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I Ciclopi ed i tanti misteri ancora legati a questi esseri mitologici

Il mito dei ciclopi è forse uno dei più affascinanti ed intriganti tra tutti i miti giunti a noi dall’antichità classica. Questi esseri mostruosi dotati di un solo occhio posto al centro della fronte, una forza smisurata e dimensioni enormi, sono realmente esistiti o si tratta solamente della fantasia degli scrittori del passato? Il personaggio di Polifemo ha quindi avuto un fondamento storico oppure è il frutto di un’invenzione letteraria?

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I ciclopi

Quando si parla di ciclopi viene subito in mente la vicenda di Ulisse e Polifemo narrata da Omero nell’Odissea. Questo gigante mitologico con un occhio solo, figlio di Poseidone e della ninfa Toosa, viene descritto da Omero come una sorta di pastore solitario, dotato di una grande forza fisica e molto peloso. Omero non è pero l’unico a parlare di Polifemo e dei ciclopi. Infatti anche altri scrittori dell’antichità nominano questi mostri: Ovidio nelle Metamorfosi, Virgilio nell’Eneide e Tucidide nella Guerra nel Peloponneso.

Lo stesso Esiodo nella sua celebre Teogonia li descrive con questi versi:

Ed i Ciclopi poi [Zeus] generava dal cuore superbo,
Sterope, Bronte, ed Arge dal cuore fierissimo: il tuono
diedero questi a Zeus, foggiarono il folgore. In tutto
erano simili essi agli altri Celesti Immortali,
ma solamente un occhio avevano in mezzo alla fronte:
ebbero quindi il nome: Ciclopi; perché solo un occhio
si apriva a lor, di forma rotonda, nel mezzo alla fronte.
Aveano forze immani, nelle opere grande scaltrezza.

Secondo Esiodo si tratta dunque esseri dotati di grande forza, con un solo occhio in mezzo alla fronte, assai abili nel forgiare armi e grandi costruttori di città. La mitologia classica ha da sempre localizzato i ciclopi in Sicilia, più precisamente nella zona dell’Etna.

Bisogna tenere a mente che vi furono tre generazioni di ciclopi. La prima, che comprendeva i tre figli di Urano e Gea, per l’appunto Bronte, Sterope ed Arge, i cui nomi rispettivamente significano tuono, lampo e folgore. La seconda generazione comprendeva i giganti costruttori di città di cui parla anche la Bibbia. La terza, infine, quella di cui facevano parte Polifemo ed i suoi fratelli detti anche ciclopi etnei agli ordini di Efesto.

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Il mistero delle mura ciclopiche

Gli stessi archeologi, quando si trovano davanti imponenti costruzioni create con enormi massi impossibili da trasportare per gli esseri umani, danno loro il nome di mura o edifici dalle proporzioni ciclopiche. In Italia, per esempio, troviamo le mura ciclopiche di Alatri e San Felice Circeo nel Lazio oppure quelle di Erice in Sicilia, databili attorno al III secolo a.C. Secondo gli addetti ai lavori non sarebbero da attribuire ai mitologici ciclopi bensì all’antico popolo dei Pelsasgi. Verrebbe però da chiedersi come mai edifici simili, costruiti con enormi massi incastrati tra di loro senza alcun ausilio di calce o malta, li si trova anche in altri parte del Mondo, in particolar modo nelle Americhe: Puma Punku o Cuzco, solo per citarne due. E’ evidente come l’attribuzione pelasgiana non sia del tutto convincente.

Dal momento che sono moltissimi i popoli che narrano di grandi giganti costruttori di città dalle mura colossali e di statue enormi, perché non crederci? Nei sacri testi indiani viene detto che, un tempo, gli uomini erano alti sino a 10 metri. Come detto poc’anzi, la stessa Bibbia parla di giganti costruttori di città, in particolar modo nel caso del gigante Nimrod che si ribellò a Dio. Come non notare, inoltre, il parallelismo con i Titani che si ribellarono a Zeus? Nell’Edda di Snorri e, più in generale, nella mitologia norrena, furono proprio i Figli del Cielo, gli Hrimthursi, ad erigere mura colossali per difendere Asgaard dagli Jotun, una stirpe malvagia di giganti. Anche qui come non notare l’analogia tra il termine Figli del Cielo ed i ciclopi della prima generazione, i figli di Urano, per l’appunto, il Cielo?

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Mura ciclopiche di Alatri

La stessa occultista russa H. P. Blavastky, a proposito di giganti costruttori di grandi città, scrive:

Essi edificarono città enormi. Le edificarono con terre e metalli rari. Mediante i fuochi vomitati, mediante la terra bianca delle montagne e la pietra nera. Essi scolpirono le proprie immagini, in grandezza naturale e a loro somiglianza e le adorarono. (Stanze di Dzyan, XI, 43)

Gli stessi termini fuochi vomitati, terra bianca e pietra nera potrebbero essere allusioni poetiche alla lava vulcanica, al marmo ed alla lava solidificata, tutti materiali a disposizione sia degli Atlantiani cui si riferiscono questi versi ma anche dei ciclopi etnei. Il discorso sui giganti verrà però trattato in maniera più approfondita in successivi articoli.

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Mura ciclopiche del Perù

Il terzo occhio

I ciclopi venivano raffigurati con un occhio solo posto in mezzo alla fronte come probabile riferimento velato al terzo occhio legato alla visione sensoriale, un tempo sviluppato nelle prime razze ed oggi oramai atrofizzato. Questo terzo occhio, regredendo dentro la testa, è divenuto la cosiddetta ghiandola pineale. Interessante notare come questa ghiandola non riceva impulsi dalle cellule nervose bensì dal nervo ottico…

I ciclopi, al pari dei giganti, appartenevano alla cosiddetta Terza Razza, quella Lemuriana. Gli abitanti della Lemuria vissero in quella che gli antichi definiscono Eta dell’Oro nella quale gli uomini vivevano assieme agli Dei. Quando questa razza ebbe fine, quando ebbe termine questa fase dell’evoluzione umana, si chiuse il nostro terzo occhio il quale divenne, per l’appunto, la ghiandola pineale. Per comprendere meglio il discorso sulle relative razze umane e sull’evoluzione di esse, si rimanda il lettore ai nostri due precedenti lavori:

–> L’evoluzione umana: dalla razza polare agli Ariani

–> La suddivisione delle razze da un punto di vista esoterico

Conclusione

All’inizio di questo articolo ci siamo chiesti se i ciclopi siano davvero esistiti oppure se si trattasse solamente di un mito. A nostro modesto parere, ci sentiamo di affermare che questi esseri mostruosi abbiano davvero fatto la loro comparsa sulla Terra, in un’epoca assai remota.

Prometheus

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