I crimini della Chiesa: storia criminale del Cristianesimo

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Storia criminale del Cristianesimo – Karlheinz Deschner

Karlheinz Deschner è un formidabile studioso e scrittore tedesco che, tra l’altro, ha scritto (sta finendo gli ultimi capitoli) una monumentale Storia Criminale del Cristianesimo, edita in Italia da Ariele (sono finora usciti 6 di 10 tomi). Propongo alcuni brani di questa opera perché se ne saggi lo spessore.

Vol 1 – PARTE PRIMA

Vol 1 – parte seconda

Vol 2 – parte unica

Vol 3 – parte prima

Vol 3 – parte seconda

Vol 4 – parte prima

Vol 4 – parte seconda

Vol 4 – parte terza

Per Gaetano Salvemini il cattolicesimo è stato un disastro morale per il nostro paese, generalmente la chiesa cattolica è stata la pervertitrice sistematica della dignità umana, per Nietzsche il cristianesimo rappresenta la più alta forma di corruzione che ha reso la  menzogna una verità.
Oggi il Vaticano fa largo uso dei mass media, una vera operazione di marketing ha avuto per oggetto il lancio dell’immagine del vicario di Cristo, sovrano assoluto di stampo medioevale, eppure la chiesa ha appoggiato il regime fascista di Peron e Pinochet, come in precedenza quelli di Mussolini,  Franco, Salazar ed Hitler, ha beatificato il cardinale jugoslavo Stepinac, che è stato un criminale di guerra, e delle sue azioni ritiene di non dover rendere conto a nessuno, limitandosi,  a  scopo preventivo, a falsificare la storia.
All’inizio la chiesa chiedeva all’impero libertà e tolleranza religiosa, vietò ai cristiani di fare il servizio militare e di prestare ad interesse, poi, una volta legalizzata, nella ricerca del potere  si mise al servizio dei potenti, prima romani e  poi germani, quindi, si emancipò dall’impero d’oriente e poi da quello d’occidente,  la sua ascesa  coincise con la caduta dell’impero romano.
Il patrimonio della chiesa è nato dalle donazioni, dai privilegi fiscali, dai lasciti, dalle decime, dalle estorsioni e dallo sfruttamento dei lavoratori. Nel medioevo la chiesa possedeva un terzo delle ricchezze d’Europa, anche oggi la chiesa cattolica è il più grande possidente  del mondo.
I primi sovrani cattolici, delegavano l’amministrazione dello stato e la giustizia ai vescovi, così i peccati divennero reati per lo stato, i tribunali ecclesiastici, retti da vescovi, funzionarono con licenza statale e le prigioni erano annesse ai monasteri, colà la tortura fu largamente praticata.
I monasteri divennero anche delle banche e alla fine del XX secolo i gesuiti erano proprietari del 51% della banca d’America, in America la chiesa cattolica possiede terre, banche, imprese strategiche, immobili importanti, scuole, ospedali, ecc.
Sindona fu amico di Marcinkus e di Paolo VI, anche Calvi era uomo di fiducia delle curia, era il banchiere di Dio e con Sindona testimoniò come il Vaticano gestisse il cancro della criminalità economica, anche Gelli era legato al Vaticano ed a Calvi.
La cupidigia dei prelati è nota, essi hanno ceduto o si sono appropriati del patrimonio ecclesiastico, hanno praticato la simonia, la vendita delle cariche, il voto di scambio, l’usura, la vendita d’indulgenze, hanno fatto collette in grande stile e sollecitato lasciti alle vedove, hanno fatto traffico d’armi e di droga e lo sfruttamento della prostituzione, sfruttando sempre la credulità popolare.
Con il denaro, il vescovo Cirillo riuscì ad ottenere l’istituzione del dogma mariano, il culto della madonna era, infatti, fonte di grandi entrate, solo interessi economici si celano dietro i culti alle persone e ai luoghi di pellegrinaggio, al culto delle reliquie e dei miracoli. La chiesa si è arricchita con la credulità e lo sfruttamento delle masse, oggi è un immenso potere finanziario.
Nel secondo medioevo i falsari di documenti furono tutti membri del clero, tanto che  i documenti falsi superavano in numero quelli autentici, ciò accadde quando i vescovi s’appropriarono della cultura e divennero consiglieri e cancellieri imperiali.
In un primo momento  i primi vescovi erano stati ignoranti, infatti, al concilio di Calcedonia presero parte 40 vescovi analfabeti e fino al IX e X secolo la maggioranza dei papi era analfabeta, come del resto i sovrani, poi fu la chiesa a monopolizzare e filtrare la cultura.
Senza rimpianto, papa Leone I (109-115 d.c.) fece incendiare una ricca biblioteca sul Palatino, il suo esempio fu  seguito a più riprese dalla chiesa nei secoli successivi, anche per spegnere le voci del dissenso, cioè degli eretici, quelle dei filosofi pagani e quelle dei concorrenti ebrei.
Nei primi monasteri, prima che si coltivasse la cultura, gli illetterati erano numerosi e Tommaso d’Aquino, filosofo ufficiale della chiesa, arrivò a dire che il desiderio di conoscenza era un peccato se non era finalizzato alla conoscenza di Dio, per gli uomini della chiesa, la conoscenza ricercata dagli gnostici non era apprezzata, come non era apprezzata la voglia di conoscenza dell’uomo nell’Eden, prima della cacciata di Adamo ed Eva.
Quando il clero divenne più colto, i principi e la nobiltà medioevale restarono analfabeti e divennero facilmente preda del clero, che nelle corte assunse la funzione ministeriale e amministrativa. Con l’adozione del pensiero di Aristotile da parte della chiesa, fu ostacolato lo sviluppo della conoscenza, chiesa e stato non avevano bisogno d’uomini pensanti, ma solo di buoi disposti a faticare.
Con la scienza fu sacrificata anche la storia, sempre falsificata o censurata, gli scienziati liberi e originali furono imprigionati, nel 1163  papa Alessandro III proibì ai chierici di studiare la fisica e nel 1380 papa Giovanni XXII bandì la chimica, ciò accadeva mentre nel mondo arabo fioriva il sapere.
In Europa la conoscenza fu ingessata dalla chiesa fino al XVI secolo, anche la medicina era considerata un’ingerenza nei disegni divini. Nel 1564 l’Inquisizione condannò Andrea Vasali, fondatore della moderna anatomia, perché, sezionando un cadavere, aveva scoperto che all’uomo non mancava la costola da cui era nata Eva.
La chiesa praticò largamente la censura sulla stampa ed il rogo dei libri, così la storia fu trasformata in un mucchio di chiacchiere e di dicerie e divenne la vergogna del genere umano, per Max Weber essa appare come un immenso elenco caotico d’eventi, eppure Cicerone aveva detto che l’historia è magistra vitae.
L’umanità è sempre stata dominata da una minoranza di sfruttatori e di parassiti, di qualunque colore politico essi siano, teoricamente però sarebbe possibile raccontare la storia con la stessa perfezione delle scienze naturali, tenendo sempre conto che essa  è sempre il risultato d’ambizioni di potere, avidità e fanatismo religioso, generalmente la religione è sempre il pretesto.
La storia di stato o ufficiale sembra consegnare un messaggio folle, eppure governare non significa altro che impedire la giustizia e operare per il privilegio di pochi, anche se il potere, con la propaganda, vuol far credere il contrario, sul palco si muore per le ideologie che dividono i sudditi, dietro il palco si ride di esse da parte dei burrattinai.
Purtroppo tanto materiale storico importante è andato perduto e quello arrivato fino a noi è stato spesso filtrato con lenti deformanti, poi, proprio quelli che, per la loro posizione, paiono più legati alla chiesa, sono in realtà e con discrezione più critici verso di essa, di fatto, solo il popolo sfruttato che è tenuto a credere ciò che la chiesa raccomanda.
Da sempre c’è chi, dietro compenso, propaganda idee, dottrine e manipola la storia, nella storiografia non può esistere nessuna verità oggettiva, così la storia è diventato anche un prodotto della fantasia e della poesia, una raccolta di racconti e di prodotti letterari che intrecciano realtà e finzione, è una nuova forma d’arte.
La storia statale esalta i regimi e i paesi trionfanti e condanna quelli sconfitti, è propaganda politica, la storiografia di stato, di regime o di partito non racconta la storia ma la crea, però la vera storia, anche se sconosciuta, si fonda su forza, violenza e crimine, gli storici ufficiali, per paura dei potenti, la presentano in maniera edulcorata, per conseguenza la storia, così falsificata, non aiuta a migliorare la politica e a riscattare i sudditi, ma aiuta lo sfruttamento delle masse.
Gli storici hanno lodato i crimini e si sono limitati a descrivere le battaglie, ignorando gli oppressori e presentando nella luce migliore i protagonisti vincenti della storia nazionale, la loro è stata interpretazione della storia in chiave nazionalistica.
I dirigenti cristiani del II e III secolo reclamavano la libertà religiosa, poi, arrivati al potere, tesero al monopolio del potere, fino ad invocare il potere assoluto per il papa, combattendo le altre fedi hanno rubato e hanno ucciso nel nome di Cristo.
Il cristiano luterano Hegel esaltò lo stato e la religione, voleva l’uomo sottomesso all’autorità e diceva che solo con la guerra si preservava la salute morale dei popoli, anche Agostino esaltava l’obbedienza e la guerra giusta, il che era propaganda, perché per gli stati che le promuovono, le guerre sono sempre giuste.
Carlo Magno compì rapine, saccheggi e uccisioni, però fu canonizzato perché provocò l’espansione del cristianesimo, anche l’annessione dell’Austria alla Germania, sotto Hitler, fu salutata dalle campane a festa, anche i gesuiti appoggiarono la seconda guerra mondiale.
Le speculazioni teologiche, i dogmi, le preghiere, i miracoli, la suggestione della liturgia, le risoluzioni conciliari, le encicliche e i decreti della chiesa sono solo strumenti per il potere e lo sfruttamento economico delle masse.
I pastori ebrei occuparono Canaan in varie ondate,  prima di loro, in Palestina già esisteva il culto di Geova, assieme al politeismo ed al culto della natura,  conquistarono la terra promessa in una guerra senza quartiere, facendo sterminio e terra bruciata contro gli altri popoli, com’era d’uso in quei tempi.
Gli ebrei lottavano contro l’idolatria e contro  i matrimoni misti, cioè erano contro l’assimilazione degli indigeni, Dio rimproverava il suo popolo per i rapporti amichevoli con i cananei, i suoi sacerdoti erano gelosi del culto prestato alle altre divinità che dovevano essere distrutte, le concessioni all’idolatria erano equiparabili alla prostituzione, ogni infrazione a questo comando meritava la morte e le malattie per tutto il popolo.
La pena di morte in Israele era largamente praticata,  come avveniva per i popoli antichi, nomadi e senza carceri, le donne erano emarginate, apostasia, bestemmia e adulterio erano sanzionate  con la pena di morte, la guerra contro i pagani era una guerra santa, durante la quale nemmeno le donne e i bambini erano risparmiati, s’incrementava l’intolleranza verso le altre culture, come fa oggi l’Islam.
Da Israele passò all’Islam ed ai crociati cristiani  lo spirito della guerra santa, che si nutriva d’odio, superiorità e disprezzo verso gli altri popoli, per Tacito il disprezzo degli ebrei verso i pagani nasceva dal fanatismo religioso.
Tuttavia, malgrado il messaggio biblico, gli ebrei si fusero con parte della popolazione indigena, nonostante l’intransigenza dei suoi capi religiosi, i grandi della terra sono stati i più grandi criminali, verso i quali il clero è stato sempre ben disposto, se  servivano i suoi interessi. Circa la metà dei re d’Israele furono assassinati, come tantissimi papi, come tanti capi di stato e re.
Re Acab (874-853 a.c.) fu calunniato dal profeta Eliseo perché tollerò l’idolatria, eppure fu un re giusto e capace, la stessa cosa accadde a Giuliano l’apostata che era stato contro i dirigenti cristiani e fu calunniato, anche se fu un ottimo imperatore. Il profeta Eliseo, come Al Capone, invitò i sacerdoti di Baal ad un banchetto sacro e poi li fece uccidere tutti.
La monarchia israeliana iniziò nell’anno 1.000 a.c. circa, nel 926 a.c. lo stato si divise e nel 722 a.c. gli assiri conquistarono lo stato d’Israele al nord e nel 583 a.c. i babilonesi di Nabucodonosor presero lo stato di Giuda a sud e gli ebrei furono deportati; cinquanta anni dopo,  grazie al re persiano  Ciro II, tornarono in Israele.
Nel 327 a.c. l’impero persiano cadde sotto i colpi di Alessandro il macedone, nei decenni successivi  ad Elefantina, in Egitto,  fu distrutto un tempio ebraico dedicato a Geova, perché gli ebrei del paese erano stati  collaborazionisti dei dominatori persiani.
Gli ebrei,  tornati in Palestina con l’aiuto di Ciro II, ricostruirono il tempio di Gerusalemme, Zerobabele, discendente di re Davide, fu fatto governatore e sommo sacerdote, la riforma religiosa del sacerdote Esdra si accanì contro i matrimoni misti e portò al ripudio delle mogli straniere degli ebrei, nel 445 a.c. anche il governatore Neemia si scagliò contro le donne straniere e seguì la stessa politica di Esdra.
Eppure i patriarchi ebraici, come Abramo, Isacco, Giacobbe, avevano fatto matrimoni misti, però Esdra e Neemia, cioè i sacerdoti, non volevano contaminazioni idolatre, la classe sacerdotale voleva il potere ben saldo in mano con tutti i suoi vantaggi economici.
Così i sacerdoti di Gerusalemme continuavano a ricevere primizie, decime e primogeniti del bestiame e dell’uomo, che erano riscattati, poi c’erano le offerte sacrificali, gli olocausti, le offerte per espiare colpe, le offerte dei pellegrini, anche la chiesa cattolica seguirà la stessa politica d’esazione fiscale.
Ogni ebreo maschio doveva recarsi a Gerusalemme tre volte l’anno, gli ebrei della diaspora continuarono ad inviare denaro in Palestina e i santuari ebraici diventarono delle banche che prestavano ad interesse, anche se esso era vietato dalla bibbia, la stessa evoluzione avvenne nella chiesa medievale.
Lo storico ebreo-romano Giuseppe Flavio documenta che il tempio di Gerusalemme difendeva il suo monopolio del culto di Dio, contro  analoghi culti praticati a Betel, Elefantina, Leopoli e Samaria.
Il basso clero invece viveva nell’indigenza, anche perché doveva versare al tempio parte della decima, prima riservata ai leviti, ed era spesso preda di furti organizzati dall’alto clero, la stessa cosa accadde ai preti cattolici nel medioevo per mano dei vescovi.
Come accadrà a Roma con i cristiani, al tempo degli imperatori Costantino e Costanzo, il persiano Artaserse esentò i sacerdoti del tempio dal pagamento delle imposte, così crebbero le loro  ricchezze, così si creò così una spaccatura nella società tra popolo sfruttato e sacerdoti ricchi e conservatori, è accaduto, fino ad oggi,  anche nei paesi cattolici.
In Israele gli elementi ellenizzati ed istruiti erano desiderosi di emergere nella società, perciò si contrapponevano ai sacerdoti ebrei sadducei, Paolo, interpretando il loro risentimento, divenne l’avvocato delle loro istanze e delle loro rivendicazioni, la religione si mischia sempre alla politica, anzi è un pretesto per la lotto economica e politica.
Sotto i seleucidi siriani si verificò una massiccia penetrazione ellenistica in Giudea, a cui tentò di opporsi il sommo sacerdote Onia III, nel 168 a.c. Antioco IV profanò il tempio di Gerusalemme e vi alzò un altare dedicato a Zeus, proibì la religione ebraica, saccheggiò il tesoro del tempio e mise a ferro e fuoco Gerusalemme.
Così iniziò la rivolta ai greci dei sette fratelli maccabei, essi praticarono la guerriglia per la libertà religiosa e l’indipendenza politica, tra loro Giovanni Ircano I (135-103 a.c.) arrivò praticamente all’indipendenza, sostenuto da farisei e sadducei, egli, per alimentare il lusso della sua corte sottrasse, secondo Flavio, il tesoro della necropoli dei re d’Israele.
Suo figlio Gionata (103-176) fu in guerra civile contro i farisei e, avuta la meglio, fece crocifiggere 800 nemici, alla fine furono i romani a riportare una pace provvisoria nel paese. I libri dei maccabei non sono entrati nel canone ebraico, in una sinagoga di Antiochia erano le loro spoglie, questa fu trasformata in chiesa cristiana e le loro reliquie furono trasferite a Costantinopoli, come fossero santi cristiani.
Dal 6 d.c. gli zeloti, partito nazionalista ebraico, come oggi quello sionista, organizzarono la resistenza antiromana, tra loro vi era anche l’apostolo Simone Pietro, che girava armato, e altri apostoli, tra gli zeloti, i sicari erano fanatici abituati a pugnalare alle spalle gli  avversari politici.
La guerra giudaica si aprì (66-70 d.c.) con il massacro della guarnigione romana della fortezza Antonia e nel 70 Gerusalemme e il tempio furono ridotti dai romani in un cumulo di rovine, gli ebrei   sopravvissuti furono fatti schiavi  dall’imperatore Tito, mentre altri fuggirono alimentando la seconda diaspora, dopo quella babilonese.
Ad Alessandria tradizionalmente vivevano tanti ebrei, anche loro dovettero subire una dura repressione da parte dei romani, nel 131 gli ebrei di Palestina si ribellarono di nuovo ai romani, erano diretti da Simone Barcokeba, che prese Gerusalemme, intervenne l’imperatore Adriano che massacrò gli ebrei e li fece schiavi, gli zeloti furono annientati e agli ebrei fu anche proibito di mettere piede a Gerusalemme.
Dal IV secolo la proibizione fu revocata dai romani, il 14.5.1948, dopo il genocidio nazista, nacque di nuovo lo stato d’Israele, con l’ostilità di arabi e palestinesi.
Gli ebrei, anche se dispersi, all’inizio dell’era volgare rappresentavano il 7% della popolazione dell’impero, non erra una piccola cifra, considerate quante erano le nazioni sotto i romani. All’inizio i romani erano stati tolleranti con gli ebrei, li avevano autorizzati a servirsi di loro giudici, avevano fatto doni al loro tempio, nel 42 d.c. Claudio  aveva concesso loro la libertà religiosa,  a patto che rispettassero quella degli altri, i romani erano informati che il Dio del monoteismo ebraico era un Dio geloso degli altri dei, la moglie di Nerone, Poppea, protesse gli ebrei, lo stesso Adriano lasciò agli ebrei la libertà di culto.
L’intolleranza è una delle componenti essenziali del monoteismo, mentre i pagani consideravano il monoteismo ebraico e cristiano alla stregua dell’ateismo e lo vedevano come una minaccia alla società.
All’inizio i cristiani, nella dottrina e nella vita quotidiana, s’ispirarono agli ebrei, che avevano già avuto cimiteri sotterranei come le catacombe, anche gli ebrei predicavano l’amore per il prossimo, come già Budda, Platone e lo stoicismo, anche Geremia e Isaia ritenevano opportuno porgere l’altra guancia, come forma di rinuncia unilaterale alla legittima difesa, anche gli ebrei, come i primi cristiani, raffiguravano il Messia con un pesce.
Paolo, l’apostolo dei gentili, con Giovanni pose le basi del cristianesimo, egli era in guerra ideologica e di potere con gli ebrei e alleato con i gentili convertiti, i cristiani presero a chiamare gli ebrei assassini di profeti, però anche la chiesa avrebbe sterminato profeti cristiani, come anche Elia aveva sterminato 450 sacerdoti di Baal.
Per Giustino gli ebrei avevano meritato la loro sorte, per Eusebio essi erano responsabili delle colpe di tutto il genere umano, alle fine furono accusati di aver ucciso Dio, Tertulliano diceva che gli ebrei non erano destinati al paradiso, nel IV secolo, l’epoca di Costantino e del cristianesimo trionfante, l’ostilità verso gli ebrei divenne sempre più violenta, per opera di Ippolito, Attanasio, Ambrogio e Agostino.
Cipriano, nel terzo secolo, odiava gli ebrei, Efrem (306-373) chiamò gli ebrei assassini di Dio, Crisostomo (354-407) chiamò gli ebrei criminali e assassini, per lui la sinagoga era un bordello e un covo di briganti, per Clemente d’Alessandria, Origene e Crisostomo gli ebrei dovevano essere schiavi dei cristiani, allora ad Antiochia, Roma e Alessandria vi erano importanti comunità ebraiche.
Il sinodo di Elvira del 306 proibì ai cristiani, con aspre pene, di mangiare con gli ebrei e di celebrare con loro matrimoni misti, il sinodo successivo di Antiochia proibì di celebrare assieme a loro la pasqua e di fare visita alle sinagoghe, nel 315 Costantino dichiarò la conversione alla religione ebraica un delitto capitale e proibì  i matrimoni misti con gli ebrei.
Progressivamente gli ebrei furono privati della capacità di fare testamento, allontanati dagli impieghi, dalla corte, dall’esercito e nel 438 furono dichiarati inabili a ricoprire qualsiasi incarico statale, perciò furono costretti a dedicarsi alle attività finanziarie e commerciali.
Sotto i romani, le persecuzioni legali, cioè non spontanee, degli ebrei della diaspora, iniziarono nel IV secolo, agli ebrei fu proibito di possedere  schiavi, le loro sinagoghe erano incendiate e i loro beni espropriati dai cristiani, è accaduto per tutto il medioevo e anche sotto il nazismo, anche i pogrom sono stati spontanei od organizzati dallo stato.
Nella seconda metà del II secolo Marcione fu l’autore della versione più antica del Nuovo Testamento, Marcione sosteneva che il dio del vecchio testamento aveva creato il mondo e quello del nuovo testamento, che era diverso, lo aveva salvato dal peccato.
La chiesa cattolica sorse tra il 160 e il 180, quando fu definito il canone cattolico, in questa evoluzione Paolo era stato in aperto contrasto con i cristiani ebrei, ebioniti e nazareni, che non credevano alla divinità di Cristo.
Tra i cristiani già nel II secolo erano tante le sette in lotta tra loro e con i Giudei, fino all’eliminazione fisica, per la sua propaganda Paolo iniziò a ricorrere alle falsificazioni, come la chiesa cattolica avrebbe continuato nei secoli successivi, Paolo diceva espressamente: “Se grazie alle mie menzogne la verità di Dio ha trionfato, perché io devo essere biasimato?”.
Paolo era anche accusato dagli ebrei cristiani d’imbrogli finanziari, l’amore di Paolo era riservato solo agli elementi del suo partito e a chi condivideva la sua opinione, grazie alla sua predicazione, ad Efeso i cristiani distrussero un patrimonio in libri, questa pratica cristiana sarebbe continuata seguita anche nei secoli successivi.
Cerento sosteneva che Gesù non era nato da una vergine ed era solo un uomo saggio, era la tesi di ebioniti e nazareni, però, a causa delle dispute su Cristo, i figli si divisero dai genitori, d’altronde Cirillo d’Alessandria diceva che il timore reverenziale verso i genitori era inopportuno se portava danno alla fede, in pratica i genitori andavano onorati dai figli solo fino a che non si mettevano contro la chiesa.
Anche Hitler e Stalin sostennero la stessa tesi, invitando i figli a fare i delatori dei  genitori, non a caso papa Gregorio Magno ribadiva che chi aspirava alle gioie ultraterrene doveva dimenticare famiglia e genitori, anche Cristo aveva sostenuto tesi analoghe.
Nelle dispute teologiche la diffamazione diventava più importante di qualunque prova, come accade oggi in politica, anche il veleno era usato per eliminare gli avversari, com’è stato abbondantemente usato nei secoli dalla curia romana e ai vertici degli stati.
Nel II secolo Ignazio di Antiochia sancì che ogni comunità doveva essere presieduta da un vescovo, Ireneo attaccò duramente lo gnosticismo,  ne fu distrutta la sua ricca produzione letteraria, accusò ingiustamente gli gnostici di lussuria, erano uomini che non credevano alla gerarchia religiosa, inseguivano la conoscenza ed erano asceti, lo gnostico Bordesane (154-222), condannato dalla chiesa, fu un pensatore originale, capace di fondere il pensiero cristiano con la filosofia greca.
All’inizio del III secolo Tertulliano elaborò la dottrina della grazia, del battesimo, della penitenza, della cristologia e della trinità, fissando altri principi al protocattolicesimo di Paolo e Giovanni,  lottò per eliminare fisicamente i suoi avversari, naturalmente eretici per lui, alla fine della sua vita però anche lui  aderì all’eresia montanista, i montanisti erano asceti che annunciavano, dopo la rivelazione di Cristo, quella dello spirito.
Cirillo accusava i montanisti di uccidere i bambini e di mangiarli, un’accusa che i romani all’inizio avevano rivolto ai cristiani e che poi il cristianesimo istituzionalizzato rivolse agli ebrei, nel IV secolo Pacomio, fondatore del monachesimo cristiano, odiava gli ebrei come la peste.  Efrem diffamò  il persiano Mani, fondatore del manicheismo, che era contro il servizio militare, la venerazione delle immagini, l’idolatria.
Chi la pensava diversamente dai padri cattolici era trascinato nel fango, nel IV secolo Ilario  denigrava ebrei, pagani ed eretici ariani. Girolamo era contro le eresie ed esaltava la verginità,  come Agostino ricordava i giorni dissoluti della sua giovinezza, comunque definì i cristiani eterodossi bestie da macello.
Origene nello stesso secolo sosteneva che il figlio era subordinato al padre e lo spirito santo al figlio, non credeva al fuoco eterno dell’inferno, per lui incompatibile con la misericordia di Dio, perciò alla fine anche lui fu condannato dalla chiesa trionfante.
Girolamo accusò Rufino di aver usato il denaro per appropriarsi del seggio episcopale romano, questa prassi si ripeté nei secoli successi, la simonia a Roma era sempre condannata e sempre praticata, comunque era chiaro che la lotta alle eresie era pura lotta per il potere.
All’inizio del V secolo il sacerdote Vigilanzio attaccò con veemenza il culto delle reliquie e dei santi, che favorivano le truffe e lo sfruttamento della credulità popolare, il santo Girolamo disse che i libri da lui scritti erano stati vomitati nell’ebbrezza del vino, egli  tentava sempre di far apparire come abietti furfanti i suoi avversari. Girolamo era ben introdotto presso l’aristocrazia romana, falsificò documenti e fece delazioni.
A causa della divisione dei cristiani, ufficialmente per ragioni ideologiche, in realtà per ragioni economiche e di potere,  Giovanni Crisostomo affermava che non si potevano convertire i pagani  con la condotta di vita dei cristiani, che avevano essi stessi bisogno di essere salvati.
Fortunatamente di lì a poco il cristianesimo, nella sua opera d’evangelizzazione sarebbe stato soccorso dalla spada del braccio secolare, accadrà anche con Maometto, comunque anche Nazianzeno denunciava le divisioni e le rivalità che divoravano i cristiani.
Nel 372 d.c. San Basilio diceva che il più grande bestemmiatore era il candidato ideale a ricoprire la carica di vescovo, destinato a sperperare il denaro che doveva essere consegnato ai poveri, comunque anche San Basilio era contro la libertà di pensiero, cioè era contro l’eresia degli altri.
Ai cristiani trionfanti stavano a cuore la distruzione dei luoghi di culto concorrenti e la persecuzione dei seguaci delle altre confessioni religiose, i templi antichi hanno sempre attirato ricchezze, tra loro si facevano concorrenza e di denaro non ce n’era mai abbastanza  per i dirigenti cattolici.
Nel quarto secolo i cristiani erano urbanizzati, entrati nelle istituzioni e civilizzati, mentre i pagani erano più rurali e considerati selvaggi, cioè erano regrediti, perché in epoca ellenica avevano coltivato arti e cultura e abitato anche nelle città.
Prima di Costantino i padri della chiesa predicavano la tolleranza e reclamavano la libertà di culto, invitando a non odiare nessuno, all’inizio anche Tertulliano era a favore della libertà di culto, le sue prese di posizione però erano state solo tatticismo politico verso il potere romano.
Una volta ottenuta la libertà di culto, i cristiani iniziarono le polemiche contro i pagani, come prima avevano fatto contro ebrei ed eretici cristiani, attaccarono l’idolatria perché i miti antichi erano scandalosi, gli dei pagani non erano altro che cani e maiali.
Sottolineavano che le rondini facevano cadere escrementi sulle statue degli dei, per Tertulliano era peccato anche fabbricare statue agli dei, com’era peccato portare i processione gli dei e baciare le loro statue, Agostino affermava che le immagini degli dei non proteggevano gli uomini in battaglia.
Alla metà del II secolo Aristide condannava l’uso egiziano di divinizzare le forze della natura e gli animali, per lui il regno animale e vegetale non significavano nulla, i cristiani non si sentivano naturalisti, ma superiori alla natura.
Taziano criticò costumi e filosofia pagana, diffamando la cultura pagana, del resto tutti i padri della chiesa come Policarpo, Ireneo, Teofilo definivano la filosofia pagana come una frottola menzognera e folle.
Tertulliano riconosceva che gli dei erano una personificazione e divinizzazione delle forze della natura e ne denigrava il carattere osceno, perciò proibì ai cristiani di fabbricare statue e proibì il servizio militare. Alla fine del IIII secolo, Clemente d’Alessandria condannava la mitologia, classica con la divinizzazione degli astri, Attanasio vi vedeva solo immoralità e depravazione sessuale.
Visto che gli uomini con la religione si mettevano in relazione con l’aratura, la semina e la nascita dei frutti della terra, Clemente si chiedeva perché gli uomini abbandonavano il cielo per venerare la terra, lui la terra la calpestava con i piedi e non l’adorava, era inoltre scandalizzato dalla riproduzione della sessualità, voleva sostituire il cosmo dominato dalle forze di natura con un cosmo controllato dalla chiesa.
Quando il cristianesimo divenne lecito, iniziò la persecuzione  del paganesimo, il sinodo di Elvira nel IV secolo colpì l’idolatria e le usanze pagane. Le vittime delle persecuzioni romane dei  cristiani nei primi tre secoli furono poche migliaia, infatti, Origene, morto nel 254, affermava che i martiri cristiani erano un numero piccolo e facile da calcolare.
Una volta assunto il potere, il cattolicesimo fu capace di superare quella cifra, tra i nemici della sua fede, in un solo giorno.  I cristiani furono perseguitati sotto Marco Aurelio (177), sotto Diocleziano, Massimiano e Valeriano, morto Diocleziano, i cristiani si vendicarono trasformando il suo mausoleo di Spalato in una chiesa cristiana.
Nei secoli successivi le persecuzioni degli avversari sarebbero state ben viste dalle gerarchie ecclesiastiche, perché in grado di esaltare gli animi, generare coesione e fare propaganda alla chiesa, anche Hitler avrebbe appreso da questa lezione.
Nel 311 Galerio emanò l’editto di tolleranza di Nicomedia, che metteva fine alla persecuzione dei cristiani, il cristianesimo diventava “religio licita” e i suoi adepti potevano costruirsi delle chiese, nel 313 Costantino emise l’editto di tolleranza verso tutte le religioni, a vantaggio soprattutto dei cristiani.
Eusebio e Lattanzio erano protetti da Costantino, il primo formulò contro gli imperatori pagani le più infami calunnie, attestando l’orrore del paganesimo e le virtù del cristianesimo, poi si rallegrò quando  Costantino aveva preso a perseguitare i pagani, anche il secondo aveva attaccato gli ultimi imperatori pagani.
I primi imperatori cristiani si adoperarono per distruggere gli scritti di due filosofi pagani, Celso e Porfirio, vissuti nel II e III secolo, Celso aveva individuato nel cristianesimo una commistione d’ebraismo, stoicismo, platonismo, religione egiziana, persiana e culti misterici e rideva sul senso d’elezione d’ebrei e cristiani.
Celso si chiedeva perché Dio era venuto in terra, non sapeva già tutto se voleva porre rimedio al male, purché non era venuto prima, perché si era rivolto solo ad un popolo, inoltre rimarcava che la dottrina morale di Cristo non era nuova, perché anticipata dai pitagorici. Poi aggiungeva che di divinità morte e risorte già si sapeva, come di miracoli, inoltre notava che i cristiani si rivolgevano ai ceti più ignoranti.
Porfirio, nato nel 233, fu la prima vittima della censura cattolica, la sua opera fu condannata alla distruzione da Costantino, Teodosio II e Valentiniano III, anch’egli si chiedeva perché Cristo era venuto in ritardo sulla terra, condannando tanti uomini precedenti alla perdizione, sottolineò le contraddizioni tra vecchio e nuovo testamento e negò la natura divina di Cristo.
Porfirio accusava Paolo d’avidità e di aver spillato soldi alla ricche credulone, Paolo, come si era giustificato per i suoi falsi e per i suoi brogli finanziari, riguardo a queste accuse aveva detto:” Chi andrebbe in guerra a proprie spese, chi possedendo un gregge non si nutrirebbe del suo latte?”.
Con Costantino, nato nel 285, iniziò l’alleanza fra trono e altare, egli si circondò di preti a corte e promosse il cristianesimo romano, aveva ucciso figlio, moglie, suocero e cognato, ma non importa,  fu osannato dalla chiesa cattolica e fatto santo da quella ortodossa.
Costantino era d’umili natali e sua madre Elena era stata la concubina di Costanzo Cloro, Elena  fu fatta santa dalla chiesa, Costantino era un uomo bellicoso che amava sterminare i suoi nemici, infatti, soffocò nel sangue Franchi e Germani e abbandonò i prigionieri alle fiere del circo.
All’inizio egli divideva l’impero con Licinio, Massenzio e Massimino Daia, un sistema tetrarchico  voluto da Diocleziano per tenere insieme l’immenso impero, Costantino però, per raggiungere l’unità dell’impero solo sotto di lui, si alleò con i cristiani contro gli altri tre soci.
Massenzio (306-312) aveva lasciato in vigore l’editto di tolleranza di Galerio e non perseguitò i cristiani, tuttavia mandò in esilio da Roma i vescovi Eusebio e Marcello, per brogli elettorali, perciò i cristiani avevano preso le distanze da lui e gli preferirono Costantino.
Massenzio, fece un altro errore politico, costruì una rete stradale prelevando imposte dai grandi proprietari terrieri, appartenenti alla classe senatoria vicina alla chiesa, perciò i cristiani lo avversarono.
Eppure Costantino non era un credulone religioso, appoggiava i vescovi solo per convenienza politica,  adorava Marte e Saturno e si convertì al cattolicesimo ariano solo prima di morire, anche perché così gli erano cancellati tutti i suoi peccati precedenti.
Massimo Daia, era stato un persecutore dei cristiani ma poi fece loro delle concessioni, sotto di lui i cristiani che subirono il martirio furono solo tre, Licinio era stato alleato di Costantino e dei cristiani.
Quando  Costantino  si volse contro Licinio,  la guerra fu presentata dai cristiani come guerra di religione, i sacerdoti cristiani accompagnavano i soldati in battaglia e le insegne militari si arricchirono di simboli cristiani, alla fine Costantino rimase sovrano assoluto di tutto l’impero.
Quando Licinio era alleato di Costantino, Eusebio e Lattanzio avevano chiamato i due imperatori gli eletti del signore, quando Licinio divenne nemico di Costantino, Eusebio prese a diffamarlo e il concilio di Nicea scomunicò chiunque si fosse messo al suo servizio. Anche Licinio, riducendo la corte, cioè i parassiti, e aumentato le tasse sui proprietari terrieri, s’inimicò i cristiani, vicini ai latifondisti.
Costantino trionfante regalò alla chiesa il palazzo del Laterano, le fornì i mezzi per il restauro di chiese e sovvenzionò l’alto clero, sotto di lui la chiesa era passata da oppressa, a riconosciuta, a favorita e godette di crescenti privilegi, diventando sempre più ricca.
Egli donò terre alla chiesa in tutto l’impero, costruì chiese dotandole di possessi fondiari, spesso sulle rovine dei templi pagani, i vescovi ricevettero dall’imperatore onori e premi in denaro, furono incaricati di distribuire il grano ai poveri, furono incaricati di giudicare in cause civili, mentre allo stato spettava l’esecuzione delle sentenze.
Poiché i vescovi avevano generalmente un secondo impiego, furono anche esonerati dal pagare imposte  sulle attività produttive, da allora il tema delle esenzioni tributarie diverrà cruciale nella storia della chiesa.
Poiché a causa di queste concessioni, diminuirono le entrate statali, nel 320 Costantino proibì ai ricchi di entrare nelle gerarchie ecclesiastiche, però nel 321, per favorire ancora il clero, autorizzò la chiesa ad accettare lasciti testamentari, da allora tanti fecero lasciti alla chiesa per salvarsi l’anima, tanto che essa nel medioevo arrivò a possedere un terzo della ricchezza, soprattutto terriera, dell’Europa.
I privilegi concessi al clero da Costantino furono così rilevanti che i membri dei consigli cittadini entrarono in massa nel clero e nel 326 il sovrano fu costretto a limitare questo esodo in massa, per lo stesso motivo nel 370 fu revocato temporaneamente il diritto a ricevere lasciti, con le proteste del santo Girolamo.
Nel 325 una città della Frigia chiese all’impero l’esenzione fiscale, perché tutti i suoi abitanti erano cristiani, anche  Maometto concesse facilitazioni fiscali ai convertiti ed  in Egitto anche i sacerdoti pagani avevano avuto privilegi fiscali.
Costantino fece concessioni ai cristiani e mise il clero al proprio servizio, però s’intromise nella sfera ecclesiastica, non sostenne la separazione dei poteri, infatti, era lui a convocare concili, poi, quando spostò la capitale dell’impero a Costantinopoli, favorì l’affermazione del potere monopolistico della chiesa cattolica a Roma.
Costantino era chiamato “il salvatore” dai cristiani, dopo aver unificato l’impero sotto la sua autorità, esautorò i senatori dalla gestione del potere e, per favorire ancora la chiesa, prese combattere le eresie, usando la religione come uno strumento per il potere, nelle sue guerre era accompagnato dai vescovi.
Oggi in oriente Costantino è detto il tredicesimo apostolo, è annoverato tra i santi con sua madre Elena e la sua immagine si trova nelle chiese greche, la sua festa religiosa cade il 21 maggio.
Coerentemente con il comandamento di non uccidere, nei primi tre secoli i cristiani non avevano voluto prestare servizio militare e si dichiararono anche contro la violenza, rifiutando anche la legittima difesa, cioè porgevano l’altra guancia,  furono anche contro la pena di morte, il vescovo di Roma, Ippolito, vissuto nel III secolo, si disse anche contro la caccia, nel secolo successivo su questi temi nella chiesa sarebbe avvenuta una rivoluzione copernicana.
Sembra che nella guerra giudaica del 66-70 d.c. e nel 131 d.c., al tempo della rivolta di Simone Barcokeba,  i cristiani non avevano  voluto impugnare le armi contro i romani, però già nel II secolo nell’esercito romano erano presenti dei cristiani, che furono le prime vittime della furia anticristiana di Diocleziano.
Tra  il 301 e il 311 dei cristiani furono martirizzati, poi nel 313  Costantino  emise l’editto di tolleranza, da quel momento la chiesa prese a trasformarsi in chiesa militare e nel 314 il sinodo di Arles sancì la scomunica per i cristiani disertori.
Così, per opportunismo di carriera, la maggioranza dei generali dell’impero divennero cattolici, affiancati da pochi ariani e pagani, un secolo dopo i non cristiani furono banditi dall’esercito, mentre chiese e monasteri divennero territorio franco, sbarrati all’esercito e alla giustizia.
Lattanzio era stato contro la guerra, contro il servizio militare e contro la pena di morte, poi arrivò ad esaltare il servizio militare e il clero prese a benedire le armi, si apriva la strada alle guerre di religione, si pregava prima della battaglia e le insegne dell’esercito erano cristiane.
La chiesa, ricolma d’onori, si sentì sempre più vicina e complice dello stato, la maggior parte dei membri della corte di Costantino era fatta da cristiani, anche il simbolo della croce comparve sulle monete imperiali e sullo scettro dell’imperatore.
Ambrogio prese a predicare l’eroismo in battaglia ed Agostino asseriva che i militari compiacevano Dio, il clero fu inquadrato in formazioni i militari, i sacerdoti guidavano 100 uomini ed i vescovi 1.000, inoltre le loro chiese ospitavano le guarnigioni dell’impero.

