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I poteri psichici e medianici di Mme Blavatsky

Mme Blavatsky, la fondatrice della Società Teosofica, è sempre stata vista dai suoi denigratori come una truffatrice. Essi sostengono che ella non avesse nessun potere psichico o medianico ma i suoi scritti fossero solo frutto della sua fantasia. In questo relazione di Paola Giovetti, presentata in occasione del 103° Congresso nazionale della Società Teosofica Italiana, svoltosi quest’anno (2017) a Rivoli (TO) viene fatta luce su questi fatti.

Prometheus


Mme Blavatsky

I poteri psichici di H.P. Blavatsky: mito o realtà?

Paola Giovetti

Helena Petrovna Blavatsky, fondatrice del movimento teosofico, è stata una personalità complessa e straordinaria, spesso discussa a causa delle sue insolite esperienze e dei poteri psichici che, creduti da alcuni e messi in dubbio da altri, l’accompagnarono sempre.
Non credo che in questa sede sia necessario ripercorrere dettagliatamente le vicende di vita di Madame Blavatsky; qualche accenno sarà tuttavia utile. Premetto che, per scrivere la mia biografia di Madame Blavatsky (Edizioni Mediterranee), mi sono servita prevalentemente di cronache familiari e di testi scritti da personaggi che la frequentarono e conobbero bene: le memorie di Vera, sorella di Helena Petrovna, e quelle di Costance Wachtmeister, che con lei visse a lungo; i Diari del colonnello H. S. Olcott,
co-fondatore della Società Teosofica, per lunghi anni intimo di Madame Blavatsky e testimone di tanti suoi fenomeni, e i libri di A.P. Sinnett, anche lui molto vicino ai fondatori, quando essi si trasferirono in India, e loro stretto collaboratore.
I primi due testi citati, quelli della sorella Vera e di Costance Wachtmeister, non furono scritti per essere pubblicati, ma solo per ricordo personale e familiare. Sono quindi particolarmente interessanti.

Helena Hahn, la futura Madame Blavatsky, fu segnata da un destino particolare fin dalla nascita: vide la luce infatti nel 1831 a Ekaterinoslav (Ucraina) nella notte tra il 30 e il 31 luglio – e per le tradizioni popolari locali chi nasce in quella notte possiede virtù speciali ed è chiamato a grandi cose. Appunto per questa sua nascita le bambinaie, nella ricorrenza di quel giorno, portavano la piccola Helena in braccio per tutta la casa, le case coloniche e le stalle, facendole spargere acqua in ogni angolo, mentre loro ripetevano formule magico-religiose.
Questa e altre circostanze familiari contribuirono in vasta misura a fare di M.lle Hahn un personaggio singolare. Nata in una nobile famiglia di origine tedesca da tempo residente in Russia e imparentata con la nobiltà zarista, Helena perse molto presto la madre e, insieme alla sorella minore Vera, fu affidata dal padre, il colonnello Hahn, alle nutrici e agli attendenti – che per altro la primogenita preferiva nettamente alle governanti.

A undici anni andò a vivere con i nonni in un castello circondato da boschi. Non fu una bambina facile, Helena Hahn: spesso ammalata, estremamente autonoma e volitiva, ribelle, nemica di ogni forma di imposizione, collerica, eccitabile. Però molto buona di animo e incapace di risentimenti duraturi. Non era bella, anzi era grossa e abbastanza sgraziata, ma aveva due straordinari occhi grigio-azzurri che conservarono fino alla fine uno sguardo ipnotico. Grande lettrice, curiosa di tutto, non seguì studi regolari ma, approfittando della ricca biblioteca dei nonni, si creò comunque in maniera autonoma una buona cultura.

