Crea sito

Invasione ariana dell’India: una teoria ormai non più accettabile

invasione ariana India

Quando si parla di invasione ariana dell’India ci si trova d’innanzi ad un argomento assai complesso e di non facile discussione persino tra gli stessi accademici. L’invasione ariana dell’India è quella teoria che presuppone che, in passato, orde di popoli provenienti dal Nord Europa, scesero lungo il Vecchio Continente e da qui in Asia, forse spinti dai cambiamenti climatici. Essi conquistarono così l’India portando con sé la loro cultura e la loro civiltà. A questi popoli si devono quindi i Veda e gli altri testi della letteratura indiana ma, anche e soprattutto, le grandi civiltà che in passato hanno abitato la Valle dell’Indo.

L’invasione ariana dell’India

Tutto nasce dall’orientalista tedesco Max Muller il quale, nel XIX secolo, basandosi sulle affermazioni dell’Abate Dubois, un orientalista francese che visse per lungo tempo in India, elaborò questa teoria partendo dall’analisi dei Veda. Per comprendere bene l’analisi di Muller sui Veda è necessario dunque, datare questi famosi testi e, in un secondo momento, affrontare le affermazioni muelleriane.

La teoria di Muller

invasione ariana India

L’invasione ariana dell’India, tuttora insegnata sui libri di scuola anche a livello universitario, afferma che nel corso del II millennio a.C. popoli di pelle chiara provenienti dalle steppe del Caucaso, discesero in Asia Meridionale, stabilendosi nell’attuale India. Qui si trovarono di fronte a popolazioni dalla pelle più scura, i Dravidici, che non li accolsero certo amorevolmente. Furono combattute guerre sanguinose tra gli invasori e gli autoctoni fino a quando i bianchi che vennero dal Nord, chiamati Ariani (dal termine sanscrito arya, che vorrebbe dire nobile, signore) sconfissero gli abitanti locali. Secondo la teoria di Muller, gli invasori trasmisero la loro cultura ai popoli che conquistarono e sarebbero quindi da attribuire ad essi, la grande cultura filosofica indiana e, soprattutto, i Veda, i più autorevoli testi sacri dell’antica India.

La teoria di Muller fu un puro stratagemma politico ma anche religioso. Si andarono dunque a giustificare, in primis, il colonialismo britannico in India e, dulcis in fundo, cambiando le date della scrittura vedica, egli confermò la datazione biblica della Torah. Non bisogna dimenticare che, secondo alcuni avventisti religiosi ultra-cattolici e molto conservatori, il Mondo sarebbe nato all’incirca 6.000 anni fa. Più precisamente, basandosi sulla Bibbia, essi attestano la Creazione nel 4.004 a.C. ed il Diluvio Universale nel 2.500 a.C. Con buona pace della scienza e degli innumerevoli reperti fossili di ossa di dinosauri ritrovati nel corso dei secoli! Ma, si sa, quando la mente è cieca gli occhi non possono vedere!

Ma torniamo a Muller il quale, analizzando gli antichi testi indiani, interpretò maldestramente quanto scritto e, nella battaglia combattuta tra le Forze della Luce, i Deva, e quelli delle Tenebre, gli Asura, nella sua mente vide delle probabili guerre tra gli Ariani, provenienti da Nord, e i Dravidici, gli autoctoni dalla pelle scura.

Per confermare o confutare la teoria dell’invasione ariana dell’India di Muller servirebbero quindi prove storiche, astrologiche, genetiche ed archeologiche attraverso la datazione dei Veda, gli eventi narrati, la genetica delle popolazioni indiane ed europee ed i reperti fossili.

1 – La datazione dei testi sacri indiani

invasione ariana India

Vediamo ora quali sarebbero i problemi di questa teoria alquanto anacronistica. Come anticipato poc’anzi, tra i testi sacri della letteratura indiana, hanno un posto di rilievo i Veda, le Upanishad ed i Purana oltre al Codice di Manu, per non parlare del Mahabharata e del Ramayana, i grandi poemi epici. Dal momento che la cronologia indiana classica colloca però:

  • il Mahabharata nel 3.100 a.C.
  • il Ramayana nel 4.300 a.C.
  • il Codice di Manu nel 6.776 a.C.

come ha potuto Muller affermare che essi siano stati scritti in epoca successiva alla Bibbia? Ma, soprattutto, su quali basi, dal momento che il Codice di Manu era noto già presso gli antichi Greci? Difatti si presume che Manu, scampato al Diluvio, sia vissuto ben 7.000 anni prima di Cristo.

Leggi anche: I testi sacri dell’Induismo

2 – L’importanza dell’astrologia vedica

invasione ariana India

Per non parlare degli innumerevoli riferimenti astronomici narrati nei Veda che, si ricorda, sono antecedenti alle Upanishad ed ai Purana. Ad esempio, abbiamo un’eclissi solare del 3.928 a.C (Rig Veda 5:40:5-9), l’equinozio invernale nel segno dell’Ariete e quello estivo nel segno del Leone quindi l’unica datazione possibile e plausibile è attorno al 2.400 a.C.

Nel 1790, il matematico scozzese John Playfair ha dimostrato che la più antica data delle osservazioni astronomiche registrate tra gli astrologi indiani era da far risalire al 4.300 a.C. mentre, sempre nel XIX secolo, l’astronomo francese Jean-Sylvain Bailly affermò:

“i movimenti delle stelle calcolati dagli Indù da circa 4500 anni non variano di un solo minuto dalle tavole (moderne) di Cassini e di Meyer. Le tavole indiane danno la stessa variazione annua della Luna di quella scoperta da Tycho Brahe – una variazione sconosciuta alla scuola d’Alessandria ma anche dagli Arabi”.

Dai reperti fossili rinvenuti ad Harappa, vi sono prove certe e concrete che gli antichi Indiani conoscessero lo zodiaco ancor prima del 3.000 a.C. Se, dunque, l’astrologia vedica è di gran lunga precedente a quella greco-alessandrina, come ha potuto Muller elaborare la sua teoria in modo così approssimativo?

CONTINUA A LEGGERE

(Visited 16 times, 1 visits today)