Vol 1 – PARTE SECONDA

La chiesa condannò la diserzione e  ordinò che le milizie fossero costituite solo da cristiani, nel 362 però Attanasio, faziosamente, invitò alla diserzione i soldati cristiani che militavano nelle file dell’imperatore pagano Giuliano, inoltre Attanasio, che si era detto contrario all’assassinio, sostenne che in guerra era legittimo uccidere il nemico. Comunque,  Crisostomo sosteneva che i militari cristiani dovevano essere solo volontari, per servire lo stato i preti erano ormai a favore della pace solo in tempo di pace.

C’è chi dice che Costantino si trasferì a Bisanzio perché il suo assassinio dei parenti aveva generato a Roma un moto generale di riprovazione, poi l’imperatore fu battezzato in punto di morte da un prete ariano.

Con l’avvento del cristianesimo ricevette impulso l’applicazione della pena di morte, però  l’impiccagione sostituì la crocifissione, e le epurazioni negli strati alti della popolazione, dove vi era la lotta politica, perché gli strati bassi si potevano anche costringere ai lavori forzati o alla schiavitù, Costantino autorizzò l’uso della tortura nei tribunali.

Per favorire la chiesa, si rese più difficile il divorzio e l’adulterio fu considerato un grave reato,  però, mentre i preti predicavano contro la lussuria e l’adulterio, avevano rapporti lascivi con le loro schiave.

Per tutelare l’asse ereditario dei possidenti, concubine e figli non potevano ricevere eredità e i figli illegittimi non potevano essere legittimati, inoltre i servi non potevano denunciare il padrone se non per alto tradimento e frode fiscale, anche queste riforme furono fatte con l’assenso della chiesa.

Furono previste pene per  chi intratteneva rapporti con gli ebrei, invece i pagani avevano tollerato la religione ebraica e Diocleziano, ultimo persecutore dei cristiani, non aveva preteso che gli ebrei offrissero sacrifici alle divinità pagane.

L’editto del 313, firmato da Licinio e Costantino, garantiva la libertà ad ogni religione, tuttavia, dopo il concilio di Nicea del 325, Costantino accusò gli ebrei d’essere autori di misfatti, concesse loro di recarsi a Gerusalemme soltanto un giorno l’anno, vietò loro di avere schiavi cristiani e la conversione all’ebraismo fu punita con la morte.

Costantino perseguitò anche le eresie, le elezioni dei vescovi erano spesso irregolari e spesso in esse si ricorreva alla corruzione, perché la carica di vescovo era ambita e fonte di privilegi, la pratica sarebbe durata per tutti i secoli successivi.

Tra gli eretici, i donatisti respingevano l’alleanza fra trono e altare, tra loro Cipriano sosteneva che la validità dei sacramenti dipendeva dalla purezza di chi li impartiva, cioè chiedeva un clero moralmente sano, per i donatisti non erano più cristiani quelli che durante le persecuzioni avevano abiurato la loro fede, la maggior parte dei dirigenti cristiani però, nella ricerca della supremazia,   era di manica larga perché il numero era potenza, come affermava Mussolini.

Agostino ribatté ai donatisti che anche il sacerdote malvagio e corrotto rappresentava Dio, tesi in verità molto singolare, che però ha riscosso la maggioranza del consenso dentro la chiesa. Costantino, assecondando il vescovo Ciciliano, inviso ai suoi fedeli, diede battaglia ai donatisti e li sterminò, espropriando le loro ricchezze e privandoli dei luoghi di culto, consegnati ai cattolici, ed esiliando i loro capi.

Ai donatisti si unirono anche gli schiavi dei latifondisti nordafricani, generalmente cattolici, scoppiò cioè anche un a rivolta contadina, il santo Eusebio approvò, con entusiasmo, la repressione operata da Costantino.

Costantino però si muoveva con maggior circospezione nei confronti dei pagani, perché essi erano ancora la maggioranza in occidente, inoltre egli inizialmente, come pontefix maximus, nominava anche  sacerdoti pagani e presiedeva il collegio dei sacerdoti pagani, tuttavia a corte e nell’esercito i cristiani facevano carriera più velocemente.

Nel 330 ci fu la condanna del neoplatonismo, poi  Costantino prese a perseguitare anche i culti pagani e ordinò la distruzione di tutte le immagini degli dei, privò i templi delle loro entrate, ne proibì il loro restauro  e poi n’ordinò anche la distruzione.

Costantino fece bruciare gli scritti di Porfirio e i cristiani cominciarono a saccheggiare i templi pagani, mentre i loro arredi sacri erano consegnate alle chiese cristiane, le ricchezze dei templi affluirono anche nelle casse imperiali.

Costantino ordinò di esporre nelle piazze le statue pagane sequestrate e da allora esse, prima custodite al chiuso, diventarono una moda nei viali e nelle piazze, tante chiese cristiane furono costruite sulle rovine dei templi distrutti.

La chiesa era attratta dai tiranni purché fossero stati suoi soci e amici e purché l’avessero favorita, non reclamava diritti per il popolo ma solo per se stressa, Costantino fu battezzato dall’ariano Eusebio solo prima di morire, com’era allora di moda, per vedersi cancellati i peccati con il pentimento e il battesimo.

In Persia in un primo tempo  re Sapur I fece giustiziare sua moglie ed esiliare una sorella perché si erano convertite al cristianesimo, poi re Baharam I (274-277) perseguitò cristianesimo e manicheismo e suo  il figlio Baharam II fece uccidere sua moglie perché cristiana, ciò attesta che le persecuzioni religiose non furono una caratteristica dei soli cristiani.

Ciò malgrado, tra il III e il IV secolo, la Persia contava diciotto vescovi cristiani, cioè sotto i sassanidi ci fu tolleranza religiosa, anche se il sovrano era generalmente orientato, per la ragione di stato, cioè per opportunismo di potere perché la Persia era nemica di Roma, verso lo zoroastrismo o mazdeismo. Infatti,  la chiesa persiana era sospettata di cospirare con i romani, poi i persiani cristiani rifiutavano il servizio militare e disprezzavano lo zoroastrismo.

In Persia re Sapur II (310-379) cominciò a vedere nei cristiani del  suo impero delle spie dei romani, perciò fece del mazdeismo religione di stato, quando divenne re  Jezdegerd I (339-420), questo prese le distanze dal mazdeismo e si avvicinò ai cristiani e a Roma, però nel 423 il nuovo re di Persia fu costretto ad accettare una chiesa cristiana autocefala, cioè indipendente da Roma.

Anche la chiesa armena, più antica di quella persiana, si sviluppò come una chiesa nazionale, gli armeni, nel propagare la loro fede cristiana, distrussero templi pagani e uccisero donne e bambini, divenuto il cristianesimo religione di stato, essi iniziarono le persecuzioni contro i pagani, il santo patriarca Gregorio, per distrurre i templi pagani,  allestì un esercito di monaci,  e fece costruire al loro posto chiese cristiane.

Gregorio divenne arcivescovo e fece in modo che i beni donati al suo episcopato diventassero proprietà privata della sua famiglia, gli armeni, guidati dal loro patriarca e alleati dei romani, sconfissero i persiani in battaglia,  nel 334 anche Costantino intervenne a fianco degli armeni.

Il re dell’Armenia Tiridate III, prima aveva perseguitato i cristiani e poi si convertì dieci anni prima di Costantino, la cristianizzazione dell’Armenia avvenne, per opera di Gregorio, intorno l’anno 280, dopo che questo aveva guadagnato i favori della sorella del re, la chiesa avanzava dietro mogli, sorelle e concubine di principi, vedremo meglio la cosa quando si dovranno convertire i germani.

Sotto i successori di Costantino, l’impero fu considerato un’istituzione cristiana e gli imperatori furono nobilitati dalla chiesa come figli di Dio, il figlio di Costantino, Costanzo I, di fede ariana, sterminò i membri maschi della sua famiglia, le sue guardie del corpo e i suoi sicari erano cristiani, tanto che Giuliano l’apostata affermò che non esistevano fiere tanto pericolose quanto i cristiani.

Eusebio non condannò gli assassini ordinati da Costanzo, che aveva ricevuto il battesimo, anzi l’imperatore era fatto passare dalla chiesa per casto, in realtà rifiutava le donne perché omosessuale, Costanzo I ricolmò le chiese e i prelati di doni, ricorse al commercio delle cariche e oppresse i poveri.

Suo fratello Costante riprese a distruggere i templi pagani, intensificò la lotta contro i donatisti,   sequestrò le loro ricchezze e donò le loro chiese ai cattolici, comunque allora vi erano molti  vescovi opportunisti che cambiavano bandiera, da ariani, a cattolici, a donatisti, era il trasformismo della politica e dei centri di potere, con il tradimento si poteva fare carriera, ciò che contava era avere un seguito tra il popolo, diversamente non si potevano ricattare i potenti, accade ancora oggi.

L’imperatore Costanzo II esonerò i preti e le loro famiglie dal pagamento dell’imposta fondiaria e delle altre imposte, impedì che i vescovi fossero giudicati dai tribunali civili, per conseguenza, fu sostenuto dalla chiesa, anche se ariano, perché ne difese gli interessi.

Per favorire la penetrazione romana, furono costruite chiese nei nodi strategici e commerciali dell’impero, il cristianesimo era divenuto un “instrumentum regni”, perciò Costanzo II favorì l’unità della chiesa e spedì in esilio il vescovo Attanasio (295-375), santo e dottore della chiesa che non disdegnava la lotta per il potere, con la scusa della religione, l’imperatore  inasprì anche le disposizioni contro gli ebrei.

L’impero  si accanì contro i culti misterici pagani, le ricchezze dei templi furono espropriate, le statue distrutte, tra i cristiani Firmino esortava a sterminare  tutti i pagani, così i cattolici passarono dall’ideologia del martirio a quella della persecuzione.

L’imperatore  ordinò la chiusura di tutti i templi con la confisca dei loro beni,  ora le pecorelle dei sudditi  accorrevano in massa tra le mani dei nuovi pastori, perché bisognose di protezione, però ne venivano tosate, Costanzo II mise anche in piedi un vasto apparato di polizia segreta.

Nel 357 però Roma era ancora roccaforte dell’antica religione, perciò Costanzo II rese ancora omaggio alle vestali, alcuni decenni dopo la realtà mutò radicalmente, comunque fu rinnovata la proibizione di magia e divinazione.

Ad Antiochia Gallo, cristiano e cugino di Costantino, visse come un tiranno e perseguitò e sterminò i pagani, arrivando a sobillare anche il popolo, incendiò città e massacrò abitanti. Il piccolo Giuliano, appartenente alla famiglia reale, al ricordo del massacro dei parenti, si abbandonava a crisi di pianto, era stato educato dall’ariano Giorgio di Cappadocia, per reazione agli abusi dei cristiani e degli imperatori cristiani fu conquistato dal paganesimo e nel 360 fu acclamato imperatore dalle truppe.

Giuliano (361-363) sostituì la dottrina cristiana con un panteismo centrato sul culto del sole Helios, esso ebbe un’alta statura morale ed era un letterato, però fu chiamato “l’apostata” dai cristiani, non si circondava, come i suoi predecessori, di concubine o di giovinetti, non beveva, nell’amministrazione dello stato si appoggiò agli intellettuali, cercò di allontanare gli adulatori, i delatori e le spie, ridusse le tasse, iniziò a ricostruire i templi pagani, senza però attaccare il cristianesimo, e fu tollerante con gli ebrei.

Ci furono disordini, perché i donatisti profittarono dell’occasione per vendicarsi dei cattolici, perciò Giuliano fu costretto a fare delle repressioni, Giuliano criticava l’arroganza e il senso d’elezione d’ebrei e cristiani, però autorizzò gli ebrei a ricostruire il tempio di Gerusalemme, vestiva con modestia, era frugale e mangiava il rancio dei suoi soldati, cercò di aiutare i poveri.

Giuliano diceva che per persuadere gli uomini occorreva la ragione e non la violenza, richiamò in patria gli esiliati e restituì loro i loro beni, vietò ai preti di stendere testamenti come notai, per impedire che incamerassero beni di altri, perché il popolo era analfabeta, impose ai cristiani di restituire le colonne rubate ai templi pagani.

Tuttavia la sua decisione di escludere i cristiani dalla milizia suscitò una dura opposizione, nel 363 morì in una campagna contro i persiani, colpito al fianco da una lancia scagliata da un sicario cristiano, Teodoreto affermò che l’arma  era stata scagliata da un angelo.

Alla morte di Giuliano i cristiani celebrarono l’evento con pubblici banchetti e distrussero le sue opere letterarie e le sue iscrizioni, Agostino, Crisostomo, Nazianzeno ed Efrem lo diffamarono crudelmente, Efrem lo chiamò caprone.

Dopo le denigrazioni della chiesa, questo personaggio fu rivalutato nell’età moderna da Montesquieu, Voltaire, Montaigne, Chateaubriand, Goethe, Schiller, probabilmente è stato uno dei più illuminati e umani  regnanti di tutti i tempi.

Il suo successore Gioviano (363-364) sacrificò alle divinità pagane, fece la pace con i persiani, amava il vino e le donne, esiliò militari e funzionari vicini a Giuliano, restituì i privilegi al clero cristiano che tornò ad affollare la corte e perciò lo sostenne, nelle alte cariche dello stato però vi erano ancora dei pagani.

I successori imperatori Valentiniano e Valente erano cristiani con la fede nella trinità, governarono il primo in occidente e il secondo in oriente, Valentiniano  era vicino alla chiesa cattolica e Valente  vicino agli ariani, comunque, erano entrambi senza scrupoli e fautori di un militarismo esasperato.

Valentiniano (364-375) però cercò di arginare la tendenza del clero a dare la caccia alle eredità, la chiesa sollecitava i lasciti dalle ricche vedove, ripudiò la cattolica Marina Severa per sposare Giustina ed il clero, in questo caso, non ebbe niente da ridire, fu ben disposto verso gli ebrei e sancì che il clero poteva essere giudicato solo da tribunali ecclesiastici, perseguitò manichei, donatisti, maghi e quelli che si macchiavano di delitti sessuali.

Valentiniano applicò sistematicamente la pena di morte, senza regolare processo, con confessioni estorte con la tortura, colpì anche l’aristocrazia, confiscando le sue ricchezze, rafforzò l’esercito e aumentò la pressione fiscale, tollerò la corruzione, edificò castelli e sottomise la Britannia, spingendosi oltre il Reno.

Valente (364-378) in oriente  fu l’ultimo imperatore a sostenere l’arianesimo, all’inizio egli era stato cattolico, però poi ad Antiochia perseguitò i cattolici, punì la stregoneria con la pena di morte,  incendiò biblioteche, non risparmiò nemmeno le mogli dei congiurati e  confiscò ricchezze.

Il IV secolo fu caratterizzato dalla lotta tra arianesimo e cattolicesimo, al centro di questo conflitto fu il vescovo Attanasio d’Alessandria, dal IV al VI secolo crebbero le dispute sulla dottrina trinitaria.

A proposito dei misteri e dei dogmi cristiani,  Diderot diceva: “Se Dio ci chiede di sacrificare la ragione ci chiede di occultare ciò che egli ha creato”, fino all’inizio del III secolo nessuno credeva allo spirito santo e Nazianzeno guardava con sospetto i sinodi dei vescovi,  che alimentavano le controversie ed i conflitti ed erano inconcludenti.

Continuava però la falsificazione e la denigrazione degli avversari e della loro dottrina, per favorire un partito, fatti importanti erano passati sotto silenzio da chi stendeva le cronache, così si comportarono Gelasio, vescovo di Cesarea, e Attanasio, Gelasio falsificò anche la storia.

Per gli ariani Cristo era distinto dal padre e a lui subordinato, per i cattolici era consustanziale al padre ed era Dio fatto uomo, le dispute religiose erano frequenti e arrivavano nelle strade, però erano sempre alimentate dall’interesse economico e di potere, cioè l’interesse per i vescovati e relative pecorelle  e l’interesse per un riconoscimento che veniva dall’imperatore, che portava altri privilegi.

Infatti,  faceva notare il vescovo Nazianzeno, i contrasti ideologici erano un pretesto, la brama per il potere e i privilegi economici erano il vero motivo dei conflitti, accade ancora oggi nelle lotte tra i partiti, tanto che il santo Girolamo riconobbe che era più facile vivere tra le fiere che tra i cristiani.

Tra il IV e il V secolo il patriarcato d’Alessandria era in competizione con quello d’Antiochia, Ario, che disinteressatamente aveva rinunciato al vescovato d’Alessandria, a causa della sua dottrina fu esiliato dal vescovo Alessandro, nel 325 Costantino, per risolvere la disputa a favore dell’unità dell’impero, convocò il concilio di Nicea, al quale parteciparono pochi vescovi occidentali, e cercò di dirimere la controversia tra Ario e Alessandro.

In quell’occasione il vescovo cattolico Eusebio riuscì a conquistare i favori dell’imperatore e il concilio accettò la constanzialità tra padre e figlio e il dogma trinitario, all’imperatore in realtà premeva solo l’unità della chiesa e dell’impero, nel IV secolo era l’imperatore che decideva  sulla  dottrina della chiesa e convocava i concili.

Gli ariani disertarono il concilio di Nicea,  l’imperatore trattò con ostilità i disobbedienti e mandò in esilio Ario, naturalmente furono bruciati dei libri e tanti ritrattarono per salvarsi, come il solito, pochi cristiani accettavano il martirio.

Nel 328 Attanasio era divenuto patriarca d’Alessandria, la sua elezione era stata irregolare come quella d’Agostino e accompagnata da violenze, ricorse alla diffamazione e all’eliminazione fisica degli avversari, però poi invocò dallo stato la libertà per la sua chiesa.

La chiesa non ha mai invocato la libertà come patrimonio di tutti, ma solo la libertà per se stessa, per la brama di potere  e per difendere  propri interessi economici, essa è stata sempre disposta a calpestare tutta l’umanità e ad appoggiarsi a tiranni di tutti i tipi.

Attanasio aveva condannato la dottrina di Ario e lo diffamò, difese il concilio di Nicea e si abbassò al pestaggio degli avversari cristiani, bruciò vivo il vescovo Arsenio, falsificò documenti e sfruttò la sua diocesi, perciò Costantino gli fece notare il triste spettacolo dato dai figli di Dio che si comportavano peggio dei pagani, l’imperatore quindi lo mandò in esilio, ma poi lo richiamò.

Stanco dei cattolici, Costantino ordinò al patriarca di Costantinopoli di riammettere Ario, il quale però morì per la strada, forse assassinato, Attanasio però affermò che era morto grazie alle sue preghiere.

Scoppiarono tumulti tra vescovi esiliati  e poi ritornati ed altri vescovi, ad Adrianopoli il vescovo Lucio diede da mangiare ai suoi cani il pane della comunione, gli altari erano profanati, Alessandria era diventata un campo di battaglia, Attanasio riparò a Roma dove cercò di mettere zizzania tra oriente e occidente.

Antiochia fu scelta come città di residenza dell’imperatore Giuliano, anche là ci furono tumulti con gli ariani, il popolo ne uscì stremato dai conflitti e forse per questo alla fine aderì in massa alla setta eretica giacobita, costituita da cristiani monofisiti siriani.

Anche a Costantinopoli continuava la guerra civile, dietro lo scontro c’erano anche questioni politiche, come la sorte di diocesi importanti di Tracia e di Costantinopoli, la chiesa occidentale e quell’orientale si scomunicarono a vicenda, Attanasio si schierò con quell’occidentale, protetto dal vescovo di Roma.

Nel 346 Attanasio ritornò ad Alessandria, poi scappò di nuovo e si rifugiò presso un’avvenente ventenne, fu destituito quindi  per volontà  dall’imperatore nei sinodi di Arles (353) e di Milano (355), nel 362 Attanasio ritornò ancora ad Alessandria e promise ai vescovi ariani la conservazione del posto, se avessero riconosciuto il credo niceno.

Al concilio di Rimini, i padri conciliari, appellandosi a Nicea, si ribellarono al credo ariano di Costanzo II, quando però questo minacciò, accettarono il credo ariano, più preoccupati della loro poltrona che della loro fede, però, non appena morì l’imperatore, tornarono al loro credo niceno.

Il patriarca di Gerusalemme, Giorgio di Cappadocia, era un ariano dedito agli affari nel settore delle pompe funebri, nella produzione di bicarbonato e di papiri, andava a caccia d’eredità, arrivando anche ad assassinare i beneficiari di testamenti, incarcerò persone ed esiliò vescovi, perseguitò i pagani e saccheggiò i loro luoghi di culto, alla fine fu costretto fuggire da Attanasio.

Ambrogio, nato nel 333 o nel 339, era intollerante e inflessibile, era uomo di potere vicino all’impero e sapeva manipolare la folla, faceva apparire miracolosamente le reliquie dei santi, nel 374 fu consacrato vescovo di Milano, otto giorni dopo aver ricevuto il battesimo, allora aveva una conoscenza scarsa della religione cristiana.

Il santo Ambrogio fu contro gli ariani, i pagani e gli ebrei, falsificò documenti, sobillò le truppe, però sopravvisse alla caduta di quattro imperatori, invece l’imperatore Valentiniano I era dedito alla preghiera, in pratica perciò Ambrogio governò per il giovane sovrano.

Suo figlio, l’imperatore Graziano, perseguì  eresie, arianesimo e paganesimo, rimpinguando le casse dello stato, e rifiutò il titolo di pontifex maximus, Ambrogio si servì di questo imperatore per combattere il senato di Roma. Il successivo imperatore Teodosio (379-395), cattolico, continuò le persecuzioni contro eretici ed ebrei e fece spargere il sangue come fosse acqua.

Nel 375 i goti, divisi in visigoti e ostrogoti, che vivevano sui carri ed erano originari della Svezia, furono travolti dagli Unni, che vivevano a cavallo e venivano dall’Asia centrale, perciò chiesero all’imperatore Valente di essere accolti entro i confini dell’impero come federati, quando irruppero in Italia, sotto Teodorico, i goti erano già cristiani, anche se ariani, nel 377 l’imperatore Valente fu sconfitto dai goti ad Adrianopoli.

Amare i propri nemici per Ambrogio e Agostino non era possibile, anzi per Agostino la guerra era legittima, Ambrogio istigava l’imperatore Graziano contro pagani ed eretici, allora i germani e l’imperatore d’oriente erano ariani e i romani erano cattolici, allora germano era sinonimo di ariano, di straniero e di miscredente.

Il governo di Teodosio fu improntato allo spreco, al nepotismo e allo sfruttamento del popolo, egli confiscò il patrimonio dei suoi nemici, dai soldati pretendeva un giuramento alla trinità e all’imperatore, sotto di lui i goti erano privi di cittadinanza e servi dell’impero, Teodosio cercò di mettere le tribù barbare germaniche una contro l’altra.

Teodosio fu il primo imperatore a gettare le basi di uno stato confessionale, dichiarando che il cattolicesimo era l’unica religione ammessa nell’impero, allontanò i vescovi ariani dalle loro chiese ed elevò a patriarca di Costantinopoli il laico Nettario, che non aveva ricevuto neppure il battesimo.

Ambrogio respingeva la filosofia pagana e il sapere scientifico, nel 376 a Roma fu distrutto il tempio di Mitra e in quegli anni i culti pagani furono privati dei residui privilegi fiscali.

Ambrogio condizionava l’imperatore Graziano, perciò divenne lecito distruggere le sinagoghe, gli ariani non partecipavano ai concili dei vescovi  e nei verbali dei concili finivano solo le tesi dei cattolici, mentre i vescovi  seguirono Ambrogio come un coro.

Ambrogio inserì finte reliquie di martiri nella basilica ambrosiana di Milano, sulle quali crebbe il culto, anche in altri paesi d’Europa si sviluppò il traffico delle reliquie dei santi.

Le ragioni del vandalismo contro le sinagoghe risiedevano nella propaganda antisemita della chiesa, il culto degli ebrei però era ancora tollerato sotto Teodosio, che aveva solo proibito agli ebrei di possedere schiavi cristiani e di fari matrimoni misti. L’antisemitismo di Hitler non si potrebbe comprendere se non avesse alle spalle due millenni d’antisemitismo cristiano.

L’imperatore Graziano alla sua morte non fu pianto dai cattolici, perché prima di morire aveva revocato le esenzioni fiscali a favore del clero, forse Valentiniano e Graziano morirono per ordine di Teodosio, che fu un grande per la chiesa, Teodosio aumentò le imposte e fece delle dure repressioni, però  Ambrogio lodò la sua clemenza.

Agostino condannò la follia dei tessalonicesi che si ribellarono all’imperatore, ma non la dura repressione dell’imperatore Teodosio che però fu il primo imperatore a farsi battezzare molto prima di morire.

Teodosio condannò a morte anche i membri della setta eretica degli entratiti, che rifiutava la carne, il vino, il matrimonio, indossava il saio e viveva in ascetismo, celebrando l’eucaristia con l’acqua invece che con il vino.

Teodosio erra sostenuto dalla chiesa, che voleva l’unità della chiesa, i cristiani che si convertivano al paganesimo non potevano più ereditare, erano vietati i sacrifici e la frequentazione di templi pagani. Agostino era intollerante e non era contrario alla guerra, non fu un brillante studente, malgrado ciò, divenne insegnante di retorica, fu battezzato a Milano da Ambrogio e nel 398 divenne sacerdote.

Agostino era cavilloso e arrivista, non era animalista perché aveva detto: “Dio ha creato gli animali perché l’uomo, morso da essi, si esercitasse alla virtù della pazienza”, era superficiale, retorico, banale e polemico, attaccò donatisti, pelagiani, pagani, ebrei, ariani, astrologi, priscilliani e apollinaristi.

I priscilliani rifiutavano trinità e resurrezione di Cristo  e gli apollinaristi, si richiamavano ad  Apollonio di Tiana che aveva fatto miracoli come Cristo. Agostino aveva disperso le sue energie, abbandonandosi alla lussuria e alla fornicazione, aveva vissuto con una concubina e poi con una bambina, alla fine stanco, arrivò ad esaltare la castità.

In Africa settentrionale il vescovo donatista, Massimiano, fu assassinato quando la sua  fede sembrava conquistare l’Africa,  la sua chiesa fu saccheggiata, la chiesa donatista voleva imporsi come comunità di poveri, di tipo comunista, perciò seminò il panico tra i grandi proprietari terrieri della Numidia, sostenuti dai cattolici e dall’imperatore.

Anche la diocesi di Agostino era a maggioranza donatista, la sinistra donatista, cioè i circoncellioni erano visti come ladri e saccheggiatori, che arrivavano anche ad appiccare il fuoco alle basiliche e  rendevano la libertà agli schiavi.

La loro roccaforte era in Algeria, i donatisti erano contadini d’origine cartaginese o berbero-punica, esisteva colà un gap sociale tra i proprietari terrieri e i contadini,  Agostino difese con risolutezza gli interessi della classe dei possidenti, prima pensò di convertire alle sue idee gli eretici donatisti, poi sollecitò la repressione da parte dell’impero.