Un brano del libro di ricordi della sorella, Souvenirs de jeunesse, rassemblés pour mes enfants, la descrive molto bene: “Era estremamente nervosa e impressionabile, sovente camminava nel sonno; durante la notte la trovavano negli angoli più imprevedibili e la riportavano a letto, sempre profondamente addormentata. Così una notte, quando aveva dodici anni, la trovarono che stava camminando in un corridoio sotterraneo, impegnata a conversare con qualcuno che vedeva soltanto lei. Era la più strana bambina che avessi mai conosciuto; in lei vi era una distinta doppia natura, che faceva pensare a due personalità in un corpo solo: una era insopportabile, combattiva, ostinata, senza grazia; l’altra aveva tendenze mistiche e metafisiche…”.

Helena Hahn dimostrò fin da piccola di possedere doti psichiche spontanee; una sorta di veggenza naturale unita a doti psico-cinetiche, che facevano sì che in sua presenza si manifestassero in maniera non voluta e inconscia i fenomeni più sorprendenti. Oltre a vedere e sentire personaggi che agli altri risultavano invisibili e inudibili, fin da bambina Helena si sentì sotto una protezione superiore. A.P. Sinnett, che certamente ebbe da Blavatsky informazioni dirette su questo e altri aspetti della sua vita, così racconta nella biografia: “Nella sua strana doppia vita, per quanto lontana potessero portarla i suoi ricordi, aveva a volte la visione di un anziano protettore il cui aspetto imponente aveva dominato la sua immaginazione fin dalla prima infanzia. Il protettore era sempre lo stesso: i suoi lineamenti non cambiarono mai; più tardi lo incontrò nel corpo fisico e lo riconobbe come se fosse stata allevata da lui”.

Madame Blavatsky affermò sempre di aver ricevuto gli insegnamenti che costituiscono la base della Teosofia da misteriosi Maestri incontrati nei suoi viaggi in Tibet: “protettori occulti” – e qui cito ancora Sinnett, “che non erano ‘spiriti disincarnati’, bensì uomini viventi, Adepti con i quali la sua anima era già stata in relazione…”.

A diciassette anni Helena Hahn sposò per ripicca l’anziano generale Blavatsky, ma ben presto lo lasciò “senza dargli l’occasione di poterla considerare sua moglie”, come si esprime una zia, Nadeida Fadeef, in una testimonianza raccolta da Sinnett. Iniziò allora un periodo di dieci anni di viaggi di cui non si sa molto, ma durante i quali ebbero inizio gli incontri con i Maestri di Saggezza e l’insegnamento occulto che dovevano segnare la sua vita.

Nel 1858, dopo un decennio di viaggi per il mondo, H.P. Blavatky tornò in Russia e vi si fermò per alcuni anni, vivendo in varie città e restando molto vicina alla famiglia. Di ciò che avvenne in quegli anni ci informano le cronache familiari e i ricordi della sorella. Le sue doti di chiaroveggenza e psicocinesi si erano sviluppate e aveva imparato dagli sciamani e dai Maestri con i quali era venuta in contatto a farne un uso consapevole.
Eravamo allora agli albori dello spiritismo, che cominciava ad essere noto anche in Russia e, di conseguenza, i fenomeni prodotti furono inquadrati in questo ordine di pensiero. In realtà, leggendo il memoriale di Vera, si ha spesso l’impressione che i fenomeni che si manifestavano intorno a Mme Blavatsky avessero piuttosto il carattere di Poltergeist. Leggiamo infatti: “I suoi poteri si manifestavano stranamente con colpi incessanti, suoni e battiti… I mobili si spostavano senza essere stati toccati e vari oggetti aumentavano o diminuivano di peso”.
Vera aggiunge anche che la sorella “aveva la facoltà di vedere (e persino di far vedere agli altri) cose invisibili alla vista comune, oppure persone viventi ma assenti, che avevano abitato anni prima nel posto dove lei ora si trovava, oppure immagini spettrali di personaggi morti in diverse epoche”.
E ancora: “I fenomeni avvenivano costantemente sotto gli occhi di tutti, creduli o increduli, parenti ed estranei, e tutti rimanevano stupefatti allo stesso modo”.
Mme Jelihowsky fa sapere inoltre che, per sottrarsi a sospetti di frodi e trucchi, sua sorella si prestava di buon grado a produrre i suoi colpi (che rispondevano a domande dei presenti) e i suoi fenomeni sdraiata su un divano, mani e piedi legati.

