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I geroglifici: il misterioso linguaggio degli Iniziati dell’Egitto dei Faraoni?

geroglifici

I geroglifici, o scrittura geroglifica, rappresentavano il modo di esprimersi degli antichi Egizi. Sarebbe stato il dio Thoth in persona ad insegnare agli uomini la scrittura geroglifica migliaia di anni fa. Per millenni, i geroglifici sono stati un vero e proprio enigma per gli studiosi in quanto non riuscivano a decifrarli. Almeno sino a quando non venne rinvenuta la famosa Stele di Rosetta.

I misteri dei geroglifici

Il termine geroglifico (dal greco hieroglyphicòs) che significa “segno sacro inciso” sarebbe stato coniato da Clemente Alessandrino nel II secolo D.C. Gli antichi Egizi usavano un altro nome per descrivere la propria scrittura, ovvero medu necer (lett. la parola di Dio). Il riferimento è al dio della Sapienza Thoth, identificabile anche con Ermete Trismegisto.

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La scrittura geroglifica iniziò a diffondersi a partire dal 3.100 a.C. prima dell’unificazione dell’Alto e Basso Egitto, avvenuta sotto il Regno del faraone Narmer.

La lingua degli Iniziati?

Nel corso della storia, la scrittura egizia subì diverse trasformazioni. Ai nostri giorni sono giunte tre diverse tipologie:

  • geroglifica: incisa su pietra con degli scalpelli
  • ieratica: una forma sacra di origine sacerdotale che veniva usata dagli scribi
  • demotica: una sorta di scrittura semplificata ad uso quotidiano

A differenze dei geroglifici, che venivano appunto incisi su pietra, la scrittura ieratica e quella demotica venivano usate su papiri, pergamene, tavole di legno e cocci di terracotta. Non bisogna dimenticare che il termine geroglifico ha la stessa etimologia di Hierofante, il sommo sacerdote degli antichi culti misterici.

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Non è solamente un’ipotesi che il linguaggio geroglifico fosse riservato ad una casta di iniziati ai Misteri. Come visto poc’anzi, vi erano quindi tre diverse tipologie di scritture di cui lo ieratico per i documenti e il demotico per il popolo. Quindi, il geroglifico poteva proprio essere il linguaggio degli Iniziati. I principali centri di culto dell’antico Egitto erano proprio legati ai culti misterici come Menfi, Tebe, Abydos, El Amarna, ecc.

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Un’esplosione di colori

Chiunque guardi i geroglifici potrebbe pensare ad uno stile di scrittura sicuramente vario e semplice ma, al tempo stesso, piatto e monotono. Non bisogna farci trarre in errore dal tempo che ha letteralmente scolorito e sbiadito i meravigliosi segni rupestri. Infatti, la scrittura geroglifica era ricca di colori, estratti prevalentemente dai minerali. Così, gli antichi Egizi ottenevano il bianco dal gesso, il nero dal carbone, il giallo dall’ocra gialla, il rosso da quella rossa, ecc.

La Stele di Rosetta

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Decifrare i geroglifici fu per secoli un vero e proprio rompicapo. Almeno fino al ritrovamento, nel 1799, della cosiddetta Stele di Rosetta. La stele, un basamento di pietra basaltica nera (dimensioni 114 cm x 72 cm) venne rinvenuta nei pressi della località di fort Rashid (Rosetta). Essendo scritta in tre lingue, geroglifico, demotico e greco, attraverso la comparazione di queste tre scritture, fu possibile tradurre finalmente i geroglifici. L’interpretazione della scrittura geroglifica è merito del francese Jean Francois Champollion.

Il grande lavoro di Champollion

geroglifici Champollion, appassionato sin da adolescente di lingue antiche come l’ebraico, il latino, il siriaco, il greco ed il copto, aveva anche il dono di essere in possesso di un eccezionale memoria visiva. Attraverso intensi studi sulla Stele di Rosetta, alla sua collaborazione con lo studioso inglese Thomas Young (colui che scoprì l’astigmatismo, N.d.A.) e, anche grazie alla sua cultura linguistica, Champollion, tra il 1822 ed il 1824, riuscì a decifrare i geroglifici.

Così come molte altre lingue antiche, in primis l’ebraico, anche l’egizio era una scrittura costituita solamente di consonanti. Mentre la vocalizzazione dell’ebraico, così come lo conosciamo oggi, è merito dei Masoreti della scuola di Tiberiade, nulla invece si sa del sistema di vocalizzazione egizio. A rendere ancora più difficile l’interpretazione dei geroglifici, vi è il fatto che essi possono essere letti da destra a sinistra ma anche da sinistra a destra, dall’alto al basso e dal basso verso l’alto. Senza alcuna punteggiatura. Un vero e proprio rompicapo!

Non bisogna dimenticare che, trattandosi di un tipo di scrittura figurativa, ciascun simbolo poteva avere diversi significati a seconda del contesto in cui veniva inserito. Per essere il più chiari possibili, basti pensare alla parola italiana pesca che può indicare un frutto o uno sport.

Conclusione

I geroglifici continuano ad affascinare l’immaginario collettivo. Sin da bambini ci siamo sempre chiesti come avessero mai fatto gli antichi Egizi a tramandarsi le loro conoscenze. Alla luce di quanto esposto e dei misteri che le Piramidi continuano a nasconderci, è plausibile che gli stessi geroglifici fossero una scrittura di alto rango riservata solo ai sommi Sacerdoti ed agli Iniziati.

NOTA: il materiale per l’articolo è stato reperito in rete su siti o blog di cui sono andate perdute le credenziali. Pertanto se qualcuno dovesse ritrovare tracce del proprio lavoro, è pregato di segnalarlo e verrà inserita la fonte.

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