Per Agostino, vescovo d’Ippona, le torture inflitte dai cattolici erano poca cosa di fronte ai tormenti dell’inferno, egli in principio era stato contrario alla pena di morte, ma poi avallò la condanna a  morte per i briganti donatisti,  nel 405 l’imperatore Onorio dichiarò eretici i donatisti che furono repressi  e le loro chiese furono consegnate ai cattolici.

I vandali di Alarico invasero l’Italia e nel 410 sospesero le persecuzioni contro i donatisti, anche in Africa settentrionale i donatisti furono protetti dai vandali e furono annientati definitivamente solo con l’avanzata dell’Islam.

Agostino sosteneva la dottrina del peccato originale, della predestinazione e della grazia, attaccò Pelagio che sosteneva invece l’importanza del libero arbitrio, poi la dottrina d’Agostino fu trasformata in dogma dal concilio d’Orange del 529 e da quello di Trento.

Nel 410 Pelagio, appartenente ad una ricca famiglia, sbarcò ad Ippona ed Agostino, ancora non schierato contro di lui, cercò di convincerlo a non lasciare i suoi beni ai poveri, ma a devolverli alla sua chiesa,  Pelagio non aderì alla richiesta, così si procurò un nemico.

Pelagio, che divenne patriarca di Gerusalemme, affermava che  i bambini non nascevano peccatori  e che ogni uomo poteva discernere il bene dal male,  praticava l’ascesi e reprimeva la sessualità. Anche Girolamo attaccò Pelagio, nel 416 i sinodi di Cartagine e Milano condannarono Pelagio, accusandolo  di aver negato la  necessità del battesimo dei bambini e della preghiera.

Papa Innocenzo I e il suo successore Zosimo (417-418) non trovarono colpe in Pelagio e ammonirono Agostino, chiedendo all’episcopato africano la riabilitazione di Pelagio e del suo seguace Celestio.

Allora Agostino non si arrese e si rivolse a Ravenna all’imperatore d’occidente Onorio, figlio di Teodosio, e ottenne la repressione dei pelagiani, la loro espulsione e la confisca dei loro beni, poi  lo stesso papa  Zosimo si sottomise alla volontà dell’imperatore.

In Sicilia i pelagiani avevano trovato protezione, erano ammirati per il loro ideale umanitario e per la loro condanna dello sfruttamento, per la loro lotta al clientelismo e alla corruzione, perché erano per  la giustizia sociale e la distribuzione delle ricchezze. Nella storia le questioni politico-sociali s’intrecciano sempre con quelle teologiche.

Agostino si scontrò con il vescovo pugliese Giuliano, che un  nobile con sensibilità sociale,  mentre Agostino mancava di questa sensibilità, Giuliano definiva Agostino: “Patronus asinorum” e cercò di conciliare grazia con libero arbitrio, egli criticava anche l’opinione negativa d’Agostino su matrimonio e concupiscenza, alla fine Giuliano fu scomunicato da papa Zosimo, istigato da Agostino.

Come S. Tommaso D’Aquino, Agostino difendeva la prostituzione, utile per dare sfogo alle passioni, diceva, allora però vescovi, abati e badesse mantenevano spesso bordelli molto redditizi, accadde anche sotto Sisto IV (1471-1488). Agostino aveva l’abitudine di picchiare la propria famiglia, ogni sabato, a scopo preventivo.

L’imperatore Onorio, figlio di Teodosio I, e sua  sorella erano sotto l’influenza di Ambrogio, perciò perseguitavano eretici, pagani ed ebrei, così tanti templi furono demoliti, per Agostino gli ebrei dovevano esser schiavi dei cristiani, era sicuro che un giorno Dio li avrebbe massacrati, naturalmente incolpò gli ebrei della morte di Cristo.

Agostino, come Ambrogio, difese la guerra e il servizio militare, per lui lo Stato era stato voluto da Dio, anche se era corrotto dal peccato,  lodava sempre gli interventi sanguinosi e repressivi dello stato. Per Agostino i non cristiani avevano meno diritti dei cristiani e gli animali avevano meno diritti dell’uomo, inoltre, chi combatteva per volontà di Dio, cioè dei preti,  poteva anche uccidere.

Agostino considerava la disobbedienza il peggiore dei peccati, esaltò il militarismo anche quando sapeva che i militari vessavano i contadini con le requisizioni, giustificava anche le guerre d’aggressione, con i conseguenti massacri, esaltò la guerra giusta e affermò che erano giuste tutte le guerre di Roma, diceva che bisognava portare la civiltà e imporre la pax romana. Diceva Napoleone che non esiste un’intesa migliore come quella tra preti e soldati.

Agostino era favorevole alla tortura, che diceva che era niente se paragonata alle pene dell’inferno, sosteneva la pena del taglione e la vendetta, caldeggiò la guerra santa voluta da Dio, Teodoreto però, senza demagogia, aveva affermato che la guerra apportava alla chiesa maggiori benefici della pace.

Per Agostino le uniche guerre da condannare erano quelle civili, con romani contro romani, nel 429 Agostino, con l’avanzata dei vandali, assistette al crollo del dominio romano in Africa, la popolazione  non oppose resistenza perché indebolita economicamente dallo sfruttamento della chiesa e dello stato, solo i goti, alleati dei romani, tentarono un’inutile resistenza.

Socrate, i filosofi romani e Averroé avevano difeso la ragione umana contro i dogmi, anche Lutero esaltò la libertà del cristiano e la sua autonomia di coscienza, generalmente però le religioni si sono opposte alla libertà di pensiero, la chiesa cattolica non ha accettato volentieri di adattarsi ai tempi moderni, ma ha desiderato piegare il tempo ai suoi interessi di potere, coltivando sempre nostalgie per il medioevo.

Diamo un’occhiata all’estero,  dal 1/1/2000 la chiesa luterana svedese, in omaggio ala separazione dei poteri,  non è più religione di stato ed è stato innestato un processo di privatizzazione massiccia delle proprietà della chiesa svedese, la chiesa cattolica invece, non pensa di privatizzare le sue ricchezze  e preferisce farsi passare per povera, invece è una potenza finanziaria immane e planetaria.

Vol 2 – PARTE UNICA

Il Vaticano è stato il naturale alleato delle forze reazionarie, purché esse siano state rispettose della libertà della chiesa, in Nicaragua, contro il dittatore Somoza, si pronunciarono due sacerdoti ed un gesuita, i primi due furono sospesi “a divinis” dalla chiesa e il terzo fu cacciato dall’ordine.
Nel 1933 il dittatore portoghese Salazar introdusse la nuova costituzione, incentrata su principi cattolici e antimoderni, anche Mussolini, moderno braccio secolare sella chiesa, adottò istituzioni medievali, raccomandate dalla chiesa.
Circa l’arricchimento in guerra, il cardinale Liverpool Gasquet ebbe ad affermare, dopo la prima guerra mondiale, che chi era uscito meglio dalla guerra era la chiesa, non solo in termini patrimoniali, infatti, aumentò anche il fervore religioso e si riempirono di persone i luoghi di culto,   dal 1919 al 1930 i tedeschi fondarono tredici nuovi monasteri il mese.
Nel 359 morì l’imperatore romano Teodosio, magnificato da Ambrogio e Agostino, era stato istigato dalla chiesa a perseguitare pagani, ebrei ed eretici, gli successero gli imperatori bambini Arcadio a Costantinopoli ed Onorio a Milano, entrambi sotto la tutela della chiesa, così la chiesa aumentò il suo patrimonio, si liberò dalle imposte e si legò strettamente allo  stato, il cui potere, diceva, veniva da dio, almeno fino a che collaborava con la chiesa.
Già in Paolo esisteva una tendenza filostatale, poi Crisostomo esaltò anche il potere dell’uomo sulla donna e dei principi sui sudditi. Nel IV secolo i vescovi estesero le loro competenze e divennero anche giudici conciliatori, nella lotta per supremazia, i cristiani divennero i migliori cacciatori di teste (in senso letterale).
Nel 396 tutti i privilegi dei sacerdoti pagani furono annullati e le feste pagane furono proibite, nel 399 venne l’ordine di abolire templi e altari, nel V secolo gli eretici subirono la confisca di beni, l’espulsione e l’esilio, le loro chiese erano cedute ai cattolici, agli eretici fu anche proibito di fare testamento e di ereditare, fu anche istituita la pena di morte per eresia.
I goti erano diventati i più importanti missionari cristiani tra i popoli germanici, dopo aver abbandonato l’arianesimo, essi arrivarono in Italia nel 401. Dalle guerre la chiesa ne guadagnava sempre, il vescovo e padre della chiesa Teodoreto ha affermato che la guerra portava alla chiesa più benefici della pace, allora i vescovi organizzavano  spedizioni militari contro germani e persiani.
Nel 423, sotto Teodosio II, la circoncisione fu punita con la confisca dei beni e con l’esilio, nel 426 l’imperatore cercò di  promuovere la conversione al cristianesimo anche attraverso il diritto di successione.
La leggenda di Pietro, primo vescovo di Roma, non ha fondamento storico, il passo di Matteo (16,17-19): “Tu Pietro e su questa pietra edificherai la mia chiesa”, è un’aggiunta posteriore per giustificare il primato di Pietro, manca su tre vangeli su quattro, nei testi paleo-cristiani non si parlava di Roma, come centro della cristianità, e del suo primato, poi, a causa del suo preteso primato, il papa divenne il principale ostacolo verso l’ecumenismo cristiano.
Pietro non fu vescovo di Roma e non arrivò mai a Roma, Claudio a metà del primo secolo espulse da Roma solo ebrei, lo storico Tacito (54-116 d.c.) accennò ai cristiani e diceva che erano originari della Giudea, senza accennare a Pietro.
Nel 1950 Pio XII, con un colpo di scena, annunciò il ritrovamento della tomba del principe degli apostoli, però era solo una povera tomba anonima, senza iscrizioni, risalente al tempo di Costantino, cioè molto posteriore all’epoca in cui visse Pietro.
Gesù aveva annunciato la fine imminente e l’avvento del regno di Dio, invece  nacque la gerarchia della chiesa fino ai vescovi e fino ai vescovi di capoluogo di provincia, detti metropoliti o arcivescovi o patriarchi o esarchi, come quelli d’Alessandria, Cartagine, Antiochia, Nicea, Gerusalemme, Efeso, Cesarea, Antiochia, Gerusalemme, Costantinopoli,  Milano  e Roma.
A metà del II secolo a Roma non si sapeva nulla della successione apostolica derivata da Pietro, alla fine del secolo il più antico elenco dei vescovi di Roma, tenuto da Ireneo, non nominava Pietro, all’improvviso, nel IV secolo, si affermò che Pietro era stato a Roma per 25 anni, però il “liber pontificalis”, il registro ufficiale de papi, non menzionava Pietro ma Lino, come primo vescovo della città.
Anche presso gli ebrei, i greci e gli ortodossi le genealogie furono falsificate, dopo l’invasione araba del VII secolo, Costantinopoli divenne il patriarcato più importante in oriente, mentre Roma lo divenne in occidente, le città importanti avevano i patriarchi e Costantinopoli, come Roma, fu definita sede apostolica.
Nel 352 i vescovi di Roma presero per la prima volta il titolo di papa, già stato usato dai vescovi orientali, da notare che nel 255 il vescovo Cipriano non riconosceva alcun primato a Roma, così Origene nel III secolo e Ambrogio nel IV.
Attanasio affermava che Roma era solo un tribunale arbitrale ecclesiastico e voleva che il sinodo fosse convocato solo dall’imperatore, per Basilio le chiese erano una comunità d’eguali, per Girolamo i vescovi avevano gli stessi poteri, Agostino non riconosceva nemmeno il primato dottrinario e giurisdizionale al papa, infatti, al vescovo di Roma anteponeva il concilio plenario.
Sin dalla metà del II secolo la chiesa convocò sinodi, cioè concili locali, provinciali, interprovinciali e generali o ecumenici, i primi sinodi generali non decretarono il primato di Roma, non erano convocati dal papa ma dall’imperatore, che stabiliva anche l’oggetto della discussione, presiedeva il dibattito e dava forza di legge alle decisioni.
Fino al VI secolo, la chiesa d’oriente non riconobbe il primato di Roma e in occidente Roma subiva anche la concorrenza di Milano, in generale il concilio prevaleva sull’autorità del papa, durante il concilio di Nicea del 325, il papa non era nemmeno presente.
L’invasione dei vandali, che nel IV secolo erano in Spagna e nel V in Africa settentrionale, e poi dell’Islam nel VII secolo, spianarono la strada al primato di Roma in occidente, una volta eliminata l’ingombrante concorrenza della chiesa di Cartagine, divenuta capitale dei vandali nel 439, Cartagine fu presa dai bizantini nel 533 e poi fu distrutta dagli arabi il secolo dopo.
Comunque, dopo questi eventi, anche con il primato del papa, in occidente si contestò sempre l’infallibilità del papa in materia di fede, la caduta definitiva dell’impero favorì il primato del vescovo di Roma, una volta che questo si fu consolidato, il papa ridusse l’autonomia dei vescovi e nell’ottocento si definì l’episcopato universale del papa e la sua infallibilità, cioè la sua sovranità assoluta.
Alla corte del papa ben presto dominò lo sfarzo ed i banchetti suntuosi, in antitesi con la povertà evangelica, a Roma dominavano le fazioni, animate dalla voglia d’arricchimento, ci furono antipapi e anche tanti antipapi furono dichiarati santi.
Papa Callisto (217-222) era stato uno schiavo, era avido di denaro e divenne banchiere e speculatore, stabilì l’irrevocabilità dell’ufficio vescovile, anche in caso di peccato mortale da parte del vescovo, per lui e per i successori la chiesa era sempre santa, nonostante i peccati dei suoi preti e vescovi.
Callisto aveva anche autorizzato le nobildonne a prendersi un compagno da letto, generalmente uno schiavo, queste donne praticarono anche gli aborti. Alla fine del IV secolo il latino divenne la lingua ufficiale della chiesa d’occidente, al posto del greco.
Tra i primi diciassette vescovi di Roma, la chiesa ne ha spacciati per martiri undici,  per la maggior parte questi papi non sono personaggi storici, nel III secolo i papi erano generalmente ignoranti e analfabeti.
Un sinodo romano del 378 accusò i vescovi di aver depredato altri episcopati, da notare che papa Damaso I (366-384) aveva detto: “Fatemi vescovo e divento subito cristiano”, questo papa fu sostenuto, nella sua candidatura, da un’orda armata di bastoni, era massacratore e omicida ma divenne santo,  esaltava la castità e commise adulterio.  Fu allora che Girolamo, falsificatore di documenti, divenne patrono delle facoltà di teologia.
Papa Damaso mirava al primato e fu sostenuto dall’imperatore Graziano, si prese il titolo di  “pontifex maximus” al posto dell’imperatore, allora era guida spirituale dell’occidente  Ambrogio, che risiedeva a Milano, nel IV secolo il vescovo di Roma aveva un primato solo nel centrosud d’Italia.
Papa Siricio (384-399) volle che i suoi decreti fossero sullo stesso piano dei canoni dei sinodi, Innocenzo I (402-417), dopo la morte di Ambrogio e lo spostamento della capitale d’occidente a Ravenna, ricercò il primato, egli affermò che senza la ratifica del Papa le risoluzioni conciliari non avevano alcun valore, però Agostino non condivideva quest’opinione.
Nel corso del primo millennio a Roma diversi figli di preti diventarono papi, come Bonifacio I (418-422) che voleva il primato di Roma e perciò riscrisse la storia con lenti deformanti papali.
In oriente dopo il sinodo d Efeso (449), definito il sinodo dei briganti, Costantinopoli prese la prevalenza su Alessandria, anche lì le lotte per il potere si servivano di controversie teologiche, nel 381 il concilio di Costantinopoli assegnò il primato orientale a questa città e nel 451 il IV concilio di Calcedonia equiparò il patriarca di Costantinopoli a quello di Roma.
Nel IV secolo l’oriente e l’Egitto erano popolati da migliaia di monaci che offrivano alloggio agli stranieri, curavano i malati, soccorrevano poveri e copiavano libri, ad Alessandria esistevano 600 conventi di monaci e suore che creavano disordini, dispute teologiche e si rivoltavano contro i loro abati.
A volte questi monaci erano usati dai vescovi per fare delle violenze e per fare pressioni sul governo, in Libia vi erano 5.000 monaci seguaci d’Origene, nel 401 centinaia di monaci, perseguitati da Girolamo, fuggirono dall’Egitto e si rifugiarono a Costantinopoli e in Palestina. Girolamo attaccò il vescovo di Gerusalemme, Giovanni, che alimentava la guerra privata dei monaci seguaci di Origene, anche il patriarca d’Antiochia, Isacco, fu attaccato da monaci.
Giovanni Crisostomo era un asceta ed era contro i ricchi, depose sacerdoti adulteri e assassini e attaccò i vescovi che avevano comprato la loro carica, perciò fu attaccato dal vescovo Teofilo d’Alessandria,  Crisostomo non riconosceva il primato di Roma, però sollecitò il vescovo di Roma a svolgere opera d’arbitrato nella controversia.
A quell’epoca accadeva che, nelle dispute, anche i vescovi potessero essere assassinati, dopo la morte di Teofilo, divenne patriarca d’Alessandria, Cirillo (412-444), che con la violenza s’impossessò del patriarcato, egli controllava il commercio del grano egiziano e una banda di monaci, praticò la simonia e perseguitò gli ebrei.
Il monaco Nestorio, già vescovo d’Antiochia, divenne vescovo di Costantinopoli e perseguitò ebrei ed eretici, Cirillo d’Alessandria, che voleva il primato su Costantinopoli, lo accusò d’eresia e cercò l’appoggio di Roma.
Sulla questione pretestuosa della natura di Gesù, si aprì la lotta tra Cirillo e Nestorio, Cirillo promosse intrighi e congiure alla corte di Costantinopoli, Nestorio era monofisita, cioè credeva ad un’unica natura in Cristo e negava l’unione ipostatica, delle due nature umana e divina, sostenuta da Cirillo, in altre parole l’incarnazione della parola di Dio, era contrario alla santificazione di Maria e non la voleva chiamare madre di dio, allora la madonna cominciava ad essere venerata in oriente.
Nel IV secolo a Roma il culto di Maria non era diffuso, tuttavia esistevano delle sette mariane, Cirillo accusò Nestorio di non rispettare la fede di Nicea, egli si serviva d’orde di monaci che andavano all’assalto, nel 431, al concilio di Efeso,  si presentò con una forte scorta fatta di monaci armati di bastoni. Alla fine il papa si pronunciò contro la dottrina di Nestorio, forse perché geloso di Costantinopoli, mentre l’imperatore d’oriente accusò Cirillo di fomentare le discordie.
Nestorio fu accusato d’eresia e destituito, invece il tema del sinodo, in altre parole l’annunciazione di Maria, fu poco trattato, il sinodo fu trasformato in tribunale in cui il giudice era Cirillo e l’imputato era Nestorio.
Cirillo, per vincere la sua battaglia contro Nestorio,  si servì del papa e dei principali episcopati d’oriente, per ottenere la condanna di Nestorio, aveva anche praticato ampiamente la corruzione, perciò il dogma mariano che ne uscì fu pagato a caro prezzo, però oggi è ancora valido.
La fede si difendeva e si diffondeva anche con il denaro, inoltre il dogma sulla maternità di Maria nacque ad Efeso perché la città era stata la patria delle dee pagane Cibele ed Artemide, cioè si  metabolizzavano nel cristianesimo fedi pagane.
L’imperatore Teodosio II fu intimidito dalle azioni terroristiche dei monaci di Cirillo, Nestorio fu mandato in esilio e morì nel 451, seguì la sorte di Crisostomo ed Attanasio, gli interessi dell’impero coincidevano con quelli del papato, papa Leone I Magno (440-461) aveva riconosciuto all’imperatore e non a se stesso il dono dell’infallibilità.
Cirillo perseguitò gli eretici e i pagani, appropriandosi de loro beni, tra loro erano i messaliani, che vivevano in comunità miste di uomini e donne, in Egitto i suoi monaci distrussero le sinagoghe, si appropriò dei beni degli ebrei e li fece fuggire, nella sua opera si servì della corruzione, ciò malgrado fu proclamato santo.
Tra i seguaci di Cirillo vi era il monaco Scenute, che bastonava regolarmente i suoi monaci, votati alla castità, con lo scopo di rafforzare la sua autorità, alcuni di loro morirono a causa delle torture ricevute, poi Scenute divenne santo della chiesa copta, nei  monasteri in cui vissero questi monaci è attestata la presenza di ossa di bambini e di neonati.
Scenute, con l’autorizzazione imperiale, distrusse templi pagani, il suo esercito di asceti riceveva da lui bastonate, pane ed acqua, dopo il 450 nell’Egitto settentrionale gli dei non furono più venerati, ricchi proprietari terrieri greci e pagani furono colpiti ed espropriati, poi dalla chiesa Scenute fu definito l’animatore del movimento monastico egiziano.
Nel V secolo la controversia monofisita lasciò il posto a quella ariana, nel 444 ad Alessandria Dioscoro successe a Cirillo, Dioscoro continuò la lotta per il potere contro Costantinopoli, sorretto da monaci fanatici.
A Costantinopoli, Eutiche, negava la consustanzialità delle due nature in Cristo, anche Nestorio aveva separato la natura divina da quella umana, nella disputa intervenne Dioscoro, aiutato da spie a corte e da monaci, Eutiche prese una posizione monofisita, sostenendo che Gesù aveva due nature solo prima dell’incarnazione, poi ricevette solo una natura divina.
Il patriarca di Costantinopoli, Flaviano, destituì Eutiche ed anche il papa lo condannò, però Eutiche, in un primo momento, ebbe dalla sua l’imperatore Teodosio II; per dirimere la questione, nel 449 si aprì il sinodo di Efeso, detto il sinodo dei briganti, presieduto da Dioscoro, che era seguito dai suoi monaci e dalle sue guardie del corpo, tutti pronti alla violenza, anche Eutiche era appoggiato da Barsumas, che aveva al seguito mille monaci.
Fu stabilito che la dottrina di Eutiche era ortodossa, però ci furono tumulti e, causa delle percosse ricevute, il patriarca Flaviano morì e poi fu fatto santo dai padri conciliari, il sinodo di Efeso fu il trionfo dei monofisiti e di Dioscoro che vinse,  il papa però affermò che il concilio, con la scusa della religione, perseguiva interessi privati.
Al concilio furono denunciati brogli, perché erano stati ammessi alla votazione non vescovi e veri vescovi non avevano potuto votare, perciò, per annullare il verdetto, papa Leone I si appellò all’imperatore.
Nel 451 papa Leone I fece indire all’imperatore Marciano il IV concilio di Calcedonia, che fu parimenti pilotato e turbolento, anche questo concilio fu presieduto dall’imperatore, anche se il papa ne aveva richiesto, senza successo, la presidenza.
Il concilio depose Dioscoro, lo privò della sede vescovile e lo mandò in esilio, ora il papa e il nuovo patriarca di Costantinopoli, Anatolio, sostenevano la dottrina duofisica, in altre parole due nature in Cristo, che divenne la base della teologia occidentale e orientale, la maggior parte dei vescovi erano incompetenti in cose teologiche, quaranta di loro erano analfabeti.
Anche questo fu un sinodo di briganti, i vescovi fecero gazzarre, Dioscoro, prima osannato, fu abbandonato e destituito, definito ladro, assassino, lussurioso ed eretico, il concilio di Calcedonia decretò la supremazia del vescovo di Costantinopoli sull’oriente e stabilì che Costantinopoli aveva le stesse prerogative di Roma, però Roma era in svantaggio, perché la sede dell’impero d’occidente allora era a Ravenna.
Leone I Magno (440-461) affermava che il papa era il successore di Pietro, con l’autorità sui vescovi conferitagli da Cristo, per favorire il suo primato si servì anche dell’imperatore Valentiniano III, che era un debole. Comunque, nel V secolo il vescovo di Roma era il proprietario terriero più grande di tutto l’impero.
Papa Leone I (440-461) vietò agli schiavi di diventare sacerdoti, la chiesa prendeva le distanze dagli umili e si apriva agli aristocratici, infatti papa Callisto (217-222) era stato uno schiavo,  Leone  sosteneva che l’imperatore aveva ricevuto il suo potere da Dio, perciò aveva il dovere di combattere contro eretici e barbari, consigliava il digiuno e la mortificazione della carne, che portavano all’aggressività in battaglia, e proibì i contratti con i non cattolici.
Anche il governo imperiale aveva un certo interesse ad incoraggiare le tendenze centralizzatrici della chiesa di Roma, perciò gli eretici furono allontanati dagli uffici e dalle cariche, si diede la caccia a pelagiani e manichei, i cittadini furono invitati a fare la spia.
Leone I accusava gli eretici di essere falsificatori di scritture, i manichei perdettero la libertà contrattuale e il diritto di successione, il potere secolare seguiva le indicazioni della chiesa, anche se gli eretici arrestati formalmente erano inviati alla giurisdizione statale.
Della morte di Gesù, Leone discolpò Pilato e incolpò gli ebrei, così gli ebrei furono cacciati, espropriati e le loro sinagoghe incendiate, anche gli imperatori romani divennero intolleranti verso le altre religioni perché così volle la chiesa.
Nel 452 Leone I fermò Attila in Italia, forse pagò un riscatto, come si faceva allora, nel 455 però non riuscì a fermare i vandali di Genserico che giunsero a Roma e saccheggiarono la città, senza distruggerla, questo papa fu fatto santo nel 1754.
Contro Calcedonia, il monofisismo divenne dottrina ufficiale in Egitto e in Abissinia, mentre il nestorianesimo conquistò la Mesopotamia, contro Calcedonia ci furono rivolte in Egitto ed in Palestina, con i monaci sempre in prima linea. Nel 542 il monofisismo si diffuse in Egitto (copti e melchiti), in Siria, Etiopia  e Mesopotamia (giacobiti) e  in Armenia.
La resistenza a Calcedonia, che era a favore delle due nature, venne dai monofisiti, e portò alla separazione d’interi popoli d’oriente dal cattolicesimo e nell’VII secolo favorì l’espansione dell’Islam.
Nestorio era stato monofisita e aveva negato l’unione delle due nature in Cristo, nel 486 la dottrina dei nestoriani  divenne religione ufficiale di Persia e si diffuse in Arabia, India e Cina, poi, dopo l’avvento dell’Islam,  la chiesa nestoriana si chiamò chiesa caldea.
L’imperatore Marciano, la monaca Pulcheria e Leone I lavoravano in accordo, pare che Pulcheria,  malgrado avesse fatto voto di castità, pur essendo sposata, avesse rapporti sessuali anche con il  fratello.
Nel 457 ad Alessandria i monaci monofisiti fomentarono rivolte e fecero resistenza alle risoluzioni di Calcedonia, si rivoltarono anche in Palestina, dove occuparono Gerusalemme e misero a fuoco la città, così gli episcopati palestinesi caddero nelle mani dei monofisiti.
Allora l’imperatore Marciano, spinto dal papa, proibì la predicazione ai monaci dissidenti, proibì la costruzione di conventi e la costituzione di nuove confraternite, tolse ai monaci il diritto di fare testamento e di ereditare, poi li bandì, chi li accoglieva era minacciato di confische e deportazione.
Leone I cercò di isolare i monaci, mentre contro gli eretici ariani voleva l’uso delle armi e non il concilio o il dibattito religioso, pare che in Egitto i poveri contadini, sfruttati dai latifondisti greci, ad un certo punto si siano appoggiati anche ai monaci, come a Cartagine si erano appoggiati ai donatisti.
Alla fine del quinto secolo l’imperatore d’oriente Zenone (430-491), che era un fedele cristiano, voleva conquistare i monofisiti alla chiesa cristiana, per ricondurre il clero su una linea mediana e assicurare all’impero l’unità e la pace religiosa, inoltre desiderava riportare la chiesa orientale sotto la sua guida, non ci riuscì perché il vescovo di Roma fomentò una guerra civile sul suo territorio.
Allora a Roma papa Felice III (483-492) era figlio di un prete ed era maestro nel mettere i sovrani uno contro l’altro, sotto di lui divenne re d’Italia il goto Teodorico, mentre il successivo imperatore d’oriente, Anastasio I (491-518), si spostò verso i monofisiti, era allora patriarca di Costantinopoli, Eufemio (490-496), che era calcedoniano, cioè per le due nature in cristo, e perciò prese a parteggiare per Roma.
Nel 492 divenne papa Gelasio che volle dare ai suoi decreti lo stesso valore delle risoluzioni dei sinodi, perché si sentiva al disopra di tutti, però l’oriente lo disapprovò, cercò in tutti i modi di affermare il primato di Roma, per lui la giustizia statale era subordinata a quella della chiesa ed affermava che l’imperatore non era il capo della chiesa ma il suo difensore.
Per il papa, il nodo non era Calcedonia ma il primato su Costantinopoli, abolì l’ultima festività pagana e proibì la licenziosità e il divertimento, a Roma c’erano però chiese ariane e il papa era soggetto al re dei goti, Teodorico, che era cristiano, sotto il pontificato di Gelasio avvenne la conversione di Clodoveo, re dei franchi merovingi.
Nel 498 divenne antipapa Laurenzio, la sua elezione era stata ottenuta con l’oro di Costantinopoli, quindi era amico di Bisanzio, egli vendette seggi vescovili e favorì la corruzione, era favorevole a Teodorico, mentre il suo avversario, papa Simmaco, era contrario. Ci furono scontri e Simmaco fu quasi lapidato, fu ignorato il diritto d’asilo nelle chiese e nei conventi, ci furono saccheggi e le monache furono violentate.
A difesa della sua autorità e indipendenza, nel 501 papa Simmaco produsse una falsa documentazione, in altre parole lettere, ordinanze e atti conciliari falsi, che volevano dimostrare che il papa non poteva esser giudicato, malgrado fosse stato accusato di lussuria con una suora, affermò che i vescovi di Roma avevano l’innocenza e la santità ereditate da Pietro. Nel 506 Simmaco si contrappose all’imperatore Teodorico, che si era avvicinato ai monofisiti.
Nell’impero d’oriente vescovi e monaci si ribellarono all’imperatore monofisita Anastasio di Costantinopoli, sostenuti dal patriarca Macedonio II (496-511), il comandante militare Vitaliano, sostenitore di Calcedonia,  chiese all’imperatore d’oriente la reintegrazione dei vescovi calcedoniani cacciati, trattative con la chiesa di Roma e un concilio con l’obiettivo di riunificare la chiesa, ma l’imperatore Anastasio non seguì i suoi suggerimenti.
Dopo Anastasio, con la corruzione, divenne imperatore d’oriente Giustino I (518-527), un calcedoniano, appoggiato dai militari, che liquidò l’opposizione monofisita  del partito di Anastasio e impose il credo calcedoniano, poi perseguitò eretici, ariani e monofisiti.
Un’ondata di persecuzioni si abbatté sui monofisiti e sui monaci monofisiti, però in Egitto e Siria l’opposizione mostrava i denti, Giustino ebbe anche contro il patriarca d’Antiochia, Severo, che organizzò la resistenza armata e divenne santo della chiesa copta. Tra le altre misure repressive,  Giustino chiuse chiese ariane ed espropriò i beni di eretici, manichei, ebrei e pagani.
In Abissinia, Giustino prima inviò i missionari e poi le truppe, nel 527 gli successe il nipote Giustiniano, con l’aiuto dei generali Narsete e Belisario, egli fece grandi conquiste, si considerava capo della chiesa e i vescovi gli giuravano fedeltà.
Sotto l’imperatore d’oriente Giustiniano, i vescovi sovrintendevano alle tasse, agli approvvigionamenti, ai trasporti e avevano funzioni arbitrali, Giustiniano concesse alla chiesa poteri più ampi sui legati testamentari, mentre le donazioni alla chiesa restavano esenti dalle imposte di successione, com’erano esenti le attività commerciali della chiesa in Costantinopoli.
In cambio la chiesa sosteneva l’imperatore e le sue guerre, come lo sfruttamento dei sudditi, allora il popolo non sceglieva più il vescovo di Costantinopoli, ma lo facevano solo vescovi e nobili locali, la stessa evoluzione era avvenuta a Roma.
Giustiniano opprimeva il popolo con le tasse ed era bramoso della proprietà altrui, sosteneva una fazione cittadina che derubava le altre, però fu dominato da sua moglie Teodora, che aveva vissuto  in una casa d’appuntamento, aveva numerosi amanti, però  diceva di inseguire  le virtù.
A Roma, dopo una campagna militare, l’antipapa  Silverio fu deposto dal generale Belisario che impose come papa Vigilio (537-555), che gli aveva  offerto del denaro per la sua elezione, Vigilio  fece imprigionare Silverio e lo fece morire di fame, perciò fu simoniaco e assassino.
Teodora, aveva appoggiato Vigilio alla carica di vescovo di Roma perché voleva da lui un aiuto per fare patriarca di Costantinopoli il monofisita Antimo, però Vigilio poi gli negò questa collaborazione e perciò fu imprigionato dai due coniugi regnanti a Bisanzio.
Nel 553 Giustiniano volle un concilio a Costantinopoli e  in quella sede papa Vigilio fu costretto ad approvare le tesi del concilio volute dall’imperatore. Teodora era legata ai monofisiti, mentre il marito imperatore era stato sostenitore di Calcedonia, l’imperatrice fu generosa con monasteri e conventi, le piaceva assistere alle torture, mise i suoi favoriti in posizione chiave e confiscò i beni dei suoi avversari.
Giustiniano stabilì che gli eretici potevano lasciare i loro beni solo ai cattolici (allora erano chiamati così anche gli ortodossi d’oriente) e non potevano riceverne, essi persero i diritti civili, i loro beni erano confiscati e in caso di recidiva erano messi a morte.
Giustiniano approvò le conversioni forzate, perseguitò i monofisiti e voleva avvicinarsi a Roma, perseguitò montanisti, gnostici e borbonici, che praticavano la comunanza delle donne e l’onanismo per il controllo delle nascite. Nel II secolo  Montano rifiutava le gerarchie ecclesiastiche e voleva un ritorno alla purezza delle origini, per queste idee i montanisti si fecero massacrare.
Giustiniano proibì le donazioni e i lasciti testamentari a favore di pagani e costrinse questi al battesimo, pena la confisca dei beni, chi si opponeva perdeva diritti civili e i beni, ai dotti eretici o pagani fu impedito l’insegnamento, così fu chiusa l’Accademia di Atene, l’ultima grande università pagana, le sue proprietà furono confiscate e l’insegnamento della sua filosofia proibito.
Gli ultimi templi d’Egitto furono chiusi, compreso il tempio di Giove Ammone in Libia, poi si ordinò il battesimo coatto dei pagani, chi era al di fuori della chiesa cattolica era privato di tutti i diritti.
Poi Giustiniano si scatenò ancora contro l’ebraismo, considerata nei primi due secoli “religio licita”, gli ebrei furono parificati agli eretici, non potevano avere schiavi, non potevano testimoniare, né stare in un processo contro cattolici, s’impedì loro l’acceso agli uffici pubblici e in Africa le sinagoghe furono trasformate in chiese.
Come gli ebrei, anche i samaritani furono perseguitati, i loro beni furono confiscati e furono loro proibite le funzioni religiose sulla montagna sacra di Garizim, nel 484 essi avevano già subito una repressione sotto l’imperatore d’oriente Zenone, ora perdevano il diritto di indire sinodi, di battezzare, di costruire monasteri.
Nel 529 furono distrutte tutte le sinagoghe dei samaritani, essi non potevano più donare, alienare o ereditare, a Scitopoli la setta si ribellò, alcuni di loro si nascosero sul monte Garizim e furono sterminati, le loro classi superiori però si convertirono al cristianesimo, Giustiniano voleva  l’unità politico religiosa dell’impero romano d’oriente.
In occidente i vandali erano cristiani ariani, credevano all’origine divina del potere del re, dalla Scandinavia penetrarono in Germania, in Ungheria, in Gallia, in Spagna e in Africa del nord, nel 435 come federati si misero al servizio dei romani, nel 442 però crearono un loro impero germanico sotto Genserico.
I vandali erano avversari feroci del cattolicesimo, Genserico si alleò ad ariani e donatisti africani contro Roma, espropriò i cristiani cattolici delle loro terre africane, perciò a lui si unirono schiavi e coloni, spogliò chiese e monasteri, regalando le terre ai suoi guerrieri, fece dell’arianesimo religione di stato, per lui ariano e fedele alla sua corona erano sinonimi, perciò il clero cattolico romano si mise a cospirare contro di lui.
Dopo la conquista di Cartagine, Genserico espropriò il clero cattolico avversario, trasferì le loro chiese al clero vandalico ariano o le trasformò in caserme, perseguitò i cattolici, più per ragioni di sicurezza che di religione, perché per lui i cattolici erano nemici dello stato.
Pretese la conversione all’arianesimo dei suoi dignitari di corte, però combatté lussuria, pederastia, bordelli e prostituzione, ciò malgrado, i vandali furono calunniati, tra l’altro, in guerra fecero meno vandalismo di altri popoli.
Grazie alla distruzione del clero cattolico africano, per opera dei vandali, Roma, che perseguiva il primato, in occidente perse la concorrenza di Cartagine, nel 457 a Genserico successe suo figlio Unerico, che all’inizio fu più tollerante verso i cattolici perché era minacciato da Bisanzio, poi tornò a perseguitarli,  battezzandoli anche con la forza.
Quando divenne re dei vandali Ilderico (523-530), che era allora alleato di Bisanzio e di Giustiniano, richiamò i vescovi cattolici, restituendo loro le chiese, a causa di questo avvicinamento ai cattolici orientali, tradì anche un patto d’alleanza fatto con Teodorico.
Quando i bizantini ripresero il controllo dell’Africa, strappandola ai vandali, grazie alla loro flotta, al generale Belisario ed ai mercenari goti, la loro esazione fiscale fece rimpiangere l’avidità dei vandali.
In occidente, Teodorico aveva preso Ravenna con metodi sanguinari, ma poi cercò di salvaguardare la pace in politica estera, riconobbe la supremazia di Bisanzio e fu tollerante verso il cattolicesimo, riconoscendo l’autorità del papa, in quegli anni il generale Belisario, al servizio de bizantini, con una guerra lampo, conquistò gran pare l’Italia.
Nel 538 i goti di re Vitige assediarono Roma, per la fame, durante l’assedio, ci furono episodi di cannibalismo, per cacciare i goti, l’imperatore d’oriente Giustiniano inviò Belisario contro Vitige che fu sconfitto nel 540,  Belisario però saccheggiò Ravenna. Poi Vitige fu ospitato nella corte di Costantinopoli, come facevano gli antichi persiani, mentre i goti, com’era avvenuto con i vandali superstiti, furono mandati a combattere per Bisanzio contro i persiani e in Italia.
Giustiniano si alleò anche con franchi e combatté contro il re ostrogoto Totila, in nome della madonna conseguì vittorie su vandali e goti, perciò suo nipote Giustino II elesse la madonna patrona dell’esercito.
Nel 552 l’imperatore d’oriente Giustiniano, con l’aiuto de longobardi, distrusse gli ostrogoti e l’esercito goto, ora in Italia il papato si sentiva minacciato dai bizantini, Totila era divenuto re nel 540,  dopo che Ravenna era caduta in mano ai bizantini, era riuscito a conquistare gran parte d’Italia ma fu sconfitto e ucciso da Narsete nel 552, durante il suo regno aveva introdotto riforme di carattere sociale. Dopo queste vittorie bizantine a Ravenna si stabilì l’esarca di Bisanzio.
Con le vittorie di Giustiniano su vandali e goti, i ricchi si arricchirono ancora di più, le leggi sociali di re Totila furono abolite, i latifondi s’ingrandirono e la chiesa fece profitto, rifiorirono le istituzioni conventuali e il vescovo di Ravenna incamerò gli immobili della chiesa ariana.
Giustiniano impose sempre nuove tasse, ci furono perciò tumulti a Bisanzio che causarono molti morti, egli conquistò il nordafrica, sconfisse i popoli ariani, conquistò l’Italia, mentre i ricchi vescovi greci ubbidivano all’imperatore per conservare i loro privilegi.
Dal 568 i longobardi, altro popolo d’origine germanica, conquistarono molte zone d’Italia, soprattutto al nord, mentre la Spagna sudorientale cadde sotto il dominio dei visigoti.