In base al memoriale di Vera, i fenomeni prodotti da Helena erano i seguenti:
– Risposte con i colpi a domande, anche mentali, dei presenti.
– Ricette in latino, anche di provata efficacia, per varie malattie.
– Cambiamento di peso di mobili e persone.
– Suoni e musica che scaturivano senza l’ausilio di strumenti nei luoghi che Mme Blavatsky indicava.

Per altro Mme Blavatsky affermò sempre di non essere una medium, di non ricevere aiuto da spiriti di trapassati bensì da uomini viventi (e cioè i suoi Maestri, quelli che le erano apparsi fin da bambina), i quali potevano portare davanti ai suoi occhi qualunque immagine, anche quelle di fatti lontani e dimenticati.

Rimasta in Russia fino al 1863, Mme Blavatsky partì per l’Italia, dove partecipò alle imprese di Garibaldi e fu anche ferita a Mentana, combattendo contro le guardie pontificie. Poi andò a Parigi e di qui di nuovo in Tibet dove, a quanto pare, ricevette una iniziazione occulta completa e sistematica, imparando fra le altre cose ad esercitare un dominio assoluto sui propri fenomeni psichici. Fu anche in Grecia e in Egitto e poi di nuovo a Parigi; dopo un breve soggiorno, obbedendo a un “ordine” misterioso ricevuto dai suoi Maestri, si imbarcò per gli Stati Uniti e si stabilì a New York, dove sapeva che avrebbe dovuto dare inizio alla propria missione: un ordine che non le era stato imposto ma suggerito e che soltanto lei poteva eseguire. È questa, in base alla tradizione, la sola autorità degli “ordini” impartiti dai Maestri: se un ordine non è eseguito, forse non sarà eseguito da nessun altro…
A New York l’attendeva un incontro provvidenziale: quello col colonnello Henry Steel Olcott, senza l’aiuto del quale la Società Teosofica – forse – non sarebbe mai stata fondata. Olcott aveva un anno meno di Mme Blavatsky, era ingegnere agronomo e si occupava di problemi scientifici relativi all’agricoltura. Divenuto militare durante la guerra di Secessione, aveva ricevuto dal Ministero della Guerra incarichi delicati di controllo sulle forniture di guerra. Era inoltre procuratore legale e giornalista
e si occupava per diletto di massoneria e spiritismo.
L’incontro con Helena Blavatsky avvenne appunto mentre, nella sua qualità di giornalista, assisteva alle sedute di certi medium sui quali stava scrivendo una serie di articoli per il Daily Graphic di New York. Helena era presente per interesse personale. Lasciamo che sia il colonnello Olcott stesso, nel suo libro di ricordi Old Diary Leaves, a raccontare come avvenne l’incontro: “Fu un inizio prosaico. Io dissi: Madame, mi permetta, offrendole del fuoco per la sua sigaretta. La nostra conoscenza cominciò così attraverso il fumo, fama ne derivò un grande incendio che ancora non si è spento”.
In breve si stabilì un’amicizia: “Ci sembrava di appartenere allo stesso tipo di persona; cosmopoliti e liberi pensatori, avevamo tutti e due simpatia per il lato superiore e occulto dell’uomo e della natura”.
In seguito, quando tra loro si fu instaurato quel rapporto di confidenza e fiducia che caratterizzò sempre il loro sodalizio, Mme Blavatsky confidò al colonnello Olcott di essere arrivata a Parigi l’anno precedente (1873) con l’intenzione di trascorrere qualche tempo in casa di un parente, ma di aver ricevuto dai “Fratelli” l’ordine di andare a New York e di attendere lì ulteriori istruzioni. Lei era partita il giorno successivo, ma era passato un anno intero senza che arrivassero indicazioni. Finalmente nell’ottobre 1874 le era stato comunicato di recarsi a Chittenden (il luogo dove si svolgevano le sedute medianiche) per incontrare l’uomo col quale avrebbe dovuto dare inizio alla sua missione – cioè il colonnello Olcott.
L’amicizia tra i due continuò a New York: Olcott ebbe modo di conoscere più a fondo Mme Blavatsky e di assistere ai suoi fenomeni, di cui nel suo libro parla diffusamente: messaggi ottenuti con i colpi, apparizione di oggetti che in precedenza non esistevano in quella stanza, per esempio frutta fresca per ristorarsi mentre di notte lavoravano al primo libro di Mme Blavatsky, Iside svelata: “Poco a poco Mme Blavatsky mi fece conoscere l’esistenza degli Adepti orientali e dei loro poteri e mi diede la prova dei suoi con una moltitudine di fenomeni…”, scrive Olcott nel suo libro.
Quel primo periodo servì a entrambi per conoscersi meglio; poi gradualmente si arrivò alla fondazione della Società Teosofica (1875), insieme a un gruppo di persone che si interessavano di occultismo: scrittori, giornalisti, medici, uomini di legge, ecclesiastici di larghe vedute.
Ricordo brevemente i tre scopi principali, veramente straordinari e avveniristici per quei tempi (e non solo!) della Società:

1. Formare un nucleo della Fratellanza Universale dell’umanità, senza distinzione di razza, di credenza, di sesso, di casta o di colore.
2. Incoraggiare lo studio comparato delle religioni, delle filosofie e delle scienze.
3. Investigare le leggi inesplicate della Natura e i poteri latenti dell’uomo.

I due anni successivi furono dedicati alla stesura di Iside svelata, un libro che ottenne un grande successo e che contribuì moltissimo alla diffusione della Teosofia. Un testo non esente da difetti, ma sorprendente per la vastità delle conoscenze profuse e l’ampiezza di orizzonti e di visioni. Scienza, filosofia, metafisica, etnologia, religione, occultismo: Mme Blavatsky traccia un gigantesco affresco rivelando una erudizione che nessuno avrebbe mai sospettato, specialmente se si tiene conto – come rivela il colonnello Olcott – che i libri che aveva a disposizione e che poté consultare erano ben pochi.

Da dove dunque provenivano le conoscenze profuse in questo testo? Sulla base della sua lunga consuetudine con l’ispiratrice del movimento teosofico, il colonnello Olcott afferma che esse sono da attribuirsi ai Maestri. E per dimostrarlo descrive il modo in cui Mme Blavatsky lavorava: “Era una cosa curiosa e indimenticabile vederla lavorare. Di solito noi ci collocavamo alle due estremità di una grande tavola e io potevo seguire tutti i suoi movimenti. La sua penna volava sulla pagina, poi all’improvviso lei si fermava, guardava in aria con la fissità vaga dei chiaroveggenti e poi sembrava leggere qualcosa di invisibile davanti a sé – e si metteva a copiarlo. Finita la citazione, i suoi occhi riprendevano l’espressione abituale e lei ricominciava a scrivere normalmente finché la cosa non si ripeteva”.
Mme Blavatsky stessa, in una lettera inviata alla famiglia, raccontò in che modo avesse scritto Iside: “Quando scrivevo Iside, scrivevo così facilmente che non era un lavoro ma un piacere. Perché farmi delle lodi? Quando mi si dice di scrivere, io mi siedo, obbedisco e allora posso scrivere con la stessa facilità su qualunque soggetto: metafisica, psicologia, filosofia, religioni antiche, sociologia, scienze naturali e altro ancora. Non mi chiedo mai se sono capace di scrivere su tali argomenti, ma mi metto alla scrivania e scrivo. Perché? Perché qualcuno che sa tutto mi detta, il mio Maestro e a volte altri che ho incontrato nei miei viaggi. Vi prego di non prendermi per folle… Ve lo dico francamente: quando scrivo su un soggetto che conosco male o che non conosco affatto, è a loro che mi rivolgo e uno di loro mi ispira, cioè semplicemente mi fa copiare da manoscritti o stampe che vedo passare nell’aria davanti ai miei occhi, senza però che io perda nemmeno per un solo istante la coscienza della realtà”.

