di Dzyan. La Blavatsky si mise subito alla ricerca di tale libro che finì per trovare, forse con l’aiuto di alcuni Maestri tibetani con cui era in contatto, in quanto non si trattava di persone in carne ed ossa ma entità spirituali.

Il 7 settembre 1875 H.P.B. fondò, con il colonnello Henry Steel Olcott, la Società Teosofica, istituita per diffondere nel mondo, soprattutto Occidentale, quella saggezza divina oramai dimenticata che costituiva la base spirituale dei grandi movimenti del passato come il Neoplatonismo (LINK), lo Gnosticismo (LINK2) e le scuole Misteriche del mondo classico.

H.P.B. morì a Londra l’8 maggio 1891 a causa di una violenta influenza e i suoi resti furono cremati.

Le accuse

La Blavatsky venne accusata di plagio dai suoi denigratori che affermavano come ciò che ella dicesse in realtà fosse, in realtà, il frutto dei suoi stretti ed eruditi collaboratori: il Colonnello Olcott ed il di lei segretario, nonché studente a Cambridge, Robert Stow Mead. In molti casi la Blavatsky non possedeva i libri in questione, né avrebbe potuto facilmente procurarseli dal momento che si trattava di testi rari reperibili solo presso la Biblioteca Vaticana o il British Museum. Cialtrona o medium, Madame Blavatsky all’improvviso divenne uno dei personaggi più colti del suo secolo con conoscenze che spaziavano dalla religione, alla linguistica, alla semantica fino alla fisica nucleare.

Un’opera molto occulta

Il Libro di Dzyan ha un linguaggio assai criptico che risulta pressoché incomprensibile se lo si legge sprovvisti di un buon commentario o senza ottime conoscenze occulte. E’ diviso in 2 parti denominate Evoluzione cosmica ed Antropogenesi: la prima, Evoluzione cosmica, composta da 7 capitoli o stanze e 53 capoversi, racconta la storia dell’Universo, dalle sue origini, dal momento in cui il Dio Immanifesto diviene Manifesto sino alla formazione della materia. La seconda, Antropogenesi, comprende 12 stanze e 49 capoversi e tratta l’origine dell’uomo e la sua evoluzione fino alla catastrofe che avrebbe distrutto Atlantide (del mito di Atlantide ci parla anche Platone nel Crizia e nel Timeo).

Il Libro di Dzyan racconta l’esistenza, nel passato, sulla Terra di diverse razze umane e di 4 diverse civiltà prima della nostra. Tutto ciò potrebbe sembrare assurdo ma, probabilmente, non lo è dal momento che il mito del Diluvio universale è raccontato in molte civiltà del passato (dai Sumeri alla Bibbia, dagli Inca agli Aztechi) e lo stesso discorso vale per i Giganti vissuti sul nostro pianeta in un tempo remoto.

N.B.: a seguire, una serie di commentari alle varie Stanze del Libro di Dyzan

Cosmogenesi – Stanza I

Prometheus

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