Vol 3 – PARTE PRIMA

Quasi tutti i testi sacri sono stati scritti sotto falso nome d’autore, questa falsificazione ha percorso tutta l’antichità e fino al medioevo cristiano, della falsificazione fanno parte anche la donazione di Costantino e le false decretali pseudoisidoriane.
Falsi letterari esistevano presso greci, romani, indiani, egizi, persiani ed ebrei, la falsificazione era nella consuetudine, favorita dalla credulità della gente, perché il lettore era privo di senso critico e di malizia, perciò facile da fuorviare, si definiscono testi pseudoepigrafici quelli scritti sotto falso nome. Oggi le falsificazioni storiche e politiche non si servono di falsi autori ma di firme note, si limitano a manipolare le notizie, a omettere le notizie e a fare disinformazione.
La falsificazione o contraffazione presuppone l’idea di proprietà intellettuale e d’autenticità dell’opera dell’ingegno che nell’antichità non era tutelata come oggi, così numerosi scritti religiosi, grazie all’impostura della religione, sono entrati nella storia delle religioni sotto falso nome.
Con il fine di fare di dare autorevolezza alla propria propaganda, vi era il costume di porre gli scritti religiosi sotto l’autorità di nomi celebri, per dare maggiore risalto alle proprie opinioni, mentre il vero autore rimaneva in ombra. Del resto oggi c’è l’utile e la vanità della proprietà intellettuale, mentre allora non c’erano.
Oggi si parlerebbe di truffa letteraria, della quale però l’antichità non aveva regolamentazione giuridica, infatti, la legislazione antica non proteggeva la proprietà letteraria, ma solo il manoscritto. Forse da questo costume antico è nata anche la pseudonimia moderna, che si ha quando l’autore usa un altro nome o un nome d’arte, ma non per nascondersi. Comunque, in passato, a volte i falsi servivano anche a legittimare altri falsi.
Presso i romani, la falsificazione letteraria non era diffusa, però nel 181 a.c. a Roma si scoprirono dei falsi di Numa Pompilio, anche il medico Galeno (129-199) scoprì dei falsi sotto il suo nome, nel 1583 a Venezia fu rinvenuto un falso letterario attribuito a Cicerone, pare inoltre che Solone avesse interpolato un verso dell’Iliade, per consolidare le sue pretese sull’isola di Salamina.
Come succede oggi con i falsi museali, anche allora con i falsi si faceva profitto, certi testi, anche se falsi, acquistavano anche valore e soddisfacevano le richieste delle biblioteche, come quelle d’Alessandria e Pergamo.
Poi si crearono falsi a vantaggio di una causa e di un partito o per la propagazione della fede, a volte, invece di falsificare interi libri, s’interveniva su opere autentiche con interpolazioni, mutilazioni, correzioni o inserendo note nel testo, questa sorte la ebbero anche opere già nate false.
L’uomo è pervaso di paura e insicurezza verso la natura, passò dall’animismo, al culto degli antenati, al politeismo e al monoteismo, la credulità, alimentata dai persuasori occulti,  fa il resto, infatti, Pausania ebbe ad affermare che non è facile convincere la gente del contrario di ciò che essa è abituata a credere, anche a causa delle pregiudiziali opzioni ideologiche, di partito  o di fede.
In oriente e nel Mediterraneo era diffusa l’idea che Dio si era rivelato con leggi scritte, un’idea poi mutuata da ebraismo, cristianesimo e Islam. Per superare le assurdità e il caos delle religioni, il faraone Amenofi IV (1364-1347 a.c.) cercò di sostituire il politeismo con il culto del dio sole o Aton, da cui sembra che derivò l’Adonai degli ebrei reduci dall’Egitto, comunque, anche in Egitto prosperò la falsificazione religiosa e storica, naturalmente a vantaggio di alcuni faraoni contro altri faraoni deceduti.
Diceva Quintiliano, retore romano, che era impossibile confutare ciò che non era mai esistito e che era oggetto di fede, nell’antichità, per motivi religiosi e politici, si falsificavano anche gli oracoli e si dichiarava di aver assistito a portentosi segni divini.
Ciò malgrado, parecchi antichi ritennero gli oracoli trucchi e imbrogli, le falsificazioni dei greci furono superate da quelle fatte dagli ebrei sulle loro scritture e questi furono superati dai cristiani, tra i cristiani, nella battaglia per la fede, in pratica per il potere, l’accusa di falso fu lanciata da tutte le sette contro tutte le altre.
Le scritture sacre, o ispirate da Dio, videro per la prima volta la luce in Cina, in India e in Egitto, la letteratura sacra ebraica vide la luce dopo la cattività babilonese (6° secolo a.c.), mentre il canone ebraico fu fissato nel 100 d.c., ad esso si legarono anche i protestanti che rigettarono i libri deuterocanonici dei cattolici,  mentre tra i cristiani, molti gnostici rigettarono tutto il vecchio testamento in blocco.
La bibbia ebraica fu proceduta dalla tradizione orale e da altri libri smarriti, come il “Libro degli svegliati”, “Il libro delle guerre di Geova” e “Lo scritto del profeta Iddio”, citati nel vecchio testamento, anche il nuovo testamento cristiano fu preceduto dalla tradizione e da diversi vangeli, arrivati a noi incompiuti o in alcuni brani,  perché distrutti dall’opera censoria della chiese cattolica.
L’esistenza degli antichi patriarchi ebrei non è documentata da nessuna parte, Erodono (V secolo a.c.) ignora totalmente Mosè, l’unica fonte su di lui, come su Noè, su Abramo e Gesù è la bibbia, non si conosce la tomba di Mosè, anche se i monaci cristiani di Palestina tentarono di spacciarne una, com’è accaduto a Roma per la tomba di Pietro.
I libri biblici sono stati attribuiti a personaggi eminenti delle storie raccontate, però sono opera di più persone, restate anonime e comunque legate alla casta sacerdotale, la chiesa cattolica ha sempre combattuto la libertà in queste indagini e Pio XII nel 1906 sostenne la paternità di Mosè sul Pentateuco, che in realtà questa è opera di più persone, che scrissero nel corso di più generazioni, diverse da Mosè.
Nel vecchio testamento, come nel nuovo, ci sono strane ripetizioni e contraddizioni, che si spiegano solo con generazioni d’autori diversi, come una doppia storia della creazione, una doppia genealogia di Adamo, un doppio diluvio, anche re Davide a volte non sembra un personaggio storico, perché non è riportato sui testi storici, perciò le opere letterarie attribuite a lui, come i salmi, sono opera d’altre persone. La storia o mito di Davide assomiglia al mito di Romolo.
Salomone fu un grande costruttore però, con le tasse e il lavoro forzato portò Israele alla decadenza e alla divisione, nemmeno le opere letterarie attribuite a Salomone sono opera sua, forse nacquero in epoca ellenistica, perciò il suo libro, l’Ecclesiaste, divenne canonico solo nel 96 d.c., a Salomone sono stati anche attribuiti degli apocrifi.
Il libro di Giusuè è d’autore ignoto, databile nel VI secolo a.c., all’epoca dell’esilio babilonese, inoltre ha subito aggiunte e rimaneggiamenti, il libro d’Isaia è stato prodotto da diversi autori e fu completato nel 180 a.c., la maggior parte nacque sotto Alessandro Magno (336-323 a.c.), il libro d’Ezechiele fu rimaneggiato e solo un quinto appartiene ad un autore originale.
Il libro di Daniele fu composto al tempo di Antioco Epifanie (164 a.c.), mentre Daniele era vissuto nel VI secolo a.c. alla corte di Babilonia, il suo libro è l’apocalisse più antica e un’evoluzione  dell’escatologia ebraica.
I libri apocalittici degli ebrei sono stati composti da autori sconosciuti e poi attribuiti ad altri, come i falsi artistici, riportano sogni, estasi, rapimenti e catastrofi, anche i libri di Baruch sono falsi, furono redatti mezzo millennio dopo l’esistenza del profeta Baruch e finiti nel 50 d.c. Le falsificazioni avvenivano, malgrado l’avvertimento che falsificare la bibbia era un delitto.
Anche gli oracoli sibillini e le profetesse greche invasate raggiravano i credenti, i 14 libri degli oracoli sibillini furono falsificati, poi, come gli ebrei si richiamavano alla sibillistica pagana, i cristiani si richiamarono a quell’ebraica.
Anche i libri cristiani, apocrifi o canonici, furono interpolati e rimaneggiati, la sofisticazione doveva sostenere una fede e confutare gli avversari, le falsificazioni nacquero fin all’inizio e non cessarono mai, anche se qualcuno, per accertare i fatti, ha tentato di risalire alla fonte, perché si crede che l’acqua più pura sgorga alla fonte, non sa però se ciò valga per la religione, inoltre quest’opera è impossibile perché ci mancano gli originali.
La storicità di Gesù non è attestata né da Svetonio, né da Plinio il Giovane, né da Filone e né da Giusto di Tiberiade, l’unica fonte è il nuovo testamento. Gesù credeva all’imminente fine del mondo, per lui la sua generazione doveva essere l’ultima, dopo la morte di Gesù si attese il suo ritorno, egli non venne ed al suo posto s’installò la chiesa. A volte sembra che il cristianesimo si sia prodotto nella tradizione, senza un’esistenza provata di Gesù.
Per tutto il II secolo non ci fu canone fisso dei vangeli, ogni chiesa aveva il suo vangelo e i racconti sulla vita di Gesù, Marcione accoglieva solo il vangelo di Luca e le lettere di Paolo. Il primo libro dei giudeo-cristiani fu il libro degli ebrei, Clemente d’Alessandria, morto nel 215, usava indifferentemente il vangelo degli egizi, quello degli ebrei ed i vangeli canonici.
Dopo diversi concili, nel IV secolo fu fissato il canone cattolico ed il concilio di Trento del 1546 confermò definitivamente il canone. Non possono essere ispirati i vangeli, perché sono pieni di contraddizioni, i cristiani dopo le scritture, presero a falsificare anche le risoluzioni conciliari e i trattati, ciò malgrado, la chiesa ha garantito l’autenticità dei testi e l’ispirazione divina del canone.
Non possediamo l’originale di nessuno scritto della bibbia, il più antico libro di Marco è stato scritto in lingua latina, che Marco non conosceva, però sono arrivati a noi frammenti di papiri che risalgono al III secolo a.c.
Anticamente i libri erano manoscritti e i copisti, a volte, mentre copiavano facevano delle manipolazioni o inserivano delle note nel testo, anche per enfatizzare, ciò accadeva soprattutto nei primi secoli dell’era volgare.
Le frodi ingannavano i lettori, anche perché questi libri erano considerati ispirati, s’ingannavano i lettori sul nome dell’autore, sul luogo e sul tempo della stesura e s’inventavano i fatti, facendoli passare per rivelazioni.
I falsi furono fatti anche per creare una dottrina, per sostenere un partito della chiesa e per dirimere una controversia, si facevano falsi per dimostrare la fondazione apostolica di un vescovato, per ampliare la proprietà di un monastero e nel IV secolo si produssero anche false reliquie e false vite di santi, i falsi esaltavano una dottrina e gettavano discredito sulla dottrina avversaria.
Solo di rado si conoscono i nomi dei falsari, il falsario si sentiva inferiore al nome che usava, le contraddizioni bibliche dovrebbero attestare la falsità delle testimonianze, come avviene nei tribunali, accadeva che i falsificatori mettessero in guardia dai falsi degli altri, altri giuravano di dire il vero, si servivano di testimoni e, qualche volta, per avere credito, affermavano anche qualche verità.
Le falsificazioni avvenivano a sostegno della fede, nel IX secolo si presero a falsificare anche documenti papali, i quattro vangeli all’inizio furono tramandati in forma anonima, poi la chiesa dichiarò che quelli canonici risalgono agli apostoli.
Marco forse era un cristiano ex pagano, lo si riconosce dalla sua polemica antigiudaica, forse il vangelo di Matteo fu opera di una scuola intera, anche gli atti degli apostoli nacquero anonimi, il quarto vangelo è opera non dell’apostolo.
Dionigi d’Alessandria, morto nel 265, negò che l’apocalisse fosse opera dell’apostolo Giovanni, forse fu opera di Cerinto e di Giovanni il Presbitero, anche se l’autore dell’apocalisse si firma con il nome dell’apostolo e si presenta come testimone dei fatti.
Nemmeno le epistole di Paolo sono autentiche, soprattutto le lettere a Timoteo, a Tito, quella ai Colossesi, anche se la seconda lettera ai Tessalonicesi è firmata da Paolo, è stata manipolata la lettera agli efesini e la lettera agli ebrei che, fino al IV secolo, non era giudicata né apostolica, né canonica.
Le epistole cattoliche, attribuite a Pietro, Giovanni, Giacomo e Giuda, solo nel IV secolo furono inserite nel canone, per Lutero la I epistola di Pietro  era contraffatta e nel 200 il canone Muratori della chiesa romana non la menzionava, lo stesso canone non menzionava le epistole II e III di Giovanni e l’epistola di Giacomo che era respinta da Tertulliano, Origene e Lutero.
Le interpolazioni dei testi furono numerose tra i cristiani, per esaltare Cristo e per far passare opinioni, le epistole di Paolo furono rimaneggiate da Taziano, per motivi estetici, e da Marcione per i contenuti.
Girolamo, per incarico di papa Damaso I (366-384), fece una revisione delle bibbie latine e creò la Volgata latina, così facendo modificò numerosi passi, però nel XVI secolo il concilio di Trento dichiarò autentica la sua Vulgata.
La trinità era conosciuta nel mondo pagano, mancava nel cristianesimo dei primi secoli e  s’impose tra i cristiani nel IV secolo, Gesù non aveva nessuna concezione trinitaria, per sostenere la fede nella trinità, furono create le interpolazioni false di Matteo e Giovanni, infatti, gli antichi manoscritti greci mancano del passo di Giovanni I (5,7) che accenna al padre, al figlio ed allo spirito santo.
Molte falsificazioni hanno influito, in maniera determinante, sullo sviluppo della dogmatica della chiesa, sulla sua politica e sulla sua storia, la scorta di documenti contraffatti è illimitata.
Tanti teologi antichi consideravamo apostolici molti libri poi definiti apocrifi, ogni chiesa aveva il suo vangelo, a causa della lotta per il primato e il potere, poi la chiesa definì non autentiche o apocrife alcune scritture. E’ anche vero che i concili cercarono di mettere ordine al caos delle scritture e perciò, a tale fine, dichiararono apocrifi alcuni scritti.
Anche gli apocrifi furono scritti da cristiani e servirono a diffondere il cristianesimo, alcuni di essi furono rimaneggiati e falsificati, a volta, alcuni falsi erano attribuiti ad avversari per screditarli, tutti i santi dirigenti delle chiese si rinfacciavano i falsi. Il vescovo Eustazio d’Antiochia accusò il vescovo Eusebio di Cesarea di aver falsificato il credo di Nicea del 325, alcuni apocrifi erano più antichi di scritti poi divenuti canonici.
Il vangelo dei nazareni aveva tratti in comune con il vangelo di Matteo, come il vangelo degli ebioniti, che non credevano alla nascita verginale di Gesù ed erano vegetariani. Nel vangelo degli ebrei la madre era lo spirito santo, nei primi secoli circolarono anche falsi attribuiti a Gesù, il vangelo apocrifo di Pietro, scritto nel II secolo, fu scoperto solo nel 1886.
L’apocalisse di Pietro era commentata da Clemente d’Alessandria, considerata ispirata da Metodio e inserita nel canone cattolico di Muratori, alla pari dell’apocalisse di Giovanni. Nel IV secolo nacque anche l’apocalisse di Paolo, che accennava ad una discesa di Paolo all’inferno, di cui si descrivevano le pene, ad essa s’ispirò anche Dante per scrivere la divina commedia.
Esistono anche vangeli attribuiti a Maria, nel protovangelo di Giacomo si parla della fanciullezza di Maria, questo vangelo fu accettato in oriente e rifiutato in occidente, la Didaché, o dottrina dei dodici apostoli, fu scoperta nel 1883 e risale al secondo secolo.
Le costituzioni apostoliche, in otto volumi, contengono dottrina, diritto e liturgia, nacquero nel 400 in oriente, i primi sei libri furono attribuiti agli apostoli, anche la professione apostolica di fede del IV secolo conteneva il credo ufficiale attribuito agli apostoli, forse il primo nucleo nacque alla fine del II secolo a Roma.
Le storie o atti degli apostoli, sono apocrifi databili II e III secolo, poi furono contraffatti, tra di essi, gli atti di Giovanni furono respinti da Eusebio ed Agostino, questi scritti erano di supporto alla campagna d’evangelizzazione, gli atti di Pietro integravano la storia canonica degli apostoli e gli atti di Paolo erano raccomandati da Origene ed Eusebio, gli atti di Pilato nacquero per  testimoniare l’esistenza storica  di Gesù e per parlare del suo processo.
Nel III secolo fu falsificato Clemente Romano, papa Zefiro (199-217) produsse un falso trattato attribuito a Tertulliano, anche Attanasio fu falsificatore e scrisse un’opera di tendenza antiebraica, il vescovo Apollinare scrisse sotto il nome d’Attanasio, inoltre sotto il nome di Ambrogio esistono molti falsi.
E’ falso il carteggio tra Girolamo e papa Damaso, è falso il Liber Pontificalis, registro ufficiale dei papi che, fino ai papi del IV secolo, non ha valore storico, esistono anche falsi attribuiti ad Agostino, tra i falsificatori si cita Hieronymus Vignier, morto nel 1611, un oratoriano noto come falsificatore di documenti.
Tommaso D’Aquino fu sedotto da un falso attribuito a Dionigi l’Aeropagita, il vero autore era, in realtà, un monofisita anonimo, la lettera di Pilato rende testimonianza alla resurrezione e all’ascensione di Cristo, perciò la chiesa copta venera Pilato come santo.
I cristiani fecero carte false per dimostrare il parto virginale di Maria, contestato da ebrei e giudeocristiani. Nel II secolo prese vita un carteggio tra Paolo e il filosofo stoico Seneca (4 a.c. e 65 d.c.), che fu poi dichiarato falso da Erasmo da Rotterdam, comunque, grazie a questo falso, i primi cristiani giunsero ad annoverare Seneca tra santi cristiani.
Nel 64 d.c. Nerone accusò i cristiani di aver incendiato diversi quartieri Roma, forse i cristiani erano innocenti o forse l’incendio non era doloso, Svetonio e Tacito accennano al processo ai cristiani, questi fatti testimoniano la presenza a Roma di una setta di cristiani,  giudei o gentili convertiti, ma non dell’esistenza del Gesù storico o dell’arrivo a Roma di Pietro.
I romani erano tolleranti in fatto di religione, esentarono gli ebrei anche dal sacrificio a favore dell’imperatore, per due secoli i cristiani non furono perseguitati, poi iniziarono le persecuzioni e tanti, per sfuggire alla condanna, rinnegarono la loro religione, fu Diocleziano (morto nel 313) che si accanì contro quelli che non facevano il sacrificio all’imperatore.
Le persecuzioni iniziarono all’inizio nel 250, sotto l’imperatore Decio, la chiesa però ha cercato di far credere che fino ad allora la chiesa di Roma aveva avuto 11 vescovi martiri su 17, queste sono leggende, questi primi papi non sono personaggi storici, mentre agli inizi del IV secolo i papi, per sfuggire alle persecuzioni, erano spesso apostati.
Il culto dei martiri cominciò nel III secolo, tra di loro vi erano pochi vescovi che però, al sicuro, incoraggiavano gli altri alla resistenza, incredibilmente la moglie di Pietro, Tecla, per tradizione è considerata martire e santa, si afferma che le sue presunte reliquie sono conservate a Milano.
Gli atti persiani dei martiri, che si presentano come storia vera e non come una leggenda, narrano di torture e di morti cruente di cristiani, in realtà i martini cristiani non furono molti, alcuni furono fatti santi e di loro si parla  nel Martirologo romano.
Secondo le cronache a noi tramandate, nei primi tre secoli questi martiri  sarebbero stati circa 1.500, ma forse sono stati meno, Origene affermava che erano stati pochi e facili da contare. Ciò malgrado si crearono falsi martiri e falsi episcopati sui loro nomi, attribuendo ad ogni sede vescovile una discendenza apostolica, tutti gli elenchi vescovili che contengono una successione apostolica sono falsi.
I nomi dei vescovi romani sono incerti fino al 235, anche Bisanzio seguì la strada di Roma  e nel IX secolo fece risalire il suo patriarcato all’apostolo Andrea, che così sarebbe divenuto il primo vescovo di Costantinopoli.
La chiesa d’Alessandria aveva come capostipite Marco, le cui spoglie furono poi trafugate dai veneziani, la lista alessandrina dei vescovi fu accettata anche da Eusebio, in realtà, il primo vescovo d’Alessandria fu Demetrio (189-231).
Corinto e Antiochia, in concorrenza con Roma,  dicevano di aver avuto come primo vescovo Pietro, in realtà il primo vescovo di Roma fu un certo Lino, la successione apostolica di Antiochia fu inventata nel III secolo da Giulio Africano.
La successione apostolica della chiesa armena era fatta risalire a Taddeo e Bartolomeo e, a volte, a Cristo stesso, invece il primo vescovo d’Edessa fu Kune, morto nel 313. Nel IV secolo si parlava di una lettera di Gesù caduta dal cielo, che serviva a dimostrare che la resurrezione di Gesù era avvenuta, con il tempo queste lettere celesti divennero sempre più frequenti.
La lotta tra i vescovadi d’Aquileia, Ravenna e Grado fu accompagnata da documenti falsi, con i falsi, Barnaba diventò primo vescovo di Milano, in Gallia nel V secolo Arles mirava alla supremazia su Marsiglia, Narbona e Vienne, perciò si affermò che la sede vescovile di Arles risaliva al santo Trofimo, discepolo di S. Pietro, tutta questa falsificazione era stata opera del vescovo Patroclo.
In Renania la città di Metz si richiamò a Clemente, Treviri ai discepoli di Pietro, Magonza a Crescenzo, discepolo di Paolo, a Treviri si falsificarono atti conciliari, per impedire che Colonia divenisse sede metropolita. Tutti questi falsi ebbero un imprimatur ecclesiastico, perché la chiesa arrivò a sostenere che dove c’era una sede vescovile era passato un apostolo, un suo discepolo o un successore di questo.
Nel IV secolo s’interpolarono i testi del II secolo, con il concilio di Calcedonia del 451 si fabbricarono diversi falsi, nel IV secolo le zuffe d’interesse tra monasteri e vescovadi portarono a manipolazioni di documenti, con i falsi si promosse il culto di santi, s’inventarono miracoli e reliquie.
Con i falsi si credeva di servire la religione, la missione cristiana giustificava l’inganno, il fine santificava i mezzi, i falsi erano bugie necessarie perché il popolo era fatto di bambini, anche Platone sosteneva che si poteva utilizzare la menzogna a fin di bene, anche Filone consigliava l’uso della bugia, per il bene degli individui e della patria, forse è stato lui l’inventore della propaganda di stato.
Aveva affermato Paolo: “Se a causa della mia menzogna si glorifica Dio, perché io devo essere biasimato?”, anche per Clemente la menzogna e il raggiro si potevano usare a fin di bene, cioè per la salvezza dell’anima, per Origene la menzogna poteva essere un farmaco, perché anche Dio poteva mentire con lo scopo di realizzare un piano di salvezza.
Giovanni Crisostomo sostenne la necessità della menzogna, sempre con lo scopo di salvare l’anima, infatti, anche i medici, a volte, ingannano i malati con i placebo e con la suggestione, con il fine buono di portarli a guarigione.
Infatti, secondo Giovanni Cassiano di Costantinopoli, la bugia era salutare come i farmaci, tra i vizi egli non citava l’inganno, anche per Tommaso D’Aquino, per la causa del cattolicesimo, era lecito ingannare e i gesuiti hanno condiviso l’idea che mentire sia utile per una buona causa.
Gesù fece 38 miracoli, 19 di essi sono narrati solo da Marco, anche l’apostolo Taddeo, secondo Eusebio, faceva molti miracoli, leggendo i vari evangelisti, alcuni miracoli, a causa delle contraddizioni di cui si è parlato, a volte sembrano fatti a favore di una persona a volte a favore di più persone.
Nei tempi in cui erano di moda i vaticini e le divinazioni, tutti credevano ai miracoli, per denigrare i miracoli al massimo si potevano attribuire al diavolo, però alcuni dei miracoli attribuiti a Gesù erano già stati fatti da altri, prima che egli nascesse.
Budda aveva camminato sull’acqua e placato le tempeste, a Babilonia certi Dei rianimavano i defunti, il salvatore Asclepio, Osiride e Attis resuscitarono dalla morte. Tutti credevano alle divinità inviate dal cielo come redentori, salvatori e pastori, nati da una vergine, le divinazioni profetiche e i vaticini avevano  molto credito.
Però sulle profezie si fecero delle forzature, i profeti ebraici generalmente avevano scritto riferendosi al passato già verificatosi, per la chiesa mille passi degli antichi profeti avevano già parlato di Gesù, in realtà, questi profeti si riferivano ad altri personaggi.  I prodigi dei profeti e di Cristo furono, con il tempo, ampliati ed arricchiti, infatti, il miracolo si fonda sull’esagerazione, perché per Dio niente è impossibile.
Dopo Cristo i miracoli furono attribuiti ai martiri cristiani che, si narrava, avevano sopportarono coraggiosamente le torture, poi questi santi continuarono i loro miracoli anche dopo la morte, dei martini si conservarono anche le reliquie, a volte questi martiri della tradizione non erano mai esistiti.
Dopo Costantino non ci furono più martiri cristiani, anche perché ora era il cristianesimo a fare martiri, al posto loro vennero monaci e asceti che facevano miracoli, non poteva esserci un santo senza miracoli e chi li faceva era acclamato santo dal popolo, in un secondo tempo, per la loro canonizzazione, ci volle la certificazione dei loro miracoli da parte del papa, che così accentrava sempre più funzioni e poteri, mentre fedeli e vescovi ne erano esclusi.
Si credeva che i poteri taumaturgici del santo deceduto fossero conservati nelle ossa del suo scheletro, perciò delle ossa di santi si faceva incetta e mercato, tuttavia si alzò qualche voce critica e Benedetto XIV (1740-1758) dichiarò solennemente che l’inserimento di un nominativo nel Martirologo romano, non dimostrava assolutamente la santità del soggetto.
Allora si diceva che San Benedetto aveva fatto sgorgare l’acqua dalla roccia, che fece resuscitare due persone e fece camminare sull’acqua un suo discepolo, si credeva che anche Agostino fece resuscitare un morto.  Nel medioevo, oltre ai miracoli salutari, si credeva anche ai miracoli punitivi dei santi cristiani, una specie di magia nera, in certi vangeli apocrifi anche Gesù bambino aveva fatto miracoli del genere.
Fino al quinto secolo si veneravano i santi ma non Maria, poi anche Maria ebbe santuari, venerazione e fece miracoli, per il popolo certe invenzioni mitiche avevano il peso della verità, inoltre per gli antichi non si faceva distinzione tra romanzo storico e storia vera, come non si faceva distinzione tra storia e leggenda. Questa credulità fruttò alla chiesa credito, potere e ricchezze.