Automatismo, chiaroveggenza, telepatia: tutto questo si ritrova nell’insolito modo di scrivere di Mme Blavatsky. Comunque sia stato scritto e nonostante certe lacune e difetti, Iside svelata contribuì in maniera determinante alla diffusione delle dottrine teosofiche e a far crescere l’interesse per le religioni comparate e per tutto ciò che è occulto. Negli anni trascorsi a New York ebbero inizio anche quelle “precipitazioni” di lettere che dovevano poi continuare negli anni successivi.
Ecco un esempio, tratto sempre dal testo di Olcott: “Desideravo avere il parere di un certo Adepto su un argomento e lei mi pregò di scrivere le mie domande, di metterle in una busta ben sigillata e di collocarla in un punto dove potessi controllarla. Dato che ero seduto davanti al caminetto, misi la mia lettera sul ripiano stesso del camino, dietro l’orologio, lasciando bene in vista il bordo della busta. Poi continuammo a parlare, Mme Blavatsly e io, per circa un’ora, dopo di che ella disse che la risposta era arrivata. Presi la mia busta constatando che il sigillo era intatto, l’aprii, dentro c’era la mia lettera e dentro la lettera la risposta dell’Adepto nella sua grafia abituale, scritta su un particolare foglio di carta verde che sono certo non esisteva in casa. Noi eravamo a New York, l’Adepto in Asia. Affermo che questo episodio non può essere sospettato di frode e che di conseguenza è di notevole valore”.

Furono i Maestri a sollecitare la partenza per l’India, che avvenne nel dicembre del 1878. Mme Blavatsly e il colonnello Olcott furono accolti con entusiasmo (la Teosofia, che rivalutava il patrimonio filosofico-religioso indiano, si era già ampiamente diffusa in India) e strinsero subito amicizia con A.P. Sinnett, direttore dell’importante giornale anglofilo Pioneer. Egli fu testimone di tanti fenomeni, entrò lui stesso in contatto con i Maestri e ricevette da loro molte lettere, giunte per “precipitazione” e poi pubblicate. Gli originali sono conservati alla British Library.
Il fenomeno delle precipitazioni e quello della visione in libri rari e lontani si ripeté in seguito, in Germania, quando Mme Blavatsly scriveva la sua seconda opera, La Dottrina Segreta.

Con lei viveva allora, come amica e collaboratrice, Constance Wachtmeister, nobildonna svedese seguace della Teosofia, che nelle sue Reminiscences de Mme Blavatsky ha descritto molti di questi fenomeni: “Quando cominciai ad aiutare Mme Blavatsky come amanuense ed ebbi modo di farmi un’idea della natura del suo lavoro, fui stupefatta nel constatare la povertà della sua biblioteca. I suoi manoscritti erano pieni di citazioni, referenze, riferimenti di ogni genere, tratti da una enorme quantità di opere rare e recondite su soggetti di tutti i generi. Poteva capitare che ella avesse bisogno di verificare un passaggio di un libro reperibile soltanto in Vaticano o qualche documento di cui solo il British Museum possedeva una copia. Aveva bisogno unicamente di controllare e verificare: il contenuto che aveva riportato, in qualunque modo lo avesse avuto, non poteva certo averlo ricavato dai pochi libri che aveva portato con sé. Poco tempo dopo il mio arrivo mi chiese se conoscevo qualcuno che potesse andare per lei alla Bodleian Library. Per caso conoscevo una persona in grado di farlo; così il mio amico controllò il passaggio che Mme Blavatsky aveva visto nella luce astrale, con la citazione corretta del libro, del capitolo, della pagina e delle illustrazioni…”.