Vol 3 – PARTE SECONDA

Nel primo millennio i santi, per il credito che riscuotevano, furono canonizzati direttamente dal popolo, poi i papi si riservarono il diritto di beatificare e santificare, oggi si può affermare che non è Dio ad avere bisogno dei miracoli, ma la chiesa, con lo scopo di mantenere il suo potere e di accrescere le sue ricchezze, i santuari, infatti, sono stati sempre molto ricchi.
Per la chiesa solo i suoi miracoli, da essa certificati, sono autentici, eppure ne hanno fatto anche Budda e Krishna, anche il pagano Apollonio di Tiana fece miracoli, anche se furono attribuiti da Giustino e dalla chiesa all’opera del diavolo.
Con le crociate, l’oriente si rivelò per la chiesa un patrimonio di reliquie, che spesso erano comprate o sottratte in guerra, infatti le ossa di Marco finirono da Alessandria a Venezia, anche i primitivi usavano custodire resti di persone venerate, di Budda furono distribuiti tra i seguaci le ceneri, le ossa, i capelli, i denti e il bastone; di Maometto si conservarono i peli della barba, invece l’ebraismo non aveva il culto delle reliquie, in Israele chi toccava il cadavere di una persona era impuro per sette giorni.
Il culto cristiano delle reliquie si ricollegava anche al culto degli eroi semidei pagani, che erano stati guerrieri eccellenti, fondatori di templi, di città e di dinastie, i greci conservavano le loro ossa, per averne protezione, su un sepolcro elevato al centro della città, oppure erano inserite in un reliquario ed erano portate in processione.
Le tombe degli eroi erano luoghi di guarigione e di divinazione, gli antichi però non frazionarono i resti degli eroi, né praticarono il commercio delle reliquie, come avvenne tra i cristiani, presso i quali la tomba del martire divenne oggetto di culto, ancora prima del culto delle immagini.
Le reliquie potevano essere primarie, come la testa, e secondarie, come un dente, e da contatto,  come indumenti od oggetti venuti a contatto con i santi, allora  si credeva anche che le ossa dei santi trasudassero olio santo profumato. La raccolta delle reliquie divenne così diffusa che, appena moriva un monaco stimato, si accorreva al suo capezzale per appropriarsi del suo cadavere, che poi era sezionato.
La prima traslazione della salma di un martire ebbe luogo ad Antiochia nel 354, fu trasportato il corpo del santo Babila a Dafne, con lo scopo di contrastarvi il culto d’Apollo, poi Cirillo trasportò i corpi dei due martiri, Ciro e Giovanni d’Alessandria, a Menuthis, per far dimenticare il culto di Iside, già praticato in questa città.  Nel 386 Ambrogio scoprì le ossa dei martiri Gervasio e Protasio e le spedì dappertutto.
Quindi si diffuse l’usanza di custodire il resto dei martiri sotto l’altare, così l’altare divenne una tomba consacrata e ogni chiesa volle avere le reliquie di un santo per il suo altare, ancora oggi perciò l’altare delle chiese ha la forma di un sarcofago.
Si eseguivano i giuramenti sopra le reliquie, che erano portate anche in guerra, per appropriarsi di reliquie si allestivano campagne militari, fino al XIII secolo l’acquisizione privata o libero commercio di reliquie avvenne liberamente, senza alcun controllo da parte della chiesa.
Per sfuggire all’inferno, i comuni cristiani si portavano le reliquie dei santi nella tomba e, poiché Teodoreto e Gregorio I Magno (560-604) avevano affermato che il più piccolo frammento di reliquia aveva la stessa efficacia di uno scheletro intero, si prese a frantumare gli scheletri dei santi. Inevitabilmente ci furono anche delle truffe, vendendo per ossa di  santi martiri ossa di comuni mortali e anche d’animali.
Così si smembrarono cadaveri e si frantumarono strumenti di tortura che si diceva avessero straziato i martiri, come avvenne con la presunta croce di Cristo, Gregorio Magno I (590-604) spediva ai sovrani schegge della croce di Cristo e capelli di Giovanni Battista, anche Bonifacio IV (608-615) esportò in Francia ossa di santi.
Al concilio d’Efeso del 431, Cirillo, con la corruzione, impose il dogma di Maria madre di Dio, così le sue immagini entrarono per la prima volta nelle case dei cristiani d’oriente, poi dal VII secolo Maria diventò la patrona e la regina degli eserciti cristiani.
Dal V al VI secolo si sviluppò il commercio di reliquie mariane, erano venerate reliquie del suo abito e a Monaco il suo pettine, la riforma protestante respinse la venerazione delle reliquie che fu però ripristinata dal concilio di Trento, anche perché il culto delle reliquie era collegato a quello dei santi martiri e ai pellegrinaggi, con gli interessi economici che ne scaturivano. Anche il culto delle immagini fu difeso perché collegato a rappresentazioni artistiche vendute dai monasteri.
Come gli ebrei e gli arabi, anche i cristiani adottarono le processioni, i cristiani facevano voti come avevano fatto i pagani, anche i pagani, come i cristiani, avevano portato ai templi offerte votive ed ex voto, come riproduzioni di arti guariti.
Nei templi pagani e cristiani si portavano in dono anche animali e parte dei bottini di guerra, in quei luoghi tutti chiedevano guarigioni e perciò i templi diventarono anche degli ospedali,   l’uso di dormire nei luoghi sacri, per averne delle visioni, risaliva ai pagani. I templi pagani e cristiani divennero anche banche, dove si custodivano ricchezze e si facevano transazioni finanziarie.
I pellegrinaggi furono praticati in Cina dai confuciani, in Egitto e in Grecia, alla fine del V secolo a.c. Asclepio diventò il più importante dio di salvazione, era taumaturgo e redentore e fu deificato, sedava le tempeste e resuscitava i morti, alla fine ascese in cielo. Strane queste coincidenze con Cristo, tanti miti pagani furono metabolizzati dal cristianesimo e attribuiti a Cristo.
Epidauro, nel Peloponneso, dal VII al V secolo a.c. fu una specie di Lourdes cristiana, vi si facevano cure traumatologiche e idriche, aveva un albergo per pellegrini, si diceva che più importanti erano le donazioni fatte al santuario, maggiore era le probabilità di guarigione, ingegnoso questo stratagemma dei sacerdoti!
Ciò che fu Asclepio in Grecia, lo divenne nel II secolo a.c. Serapide in Egitto, dove aveva 42 templi e ospedali, Pacomio, il fondatore del monachesimo cristiano, era un medico che aveva servito in precedenza Serapide.
In Grecia nei templi s’interpretavano i sogni e si spiegavano gli oracoli, anche Artemide era considerata eternamente vergine, anche Iside era rappresentata come una vergine con il bambino in braccio, era anche detta la madre di Dio, in un suo tempio c’era anche una banca. Presso alcuni templi pagani  si praticava anche la prostituzione sacra.
Pian piano il pellegrinaggio religioso divenne obbligatorio a Gerusalemme, a Roma, con i giubilei, ed alla Mecca e nessuno si presentava ai santuari a mani vuote. Con la riforma religiosa di Costantino, decaduto il pellegrinaggio alle tombe degli eroi pagani, nel IV secolo si affermò il pellegrinaggio cristiano,  favorito da Elena, madre di Costantino.
Le chiese presero ad esibire frammenti della croce di Cristo, i quali erano autenticamente falsi, poi si prese a venerare il sangue e il prepuzio di Cristo, che era portato in processione e venerato da Santa Brigida di Svezia,  perciò nel 1426, ad Anversa, esisteva la confraternita del santo prepuzio.
Nei luoghi di pellegrinaggio cristiani, com’era accaduto al tempo del pagano Asclepio, avvenivano guarigioni miracolose, con esorcismi erano curati i posseduti e gli invasati, detti anche indemoniati, che erano spesso solo degli epilettici o dei malati mentali.
In Palestina monaci devoti erano in grado di indicare tutti i luoghi citati dalle scritture, Girolamo credeva che in quella terra fossero sopravvissute anche le impronte di Cristo, poi a Gerusalemme si prese l’abitudine di asportare, per fede, la terra dal monte degli ulivi, con il rischio di trasformare l’altura in una pianura.
Nei luoghi di culto, per curare i malati, si faceva uso di acqua consacrata, si fece anche traffico di oggetti benedetti e di souvenir, di amuleti e portafortuna per pellegrini. Se i cristiani adoravano immagini, senza essere idolatri, bisogna ricordare che all’inizio dell’era cristiana, in pratica, nemmeno i pagani  identificavano più le immagini con gli dei, non erano poi così sciocchi.
In epoca ellenistica il santo asceta Apollonio di Tiana non celava la sua impudicizia e le sue mortificazioni corporali, seguendo questo costume, dalla seconda metà del IV secolo nacquero in Egitto comunità monastiche, la santità si riconosceva dal cattivo odore.
Alcuni di questi monaci, soprattutto in Siria, si riconoscevano perché, pregando, stavano immobili sotto la pioggia, invece gli stiliti stavano accovacciati su una colonna, in Siria, prima della croce, adottata come simbolo cristiano solo nel IV secolo,  il pesce divenne il simbolo del Messia, dei cristiani e di Cristo.
Si diceva che Gesù era nato sotto il segno dei pesci, la tiara papale, di origine babilonese, ha la forma della testa di un pesce, gli antichi pescatori palestinesi avevano come totem un pesce, inoltre i re pescatori merovingi francesi, che si dicevano discendenti di Cristo, avevano per simbolo un pesce.
Il santo Simeone da una colonna faceva miracoli e riceveva offerte, quando nel 459 morì, seicento soldati di Antiochia dovettero proteggere la sua salma da chi voleva farne reliquie. La polvere di luoghi sacri o uomini sacri era considerata naturale veicolo di benedizione, con capacità terapeutiche, il fervore religioso spesso sfociava nell’estasi.
Nella città di Seleucia era venerata la santa Tecla, discepola di Paolo, c’erano le sue reliquie e si diceva facesse  miracoli, i pellegrini facevano donazioni per riceverne aiuto e i suoi santuari, per difendersi dai briganti e preservare le loro ricchezze, erano muniti come fortezze.
Poiché presso i Pagani anche Ermete era stato rappresentato avvolto in fasce in una stalla,  i racconti dell’infanzia di Gesù furono accolti bene dal popolo; poiché i miracoli erano frequenti e straordinari,  Agostino cercò di registrarli.
Una Lourdes cristiana era nel santuario di Mena, in Egitto, nel IV e V secolo questo santo, quando  i cristiani abbandonarono l’obiezione di coscienza, divenne protettore dei combattenti cristiani, Mena era un guaritore e, con olio ed acqua benedetta, venduti in ampolline, guariva gli infermi.
Questo santuario era così ricco che l’imperatore Zenone, per proteggerlo dai banditi, vi mise una guarnigione di 1.200 uomini. In Egitto un’altra sede di pellegrinaggio cristiano era a Menuthis, vicino ad Alessandria, dove era stato un tempio pagano dedicato a Serapide o Iside, vi si facevano miracoli ed oracoli.
I santi cristiani Teofilo e Cirillo cancellarono da quel luogo il culto di Iside, per imporvi il culto cristiano, per fare questo Cirillo vi trasportò le ossa di due presunti martiri cristiani, Ciro e Giovanni, e le collocò nella chiesa degli Evangelisti di Menuthis, cioè nello stesso santuario prima dedicato ad Iside.
A Costantinopoli erano venerati i santi guaritori cristiani Cosma e Damiano,  contraltare dei pagani Castore e Polluce, i tedeschi divennero estimatori dei due santi e le loro reliquie oggi sono venerate a Monaco, questi due santi erano favoriti anche dai gesuiti e divennero patroni delle corporazioni e delle confraternite.
A Roma, sia pure tardivamente rispetto all’oriente, si millantarono più tombe di martiri che in qualsiasi altro luogo, papa Damaso era dedito a scovare tombe di martiri, alle cui tombe poi favoriva il pellegrinaggio.
Nel VI secolo a Roma vi erano dozzine di tombe di santi, assieme a quelle di Pietro e Paolo, si distribuivano, in loro nome, ampolle e si costruirono chiese su di esse, che poi si riempirono d’offerte votive e di preziosi.
I ricchi regalarono alle chiese anche latifondi, anche gli imperatori fecero ricche donazioni ed il Liber Pontificalis era anche un registro di queste donazioni, così nel IV secolo Roma divenne ricchissima di chiese.
Socrate cercò di indurre gli uomini a pensare in modo autonomo, facilitato dal fatto che, nel mondo greco-romano, l’istruzione serviva a sviluppare la conoscenza, cioè era legata alle cose terrene. Invece presso gli ebrei l’istruzione era legata alla religione, nel giudaismo rabbinico educazione e religione andavano di pari passo, le scuole erano collegate alle sinagoghe e non erano aperte alle donne, i rabbini o maestri erano venerati.
Malgrado Agostino avesse confessato che la bibbia gli sembrava una fiaba per bambini, anche i cristiani puntarono all’educazione religiosa ed abbandonarono quella laica, assieme alla ricerca della conoscenza, Dio diventava il vero ed unico fine della conoscenza, mediato dalla chiesa.
Origene e Crisostomo non erano interessati al mondo visibile, per Clemente, Origene e Crisostomo la pena era un mezzo educativo, per Agostino il padre doveva essere il vescovo della famiglia, la donna doveva essere a lui sottomessa e i figli dovevano obbedienza ai genitori.
Però per la chiesa questo principio poteva essere derogato, perché se i figli decidevano di diventare sacerdoti, il parere contrario dei genitori non contava.
Paolo aveva messo i cristiani sull’avviso del pericolo della filosofia e della scienza, i primi cristiani erano ignoranti e Tertulliano riconobbe che tra i cristiani gli idioti erano la maggioranza, perciò il pagano Celso accusava i cristiani di stare alla larga dalle persone colte, per associarsi solo agli incolti.
I monaci disprezzavano la scienza, ritenendola antagonista della fede, per loro l’ignoranza era il presupposto di una vita virtuosa, alla fine del IV secolo, nelle zone desertiche d’Egitto vivevano 24.000 asceti che praticavano il digiuno per rafforzare l’anima, fame, sporcizia e lacrime erano il loro più grande ideale cristiano.
Questi uomini a volte erano nudi e pascolavano l’erba come le bestie, si diffusero fino in Etiopia, dove in certi casi fecero piazza pulita dell’erba e perciò vennero scacciati da pastori, i più noti asceti egiziani erano analfabeti, come l’altro fondatore del monachesimo cristiano, dopo Pacomio, cioè Antonio Abate.
Nel 190 il vescovo Ireneo non sapeva scrivere, papa Zefirino era ignorante ed al sinodo di Antiochia (324-325) la maggioranza dei vescovi era incompetente in materia ecclesiastica, al concilio di Calcedonia del 451, 40 vescovi erano analfabeti, ancora per due secoli i dirigenti della chiesa avrebbero respinto la cultura dei gentili.
Nel 172 Taziano  condannava la cultura greco-romana, Ermia giudicava inutile la filosofia, Ignazio di Antiochia respingeva l’istruzione e i contatti con il paganesimo, nel 180 il vescovo di Antiochia, Teofilo, proclamò la cultura greca come immorale e senza valore.
Solo Ireneo ed Origene conoscevano la cultura classica, anche se la rigettavano, i classici ed Omero erano accusati di corrompere la gioventù, anche Tertulliano condannava la cultura pagana, per lui solo la fede era importante.
Nel IV secolo Anobio di Sicca condannava gli dei, la letteratura mitologica, l’architettura e le arti figurative dei gentili, per lui solo il cristianesimo poteva fornire la verità, questo santo faceva risaltare la bassezza del mondo pagano.
Generalmente dai primi cristiani il teatro greco era definito immorale, perché presentava storie di violenze, di lussurie e d’adulterio, si riteneva che attraverso il teatro entrassero nel cuore umano anche i vizi.
Per Girolamo anche la musica delle scene era una minaccia per la morale, secondo Lattanzio gli dei insegnavano solo malaffare e malvagità, per lui nel teatro si rappresentava quanto c’era d’infame ed esecrabile. Pèrciò nel IV secolo, al concilio spagnolo di Illiberris, si proibì l’unione tra cristiani ed attori, oltre a quella tra cristiani ed ebrei.
Da giovane Agostino era stato attratto dal teatro pagano ed aveva anche scritto un pezzo per il teatro, poi esaltò le rappresentazioni cristiane, che erano in antitesi a quelle pagane, e definì il teatro pagano frivolo, sudicio e svergognato, ancora nel XX secolo Leone XIII vietò tutti i libri e i film immorali.
Nel IV secolo il cristianesimo non aveva considerazione tra le persone colte, ma tra gli schiavi e la gente minuta, però il cristianesimo già sentiva il bisogno di persone colte e corteggiava i ricchi, fino al VI secolo i cristiani non ebbero scuole proprie, poi Clemente d’Alessandria fece trasmigrare la filosofia pagana nel mondo cristiano.
Quindi, per opera di Clemente e di Origene, il cristianesimo si trasformò, anche Basilio traeva ausilio dai libri dei greci e così la filosofia fu finalmente accettata, divenendo però “ancilla” della teologia.
Comunque per cristiani continuarono ad essere considerate malfamate la matematica, la geometria e la scienza, guardate con sospette perché fonti di eresie, cioè minacciavano la verità della fede, furono attaccate le scienze naturali e la medicina fu sospettata di allontanare da Dio, chi vedeva nei terremoti dei processi geofisici e non divini era definito eretico.
Contemporaneamente la chiesa diede risalto alla mitologia biblica e alla creazione biblica, per conseguenza tra i cristiani solo alla fine del medioevo si sarebbe appreso che la terra era sferica, cosa già conosciuta da alcuni antichi filosofi greci.
Tra i cristiani si diffuse l’interpretazione allegorica della bibbia, sostenuta da Ambrogio ed Agostino, che era sospettoso verso le scienze naturali, le altre scienze e rifiutava l’arte, per lui tutto ciò che si doveva conoscere era nella bibbia, una tesi simile all’odierno integralismo islamico che guarda al corano.
La chiesa perciò incoraggiò l’ignoranza, anche i principi erano analfabeti e usavano, al posto della firma, un sigillo, Teodorico vietò l’istruzione ai bambini, così la ricerca scientifica cadde nell’oblio, mentre la filosofia fu ancora sospettata d’eresia, conseguentemente nel IV secolo la professione d’insegnante era vista con sospetto.
Agostino sbeffeggiava la filosofia, che perciò cadde in disuso anche nell’università di Costantinopoli, la chiesa vedeva anche con sospetto le opere storiche, crebbe il pregiudizio sul sapere laico, per la chiesa non era importante saper leggere e scrivere, nei conventi per i novizi non era prevista istruzione, mentre per loro era importante l’ascesi e la preghiera.
Sumeri, indiani, egiziani e babilonesi avevano esorcizzato gli spiriti maligni o demoni, in Israele anche le malattie erano imputate a spiriti malvagi, tra i rabbini c’erano esorcisti di professione che scacciavano i demoni, dai quali in tutto il mondo ci si difendeva con amuleti, per gli ebrei Dio era il creatore anche dei demoni, si credeva che gli spiriti maligni, che davano malattie, si annidassero nella sporcizia, avevano cioè capito che la sporcizia conteneva batteri patogeni.
Anche Cristo scacciava gli spiriti maligni e satana, i demoni furono visti come artefici di possessioni e malattie, perciò anche i sacerdoti cristiani presero a fare gli esorcisti, Gesù e i suoi discepoli furono esorcisti, anche Attanasio evidenziò il potere dei cristiani sui demoni.
Ancora oggi tra alcuni sacerdoti cristiani che fanno gli esorcisti, ci sono quelli che dichiarano di essersi imbattuti in spiriti maligni, streghe e stregoni che portano disgrazie, i cristiani accusarono gli eretici di essere posseduti dal diavolo e alcune persone sono state esorcizzate da loro a forza, però Ireneo rimproverava agli esorcisti eretici concorrenti di operare con l’aiuto di trucchi o del demonio.
Non sempre i demoni si presentavano come ripugnanti, a volte si presentavano sotto corpo di donna, secondo Agostino anche gli dei pagani erano demoni, egli credeva che si potesse interrogare gli spiriti, che si potessero fare accordi con il diavolo, che ci si potesse unire sessualmente con lui, tesi riprese nel medioevo, durante la caccia alle streghe.
La demonologia era collegata alla magia malefica e ci si tutelava con gli amuleti, tra essi il più importante era la croce, già usata nella Palestina precristiana, con lo scopo di difendersi dal malocchio.
Si credeva che con la croce  si potevano mettevano in fuga i demoni, si riteneva che anche lo sputo allontanasse i demoni, come l’affumicamento e l’uso d’incenso, che oggi sappiamo essere antibatterici.
Per allontanare i demoni si usava anche l’olio dei martiri, le reliquie, il fuoco, l’aglio, le cipolle, la danza e l’astensione dalla carne di maiale, il fuoco, l’aglio e la cipolla sono antibatterici, a volte la carne di maiale porta malattie, la gente non è sempre cieca.
In origine, in Europa la terra appartenne alle comunità locali e in un secondo tempo passò ai clan familiari, le guerre arricchirono minoranze e fecero crescere i latifondi familiari, sui quali lavoravano gli schiavi, mentre i piccoli contadini erano costretti a vendere, perché oberati da debiti.
Nei primi secoli il latifondo crebbe sempre di più, a vantaggio anche degli imperatori, la metà del nordafrica apparteneva a sei famiglie romane.
La ricchezza di alcuni crebbe anche con i bottini di guerra, con i risarcimenti di guerra e con i tributi di guerra, inoltre con il credito e con le confische a carico dei perseguitati eretici; anche Silla si arricchì così, Marco Crasso, Plinio il Giovane e Seneca erano ricchissimi e Plinio il Giovane aveva praticato anche l’usura.
Per far quadrare il bilancio, gli imperatori presero a peggiorare il contenuto metallico delle monete, Diocleziano cercò di fissare i prezzi delle merci per aiutare l’economia e i poveri, ma fallì. Caracalla, per pagare i soldati, impose tributi sempre maggiori, Settimo Severo procedette a confische e Massimino I (235-238), per fare cassa, vendette proprietà statali, mentre la popolazione era vessata da requisizioni straordinarie.
Per i greci e latini la ricchezza era considerata una fortuna e la povertà una calamità, nel V secolo a.c., dalle attività dei cambiavalute, nacquero le banche. Le famiglie senatoriali romane godevano di alte rendite dai loro latifondi, inoltre, mentre aumentavano i poveri, i soli obbligati a pagare le tasse, l’esercito ingoiava somme sempre più ingenti.
Per i greci ed i latini, chi lavorava per un salario s’abbassava al livello d’uno schiavo, questa era l’opinione anche di Cicerone, che non vedeva bene nemmeno artigianato e commercio, il commercio era approvato solo quando forniva proventi poi investiti in beni fondiari, gli aristocratici non stimavano il commercio, a volte però praticavano l’usura.
Solo la proprietà fondiaria era stimata,  per Platone commercio e finanza non meritavano stima, per i cinici il denaro era cosa volgare, tra gli ebrei, gli esseni disprezzavano la ricchezza e il commercio e vivevano in comunione di beni.
I primi cristiani condannavano i ricchi e la proprietà privata e praticavano la comunione dei beni,  aspettando l’imminente fine del mondo, erano quasi tutti poveri e schiavi, tra loro gli ebioniti o poveri ricollegavano la loro povertà agli apostoli, altre sette cristiane erano contrarie alla proprietà ed al denaro.
La primitiva chiesa dei poveri si presentava anche come un’istituzione caritativa, i vescovi però, piano piano, accrescevano le loro sostanze e guardavano con crescente interesse alle classi benestanti che facevano loro donazioni e lasciti.
Ben presto Paolo, che aveva parlato  della redenzione, del peccato originale e della predestinazione, si aprì  ai gentili ed ai padroni, giudicando positivamente la proprietà e condannando  i nullatenenti che non volevano lavorare, la sua comunità non praticava più la comunione dei beni.
I primi cristiani avevano anche un’avversione verso lo stato che era visto al servizio di satana, esso era definito da loro: “La grande meretrice, il moloc orrore della terra”, per Cristo gli stati facevano parte della “civitas diaboli”.
Ben presto però i cristiani successivi fecero il loro compromesso con il potere, infatti per Paolo, che  era collaborazionista, lo stato era stato preordinato da Dio, poi, da Costantino in poi, i dirigenti cristiani giunsero ad esaltare gli imperatori.
Quindi la chiesa giudicò il commercio necessario, anche se lo vietò ai chierici, già nel III secolo ci furono banchieri cristiani, lo stesso papa Callisto I fu un banchiere e un usuraio, poi la chiesa arrivò a mettere le mani sui latifondi e accumulò privilegi, in un quadro storico in cui le tasse le pagavano solo i poveri.
Chi lasciava i beni ai poveri, in pratica li lasciava alla chiesa, nella storia della chiesa, infatti, i poveri divennero un eufemismo, usato per accrescere il suo patrimonio; comunque, all’inizio, anche i vescovi, a volte, lasciavano le loro terre private alla chiesa, così fecero Cipriano, Basilio e Gregorio di Nissa, queste terre erano appartenute alla loro famiglia o le avevano avute in donazione a loro volta.
Malgrado Platone ed Aristotile avessero fatto presente che la povertà poteva portare alle  rivolte, la chiesa, raggiunta la ricchezza,  divenne ben presto sorda alla sorte degli emarginati, ora prometteva ai poveri solo il regno dei cieli e invitava i ricchi a fare elemosine per i poveri;  contemporaneamente Cipriano benediceva la fortuna dei poveri che non avevano le tribolazioni e gli affanni dei ricchi, anche Clemente ce l’aveva più con i peccatori che con i ricchi.
L’elemosina era stata praticata anche dai greci, dal IV secolo la chiesa tenne a freno i poveri e corteggiava i ricchi, infatti  Gregorio Nazianzeno vedeva nella ricchezza un dono di Dio e affermava che era meglio aiutare i ricchi divenuti poveri che i nati poveri.
Ambrogio, a causa della sua elevata posizione sociale, patrocinava la causa dei poveri senza guastarsi i ricchi, non era contro i ricchi o contro la proprietà e invitava all’elemosina, però, almeno lui, fece presente che la proprietà non aveva fondamento nella natura ma nell’usurpazione, non gli era sfuggito che le terre e le sostanze erano state spesso rubate ad altri.
Come sappiamo, i primi cristiani erano poveri e mettevano tutto in comune, come fossero comunisti, tale costume continuò con i monaci cristiani, mentre, ben presto, gli altri cristiani si dissociarono, inseguendo i loro interessi privati.
Comunque, tra alcuni dirigenti cristiani rimase una certa antipatia per i ricchi e Giovanni Crisostomo (347-409) affermò che solo con l’ingiustizia e l’iniquità si diventava ricchi, accusò i giudici di farsi corrompere e affermò che l’avidità faceva scoppiare guerre e rapine, quindi consigliò ai ricchi di fare beneficenza per salvarsi l’anima.
Crisostomo però, per non alienarsi i ricchi benefattori della chiesa, non rinnegò esplicitamente la proprietà privata e osservò che, mentre i ricchi passavano notti insonni, i poveri riuscivano a dormire, affermava che i poveri erano più felici dei ricchi, asserì che il lavoro era un mezzo per l’educazione e una cosa virtuosa, perché l’uomo era nato per il lavoro. Certamente però non gli era sfuggito il fatto che le classi privilegiate sfuggivano il lavoro, soprattutto quello manuale, cioè il vero lavoro.
Per Teodoreto ricchezza e povertà facevano parte dell’ordine naturale voluto da Dio, Agostino difese le differenze sociali esistenti e la proprietà, che, anche per lui, era dono di Dio, anche per lui la ricchezza non rendeva felici, per Agostino il guadagno del commerciante era legittimo, invece Salviano di Marsiglia aveva affermato che la vita degli uomini d’affari era inganno e spergiuro.
Così l’immenso patrimonio fondiario della chiesa fu definito eufemisticamente: “Proprietà dei poveri”. Agostino ebbe a combattere i manichei, che guardavano il denaro come un male, e i pelagiani che invitavano i ricchi a rinunciare ai loro beni, corteggiò gli straricchi e si pronunciò a favore delle elemosine, metteva anche in guardia i poveri dalla bramosia dell’avere.
Agostino esaltava il lavoro degli altri, specialmente il lavoro nei campi, durante i quali s’innalzavano inni religiosi che, oltre a rafforzare lo spirito, facevano sentire meno la fatica, come accadeva agli schiavi negri americani. Agostino voleva anche la sottomissione di mogli, figli e schiavi.
Con l’aumento di ricchezza, vescovi e chierici furono contagiati dalla sete di potere e dalla venalità, si esortarono i fedeli a fare offerte volontarie alla chiesa e agli spiccioli dei poveri si aggiunsero le ricche offerte dei ricchi; Tertulliano, a carico dei fedeli, introdusse anche una specie di quota associativa, per Ireneo l’offerente acquistava un credito in cielo.
Nei primi due secoli i sacerdoti vivevano d’offerte volontarie, poi si prese a prelevare dai fedeli una  tassa, detta decima sulla terra,  con la motivazione che i santi della chiesa non potevano procacciarsi gli alimenti da soli. Il primo collettore di queste entrate divenne il vescovo, che rivendicava il potere di amministrare, insegnare ed ordinare, a lui erano sottomessi chierici e laici.
Il vescovo poi, controllando la cassa, come accade oggi anche in politica, s’impose in maniera assoluta sul suo clero che poteva, a suo arbitrio, insidiare o destituire, divenne amministratore del patrimonio ecclesiastico, delle offerte e delle donazioni, delle quali doveva rendere conto solo a Dio, in pratica a nessuno. Sacerdoti e diaconi rispondevano solo a lui e ne ricevevano uno stipendio, però, siccome questo era esiguo, i sacerdoti all’inizio esercitavano anche un altro mestiere.
Nel 343 l’imperatore Costanzo concesse esenzioni fiscali ai chierici che svolgevano attività commerciali, da Costantino in poi, cioè nel IV secolo, la chiesa prese ad incrementare la sua proprietà immobiliare, però nel III secolo la chiesa di Cartagine era già ricca.
Ad innestare le persecuzioni di cristiani cattolici,  eretici, ebrei e pagani, fu anche la voglia di riempire le casse dello stato con la confisca di loro beni, nei secoli a venire quest’operazione si sarebbe ripetuta a carico di ebrei, templari e gesuiti, perché lo stato faceva espropriazioni sia in pace sia in guerra, così facendo mirava all’equilibrio di bilancio.

Vol 4 – PARTE PRIMA

Ernesto Rossi ha detto che il Vaticano è naturale alleato delle forze reazionarie dalle quali può ottenere i privilegi che chiede, la Santa Sede esercita un potere indiretto sul governo tramite il braccio secolare, così raggiunge i suoi obiettivi senza assumersi responsabilità, è il governo anonimo per interposta persona.
Pio IX, contrario alla modernità ed ai diritti umani, emanò tre dogmi, nel 1854 quello dell’immacolata concezione e nel 1870 quello del primato di Pietro e quello dell’infallibilità papale. La chiesa cattolica fonda la sua potenza sull’ignoranza, l’uomo sarebbe eterno bambino, mentre il papa è l’autorità assoluta e la fonte della verità definitiva, l’ignorante è sempre in condizione di minorità ed è incapace di servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro.
In un primo momento i vescovi romani riconobbero la supremazia dell’impero d’Oriente, il potere degli imperatori di Bisanzio era fatto derivare da Dio, questi imperatori  comandavano sui patriarchi, sui vescovi ed anche sul vescovo di Roma ed ingerivano nelle faccende ecclesiastiche.
Il crollo dell’impero d’occidente nel 476, di fatto, consolidò la posizione del papato di Roma e ne favorì l’indipendenza da Bisanzio, anche se all’inizio la fine del potere di Roma imperiale fu vista dal vescovo di Roma come una catastrofe, anche perché il vescovo di Roma aveva collaborato strettamente con l’imperatore di Roma.
Così Roma divenne una città di preti e le festività civili scomparvero a favore di quelle religiose, i  privilegi ecclesiastici erano tali che il mestiere di prete attirava molti, per conseguenza nel 592 l’imperatore d’oriente, Maurizio, proibì la fuga dei soldati e dei funzionari nei chiostri e tra le file del clero.
Nel V secolo il vescovo di Roma era diventato il più grande latifondista dell’impero romano, sotto i merovingi, i papi dirigevano i funzionari statali, l’esercito e contribuivano alla scelta dei governatori delle province.
I papi, con l’aiuto dei longobardi, presero le distanze da Bisanzio, poi, con l’aiuto dei franchi, si liberarono dei longobardi. Il papa mirava al primato  sugli altri patriarchi, però fino al 754 fu suddito di Costantinopoli, poi, offrendo la corona imperiale al re dei franchi, si trasformò in padre dei regnanti.
Il neonato impero romano d’occidente però fu  considerato un’usurpazione da Bisanzio, con il sacro romano impero, il papa conquistava  popoli ex ariani e pagani, accresceva le sue ricchezze e gettava le basi per un proprio stato, facendosi forte della falsa donazione di Costantino.
I vescovi erano imparentati con l’aristocrazia, con la quale condividevano interessi economici e politici e partecipavano alle lotte per il potere, guidati sempre dal proprio interesse, al centro d’ogni interesse si ergeva la chiesa.
Ai vescovi di Gallia furono concessi incarichi militari ed il territorio che la chiesa di Roma perdeva con l’espansione araba, lo acquistava in nord Europa, tra gli ostrogoti, i vescovi assunsero funzioni statali ed in  Inghilterra  i vescovi divennero membri del parlamento, governanti e condottieri.
I vescovi crearono il diritto, innalzarono e abbatterono re, anche in Italia vescovi ed abati occuparono uffici amministrativi assieme ai conti, promulgando le leggi assieme ai governi civili. La chiesa sopravvisse sempre alla caduta dei suoi alleati, anzi rafforzandosi ad ogni cambio di regime, calpestando la giustizia ed il popolo, tentò sempre di trasformare lo stato in un suo  sgherro.  Nel Medioevo il clero era mosso solo dal proprio egoismo, dalla bramosia del potere e delle ricchezze, non era commosso dalle miserie delle masse.  I sinodi dei franchi, tenuti a principio del IX secolo, non si preoccupavano dell’indigenza generalizzata, ma dell’intangibilità dei patrimoni ecclesiastici e dall’affrancamento dei prelati dal pagamento delle imposte.
All’inizio il vescovo di Roma aveva riconosciuto il primato dell’impero, poi elaborò la dottrina delle due potestà, secondo la quale il potere civile e quello spirituale erano entrambi d’origine divina  e di pari dignità, in un terzo momento elaborò la dottrina delle due spade, in base alla quale Cristo avrebbe consegnato alla chiesa le due spade del potere temporale e di quello spirituale, riconoscendo quindi al papa il primato.
In cambio dei suoi privilegi, la chiesa offrì all’impero la docilità assoluta dei sudditi, perché ora il potere veniva da Dio, in contrasto nettissimo con l’odio verso lo stato da parte dei primi cristiani, anche Gregorio VII (1073-1085) diceva che il potere imperiale era sotto influssi diabolici, però poteva essere santificato, non operando bene, ma con  il riconoscimento dell’autorità del papa, unico depositario di verità e di giustizia.
Il papa acquisì privilegi feudali, distribuì regni e principati, tanto che lo stesso Gregorio VII riteneva di poter infeudare l’Inghilterra ed Adriano IV  (1154-1159)  voleva concedere l’Irlanda ad Enrico II.
Per mezzo d’eserciti e di mercanti il cristianesimo si diffuse in Gallia settentrionale e fino al Reno, nel III secolo apparvero in Francia le prime comunità cristiane, nel IV secolo il cristianesimo divenne religione dominante in alcuni territori renani, alla fine del V secolo ci fu  l’evangelizzazione dei franchi, alla fine del VI secolo l’evangelizzazione degli anglosassoni e dei longobardi, nel IX secolo si cristianizzò la Scandinavia, nel X secolo si convertirono slavi occidentali ed ungheresi.
Furono rasi al suolo templi pagani ed altri furono trasformati in  chiese cristiane, per missionari il regno di Dio, in pratica, aveva natura assolutamente materiale, i sacerdoti prosperavano sulla paura e sull’angoscia della gente, che era vittima della peste, della guerra e della carestia.
Allora era proibito ai cristiani di mangiare alla stessa tavola dei pagani, la prima a convertirsi al cristianesimo, per cupidigia ed interesse, fu la nobiltà, con l’alleanza della chiesa con lo stato anche le guerre dei re cristiani divennero sacre.
Della religione della tolleranza i germani convertiti fecero una religione guerresca, il clero sapeva infondere ai germani convertiti la fierezza della nuova condizione, i franchi presero il posto del popolo eletto d’Israele, adoravano San Giorgio, che aveva ucciso un drago, e San Martino, che era un ex guerriero.
Numerosi principi germanici si convertirono perché Cristo li avrebbe guidati alla vittoria in battaglia, tanti di loro si fecero battezzare dopo un voto e una strage ben riuscita; sotto i carolingi, le vittorie militari più importanti furono attribuite a San Pietro, invece i rovesci militari erano imputati dai preti alla scarsità della fede ed ai peccati, mentre profetizzavano la vittoria finale di Cristo.
Dopo la conversione dei loro principi, i barbari germani si convertirono, tribù per tribù e non individualmente, i legati papali  presso i principi prima convertivano le loro mogli poi, attraverso queste, i principi, quindi, per inerzia, intere tribù.
L’elemento decisivo per la conversione non era il vangelo, ma la scelta del re, il suo matrimonio con una cristiana o una grande vittoria militare, poi i propagandisti cristiani si volsero a convertire i grandi latifondisti feudatari, sulle cui terre erigevano preliminarmente una chiesetta, il popolo sarebbe venuto automaticamente.
Nell’alto o primo medioevo i contadini erano generalmente pagani, mentre i cittadini erano cristiani, quindi i pagani erano più numerosi dei cristiani, il cristianesimo nacque come religione cittadina e poi divenne religione di stato, divenne la regione dei feudatari dominanti e attraverso questi, in un secondo tempo, si estese ai contadini, che però, contemporaneamente, continuavano a seguire pratiche pagane.
I contadini erano usi adorare gli alberi, come la quercia, pietre e fonti, perciò i sinodi condannarono queste pratiche pagane, i Germani praticavano una religione naturale dai tratti panteistici, veneravano i boschi, i monti, le sorgenti,  i fiumi, i mari, il sole, la luce, l’acqua, gli alberi e le pietre, credevano nei demoni e negli spiriti, loro eredi furono le streghe medievali, perseguitate dalla chiesa.
Ad un certo punto l’organizzazione ecclesiastica, con l’assenso di principi conquistatori,  prese a praticare nei territori conquistati  i battesimi forzati e la distruzione di templi pagani. Presso Colonia, San Gallo, zio di San Gregorio, vescovo di Clermont-Ferrand, fece incendiare un tempio pagano e fu salvato dalla furia vendicatrice dei contadini dall’intervento del re.
Durante la lotta contro il paganesimo, alcuni santi cristiani furono incendiari e predoni, San Vigilio, vescovo di Trento,  nel 400 distrusse un’immagine e fu lapidato dai contadini incolleriti.
San Benedetto (morto nel 543), padre del monachesimo occidentale,  si accanì contro un tempio d’Apollo e contro  i boschi sacri, in Irlanda San Colombano (morto nel 615) con i suoi monaci sradicò i culti pagani e fondò un centinaio di conventi, poi si diresse in Gallia dove, appoggiato dai merovingi, abbatteva i templi pagani con il fuoco, quindi si rifugiò presso i longobardi.
Oggi San Colombano è patrono dell’Irlanda e protegge dalle inondazioni  e dalle malattie mentali, il suo discepolo, San Gallo, incendiò templi e boschi e si diede alla caccia d’idoli, praticò il battesimo coatto, e naturalmente, come S. Colombano, compì  miracoli, anche Eligio, vescovo di Noyon, dopo aver riattaccato la zampa ad un ronzino, divenne patrono dei maniscalchi.
Martino di Tours (morto nel 397)  con l’aiuto dei suoi monaci, ma contrastato dai contadini, spianò templi, altari druidi e querce sacre, era stato prima militare presso l’esercito romano e iniziò la sua carriera religiosa come esorcista, vedeva il demonio nell’aspetto dei pagani, in seguito alle sue guarigioni miracolose, divenne vescovo, santo e patrono dei francesi, ben 425 paesi della Francia oggi portano il suo nome.
Nelle spedizioni belliche, i principi merovingi portavano come reliquia il suo leggendario mantello, sul quale si prestavano giuramenti e si stringevano accordi, ove Martino aveva distrutto luoghi di culto pagani, aveva fatto costruire centri di culto cristiani e sui templi distrutti e sulle necropoli pagane fece costruire monasteri.
Stato e chiesa favorirono insieme la diffusione della nuova fede e la distruzione dell’antica, Bonifacio V (619-625) invitava il re degli Angli d’Inghilterra  a distruggere i luoghi di culto pagani, in Germania il culto pagano fu represso con l’esilio, l’esproprio e la riduzione in schiavitù.
Si proibirono anche banchetti, canti e danze pagane, i concili gallici condannarono magia, esorcismo, divinazioni, riti per i morti, sacrifici, banchetti, danze, il culto dei geni delle rocce, degli alberi, delle sorgenti ed i sacrifici a favore di Giove (Donar) e Mercurio (Odino).
I franchi dal Reno meridionale si stanziarono in Belgio ed in Francia settentrionale,  come federati dei romani, prestavano servizio nell’esercito romano e, contemporaneamente, erano  impegnati in faide tribali, acclamavano re e li deponevano.
Meroveo nel 450 aveva combattuto con Ezio contro gli Unni, Childerico (morto nel 482),  anche se non era cristiano, concesse privilegi alle chiese, gli successe Clodoveo I (466-511) un bandito che estese il suo regno con rapine, assassini e razzie, alla fine assoggettò i gallo-romani.
Clodoveo I divenne cristiano cattolico e perciò fu  decantato dal vescovo Gregorio, allora la maggior parte dei principi barbari erano cristiani ariani, il re si convertì dopo aver sposato la principessa cattolica burgunda, Clotilde, che perciò divenne santa.
Il matrimonio fu arrangiato da due santi, Avito e Remigio, dopo una difficile vittoria contro gli Alemanni provenienti dall’Elba, nel 496 a Reims Clodoveo si convertì e si fece battezzare, in pompa magna, fu acclamato dai vescovi come un novello Costantino, mentre Remigio lo incitava ad incendiare le vestigia delle vecchie religioni.
Remigio era un vescovo di famiglia aristocratica e divenne l’apostolo dei franchi, predicò il cattolicesimo tra ariani e pagani, fece miracoli e distrusse altari pagani, anche il vescovo Avito era un aristocratico, figlio di un vescovo e fratello di un altro vescovo, lavorò per il passaggio dei franchi al cattolicesimo, promettendo fortune belliche.
S. Avito raccomandò a Clodoveo le missioni presso i pagani, in pratica raccomandò la guerra e favorì la conversione dei Burgundi, quindi Clodoveo I fece convertire al cattolicesimo i suoi uomini, che erano ariani e pagani, mentre i principi della chiesa, Avito e Remigio, occuparono posti d’onore alla corte di Clodoveo ed esercitavano su di lui massima influenza.
Il re elargì al clero donazioni e terre, provenienti dai bottini di guerra, si assicurò il sostegno del clero gallo-romano, la sua conversone al cattolicesimo, come quella di Costantino, fu un atto squisitamente politico, divenne cattolico per favore la su espansione territoriale e così fondò il regno dei franchi su germani e gallo-romani.
I burgundi dalla Scandinavia si erano prima insediati in Germania orientale, nel 435 irruppero in Gallia e si stabilirono nel sudest,  nel 461 fecero loro capitale Lione, nel IV secolo, tramite i visigoti, si convertirono in parte all’arianesimo,  poi si avvicinarono al cattolicesimo. Nel 500 la chiesa cattolica istigò Clodoveo I a fare guerra ai burgundi e  il re dei burgundi, Gundobado (480-516) accusò i vescovi cattolici di averlo tradito.
I visigoti si erano separati dagli ostrogoti, che erano stati sterminati dall’imperatore romano Giustiniano I, divennero ariani e si stanziarono sulle rive del Danubio, poi penetrarono in Italia, nel 415 penetrarono in Spagna, lo stesso anno il loro re Ataulfo morì assassinato a Barcellona da un cattolico del suo seguito.
Il re visigoto Teodorico II (453-466), che era cristiano ariano,  sconfisse duramente gli svevi  cattolici stanziati in Portogallo, così il cattolicesimo per un secolo fu sradicato in Portogallo, i re goti erano per la libertà religiosa e si scontrarono con il fanatismo religioso dei missionari cattolici, in ogni modo conquistarono la Spagna.
L’episcopato cattolico di Gallia, costituito da membri della nobiltà senatoria romana, si orientò verso Clodoveo I, unico re cattolico dei germani, così, nella guerra tra visigoti e franchi, questi vescovi parteggiavano per i franchi, anche se alcuni vescovi cattolici, come Cesario e Quinzano,  pare che si macchiassero di tradimento verso Clodoveo,  in altre parole facevano il doppio gioco.
Nel 507 Clodoveo, alleato con i burgundi, mosse guerra contro i visigoti  e presentò la guerra come una crociata per la liberazione della chiesa, alcuni vescovi guidavano la battaglia, la Madonna era la loro consigliera strategica.
I visigoti ariani furono sconfitti, i vescovi avevano aizzato i franchi a questa guerra, che,  come le altre guerre, era nata dalla sete di dominio di Clodoveo e dei vescovi, inoltre i vescovi si servivano di Clodoveo per la loro missione di conversione.
Penetrati a Bordeaux, i franchi rubarono il tesoro che il re visigoto Alarico aveva rubato ai romani, dopo aver preso  Roma, poi Clodoveo regalò parte del ricco bottino a S. Martino, suo aiutante a Tours.
Dopo la guerra Clodoveo, arricchì d’altri donativi il chiostro di San Martino, consegnò le chiese ariane ai cattolici e  impose la fusione delle tribù franche renane con i franchi salii, naturalmente San Gregorio lo acclamò come nuovo Costantino.
I successori di Clodoveo I favorirono la chiesa, il cattolicesimo ed il monachesimo, combatterono il paganesimo con energia crescente, con brutalità conquistarono la Burgundia e la Provenza (534-537) e continuarono la strada dell’alleanza fra trono e altare.
Intorno al 500 re Sigismondo di Burgundia si convertì dall’arianesimo al cattolicesimo, aveva commesso orribili violenze e delitti, nel 523 i franchi cattolici si scagliarono contro i burgundi cattolici, istigati da santa Clotilde, che voleva vendicarsi dell’assassinio dei suoi genitori. Comunque, anche Sigismondo, che aveva assassinato un figlio, divenne santo della chiesa cattolica, perché operò per la cattolicizzazione dei burgundi.
Nel 510 la Turingia tedesca era alleata con i visigoti di Teodorico contro i franchi, la casa reale di Turingia fu sterminata e sopravvisse la principessa Redegonda, che fondò un chiostro vicino Poitiers e divenne santa, allora tutti i santi dovevano essere aristocratici, cattolici e ben visti dai vescovi cattolici.
Molti prelati cattolici avevano cospirato con i franchi cattolici nei territori di missione presso i visigoti, nel 531 il re franco Childeberto I irruppe in territorio visigoto, accompagnato dal vescovo Leonzio, e sconfisse il re dei visigoti, Amalarico, presso Narbona.
Il re franco Teodeberto I, della schiatta dei merovingi, compì tante imprese belliche, con le solite distruzioni e stragi, fece donativi alla chiesa e la esentò dalle tasse, perciò San Gregorio lo esaltò, affermando che governò con giustizia.
Il re franco Clotario I continuò la guerra ai pagani e nel 555 fece la guerra ai  sassoni, promosse la venerazione dei santi, fece traslare le ossa dei martiri  e fondò numerosi chiostri, però, bramando  le crescenti ricchezze della chiesa, pensò di chiedere un terzo delle entrate alla chiesa, i vescovi gli risposero che, se toglieva qualche cosa a Dio, presto avrebbe perso il regno.
Childeberto I, usurpatore ed incestuoso, ladro di terre e assassino, era però sottomesso al clero, era circondato da preti a corte e collezionava reliquie, ricoprì di regali la chiesa cattolica e perseguitò pagani, perciò la chiesa  lo definì mite e giusto.
I longobardi provenivano dalla Scandinavia e avevano combattuto a fianco dei romani, si stanziarono nel corso dell’Elba, vicini ai sassoni,  quindi arrivarono in Ungheria e poi in Italia settentrionale, in maggioranza erano ariani, ma tra loro non mancavano cattolici e pagani.
Erano brutali conquistatori e razziatori, la loro penetrazione in Italia fu facilitata dal fatto che il paese era esausto per la lunga guerra contro i goti, nel 569 presero Milano e nel 572 Pavia,  dove fissarono la loro capitale, la città era stata anche la capitale degli ostrogoti.
Con l’arrivo dei longobardi, in Italia restarono sottomesse a Bisanzio solo Roma, Venezia, Ravenna, Napoli, Reggio e Taranto, i longobardi facevano scorrerie nel territorio bizantino, espropriarono terre e distrussero chiese e conventi. Ciò malgrado, a Treviso il vescovo Felice offrì a re Alboino le chiavi della città e  molti altri vescovi fecero accordi con i longobardi, anche per assicurarsi la successione del loro vescovado.
Quando Alboino sposò la principessa franca e cattolica Clodosvinta, il vescovo Nicezio di Treviso  sollecitò la regina a far convertire il coniuge ariano al cattolicesimo, secondo una tecnica collaudata dei vescovi verso i principi non cattolici, si convertiva prima la regina, poi, per mezzo di questa il  re, i sudditi sarebbero poi venuti automaticamente.
In Francia il re franco Chilperico I (561-584) uccideva gli avversavi politici e ne incamerava i beni, istigato dalla moglie Fredegonda, amica del vescovo Egidio di Reims. I vescovi di corte prendevano attivamente parte alle congiure, infatti, il vescovo Protestato di Rouen, alleatosi con Meroveco e con il vescovo di Reims, Egidio, partecipò ad una congiura contro Chilperico I che falli e Moroveco ed Egidio furono messi a morte.
Mentre la dinastia merovingi s’indeboliva, anche a causa di faide e intrighi, i latifondisti feudali si rendevano sempre più indipendenti dalla monarchia, il vescovo d Bordeaux, Bertram, era in stretti rapporti con la regina Fredegonda ed un giorno fu accusato dal vescovo Palladio di Saintes di lussuria, adulterio e spergiuro.
Nel 585 le truppe del santo Guntram, re di Burgundia (festeggiato il 25 marzo), e giudicato da Gregorio di Tours incline alla misericordia, assalirono la chiesa di S. Vincenzo, depredando e assassinando preti.
A Roma papa Pelagio II (579-590) invocava l’aiuto dei franchi contro i longobardi che volevano unificare l’Italia con Roma capitale, inoltre i vescovi di  Milano e Aquileia avevano promosso uno scisma religioso contro il papa.
Nel 583 i franchi, alleati con i bizantini, mossero contro i longobardi, i longobardi si riconobbero tributari e il re franco Childeberto II tornò a casa, dopo aver fidanzato la sorella Clodosvinta con il re longobardo Autari, poi nel 591 Childeberto II tornò in Italia ed aumentò il tributo a carico dei longobardi.
Il re dei visigoti Leovigildo (568-586)  aveva messo al bando i vescovi cattolici, espropriato le loro chiese e imposto la fede ariana, però egli era soprattutto contro il clero cattolico, perché costruì chiese e conventi cattolici e pregava nelle chiese cattoliche.
Nel 579 Leovigildo fece sposare suo figlio Ermenegildo alla principessa franca cattolica Ingunda,  poi si cercò di convertire con la forza Ingunda  all’arianesimo, mentre il vescovo cattolico Leandro, zio materno di Ermenegildo, tallonava Ingunda perché rimanesse cattolica.
Così Ingunda era assediata da una famiglia di santi, infatti, Leandro era fratello di S. Isidoro di Siviglia, Leandro fece scacco matto e nel 579 riuscì anche a convertire Ermenegildo al cattolicesimo e lo istigò a ribellarsi al padre Leovigildo, che però prevalse nello scontro,  bandì Leandro e mise a morte il figlio Ermenegildo.
Papa Gregorio I (590-604) affermò che Ermenegildo fu ucciso perché si era rifiutato di diventare ariano e ne fece un  martire cristiano del fanatismo ariano, nel 1585 papa Sisto V lo innalzò all’onore degli altari, per vendicare Ermenegildo, i franchi intervennero contro i visigoti.
Leovigildo  perseguì una politica anticattolica e controllava la chiesa ariana anche in questioni dogmatiche, per Isidoro di Siviglia era l’anticristo, dopo la sua morte, il figlio Reccaredo (586-601), divenuto re dei visigoti, passò al cattolicesimo, perché voleva come alleata la chiesa. Isidoro affermò che era mite e di buon cuore e che restituì alla chiesa ciò che il fisco le aveva tolto sotto il regno del padre.
I visigoti di Spagna si convertirono al cattolicesimo sotto papa Pelagio II (579-590), mentre gli ostrogoti erano stati cancellati dalla storia, da allora il cattolicesimo plasmò la Spagna e i suoi sovrani si conformarono alle decisioni dei concili di Toledo, capitale del regno visigoto, allora in Spagna anche gli svevi, che erano ariani, avevano un loro territorio.
Il popolo visigoto però stentava a seguire il re nella sua conversione, con il terzo concilio di Toledo del 589 furono dispersi gli organismi ecclesiastici ariani, gli ariani furono esclusi dagli uffici pubblici e così sotto il regno visigoto di Reccaredo scomparvero gli ultimi ariani di Spagna.
I vescovi, con in testa San Isidoro di Siviglia, esaltarono Reccaredo come novello Costantino, il concilio di Toledo, durante il quale gli ariani in massa si convertirono al cattolicesimo, condannò l’arianesimo, perseguitò gli ebrei e rafforzò le servitù ecclesiastiche, allora S. Leandro  era mediatore nei rapporti tra re Reccaredo  e papa Gregorio I.
Reccaredo faceva la guerra perché il suo popolo non si disabituasse alle armi, creò una flotta, infranse ogni opposizione al cattolicesimo, agli ariani furono interdetti i pubblici uffici, il loro patrimonio fu confiscato, alcuni vescovi ariani trovarono la morte e ci furono conversioni coatte, furono  bruciate  bibbie ariane.
Gregorio I (590-604) attaccò giudaismo, paganesimo ed eresie, con la violenza, la predicazione e la corruzione, ai convertiti alleggeriva le gabelle e le aumentava a chi non si convertita, una pratica poi usata dall’Islam nella sua opera di conversione.
Papa Gregorio I fu il primo monaco a diventare papa, discendeva da una ricca famiglia senatoria romana, con grandi latifondi,  la sua famiglia aveva dato altri due papi, Agapeto I e Felice III, la madre e due sue zie si fecero monache, dal IV secolo ormai la maggioranza dei santi  apparteneva a ricche famiglie, erano governanti, vescovi o uomini di chiesa.
Gregorio I era malaticcio ed attendeva la fine del mondo, dichiarò che la peste era la punizione divina per i peccati dei longobardi, pregava i santi mai esistiti, Gervasio e Protasio, inventati da Sant’Ambrogio di Milano.
Gregorio era stato prefetto bizantino di Roma ed ex giudice penale, poi  mirò al trono episcopale, fondò sei monasteri, a Bisanzio aveva chiesto all’imperatore truppe e denaro per combattere i longobardi. Dalla fine del 400 il patriarca di Costantinopoli ricopriva il titolo di patriarca ecumenico, al tempo di Gregorio era patriarca Giovanni IV.
Dall’imperatore Giustiniano era stato riconosciuto il peso del vescovo di Roma, perciò Gregorio, come il predecessore Pelagio, si scagliò contro la superbia del patriarca di Bisanzio e contro l’imperatore di Bisanzio che non volevano riconoscere il primato del papa.
Poiché anche il successore di Giovanni IV,  S. Ciriaco, usava il titolo di patriarca ecumenico, alla fine anche Gregorio I decise di assumere questo titolo e chiamava Pietro, principe degli Apostoli,  rivendicando il suo primato.
Gregorio I chiedeva a monaci e suore obbedienza, disciplina e voto di povertà e li chiamava soldati della chiesa, era severo con i monaci ma con  potenti faceva eccezioni, vietò ai sudditi di criticare i superiori o di rovesciarli, diceva che l’uomo aveva meritato di essere sottomesso a cattivi padroni, chi biasimava l’autorità dei superiori, biasimava colui che l’aveva conferita loro, cioè dio, in  tal modo si guadagnò la stima di tutta la classe dirigente.
Tra i suoi atti di coraggio si segnala che accusò il vescovo Natale di Salona di gozzovigliare, di corruzione, violenza,  violazione del celibato e perciò lo scomunicò, però allora in Sardegna i poveri erano salassati dalle tasse, i preti si appropriavano dei patrimoni dei conventi, praticavano violenza, usura ed omosessualità, l’arcidiacono andava a caccia delle donne degli altri e l’arcivescovo rubava le ricchezze altrui, eppure  Gregorio non intervenne e non li cacciò via.
Quando il vescovo Andrea di Taranto, che maltrattava i preti  e teneva relazioni con le donne, uccise una donna di botte, il papa lo sospese dalla celebrazione della messa solo per due mesi, per gli altri comuni peccatori carnali della chiesa le pene previste erano maggiori, naturalmente sempre se erano scoperti.
Gregorio I raccomandò la tortura e la galera, usò la violenza, la carcerazione  e le agevolazioni fiscali per favorire le conversioni de pagani, nella lotta all’eresia usò anche il denaro, raccomandò ai sudditi mansuetudine, obbedienza e devozione, per lui gli eretici erano ribelli e superbi e non  meritavano tolleranza, si accanì contro gli eretici donatisti perché volevano anche la divisione delle terre.
Sotto Gregorio I, detto Magno, gli ebrei non potevano costruire sinagoghe, fare i missionari, fare conversioni, fare matrimoni misti, ereditare, possedere incarichi pubblici o militari, possedere schiavi cristiani; il papa spingeva gli ebrei alla conversione con la corruzione, inoltre sostenne il battesimo forzato d’ebrei.
Il papa possedeva terre in Italia, Europa ed Africa, era il più grande latifondista d’Italia, alcune terre le aveva rubate alla chiesa ariana, allora la chiesa cattolica era la prima potenza economica d’Italia, arricchita anche da lasciti e donazioni.
I contadini erano salassati dalle tasse imperiali, dagli affitti e dai tributi alla chiesa, subivano l’estorsione dai preti anche per un permesso di matrimonio, Gregorio, come il resto del clero, quando riceveva denaro, si definiva cassiere dei poveri, ma era solo un eufemismo, allora i vescovi non si prendevano cura degli oppressi e dei poveri e i contadini liberi e proprietari di terra erano rari.
Per Gregorio I le divisioni in classi erano la conseguenza del peccato, perciò si doveva accettare il dominio degli altri, Dio e la chiesa erano per il mantenimento della schiavitù, anche la chiesa e i conventi avevano bisogno di schiavi, il papa scoraggiava gli schiavi che volevano fuggire e regalava schiavi agli amici, stranamente, faceva affari anche in attesa della prossima fine del mondo.
Roma si era messa prima sotto la protezione di Bisanzio e poi di Teodorico, re dei goti, quando prevalsero i bizantini i papi furono sottomessi all’esarca, il governatore bizantino di Ravenna; dopo la morte dell’imperatore di Bisanzio, Giustiniano, avvenuta nel 565, l’impero di Bisanzio fu sotto  la minaccia dei persiani, perciò il papa si avvicinò ai longobardi, i bizantini in Italia controllavano Ravenna, la Pentapoli, Venezia, Genova, Roma, Napoli e Amalfi. Nel 589 Gregorio, timoroso dei longobardi, che volevano unificare l’Italia, si avvicinò ai franchi.
Gregorio fu il fondatore del potere temporale dei papi, anche se lo stato del chiesa non era ancora nato, i vescovi di Gregorio eleggevano i governatori provinciali, anche se l’imperatore di Bisanzio emanava i decreti ecclesiastici, indiceva i concili, ratificava l’elezione del papa e d’altri importanti seggi episcopali in Italia e deponeva arcivescovi.
Gregorio I si destreggiava tra oriente e occidente, badando solo al proprio interesse,  si disse fedele all’imperatore di Bisanzio Maurizio  e poi al suo successore e assassino Foca, ufficialmente anche le truppe stanziate a Roma dipendevano da Ravenna, cioè da Bisanzio, però Gregorio n’assunse il comando e nominò gli ufficiali.