In un’altra occasione la signora Wachtmeister fece controllare da un amico che aveva un parente in Vaticano un passaggio tratto da un manoscritto che si trovava in quella biblioteca. Risultarono sbagliate solo due parole, mentre tutto il resto era esatto; chi fece il controllo riferì che proprio quelle due parole erano difficili da decifrare, essendo notevolmente scolorite nel testo originale.
Constance Wachtmeister racconta anche che le capitava spesso di trovare, la mattina presto, sulla scrivania di Mme Blavatsky un foglietto scritto con inchiostro rosso in una calligrafia non familiare. Quando una volta chiese di cosa si trattasse, Mme Blavatsky rispose che quelle note riguardavano il lavoro che avrebbe dovuto compiere quel giorno: messaggi “precipitati” allo stesso modo delle precedenti occasioni. Fra l’altro questi messaggi, ai quali Mme Blavatsky obbediva sempre, le ingiungevano ogni tanto di fare cose che lei avrebbe preferito non fare, per esempio distruggere pagine e pagine scritte il giorno precedente. Anche se a malincuore, ciò che il Maestro aveva criticato veniva dato alle fiamme.

La Dottrina Segreta andò in stampa nel 1888, quando Mme Blavatsky si era ormai stabilita in Inghilterra: tre volumi di complessive 2200 pagine, il testo certamente più importante della Teosofia. L’opera era stata inizialmente concepita come un rifacimento e insieme un ampliamento di Iside svelata, ma risultò un testo del tutto nuovo, avendo in comune col primo appena una ventina di pagine. Come Mme Blavatsky scrisse nella prefazione, lo scopo di quest’opera era: “dimostrare che la natura non è ‘una fortuita combinazione di atomi’, assegnare all’uomo il suo giusto posto nello schema dell’Universo, risollevare dal degrado le verità arcaiche che sono alla base di ogni religione, mettere in rilievo l’unità fondamentale dalla quale esse tutte derivano; ed infine dimostrare che il lato occulto della Natura non è mai stato studiato dalla Scienza della civiltà moderna”.

Mme Blavatsky visse i suoi ultimi anni a Londra, svolgendo un’attività instancabile: creò in quel periodo, che fu breve in quanto ella morì a 60 anni nel 1891, la Sezione Esoterica, della quale invitò a far parte soltanto le persone più preparate e promettenti. Di questa sezione esoterica, come ella stessa scrisse nel 1888 nel Memorandum preliminare: “Il vero capo della Sezione Esoterica è un Maestro di cui H.P. Blavatsky è portavoce per questa Sezione. Egli è uno di quegli Adepti di cui si parla nella letteratura teosofica e che ha preso parte alla formazione della Società Teosofica. E’ mediante H.P. Blavatsky che ciascun membro di questa Sezione che ne sarà degno sarà avvicinato all’influenza del Maestro e alle sue cure…”.
Il ruolo dei Maestri fu quindi sottolineato fino all’ultimo da H.P. Blavatsky. Quei Maestri, della cui esistenza anche altri, in particolare Olcott e Sinnett, ebbero prove certe, avevano scelto Helena Hahn per le sue doti psichiche innate fin da quando era bambina, l’avevano poi formata e incaricata di portare col loro aiuto determinati insegnamenti all’umanità. A quei Maestri, ai quali attribuiva anche i fenomeni che l’accompagnarono per tutta la vita, Mme Blavatsky fu fedele fino alla morte.

FONTE


Per approfondire la vita di Mme Blavatsky si rimanda il lettore alla sua biografia:

Helena Petrovna Blavatsky: una misteriosa vita all’insegna dell’occulto

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