Vol 4 – PARTE SECONDA

Papa Gregorio I Magno, prima definiva i longobardi briganti, assassini e incendiari, poi fece con loro  un trattato di pace a spese di Bisanzio, al re dei longobardi disse: “Senza la pace si verserebbe  il sangue dei contadini, il cui lavoro va a vantaggio di entrambi”.
Opponendosi a Bisanzio, Gregorio arrivò a scomunicare l’esarca di Ravenna, Romano, il papa era anche vicino alla regina cattolica Teodelinda,  moglie del re longobardo Agilulfo, grazie alla mediazione  del vescovo Secondo, consigliere della regina.
Il papa mandò in regalo alla regina Teodolinda dell’olio santo, schegge della croce di Cristo e bottigliette con il suo sangue, perciò Teodelinda fece battezzare con il rito cattolico suo figlio Adaloaldo, poi il re Agilulfo si accostò al cattolicesimo, accettò i missionari cattolici e restituì le terre espropriate alla chiesa, aggiungendone delle altre.
A Bisanzio il capitano Foca detronizzò Maurizio, ne sterminò la famiglia e si fece incoronare imperatore dal patriarca di Costantinopoli, sua moglie Leonzia divenne imperatrice,  Gregorio fece comunella e inviò lettere di gaudio, poi collocò in Laterano le immagini della coppia imperiale di gangsters, vicine al santo Cesario.
Gregorio I prese anche a dipingere Maurizio come un oppressore e definì Foca giustiziere inviato da Dio, bisogna ricordare  che Maurizio aveva cercato di contenere il potere del papa, sostenendo il patriarca di Costantinopoli, al quale aveva anche conferito il titolo d’episcopo universale, mentre Foca sembrava disposto a riconoscere il primato di Roma.
Il nuovo imperatore di Bisanzio, Foca, riconoscente al papa, gli regalò il Pantheon di Roma, già dedicato dai romani a tutte le divinità, che  i papi successivi  intitolarono  ad ognissanti.
Il cristianesimo fu introdotto in Britannia da mercanti e soldati nel II secolo, nel 314 al sinodo di Arles, in Francia, vi erano tre vescovi britannici, il dominio romano sull’isola si concluse nel 400, al tempo di Gregorio I  la provincia meridionale di Britannia era divisa in un regno romano-britannico ad occidente e nei regni degli Angli e Sassoni ad oriente.
Alla fine del V secolo il re degli Angli del Kent Etelberto, che era pagano, sposò la principessa cattolica merovingia Berta, pronipote di Clodoveo, la quale arrivò a corte seguita dal vescovo franco cattolico Liutardo.
Nel 595 Gregorio inviò alla corte di Etelberto il vescovo Agostino di Canterbury (morto nel 604e fatto santo) per evangelizzare gli anglosassoni britannici, con quaranta monaci questo ebbe mano libera nella  propaganda, Agostino assicurava anche di poter compiere miracoli, convinse Etelberto a costruire una chiesa in onore di Pietro e Paolo.
Nel paese il culto di Odino e dei druidi cominciava ad essere messo in crisi, il re Etelberto si fece battezzare nel 601, poi nel 602 giunsero i rinforzi dal papa di Roma, così l’abate Mellito, capo della squadra pubblicitaria vaticana,  divenne vescovo di Londra.
Gregorio I invitò Mellito a distruggere gli idoli ma non i templi, che potevano essere consacrati al Signore, era un’evoluzione sui costumi precedenti della chiesa cattolica, chiese esplicitamente di trasformare le ricorrenze pagane in feste cristiane, affermò  che, invece di sacrificare i buoi agli dei, si potevano fare uccidere gli animali e fare dei banchetti in onore di Dio, in fondo la chiesa  non era contro i macelli.
A Roma, sotto Gregorio I, la formazione filosofica e scientifica degli antichi era stata archiviata  in favore dell’esaltazione mistica, ciò malgrado, nel IX secolo, in tono apologetico, Giovanni Diacono definì Gregorio Magno tempio di sapienza e uomo sorretto dalle sette arti.
Sotto Gregorio la produzione letteraria fu scarsa, era condannata la cultura classica, nessun conosceva il greco ed era conosciuto male anche il latino, per Gregorio l’unica filosofia degna di nota si trovava nella bibbia, la stessa tesi dell’Islam integralista, che però guarda al corano.
E’ probabile che il dotto della chiesa, Gregorio,  abbia fatto incendiare la biblioteca imperiale del Palatino e quella del Campidoglio a Roma, egli propagandava l’ascesi e la fuga al mondo,  rifiutava la cultura greca e non imparò mai il greco, nonostante gli anni da lui trascorsi a Costantinopoli come nunzio papale.
Gregorio era ostile alla scienza mondana, credeva all’imminente fine del mondo e nel 600 rampognò il vescovo di Gallia, Desiderio di Vienne, perché insegnava grammatica e letteratura classica,  affermava che non era possibile cantare contemporaneamente le lodi di Giove e di Cristo.
Gli artifici allegorici di Gregorio non conoscevano limiti, come quelli di Ambrogio ed Agostino, ad ogni modo egli favori la conversione di tanti regnanti, si mise a fabbricare reliquie in serie, che si credeva facessero miracoli,  con panni che, affermava, erano stati  a contatto con gli apostoli e  con le presunte catene di Pietro.
Nel 599 regalò al re visigoti spagnolo Reccaredo un anello fatto con la catena di Pietro, un crocefisso fatto con la  croce di Cristo e una ciocca di capelli di Giovanni Battista, il re franco Childeberto ricevette da lui le chiavi di San Pietro e pezzi delle sue catene, la regina Brunechilde ebbe reliquie di Pietro,  inoltre Gregorio distribuì ai richiedenti  resti dei pasti del Battista.
Per incarico dei vescovi c’erano scavatori di tesori d’ossa d santi, Gregorio importò dall’oriente un braccio dell’apostolo Luca, un braccio dell’apostolo Andrea ed il mantello dell’evangelista Giovanni, l’imperatrice Costantina, moglie di Maurizio, gli chiese la testa di Paolo o un’altra parte del suo corpo, il papa questa volta rispose  che era un delitto smembrare il corpo del santo e le fece avere  solo un  po’ di limatura delle catene d San Pietro.
I diplomatici di Gregorio consegnavano ai potenti miracolose reliquie, delle quali si esaltava la forza guaritrice,  anche se dolori di stomaco e di gotta del papa non venivano mai meno.
Gregorio I predicò l’obbedienza, approvò le guerre di religione e d’aggressione, la fustigazione, la tortura, il carcere e la pressione fiscale, approvò l’antisemitismo e represse le lettere e le scienze,  definito da Schiller un manigoldo, era l’autore più citato dai teologi ed uno degli scrittori più letti nel medioevo.
Dopo la sua morte, il suo progetto di conversione dell’Inghilterra crollò temporaneamente, pare che il canto gregoriano a lui attribuito non sia opera sua, egli non è l’autore nemmeno degli inni poetici a lui attribuiti, era successo anche con re Davide, ai potenti erano sempre attribuite opere dell’ingegno altrui. Gregorio, con una lirica, si limitò solo ad esaltare il criminale Foca.
In Francia i vescovi Sigismondo di Magonza e il suo successore Leudegasio erano legati alla regina cattolica Brunechilde, che rimasta vedova era reggente in nome dei figli, promotrice del culto di San Martino e fondatrice di chiese.
Naturalmente la regina era corteggiata da Gegorio I, anche se ella  si apriva la strada tra i cadaveri ed era disposta a tutto per il potere, il papa non faceva cenno alle faide familiari di Brunechilde e la definiva faro luminoso, governante intelligente e sapiente, la ringraziava per l’aiuto da lei fornito alle missioni in Inghilterra e per aver combattuto eresie e paganesimo, per la conversione dei pagani, le raccomandava l’uso della frusta, della tortura e del carcere.
Il papa inviò anche alla regina delle reliquie ed il vicario apostolico e consigliere Siagrio di Autun, ad Autan,  Brunechilde fondò un chiostro dedicato a  S. Martino ed un convento femminile, la regina edificò abbazie, fece donazioni alla chiesa e mise sotto la sua protezione i beni ecclesiastici; ciò malgrado, quando il suo potere cominciò  a vacillare, il papa l’allontanò, invitandola a pensare  alla sua anima.
Nel 599, in seguito ad una cospirazione, Brunechilde fu cacciata dalla corte di Metz, tradita dai capostipiti dei carolingi e dal santo vescovo di Metz, Arnolfo, passato dalla parte di suo nipote il merovingio Clotario, che divenne re dei franchi.
Il regno franco era diviso in tre  regni, la Neustria, l’Austrasia e la Burgundia, Clotario, dopo aver fatto squartare la zia Brunechilde, fece altre donazioni al clero, esentò la chiesa dalle imposte e le lasciò la libertà di scegliere i vescovi, conseguentemente ebbe l’appoggio di Roma, anche contro la vecchia benefattrice della chiesa Brunechilde.
Patrono speciale del re Clotario era San Dionigio, suo tesoriere era il vescovo di Cahors, Desiderio, alla corte di Clotario rivestirono cariche ufficiali anche i vescovi Paolo, Audoino di Rouen, Eligio di Noyon e Sulpicio di Bourges. Il merovingio e neustriano re Clotario I elesse Parigi come capitale del suo regno unificato.
Nel 614 il successivo  re Clotario II convocò a Parigi un sinodo che segnò la nascita della chiesa nazionale franca, Arnolfo, il capostipite della casa carolingia, lo aiutò ad estendere la sua sovranità sull’Austrasia e sulla Burgundia e fu ricompensato, per il suo tradimento, con il vescovado di Metz.
Un altro traditore, Pipino il vecchio d’Austrasia, fece carriera come maestro di palazzo alla corte di Dagoberto I, figlio di Clotario II, e fu poi proclamato santo dalla chiesa.
La venerazione dedicata al vescovo Arnolfo iniziò alla fine del VIII secolo ed anche suo figlio Clodulfo divenne santo, anche in Burgunda era grande la bramosia di potere dei vescovi, che partecipavano a tutte le faide, con alterne fortune.
Dagoberto I  (600-638), alla morte del padre si trasferì a Parigi e governò consigliato da Pipino il vecchio e dal vescovo Arnolfo di Metz, fu l’ultimo dei re merovingi, fece uccidere il fratello Cariberto II e conferì la reggenza d’Austrasia al vescovo Cuniberto, missionario presso i frisoni.
Dagoberto I era corteggiato e tenuto in grande stima dal clero, favorì vescovadi e chiostri  e volle che i rampolli delle famiglie importanti fossero ospitati alle scuole dei missionari irlandesi, fondò conventi e abbazie, tra le quali quella di San Denis divenne famosa come luogo di sepoltura dei re franchi, a quest’abbazia  donò vasti latifondi tolti ai ribelli.
Il re promosse il culto di San Dionigi e si circondò di uomini della chiesa, tra i quali santo Eligio, orafo e sovrintendente alla zecca, ed il  vescovo di Tours, suo consigliere fu il vescovo Cuniberto, succeduto ad Arnolfo,  perseguitò pagani e sottopose gli ebrei al battesimo forzato.
Sotto Dagoberto I si svilupparono le missioni cattoliche, perciò il re fu proclamato santo, era un macellaio, ma benefattore della chiesa e amico dei preti,  perciò definito re buono dalla chiesa. Dopo la morte di re Dagoberto I il regno franco si divise ancora in tre parti, rette da reggenti o maestri di palazzo o maggiordomi di corte, in pratica primi ministri e amministratori unici del bilancio pubblico.
In precedenza, il maggiordomo era stato a capo della guardia del sovrano e si destreggiava tra re e nobiltà, dal 600 il maestro di palazzo divenne rappresentante dell’aristocrazia,  facendo soprattutto i suoi interessi, divenne viceré e reggente, mentre gli ultimi merovingi sembravano marionette nelle sue mani.
La più antica iscrizione cristiana di Francia, trovata a Lione, risale al  354, nel IV secolo la Gallia pullulava di vescovadi autonomia da Roma, nel V secolo il paese aveva 115 vescovi, anche se la vantata origine apostolica dei vescovati franchi e spagnoli era naturalmente un falso.
Nel VII secolo  si affermò la società medioevale, basata su  monarchia, chiesa ed aristocrazia, i merovingi, a partire da Clodoveo, governarono con l’assolutismo, avevano anche il potere giurisdizionale ed erano penalmente irresponsabili, la chiesa concorse ad accrescere il potere monarchico ed esigeva l’obbedienza al re.
La chiesa era sempre pronta all’accumulazione di denaro e le sue ricchezze crebbero a dismisura, i vescovi franchi presero parte alle lotte di potere tra sovrani e aristocrazia, così, alla fine, l’alto clero e l’alta nobiltà minarono l’unità dell’impero. Otto sovrani sassoni, che avevano combattuto contro i franchi, rinunciarono al trono e si richiusero  in convento per preservare la loro incolumità.
Nel  VII secolo in Francia si contarono ottocento santi, fondarono chiostri ed erano protetti dalla monarchia, per la massima parte discendevano da famiglie aristocratiche, allora la nobiltà era la premessa per la santità. L’episcopato presentava i criminali re cattolici come vicari di Dio in terra, gli uomini insicuri facevano donazioni alla chiesa e la guerra era fonte di guadagno.
I sovrani frequentavano ed erano amici dei santi, come San Gallo di Colonia e Sant’Eusicio, mentre le regine lavoravano accanto a vescovi, nel VII secolo si faceva incetta di reliquie e si facevano pellegrinaggi in Terrasanta.
Il vescovo Gregorio di Tours era sempre d’accordo con la politica imperialista dei principi, specialmente quando andava a vantaggio della chiesa, perché le guerre esterne ampliavano il numero dei cattolici, la chiesa  voleva soggiogare tutti i popoli pagani.
Gregorio I definì Deoteria, amante di re Teodeberto, che era donna sposata ad altri, donna valente e assennata  e del re scrisse che governò con giustizia, in realtà onorò i vescovi e ricoprì la chiesa di doni.
Gli uffici ecclesiastici rappresentavano una forte attrattiva per le famiglie nobili, sotto i merovingi, i vescovi ebbero una posizione largamente autonoma, già le famiglie senatorie romane si erano accaparrare le cariche vescovili, per i nobili germanici l’ufficio episcopale rappresentava la conclusione di una carriera al servizio del re.
Nacquero principati ecclesiastici e vescovi conti, i vescovi simoniaci erano comuni, l’alto clero si riempì di privilegi, come la dispensa del servizio militare, l’esenzione fiscale, l’abusato diritto d’asilo, ebbero giurisdizione esclusiva su clero ed a volte sui laici, amministravano i beni ecclesiastici e quelli de re, il vescovo era capo delle abbazie, dove non sempre si osservava il voto di castità, così le abbazie divennero anche conventicole nobiliari.
Nel V e VI secolo, la creazione dei regni germanici lasciò intatto il patrimonio della chiesa, anzi l’accrebbe, così la chiesa diventò il più grande proprietario terriero dopo il re, in Gallia ed in Germania si diventava vescovo dietro pagamento, come ha affermato anche il santo Gregorio I, detto Magno.
Monarchia ed episcopato erano interdipendenti, la struttura gerarchica della chiesa nazionale franca  era un sostegno al sistema politico, grazie agli incarichi ecclesiastici, le famiglie più potenti consolidavano privilegi e ricchezze.
I vescovi erano filomonarchici e  i sovrani erano filoecclesiastici perché si servivano delle missioni per la loro espansione, i merovingi distribuivano seggi vescovili ai combattenti meritevoli e ricoprivano le chiese di ricchezze e privilegi.
Nella famiglia del vescovo Gregorio di Tours l’ufficio episcopale era ereditario, il bisnonno materno era stato vescovo, suo zio paterno era stato  vescovo, il suo prozio materno vescovo, suo cugino vescovo. I vescovi non erano irreprensibili, tant’è vero che due martiri della chiesa, Protestato e Desiderio, versarono il sangue per colpa di  due vescovi.
Quasi tutti i vescovi erano nobili, avevano vasti latifondi ed erano venerati come santi, alcuni erano feudatari, padrini dei principi merovingi, approvavano la guerra e seguivano più le prescrizioni del re che quelle della religione.
Chi era eletto vescovo aveva bisogno della conferma, reale o papale, però i vescovi erano nominati tenendo conto delle loro ricchezze, della discendenza e della loro politica e non della loro fede, figli di vescovi diventarono vescovi, la dignità episcopale divenne oggetto di mercato, infatti, gli investimenti anticipati per acquisire la carica si recuperavano rapidamente.
Poiché si credeva di poter guadagnare un posto in cielo grazie alla protezione dei santi, i signori facevano lasciti alla chiesa, così la ricchezza  si spostava dalla nobiltà alla chiesa, oltre le terre, la chiesa aveva le oblazioni, l’esenzione dalle tasse, la decima, i lasciti e le donazioni, chi non pagava la decima e chi attentava al patrimonio ecclesiastico era scomunicato.
Merovingi e carolingi nutrirono particolare riguardo verso il patrimonio della chiesa, così  la chiesa divenne un bacino di raccolta di ricchezze che non doveva essere divise tra eredi, inoltre i beni della chiesa erano inalienabili, le donazioni fatte alla chiesa erano irrevocabili e non erano prescrittibili. Vari concili ribadirono questi concetti, come il concilio di Tours del 567.
Le terre donate ai conventi erano organizzate come imprese schiavistiche, sotto i merovingi c’erano più schiavi che nel IV secolo, la chiesa non proteggeva gli schiavi fuggiaschi ed  i vescovi potevano trattenere gli schiavi cristiani degli ebrei, invece di affrancarli, in pratica li confiscavano come oggetti di reato.
La chiesa disponeva di schiere di schiavi, indispensabili per i suoi latifondi, in età carolingia lo schiavo nasceva da schiavi ed era trattato come un bene mobile, non riacquistava la libertà nemmeno con la consacrazione sacerdotale o il matrimonio. Inoltre, per incrementare la schiavitù, fu prevista la schiavitù per tradimento, adulterio, fabbricazione di monete false; agli abati fu vietato affrancare gli schiavi donati al convento.
Stando così le cose, il re franco Chilperico  I affermò che la ricchezza ed il potere dei franchi erano finiti in mano ai vescovi, perciò provvide ad annullare i testamenti a favore della chiesa, era una persona colta, però il vescovo Gregorio lo chiamò ubriacone e ricevette dalla chiesa il trattamento riservato a  Giuliano l’apostata.
I vescovi non erano versati nella scienza e facevano solo danno al buon nome della chiesa, il loro livello culturale non era superiore a quello dei nobili, inoltre tra i vescovi, come tra i nobili, era diffusa la violenza.
Il re franco Clotario II (584-629) volle che i vescovi appartenessero alla nobiltà di corte,  questi  puttaneggiavano  ed il vescovo Bertram di Bordeaux pare che se la intendesse anche con la regina Fredegonda.
I vescovi sceglievano spesso i loro successori, trasmettevano beni e vescovati ai nipoti, che a volte erano in realtà figli,  acquisivano vescovadi contraffacendo documenti, come fece Eusebio di Parigi.
Molti si destreggiavano con la corruzione a corte, come fece il vescovo Egidio di Reims,  in occasione delle loro elezioni si verificavano violenze e battaglie, fatti analoghi si verificarono nelle abbazie per l’elezione di abati e badesse, verso la fine del VII secolo in Gallia c’erano 400 abbazie che con le chiese possedevano un terzo delle terre.
Questa proporzione di un terzo delle terre in mano alla chiesa, o meglio delle sue branchie,  è rimasta costante nel tempo in tanti paesi e fino ad oggi, però non se ne parla quando s’invoca la riforma agraria contro i latifondisti e  quando si dice che Mussolini fu sostenuto dagli agrari, non si ricorda che tanti agrari erano enti ecclesiastici.
A volte c’erano delle guerre tra vescovi, preti e arcidiaconi, il vescovo era generalmente nemico del proprio clero, perciò i preti ordivano congiure contro i vescovi, invocando anche l’aiuto dei laici, a volte i vescovi erano assaliti e cacciati, nei monasteri c’erano rivolte e assassini. Il diritto d’asilo fu continuamente calpestato e tanti omicidi si verificarono nelle chiese, con  scontri armati anche sotto l’altare.
Benché i concili condannassero i religiosi che portavano armi, l’abitudine non venne meno, a volte i preti si facevano assoldare come killer, Eterio, Vescovo di Lisieux, doveva essere ucciso  a colpi d’ascia da un prete, istigato da un arcidiacono, diversi  vescovi furono avvelenati.
Il concilio di Marsiglia del 533 accusò il vescovo di Riez, Contumelioso, d’adulterio, dissolutezza e furto di beni ecclesiastici, tanti vescovi si ubriacavano, erano assassini ed adulteri, Cautino, arcivescovo di Clermont, rubava la proprietà degli altri e praticava l’usura.
Nel 590 in un convento di Poitiers, dedicato a Santa Radegonda, due principesse monache si rivoltarono contro la badessa, generalmente le suore e i monaci erano bastonati da abati e badesse. Generalmente le suore di famiglie bene se la cavavano, non andava  così per le altre monache, nei conventi parecchie suore rimanevano incinte e i conventi di San Benedetto avevano l’abitudine di seppellire la prole monacale, vittima d’infanticidio, ancora oggi i scoprono gli scheletri di questi bambini.
Tanti concili si scagliarono contro gli ebrei, un concilio di Toledo dichiarò gli ebrei schiavi per aver offeso Cristo, i loro patrimoni furono confiscati ed i loro figli furono loro sottratti, fu loro vietato di fare matrimoni misti, di avere schiavi cristiani, di avere proprietà e incarichi pubblici, tutte misure replicate dal nazismo.
Il santo Avito di Vienne operò instancabilmente contro il giudaismo, diceva d’essere contro la violenza, però fece distruggere una scuola ebraica, anche Gregorio I e re Guntram erano fieramente antiebrei.
Re Sigiberto III divenne re d’Austrasia a tre anni, reggente al trono era il vescovo Cuniberto di Colonia (623-663), mentre Pipino il vecchio era maestro di palazzo, Cuniberto, dopo la morte dell’ultimo merovingio Dagoberto I (600-638), favorì l’ascesa dei carolingi, cioè tradì la dinastia merovingia che gli aveva riservato grandi onori.
Il maggiordomato divenne ereditario ed il figlio di Pipino il vecchio, Grimoaldo I, alleato del vescovo Cuniberto, divenne maestro di palazzo. Prima di morire, Sigiberto aveva messo il figlio minorenne sotto la tutela di Grimoaldo, che però favorì il colpo di stato, per mettere i pipinidi sul trono franco.
Il viceré Grimoaldo, con la complicità del vescovo Dido, tonsurò il principe ereditario merovingio Dagoberto II,  e lo chiuse definitivamente in un convento irlandese, però i franchi di Neustria resistettero al tentato colpo di stato di Grimoaldo I,  che finì al patibolo.
La madre di Grimoaldo I, sant’Iduberga, era stata fondatrice di chiostri e abbazie, sua figlia era la santa badessa Gertrude, protettrice dai ratti, ed era in rapporti molto stretti con monaci irlandesi e con l’abate Foillon, anche lui santo, ucciso e buttato in una porcilaia  e quindi adorato come martire.
Batilde, sposata nel 648 a Clodoveo II, cercò di tenere unita la Neustria-Burgundia con l’aiuto dei vescovi di corte,  come Crodoberto di Parigi, Eligio di Noyon e Audoino di Rouen e perseguì una politica centralista, governando nel nome di Clotario III, come reggente fece giustiziare il vescovo di Lione, Aunemundo, che sobillava l’aristocrazia burgunda contro la casa reale di Neustria.
Batilde per ragioni politiche fece ammazzare nove vestivi dell’opposizione, questa regina non era anticlericale perché aveva strette relazioni con altri prelati e fu anche proclamata santa dalla chiesa.
Nel 662 il vescovo Leodegaro era portavoce dell’opposizione aristocratica alla monarchia unica dei franchi, proclamò re Childerico II, che reggeva l’Austrasia, il re fu ucciso  e Leodegaro fu decapitato, poi fu fatto santo e martire.
Il giovane Dagoberto II fu ammazzato e così Pipino II il medio, il capostipite dei carolingi, divenne l’uomo più potente d’Austrasia, era nipote di Pipino I il vecchio e progenitore di Carlo Martello, di Carlo Magno e di suo fratello Carlomanno, Pipino II inaugurò la storia dei carolingi.
Pipino II, maggiordomo d’Austrasia, s’impose su Ebronio, maggiordomo di Neustria, alla lotta parteciparono i vescovi delle opposte fazioni, poi Pipino II sconfisse l’armata di Neustria, comandata da Teoderico III, i re franchi erano ormai solo comparse e marionette.
Pipino II lasciò sul trono di Neustria Teoderico III, ponendogli a fianco degli uomini ed un maestro di palazzo di sua fiducia, fu fondatore e protettore di conventi e propagatore della fede, soprattutto presso i frisoni.
I frisoni furono sconfitti  nel 689 e 695 e l’aristocrazia franca trasferì alla chiesa parte dei territori presi a questi, in Austrasia operava l’arcivescovo San Willibrord,  sostenuto dall’aristocrazia e da Carlo Martello, spettò poi a Carlo Magno soggiogare definitivamente la Frisia ed i sassoni.
La vedova di Pipino I, Plectrude, governava in nome di Dagoberto III, fece imprigionare a Colonia il figliastro Carlo Martello che nel 715 fuggì, nel 717 in Neustria governava Chilperico II  ed in  Austrasia Clotario IV (717-719).
Dopo lunghe lotte Carlo Martello fu riconosciuto maestro di palazzo dell’intero popolo franco, dal 737 Carlo Martello inaugurò, con la morte degli ultimi  sovrani merovingi, il regno dei  carolingi, consolidò il suo potere con continui massacri, ampliò i confini contro neustriani, alemanni, bavaresi, sassoni, frisi, mentre al vescovo Pirmino era lasciata l’opera missionaria e mentre l’inglese San Bonifacio era missionario presso i sassoni.
Le scorrerie di unni e mongoli furono effimere, mentre quelle degli arabi del VII secolo hanno conseguenze ancora oggi, l’Islam, che vuol dire sottomissione, era monoteista e aveva preso dall’ebraismo e dal cristianesimo, concedeva 4 mogli e prometteva il giudizio universale, l’inferno ed il paradiso.
L’Islam considerava Mose e Gesù dei profeti che dovevano precedere Maometto, il quale nacque nel 570 alla Mecca sposò una ricca vedova di un mercante, poi  cominciò le sue rivelazioni divine e si  trasformò in condottiero. Con la violenza diffuse la sua religione, nel 622 fuggì a Medina, dove fece massacrare molti   ebrei che gli si opponevano e vendetti gli altri come schiavi, nel 630 s’impossessò della Mecca e di tutta l’Arabia, nel 632 morì.
Nel 633 il suo suocero, califfo Abu Bakr, conquistò  Giordania e Irak, poi il califfo Omar, dal 635 al 642, conquistò Siria, Palestina, Egitto e  Persia, riducendo l’impero bizantino ad un terzo, il califfo Othman  dal 647 al 654 conquistò Libia, Cipro, Rodi, sconfisse la flotta bizantina e minacciò anche Costantinopoli, il califfo Abdul Malik ed il figlio Walid dal 685 al 715 conquistarono Turkestan, Caucaso e Magreb.
Da Tunisi, la flotta araba controllava il mediterraneo occidentale, così la chiesa perdeva a favore dell’Islam i due terzi dei suoi fedeli, anche la Spagna fu occupata dagli arabi nel 710 e fu distrutto il regno spagnolo cattolico dei visigoti.
I mori passarono anche i Pirenei e nel 720 furono fermati a Poitièrs da Carlo Martello, aiutato nella sua impresa dal patrimonio della chiesa.
Nel 716 L’anglosassone San Bonifacio era missionario presso i frisoni, stanziati vicini all’Olanda, nel 719 papa Gregorio II gli conferì l’incarico missionario presso tutti i popoli miscredenti e nel 722 lo fece vescovo, tuttavia Bonifacio presso i turingi fallì la sua opera missionaria per la mancanza d’appoggio militare.
Anche il missionario Willibrord dal 690 faceva il missionario presso frisoni, danesi e sassoni, sostenuto dalle armi franche, le vittoriose campagne di Carlo Martello contro i sassoni favorirono la sua opera di conversione, il missionario distruggeva idoli e faceva miracoli.
Nel 721 Bonifacio si separò da lui  ed in Turingia fondò un monastero, in Assia le prime tracce del cristianesimo anteriore a Bonifacio erano presso installazioni militari fortificate, alcuni conventi di Turingia e Assia erano postazioni e capisaldi militari, le piazzeforti franche poi divennero anche sedi episcopali.
Nel 722 Bonifacio, l’apostolo dei tedeschi, era missionario presso i sassoni, la loro conversione, con battesimi collettivi obbligatori, avvenne dopo la campagna di Carlo del 738, la quale fu preparata e realizzata in collaborazione con il clero e con Bonifacio.
Carlo Martello non era molto religioso ma, per ragioni di conquista,  era interessato alla diffusione del cristianesimo in oriente, usava puttaneggiare con le sante monache e le vergini consacrate nei chiostri, anche il re Osred di Northumbria aveva la stessa passione.
Bonifacio era a conoscenza della lussuria dei monasteri e sapeva che le monache ammazzavano i bambini concepiti, una discepola di Bonifacio, la vergine Egburg, prediligeva l’amante Bonifacio, di fronte a tutti gli altri uomini.
La popolazione bavarese, di razza mista, si costituì ai primi del VI secolo, due secoli dopo il territorio era pieno di conventi, già in epoca romana il territorio conobbe il cristianesimo, tramite soldati e mercanti, poi arrivarono ariani, monaci irlandesi e predicatori bizantini; la nobiltà per  prima si volse al cristianesimo, per interesse,  mentre il popolo fu cristianizzato solo nel VII secolo.
I duchi bavaresi della famiglia degli Agilulfidi erano dapprima legati ai longobardi, poi però il paese si avvicinò ai franchi, nel 716 il duca Teodone cercò di creare una chiesa autonoma bavarese, perciò Carlo Martello  saccheggiò il paese.
Bonifacio si recò in Baviera nel 719 e nel 738, ricevette da papa Gregorio III l’ordine di riorganizzare la chiesa di Baviera e di farne una specie di protettorato pontificio, mentre il duca Teodone voleva liberarsi dell’influenza franca.
Perciò i rapporti tra il papa e Carlo Martello si raffreddarono, in Austria, Moravia e Baviera  operavano missionari irlandesi e scozzesi e la fede non s’irradiava dalle sedi vescovili ma dai monasteri.
Il vescovo di Salisburgo, Virgilio, confidente di Pipino II, irrideva dei seguaci di Bonifacio e dei  missi papali, che attaccavano il clero franco che voleva essere autonomo da Roma, invece Bonifacio era asservito a Roma e si faceva sempre istruire da essa; a Roma faceva continui quesiti in materia di fede, una volta chiese se i contadini dovevano pagare le tasse e il papa rispose che era ovvio, perché pagando capivano che la terra aveva un padrone.
Bonifacio affermava che preti e vescovi franchi erano dissoluti, lussuriosi, omicidi, ubriaconi, litigiosi e falsi, che alcuni sacerdoti celebravano la messa cristiana e recavano offerte a Wotan, che i vescovi depredavano i borghi, collezionavano prebende e attaccavano i monasteri, con l’intento di asservirli. Nell’800 anche il patriarca d’Aquileia, Palino, accusava i vescovi di dissipare il patrimonio ecclesiastico nella guerra e nel lusso e di commettere delitti.
Nel 744 Bonifacio, al Sinodo di Soisson, fece condannare il prete Aldeberto che insegnava che erano inutili confessione, pellegrinaggio a Roma, consacrazione delle chiese ai martiri e fece condannare anche il vescovo itinerante irlandese Clemente, contrario al celibato.
Bonifacio, quindi, riorganizzò la chiesa nazionale franca, inizialmente svincolata da Roma, sottoponendola all’obbedienza romana, e nel 745 divenne vescovo di Magonza,  nel 754  fu ucciso dai frisoni  in rivolta.
Il papa tornò a sostenere il duca Odilone di Baviera, che voleva staccare il paese dalla Francia, voleva creare una chiesa nazionale bavarese controllata da Roma e un protettorato romano, purtroppo Odilone fu sconfitto dai franchi, il papa fece dietrofront e passò dalla parte del vincitore.

Vol 4 – PARTE TERZA

Pipino II mise su due sedi vescovili bavaresi due monaci irlandesi di sua fiducia, che non prendevano ordini da Bonifacio, uomo di fiducia di Roma, papa Zaccaria (741-752) minacciò di scomunicarli anche perché sostenevano la tesi che la terra era sferica.  Nel 763 divenne duca di Baviera Tassatone III che, desiderando l’indipendenza dai franchi, si avvicinò ai longobardi di Desiderio,  sposandone anche una figlia.
Tornando indietro in oriente, nel 622 l’imperatore Eraclio di Bisanzio, con i tesori della chiesa ricevuti dal patriarca Sergio poté indire la prima crociata contro i persiani, che nel 614 avevano preso Gerusalemme e nel 617 minacciavano Costantinopoli. Eraclio vinse e saccheggiò il territorio dei mandei o sabei, gnostici cristiani seguaci di Giovanni Battista, purtroppo però si stava profilando una nuova minaccia, l’invasione araba.
Al secondo concilio ecumenico di Costantinopoli del 681, il patriarca d’Antiochia, Macario, si presentò con documenti falsi, papa Onorio I fu scomunicato e  furono accusati d’eresia i papi Vittorio I, Zefirino e Callisto.
Papa Giovanni IV (640-642), consacrato senza il benestare dell’imperatore, si sollevò contro Bisanzio,  anche il nuovo patriarca di Bisanzio Teodoro I (642-649) mosse all’attacco contro la casa imperiale, inoltre l’esarca africano Gregorio preparava una sollevazione contro Bisanzio, sostenuto dal papa, però nel 647 fu sconfitto dagli arabi.
A Roma comparvero molti monaci africani fuggiti dal potere di Bisanzio, Martino I (649-653) fu il primo pontefice a perseguire decisamente il distacco di Roma da Bisanzio. Allora falsari a favore della chiesa erano l’abate Massimo, fatto santo, e lo pseudo-Dionigi.
L’imperatore Costante di Bisanzio ribadì che il vescovo di Ravenna non era soggetto a Roma ma a Bisanzio, nel VII secolo anche la chiesa siciliana  era orientata verso Bisanzio. I longobardi, originaria della Germania settentrionale, dopo le invasioni del 568 si erano impadroniti dell’Italia settentrionale e centrale, mentre nel sud dominavano Roma ed i bizantini, i papi si destreggiavano tra Bisanzio ed i  longobardi.
Nel VII secolo la chiesa cattolicizzò i longobardi, che volevano unificare l’Italia, e poi ne distrusse la potenza, con il re longobardo Ariperto I (653-661) l’orientamento cattolico della regina Teodolinda prese il sopravvento, perciò re Ariperto restituì delle terre al papa,  era pluriomicida, però da Paolo Diacono fu definito uomo pio.
Con re Liutprando la potenza dei longobardi raggiunse il culmine in Italia, era cattolico e benefattore della chiesa, però voleva unificare l’Italia sotto di se, perciò il papa, toccato nei suoi interessi, gli fu avverso. Ad oriente l’imperatore Giustiniano II (685-711) fece deportare e giustiziare migliaia di slavi, nel 711 i  bulgari minacciarono Costantinopoli, nel 717 fu la volta degli arabi.
Il concilio d’Elvira aveva proibito il culto delle immagini, iniziato dagli gnostici, i monaci ne avevano diffuso il costume perché erano fabbricanti d’immagini, il popolo venerava le icone come idoli, ad esse chiedevano miracoli, perciò in oriente gli iconoclasti chiesero la distruzione delle immagini. Nel VII secolo i  pauliciani d’Armenia combattevano, oltre le immagini, la croce, le cerimonie esteriori ed i sacramenti.
I soldati incaricati di asportare le icone dalle chiese furono ammazzati dal popolino in rivolta, forse istigato dai monaci, il dominio bizantino in Italia centrale crollò proprio allora, in ogni modo il concilio di Costantinopoli del 757 condannò il culto delle immagini. Il clero sapeva che il suo potere si fondava sulla magia, sulle suggestioni e sul fascino del servizio divino, anche per questo aveva coltivato le icone.
Papa Gregorio II (715-731) condannò l’intromissione dell’imperatore d’oriente nelle questioni di fede e venne da questo minacciato di essere trascinato in catene. Nel 717 l’imperatore d’oriente Leone III, per fare la guerra agili arabi, aumentò le tasse alla chiesa romana, i vescovi italiani si ribellarono e si opposero anche all’iconoclastia imperiale, anche papa Gregorio II esortò alla lotta contro  Costantinopoli, minacciando la separazione da Bisanzio e proibì anche il pagamento delle tasse a Bisanzio.
L’esarca Paolo di Ravenna ricevette da Bisanzio l’ordine di deporre papa Gregorio II, però duchi e truppe bizantine furono espulsi da tutta Italia ed anche Venezia si rivoltò, allora i longobardi erano alleati di Roma e, nella situazione di crisi, a Costantinopoli fu proclamato un antimperatore, nella figura di Cosma, la rivolta fu domata nel 730.
Poiché gli italiani avevano proclamato imperatore Tiberio Petasio, il papa, che voleva comandare da solo a Roma, si riavvicinò a Costantinopoli, Petasio fu trucidato e la sua testa spedita a Costantinopoli, poi l’imperatore aumentò le tasse in Italia e separò l’Illiria e la Sicilia da Roma.
Il nuovo imperatore Costantino V (741-776) perseguitò i monaci difensori delle immagini, espropriò e chiuse alcuni monasteri, altri li distrusse, costrinse  i monaci e le monache a sposarsi, giustiziò alcuni monaci, alcuni di loro fuggirono a Roma, accadeva ciò mentre i bulgari minacciavano Costantinopoli.
Liutprando, che era convinto cattolico e difensore della chiesa, nel 732 prese Ravenna, l’esarca, allora alleato del papa, si rifugiò a Venezia. Malgrado Liutprando avesse appoggiato Roma contro Bisanzio, il papa spinse la flotta veneziana a riprendere Ravenna ed aizzò i duchi longobardi di Spoleto e Benevento e i vescovi longobardi contro il loro re.
Quindi  Gregorio III chiese aiuto a Carlo Martello, in regalo gli inviò un pezzo della catena e le chiavi dell’apostolo Pietro, anche se nel 738 i longobardi erano intervenuti in Provenza contro i saraceni, a fianco dei franchi, questa prima richiesta del papa non ebbe successo.
Però il regno franco, sempre in guerra, utilizzava i monasteri come teste di ponte per la conquista e riteneva che la sua espansione e l’espansione del cattolicesimo fossero connessi, quindi Carlo Martello non poteva ignorare per sempre le sollecitazioni della chiesa e del papa.
Gregorio III fu l’ultimo papa a chiedere la convalida dell’elezione papale a Costantinopoli, il successore papa Zaccaria (741-752) ribaltò le alleanze e si alleò con Liutprando contro i duchi lombardi ribelli, in cambio il papa ricevette dai longobardi altri regali in terre, a spese di Bisanzio.
Nel 743 Liutprando attaccò Ravenna  ed il papa lo invitò a desistere, nel 744 Liutprando morì e il papa convinse il successore Rachi a non attaccare la pentapoli, poi Rachi andò in pellegrinaggio a Roma e quindi  si chiuse in convento.
Alla morte di Carlo Martello, avvenuta nel 741, l’impero fu diviso tra Carlomanno e Pipino III il breve, il primo ebbe l’Austrasia  e il secondo Neustria, Burgundia, Provenza e Baviera. Entrambi erano allievi di monaci e massacratori, si diceva che erano mossi da dio, perciò meritevoli di una ricompensa in cielo.
Carlomanno, in seguito venerato come santo, sterminò gli alemanni e confiscò le loro terre, la chiesa ne guadagnò il vescovado di Costanza che diventò la più grande diocesi tedesca del medioevo, si arricchirono di terre prese al nemico anche alcune abbazie, come quella di San Gallo. Nel 747 anche Carlomanno si chiuse in un chiostro, alle porte di Roma, e poi a Montecassino.
Pipino III (741-768) fu quasi sempre in guerra, accompagnato dal figlio Carlo Magno,  alla corona s’interponeva l’ultimo dei merovingi, Childerico III,  Pipino III chiese il parere a papa Zaccaria, che gli fece sapere che il rango di re spettava a chi aveva il potere effettivo, Zaccaria lo fece ungere re da Bonifacio, mentre Childerico III e suo figlio furono chiusi in un convento.
L’atto di Zaccaria implicava che il papa aveva il diritto di disporre a piacimento delle corone regali, almeno apparentemente, la monarchia diventava un’istituzione divina attribuita al pontefice, da allora i figli di Pipino III, Carlomanno e Carlo Magno, continuarono a fregiarsi del titolo di re per grazia di Dio.
Ora il re era separato nettamente dal popolo, perché il suo potere veniva da Dio ed era al servizio di Dio, in pratica della chiesa, l’ufficio monarchico, assumendo un carattere teocratico, rafforzava la sua influenza di fronte ai sudditi ed ai nobili, ma non di fronte al papa e a controllare il re c’era l’alto clero, il re era  co-reggente con Cristo, mentre il popolo non aveva nessuna sovranità.
Divenne re dei longobardi Astolfo (749-756) che  voleva la distruzione di Roma, contro di lui papa Stefano II chiese l’aiuto prima all’imperatore Costantino V di Bisanzio, impegnato contro gli arabi, poi a Pipino III.
Stefano II, per perorare la sua causa, si recò alla corte di Pipino, secondo gli annali pontifici i sovrani franchi si sarebbero gettati ai suoi piedi, secondo gli annali franchi, il papa, in abiti penitenziali, si prostrò davanti a Pipino III.
Pipino III era salito al potere con l’aiuto di papa Zaccaria e perciò giurò di proteggere Roma, il papa nominò Pipino III patrizio romano, titolo prima appartenuto all’esarca di Ravenna, così sancendo la separazione definitiva di Roma da Bisanzio.
La donazione di territori fatta da Pipino III alla chiesa, divise l’Italia in due  fino al 1870, anche se  Pipino regalò al papa solo ciò che era appartenuto a Bisanzio.
Il papa millantava il sepolcro di Pietro a Roma e  si diceva  portavoce di Pietro e suo erede, tra il VII e l’VIII secolo Pietro era diventato il santo più importante per anglosassoni e franchi, aveva tanti monasteri a lui dedicati, era garante dell’aldilà, dell’aldiqua, protettore, guerriero e guardiano del paradiso, probabilmente Pietro non è mai stato a Roma.
Pipino III era succube del papa, era pieno d’amore per San Pietro, era dominato dai piaceri sensuali, però non voleva assolutamente essere respinto dal regno dei cieli.
Nel 754 papa Stefano II unse Pipino III re, che divenne re per grazia di Dio, da allora il papa lo chiamò per sempre “compare”, con l’unzione esso si era reso servo o dipendente della chiesa, infatti, affermò  Innocenzo III che più grande dell’unto è colui che unge.
Anche il nuovo papa Paolo I (757-767), continuò a chiamare Pipino III “compare”, poiché questo papa era anche padrino della figlia di Pipino III, Gisla.  In questo nuovo quadro istituzionale, i francesi non potevano più scegliersi un re, senza l’approvazione del papa, com’era accaduto prima per i papi nei confronti di Bisanzio.
Pipino III s’impegnò a difendere il patrimonio della chiesa e ad accrescerlo e regolò per legge l’esazione delle decime a favore della chiesa, però i notabili franchi non volevano la guerra ai longobardi e stavano per ribellarsi, anche il fratello di Pipino, da Montecassino, cercò di impedire la guerra e perciò il papa lo fece rinchiudere in un monastero di Vienne.
Nel  754 Pipino sconfisse i longobardi di Astolfo, che si rifugiò a Pavia, e li rese tributari, Astolfo ruppe il trattato di pace e assediò Roma, il papa minacciò Pipino III di scomunica e di un giudizio universale se non fosse intervenuto a suo favore, nel 756 Pipino III si mosse di nuovo contro i longobardi  e  sconfisse di nuovo Astolfo.
L’imperatore di Bisanzio si aspettava la restituzione delle terre italiane che gli erano state prese dai longobardi, invece Pipino III le donò al papa, così nasceva lo stato sacerdotale della chiesa, nato con le guerre e gli inganni, con falsi documenti e con false donazioni e durato più di mille anni.
Roma volle far basare la donazione dei franchi su un  antico diritto costruito su un falso, la donazione di Costantino, lo stato della chiesa doveva divenire il fondamento materiale e la garanzia del dominio spirituale del papa. L’attività falsaria è stata abusata dalla chiesa, anche se Pio XI ha asserito che la chiesa è colonna e fondamento della verità.
L’antichità cristiana superò in contraffazione l’età pagana e quella del Vecchio testamento e il medioevo superò il primo cristianesimo nell’attività falsaria. Nel medioevo i falsi svolsero un ruolo cospicuo, erano false le vite dei santi, le storie dei miracoli, l’attività falsaria fu ordinatrice della chiesa e del diritto, il medioevo fu l’eldorado dei falsari.
Dal VI all’VIII secolo l’attività falsaria fu una specializzazione teologica in oriente, mentre in occidente si sviluppò dall’VIII al XII secolo, nell’alto medioevo in occidente i falsari furono quasi esclusivamente uomini di religione, ciò che era essenziale si fondava sulla menzogna e sull’inganno, si faceva della falsificazione e dell’ipocrisia una virtù.
Poiché il fine della conversione e della supremazia della chiesa giustificava i mezzi,  potevano essere utili menzogna ed inganno, lo avevano insegnato anche San Paolo, Origene, Crisostomo e Sant’Agostino.
Inoltre, di solito nessuno si accorgeva delle falsificazioni, vi si dedicavano abati e vescovi, come Huilduin, abate di S.Denis (814-840), l’arcivescovo Hinkmar di Reims (845-82), Pilgrim (971-991) vescovo di Passan e Callisto II (1119-1124), che autenticò falsi fatti fare quando era vescovo di Vienne. Malgrado questi fatti, papa Adriano II (885) affermò che la chiesa fugge l’inganno e la bugia e Pio XI ha affermato che essa è il fondamento e la colonna della verità.
Durante il medioevo, preti e monaci con dei falsi  procacciarono dei privilegi alla chiesa, in nome della vera fede, dal IV secolo furono contraffatte risoluzioni conciliari ed atti conciliari,  sulla bibbia fu anche inserita un’indicazione trinitaria fasulla.
Durante il concilio di Costantinopoli del 680, il patriarca d’Antiochia, Macario, tentò di dimostrare la dottrina dell’unità della volontà di Cristo, il monoteletismo, con l’aiuto di documenti sinodali e dei padri della chiesa falsificati.
In quel periodo l’abate Anastasio Sinaita accusava i monofisiti di falso, erano all’opera 14 calligrafi, che lavoravano sotto la guida del prefetto Severiano, in un opificio per falsari, però anche il Santo Anastasio (festeggiato il 21/4)  faceva falsificazioni, che definiva perfette,  ed invitò i seguaci ad imitarlo, ricordando le astuzie di Paolo.
Ci furono anche falsificazioni agiografiche o false narrazioni delle vite dei santi e false reliquie, c’erano innumerevoli frammenti della croce di Cristo, dodici prepuzi di Cristo erano venerati dalla confraternita del santo prepuzio, il vescovo di Osnabruck, Brenno (1068-1088), falsificò un documento imperiale di Carlo Magno, Otloh di S.Emmetran con dei falsi tentò di sottrarre il monastero all’influenza del vescovo, egli attestava anche il possesso di reliquie di Dionigi l’Aeropagita, a suo volta falsario e suo maestro.
Nel medioevo s’inventarono anche epistole celesti che esortavano alla pace, alla guerra, ad una crociata, ecc., pullulavano le favole miracolistiche e le leggende dei santi, nei secoli X e XI fu inventata da preti e monaci una sequela di vite di santi.
Documenti falsi furono usati nelle lotte intestine tra vescovadi, con falsi diplomi o concessioni, a Roma fu contraffatta la lista dei vescovi, al fine di garantire la continuità della successione apostolica a partire da Pietro; seguirono l’esempio altri vescovi che facevano discendere i loro  episcopati dai discepoli, Magonza da Paolo, Milano da Barnaba, ecc.
Nel 731 in Inghilterra fu ideata una risposta di papa Gregorio I al vescovo di Canterbury, Agostino, in realtà redatta da Nothelm, futuro arcivescovo della città, con essa il papa concedeva ad Agostino il diritto ad ordinare i vescovi, con  falsi documenti e false lettere pontificie Canterbury cercò d’imporre il suo primato sull’arcivescovo di York.
L’arcivescovo di Vienne e futuro pontefice Calisto II (1119-1124) fu un papa falsario e scrisse  epistole papali false dei papi precedenti, in Germania Magonza ottenne il suo primato grazie a falsi attestati di Pipino III e Carlo Magno, anche Brema costruì dei falsi per acquisire privilegi.
L’arcivescovo Adalberto di Amburgo-Brema, con l’aiuto di scrivani, confezionò documenti d’imperatori e papi, suo scopo era liberare il suo vescovado dalla subordinazione, per renderlo uguale ad altri vescovadi più importanti.
Nel 968, con un documento falso di Giovanni XIII, si conferiva all’arcivescovo Adalberto di Magdeburgo il primato su tutti i vescovi e arcivescovi di Germania. Anche i monasteri fecero dei falsi, cioè privilegi pontifici d’epoca merovingia, con lo scopo di sottrarsi all’influenza dei vescovi, i monaci del monastero di S. Emmaram, con false attestazioni nel XIII secolo, riuscirono a diventare indipendenti dall’impero e subordinati solo al papa.
A metà del XII secolo in Turingia l’abate Reinhardsbrunn falsificò dei documenti per appropriarsi di terre del vicino convento dei cistercensi, alcuni si procuravano falsi documenti su commissione,  per essere esentati dal servizio militare o per assicurarsi l’elezione ad abate.
Paolo Diacono, era un bibliotecario falsario presso Montecassino, dove fabbricò diplomi reali e documenti pontifici, al monastero di Fulda i monaci Rodolfo e Meginhard avevano redatto falsi di Pipino III, Carlo Magno e papa Zaccaria, con lo scopo di  sottrarre le decime all’arcivescovo di Magonza.
La falsa donazione di Costantino nacque nella cancelleria di papa Stefano II, con quell’atto egli superò le resistenze di Pipino III e si presentò come legittimo padrone d’Italia, poi indusse i franchi a muovere guerra ai longobardi che volevano dominare l’Italia.
La donazione  derivava dalla leggenda di San Silvestro, nata a Roma nel V  secolo,  la quale narrava che papa Silvestro guarì Costantino dalla lebbra e lo battezzò, per riconoscenza l’imperatore regalò alla chiesa il Laterano, Roma e l’Italia e fece il papa superiore agli altri patriarchi.
All’inizio Roma non si servì molti di questo falso documento, lo richiamò per primo papa Adriano I, in uno scambio epistolare con Carlo Magno, poi fu imposto definitivamente alla metà del IX secolo, quando si procedette alla creazione di un altro falso, le decretali pseudoisidoriane, attribuite  allo spagnolo santo Isidoro, sulle quali si fondò lo stato della chiesa.
Nel 1053 Leone XI su di esse fondò il primato del papa, trasformando la falsa donazione di Costantino in restituzione da parte di Costantino di quanto donato da Dio alla chiesa, così la chiesa  non doveva riconoscenza ai franchi, con Gregorio VII (1073-1085) la donazione di Costantino divenne parte integrante del diritto canonico.
Urbano II (1088-1099), beatificato nel 1881, istigatore della prima crociata che procurò il massacro di Gerusalemme,  dichiarò che con la donazione la Corsica e le isole Lipari erano di proprietà della santa sede, nel XII secolo lo scolastico Onorio  sostenne che Silvestro aveva ottenuto da Costantino anche la garanzia che nessun imperatore avrebbe dovuto regnare  senza l’assenso del pontefice, in tal modo l’imperatore diventava vassallo del papa e l’impero si trasformava in feudo papalino.
Gregorio IX (1227-1241) sostenne che Costantino aveva concesso al papa il dominio universale, non doveva esistere un imperatore indipendente dal papa. Ludovico il Bavaro (1314-1347) e Sigismondo (1433), in qualità di futuro imperatore, giurarono di osservare la donazione di Costantino, perciò, su queste premesse, Silvestro II proclamò Roma capitale del mondo.
Successivamente l’imperatore Ottone III (983-1002) affermò che la donazione era per lui inefficace, poi la definì falsa e affermò che i territori pontifici erano stati ottenuti con l’inganno,  nel XII secolo l’inganno fu dimostrato da Arnaldo da Brescia, il suo discepolo Wezel informò Federico Barbarossa che la donazione di Costantino era una favola, perciò nel XIII secolo la mise in dubbio anche Federico II.
Oggi alcuni studiosi della chiesa definiscono i falsi medioevali: “Devozione antica” ed i falsari come:”Venerabili falsari”, nel 1440 anche Lorenzo Valla, segretario del papa, riconobbe l’imbroglio, però la storiografia cattolica riconobbe ufficialmente la falsificazione solo nel XIX secolo, senza che la chiesa restituisse i privilegi e le ricchezze che ne aveva ricevute nel contempo, visto che ne era caduto il titolo.
Per tutta la sua vita gli interlocutori più importanti di Carlo Magno (772-814), succeduto a Pipinio III, furono i pontefici, egli privilegiò il rapporto con la santa sede, l’impero carolingio fu una teocrazia e il corpo di Cristo, Carlo era l’uomo della Provvidenza, anche se era permanentemente in guerra, ovviamente anche Carlo fu fatto santo dalla chiesa festa 28/1).
Il re dei longobardi, Desiderio (757-774), non voleva che il suo regno fosse soffocato tra franchi e lo stato della chiesa, perciò invase il territorio pontificio e il papa Paolo I (757-767) chiamò di nuovo in soccorso Pipino III, che in quel momento era impegnato contro i sassoni e cercava anche di prevenire un’alleanza tra longobardi e bizantini.
A Roma il laico Costantino II (767-768) con un  colpo di mano si fece eleggere papa, contro di lui  fu montata una cospirazione e i congiurati si rifugiarono presso Desiderio, dove raccolsero delle truppe ed entrarono a Roma, quindi  fu fatto papa Stefano III (768-772), che era amico dei franchi.
Cominciarono le vendette ed ai cardinali e vescovi dell’altra fazione fu strappata la lingua e gli occhi, Costantino fu schiaffeggiato e accecato, sotto tortura, confessò di avere commesso più peccati di qualsiasi altro uomo, poi fu chiuso in un monastero.
Il sinodo Lateranense del 769 aveva escluso i laici dal trono pontificio, però nel 784 a Costantinopoli il laico Trasio diventò patriarca, suo nipote e pure laico Fozio ricoprì la stessa carica e nel X secolo in occidente  Leone VIII in un solo giorno da laico fu fatto papa.
Fino al III secolo tutti i laici potevano diventare vescovo di Roma, fino al VI secolo il papa era  eletto dal popolo di Roma, poi il suffragio fu ristretto agli aristocratici, dal VII secolo il diritto elettorale fu riservato al clero romano, l’imperatore di Bisanzio ratificava l’elezione, in epoca successiva le grandi potenze esercitarono il veto nell’elezione del papa.
Il papa  Stefano III operò per evitare intese tra franchi e longobardi, appoggiandosi ora agli uni e ora agli altri, alla morte di Pipino III, Carlo Magno ebbe la parte settentrionale del regno franco e il fratello Carlomanno quella meridionale.
Per rafforzare la sua posizione, nel 770 Carlo sposò la figlia di Desiderio, con l’irritazione del papa, che definiva i longobardi stirpe di lebbrosi, li accusava di non aver restituito territori della chiesa e accusava Carlo di voltafaccia.
Nel 771 Carlo ripudiò la moglie, questa volta senza proteste del papa, visto che il matrimonio era indissolubile, alla corte di Carlo esisteva un partito filo-longobardo, capeggiato da Paolo Afiarta, comprato da Desiderio. Ad un certo punto  Stefano si riavvicinò a Desiderio, che lo aveva salvato da un’altra congiura romana.
Nel 772 morì Carlomanno, Carlo divenne re di tutti i franchi e tolse i diritti ereditari ai figli di Carlomanno, come aveva fatto il nonno Carlo Martello e suo padre Pipino III. Poiché la forza prevaleva sul diritto, come aveva insegnato un papa,  vescovi  e nobili accettarono il colpo di stato, Carlo fu unto re  e la vedova di Carlomanno si rifugiò con i figli  presso Desiderio.
Il nuovo papa Adriano I (772-795)  prese subito posizione contro Desiderio che non voleva restituire le terre, poi fece catturare e giustiziare l’amico dei longobardi presso i franchi,  Paolo Afiarta, quindi  esortò Carlo alla guerra contro Desiderio.
Poiché Desiderio si era fatto protettore e difensore dei diritti degli eredi di Carlomanno, Carlo Magno mosse contro i longobardi, arrivato in Italia, catturò la famiglia del fratello e chiuse tutti in un  convento, poi si alleò con l’abate Anselmo, nemico di Desiderio, l’esercito franco era seguito da schiere di vescovi.
Mentre Carlo occupava una città longobarda dopo l’altra, il papa cercava di fare altrettanto con il ducato longobardo di Spoleto. Carlo Magno vittorioso rinnovò la donazione di Pipino III del 754 fatta al papa, cioè regalò al papa due terzi dell’Italia, giurando sulla falsa tomba di Pietro. Successivamente il papa, richiamandosi alla falsa donazione di Costantino, chiese anche Venezia e l’Istria,  Carlo ampliò le donazioni fatte dal padre ma non accolse tutte le richieste del papa.
Nel 774 Carlo, dopo aver preso Pavia, si mise sul capo la corona di ferro e si annesse il regno longobardo, era la prima unione personale della storia d’Europa, poi regalò al papa Ravenna,  Desiderio con la moglie e la figlia, cioè la ex moglie di Carlo,  furono rinchiusi in un monastero.
Alla fine del 1050 rimase indipendente solo il ducato longobardo di Benevento, dove il duca Arechi, genero di Desiderio, assunse il titolo di principe, sui alleò con il figlio di Desiderio, Adalgisio, e con Bisanzio, tramando un complotto contro Carlo e Adriano.
Carlo, al ritorno da una campagna contro i sassoni, scese di nuovo in Italia, i duchi longobardi furono sostituiti con conti franchi e Carlo inviò in Lombardia anche vescovi ed abati franchi che occuparono i seggi vescovili più importanti, rispettando però il territorio della chiesa. Carlo Magno fece re del regno longobardo suo figlio  Pipino IV,  di 4 anni,  mentre papa Adriano I fu fatto padrino o reggente del regno.
Carlo voleva il controllo dei passi alpini e i monasteri da lui beneficiati si trovavano infatti in zone strategiche, ai confini o presso grandi nodi stradali. Intanto i vescovi italiani si arricchirono con la carestia del 776, durante la quale tanti avevano venduto sottocosto i loro averi e la loro terra.
Papa Adriano I ricordava al compare Carlo che si aspettava di ricevere da lui anche la Tuscia, cioè la Toscana, Spoleto, Benevento, la Sabina, la Corsica, Terracina, Gaeta e Napoli. Carlo, al momento, ignorò i sogni egemonici di Adriano I e non voleva nemmeno attaccar briga con Arechi, duca di Benevento, dietro il quale stava Bisanzio.
Carlo protesse anche il vescovo di Ravenna, Leone,  che s’impossessò dell’Emilia-Romagna, creando una specie di stato ecclesiastico, anche lui si richiamò ad una presunta donazione di Carlo Magno,  in ogni modo, fin alla morte, ottenne l’appoggio di Carlo.
Il papa cercò insisté per indurre Carlo a muovere guerra contro Benevento e contro Bisanzio, perciò nel 786 il santo Carlo tornò in Italia ed Arechi, duca di Benevento, fuggì e si rifugiò a Salerno, Carlo fece la pace in cambio di un tributo annuo, ma Adriano I non era soddisfatto, esigeva  l’invasione di Benevento.
In un secondo momento, il duca longobardo Grimoaldo, di Benevento, con il duca di Spoleto, Ildebrando, entrambi alleati dei franchi, attaccarono i bizantini e li sconfissero, poi Grimoaldo sposò una nipote dell’imperatore bizantino e ruppe con i franchi, perciò nel 791 Pipino IV si decise ad attaccare Benevento, facendo finalmente contento il papa.
Papa Adriano I, con l’aiuto prima dei longobardi e poi dei franchi si era liberato di Bisanzio, perciò  cominciò a computare la durata del papato secondo gli anni di governo dei pontefici e non più dell’imperatore di Bisanzio e coniò anche denaro con la sua effige, in luogo di quella dell’imperatore.
Il nuovo papa Leone III (795-816) assicurò la sua fedeltà a Carlo Magno, che mandò a Roma il cappellano di corte, abate Angilberto, che aveva avuto con la figlia di Carlo, Berta, due figli, l’abate sollecitò il papa a sradicare il peccato di simonia, in precedenza Carlo aveva vietato alle monache di comporre poesie d’amore.
Con la crescita della proprietà terriera dei papi,  era cresciuto il loro nepotismo che era una specie di clientelismo a vantaggio dei soli parenti del papa. A Roma scoppiò un’altra congiura che costrinse alla fuga Leone III che poi fu catturato, trascinato in chiesa e malmenato davanti all’altare, poi però il  papa riuscì a rifugiarsi presso Carlo.
Davanti ai franchi Leone III fu accusato dai congiurati di corruzione, spergiuro e adulterio, di questi peccati del papa era intimamente convinto anche Carlo  che però non abbandonò il papa e lo rimise sul trono,  nell’800 Leone III incoronò Carlo, che regalò al papa molto oro, mentre Costantinopoli, che perdeva Roma, si diceva vittima di un colpo di stato.
Comunque nell’812 Bisanzio riconobbe Carlo imperatore d’occidente, mentre questo riconobbe la sovranità di Bisanzio su Venezia, Dalmazia ed Italia meridionale, poi Carlo intraprese l’ultima campagna contro i corsari danesi.
I sassoni, provenienti dalla Scandinavia, si stanziarono prima nel nordovest della Germania e poi nel nord della Francia, nel V secolo si trasferirono anche in Inghilterra. Furono meno esposti all’influenza romana, erano pagani e seguivano le leggi di natura, come i romani, si dividevano in nobili, liberi e servi.
Per convenienza e opportunismo, i nobili sassoni si avvicinarono ai franchi, mentre il popolo fu contro di loro, infatti, i proprietari sassoni nel IV secolo furono i primi a convertirsi al cristianesimo,  mentre il resto del popolo si convertì più tardi.
La stessa cosa era accaduta con franchi e longobardi, anche presso gli slavi i principi precedettero le loro tribù nella conversione, la classe dominante pensava sempre di guadagnarci con l’operazione, la ragione di stato li spingeva ad accettare la buona novella.
Clotario I e Carlo Martello fecero diverse campagne contro i sassoni, avendo a fianco il clero cristiano, i sovrani franchi non ebbero collaboratori più devoti dei preti, perciò frisoni e sassoni uccisero missionari cristiani e distrussero chiese.
Nell’VIII secolo si praticò il battesimo coatto dei vinti, poi la nobiltà sassone favorì anche l’opera missionaria, per consolidare il suo dominio sulle classi inferiori, comunque, gli strati più bassi della popolazione sassone rifiutarono il cristianesimo fino al IX secolo.
Nella campagna contro i sassoni, i guerrieri franchi, non ricevevano soldo ma partecipavano alla spartizione del bottino di guerra, Carlo abbatté la quercia sacra dei sassoni, aveva dietro vescovi, abati e preti, anche i monasteri avevano depositi d’armi dei franchi. Carlo diceva di fare la guerra per la fede  e recò i vessilli cristiani tra i sassoni, la chiesa definiva i franchi il popolo eletto, che combatteva la superstizione per la salvezza  di tutti popoli.
Dopo il battesimo coatto dei sassoni veniva la loro istruzione religiosa o ammaestramento religioso, mentre nella chiesa dell’inizio prima si ammaestravano gli adulti e poi si battezzavano. Nelle missioni nacquero vescovadi importanti, come quelli di Colonia e Magonza.
Nacquero città vescovili  e da rocche fortificate nacquero monasteri, alla spada seguiva l’opera missionaria, Carlo costruì fortificazioni ai confini,  i vescovadi nascevano vicini alle fortezze ed i monasteri nacquero come capisaldi nelle ragioni pagane appena conquistate.
Le chiese acquistarono latifondi, protetti da fortezze, Carlo fece donazioni ai monasteri e li sostenne contro i servi, il popolo sassone vedeva nei missionari agenti della dominazione franca e lottava, non solo per tenersi il paganesimo, ma anche per la libertà, infatti il regno carolingio era un regno predatore, anche se con l’aiuto di Dio, cioè dei vescovi.
Nel 750 in Spagna dominavano gli arabi Omaiadi, mentre a  Damasco gli Abbasidi,  Carlo si recò in Spagna in aiuto dei visigoti cristiani, contro gli arabi, però i baschi cristiani furono contro Carlo e gli impartirono una lezione, la campagna di Spagna dei franchi fu un fallimento ed alla fine trionfarono gli Omaiadi.
Senza la protezione delle armi franche, i missionari non potevano attecchire presso sassoni e frisoni, però la nobiltà sassone e le truppe franche riuscirono a domare la rivolta del popolo sassone, Carlo a Verdun fece erigere una chiesa  sopra un torrente di sangue di teste da lui tagliate,  tanti sassoni furono trascinati via come schiavi.
Nel 785 Carlo prevalse sulla resistenza, incendiando foreste, distruggendo coltivazioni, prosciugando pozzi, ammazzando contadini ed occupando fortificazioni e villaggi trincerati, la storiografia dominante ha sempre asserito che il vandalismo era nato con i vandali.
I sassoni lottavano non contro il cristianesimo come tale, ma contro la dominazione straniera e contro i suoi rappresentanti, contro le sue istituzioni, contro la chiesa e contro le decime, a nord dell’Elba distrussero chiese e cacciarono  preti, poi i franchi iniziarono le deportazioni di massa, come avevano fatto i bizantini con gli slavi.
Le terre depredate lungo l’Elba furono donate da Carlo a vescovi e monasteri e per tutto il IX secolo  in Sassonia nacquero monasteri. I sassoni convertiti in segreto, continuavano a seguire il paganesimo, anche se era prevista la pena di morte per gli apostati e per chi non seguiva le norme ecclesiastiche.
Il papa, prima aveva protetto il duca Odilone di Baviera e  il discendente Tassilone III (748-788) e poi li aveva traditi a favore di Carlo,  Tassilone aveva fatto battezzare e ungere suo figlio Teodone da papa Adriano I e sperava in un aiuto del papa contro Carlo, Adriano però lo invitò ad obbedire a Carlo e aggiunse che un’eventuale guerra d’aggressione dei franchi  a suo danno sarebbe stata una guerra giusta.
Tassilone III aveva favorito la chiesa, sotto di lui, i missionari anglosassoni e Bonifacio riempirono la Baviera di chiese e monasteri, che divennero  avamposti per il dominio bavarese sugli slavi, nel 828 i bavaresi organizzarono anche una crociata contro gli slavi, che finalmente furono assoggettati a conti tedeschi.
Tassilone si arrese ai franchi, fu scaricato dall’episcopato e  Carlo lo fece rinchiudere in un monastero come monaco, con la moglie Liutperga, figlia di Desiderio, e i suoi figli, così finì la sua dinastia. La Baviera divenne una provincia franca, di cui Carlo fu il primo governatore, la chiesa bavarese, da lui riccamente dotata, passò armi e bagagli dalla parte di Carlo.
Sotto la pressione dei turchi, gli Avari, di ceppo unno, provenienti dall’Asia centrale, si riversarono in occidente, nel 550 erano insediati lungo il Danubio, la Germania orientale, le Alpi orientali ed il Mar Nero, però il re merovingio Sigeberto riuscì a renderli  tributari.
Tra gli avari vi erano ausiliari slavi e germani, nel 506 erano alleati dei longobardi e quando questi nel 568 invasero l’Italia, presero il loro ex territorio, diventando vicini dei bavaresi, poi si spinsero verso Costantinopoli, nel 750 imposero la loro egemonia sugli slavi, nel 788 gli avari accorsero anche in aiuto di Tassilone,  ma furono sconfitti e Carlo inflisse loro il colpo di grazia.
Il principe avaro Tudun si fece battezzare, la guerra contro gli avari procurò un ricco bottino ai franchi, nell’803 il loro territorio fu incorporato al regno dei franchi, poi questo popolo, dopo l’826,   sparì dalla storia,
Un secolo dopo era il deserto ad est della Baviera, senza questa guerra di Carlo contro gli avari, non sarebbero state possibili le imprese di Enrico il Leone e dei cavalieri teutonici ad est della Germania.
Carlo salassava il popolo con le imposte e la rapina, contro i mendicanti si aizzavano i cani, i poveri mangiavano anche l’erba, si risvegliò il cannibalismo, nel 784 in Gallia ed in  Germania per fame perì un terzo della popolazione, però per la chiesa le cose andavano sempre meglio e la chiesa austriaca diventò ricchissima.
In Pannonia o Ungheria, il duca bavarese Tassatone III  aveva operato conversioni tra gli slavi e creato vescovadi, la Pannonia degli avari era stata già cristianizzata dal vescovo irlandese di Salisburgo, Virgilio, osteggiato da Bonifacio e da Roma.
La chiesa aveva interesse alla cristianizzazione perché acquistava vasti latifondi, Pipino III aveva diviso territori conquistati in diocesi missionarie, nell’ 895 la Pannonia fu occupata dai magiari e il cristianesimo fu provvisoriamente eliminato, anche se i vescovadi bavaresi mantennero i propri possedimenti nella regione.
Dopo lo sterminio degli avari, il cristianesimo tornò ad espandersi e nel XII secolo raggiunse l’oriente europeo attraverso l’Ungheria; poi  Carlo iniziò la cristianizzazione degli slavi di Moravia e di Boemia, che furono resi tributari, qualsiasi rifiuto di pagare le tasse era considerato atto di ribellione, comunque, Carlo inviò al papa parte del bottino preso agli avari.
La chiesa approfittò ampiamente delle guerre dei carolingi, perciò definì Carlo grande e santo, Carlo in 46 anni di regno fece 50 guerre, riposandosi solo nel 790 e nel 807, la guerra contro i sassoni fu importante per le missioni cristiane.
Carlo tra i suoi più stretti collaboratori aveva dei preti, impero e chiesa erano indissolubilmente legati, Carlo convocava sinodi, nominò vescovi e abati, creò vescovadi, conferì agli ecclesiastici terre, privilegi e immunità, concesse loro l’esenzione fiscale e il diritto a coniare moneta, impose il pagamento delle decime a favore della chiesa.
I prelati che lo accompagnavano in guerra erano anche giudici e ricoprivano un ruolo importante a corte, l’arcivescovo cappellano generale divenne il primo consigliere di Carlo, l’attività amministrativa dello stato era svolta da personale religioso, la cancelleria di corte era in mano ai preti, dal IX secolo Gran Cappellano e Gran Cancelliere furono la stessa persona e l’arcivescovo di Magonza divenne il funzionario più alto in grado nel regno.
I dignitari ecclesiastici provvedevano alla giurisdizione delle trecento contee del regno, vescovi e abati si occupavano di faccende militari, costituivano contingenti armati ed a volte erano a capo d’eserciti.
Le norme ecclesiastiche furono trasformate in norme statali, anche se Carlo, come aveva fatto Costantino, s’intromise a sua volta in questioni dogmatiche, però senza reazioni negative da parte della chiesa.
Carlo era esaltato dalla chiesa come santo, però alla sua corte si facevano le orge, alle quali partecipavano le sue figlie  ed i preti, le figlie di Carlo puttaneggiavano, nel palazzo reale vi erano prostitute, le quali accompagnavano anche l’esercito ed i pellegrini ed erano anche presso i luoghi santi, nei monasteri si praticava lussuria e sodomia.
Però Carlo osservava i digiuni ecclesiastici, visitava le chiese e assisteva regolarmente alla messa, citava Agostino ed aveva un arsenale di reliquie, anche un medaglione con alcuni capelli della madre di Cristo, riempì la basilica d’Aquisgrana di reliquie, altre le mise sotto il suo trono ed altre nella sua tomba, era superstizioso e timoroso dei castighi divini.
Dopo la sua morte prese a fare miracoli, perciò fu ufficialmente santificato nel 1165, Gregorio IX  (1227-1241) confermò la sua canonizzazione, fu visto come il martire dell’attività missionaria, ad Aquisgrana divenne patrono della città, alla fine fu venerato anche dalla Sassonia che aveva macellato, dalla chiesa fu additato come modello ideale di sovrano.
Napoleone si richiamò a lui, i tedeschi lo videro come campione del germanesimo e volevano resuscitare l’impero di Carlo Magno. L’impero carolingio arrivò ad occupare larga parte dell’Europa occidentale, circa 1.200.000 kmq.

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