Teosofia

hpbhso1888g

Teosofia di oggi e di ieri tra intrighi e misteri

Il termine Teosofia (dal greco theos, Dio e –sophia, sapienza) venne coniato per la prima volta dai filosofi neoplatonici. Il significato letterale sarebbe dunque “sapienza delle cose divine” o “sapienza riguardo ciò che concerne il Divino“. Venne adoperato anche da San Paolo (vedi 1-Corinzi 2,7) e, successivamente da filosofi cristiani come San Bonaventura da Bagnoregio o San Bernardo da Chiaravalle ma anche da mistici come Jacob Boehme o alchimisti come Paracelso.

teosofiaSecondo l’occultista russa Helena Petrovna Blavatsky, le origini del nome Teosofia sarebbero da far risalire al filosofo neoplatonico Ammonio Sacca e, da questi, trasmessa ai suoi allievi Plotino, Giamblico, Proclo e Porfirio. La nascita della Teosofia viene fatta risalire al III secolo d.C. anche se, secondo alcuni storici come Diogene Laerzio, sembrerebbe addirittura antecedente, di epoca pre-tolemaica. I primi teosofi si definivano filaleti, dal greco philalethes, ovvero amanti della verità. Non è un caso, infatti, che il motto della Società Teosofica, fondata il 7 settembre 1875 dalla Blavatsky e dal colonnello britannico Henry Steel Olcott, sia, per l’appunto, “non vi è religione superiore alla verità“.

Gli obiettivi dei filaleti erano quelli di rintracciare quel filo comune che lega tutte le religioni. Essi credevano che un tempo gli uomini avessero un’unica idea di spiritualità, un unico credo andato perduto nel corso dei secoli. Forse le ultime briciole di tutto ciò erano ancora presenti nei riti misterici così celebri nel bacino del Mediterraneo.

La Teosofia non è una religione

I primi teosofi quindi, studiavano a fondo la filosofia indiana Advaita Vedanta, gli insegnamenti del Buddha, gli scritti di Platone e di Zoroastro cercando un punto comune tra i vari testi e i vari sistemi filosofico-religiosi. Non è un caso che i termini indicanti la conoscenza, in greco e sanscrito, gnosis e vidya, vogliano proprio dire una conoscenza interiore, di tipo spirituale e non razionale.

Teosofia

La Teosofia non è però da vedersi come una religione in quanto non ha dogmi, non fa proselitismo, non impone nulla ma, lasciando piena libertà a coloro che intendono seguirla, incoraggia l’essere umano ad una profonda riflessione su se stesso, in una sorta di viaggio interiore alla ricerca della propria intima essenza divina. Viene quindi ripreso il famoso concetto gnoti sauton, (conosci te stesso), espresso sul frontone dell’Oracolo di Delfi. Se, da un lato, non si deve vedere la Teosofia come un culto, allo stesso modo non si bisogna dunque paragonare le figure del passato come i rishi indiani, gli ierofanti egizi, i theodidaktoi greci, i magoi zoroastriani, i sacerdoti caldei o i druidi celtici ai moderni preti in quanto ci si trova davanti a figure molto diverse.

La dottrina teosofica

Teosofia

I primi teosofi appartenenti quindi alla Scuola Eclettica di Ammonio Sacca basavano la loro dottrina su tre idee cardini:

  • un Essenza assoluta, da cui tutto emana ed a cui tutto ritorna
  • l’anima umana viene emanata da questa Essenza
  • l’essere umano deve far ritorno all’uso della teurgia

L’Assoluto come punto di partenza e di arrivo

L’Assoluto viene visto come qualcosa di inconoscibile, immanente ed al tempo stesso trascendente, senza nome ed eterno. Questo concetto era un principio comune a diverse filosofie. Lo ritroviamo nello Gnosticismo con il Pleroma, nell’Advaita Vedanta con il Brahman, nella Cabala con Ein Soph e, in epoche successive, nella Monade primordiale nel pensiero di Leibniz. Per la Teosofia il Divino è l’Assoluto, unica essenza vera che esiste di per sè ma, dovendo creare il cosmo, egli emana da se stesso una sua immagine riflessa che gli uomini hanno antropomorfizzato per rendere meglio i concetti. Ci troviamo quindi di fronte al Purusha degli indiani o all’Adam Qadmon cabalistico, l’uomo archetipale, l’essere perfettissimo immagine riflessa del Dio Immanifesto.

La ricerca interiore

teosofiaLa Teosofia afferma che nella ricerca verso il Divino, il viaggio deve partire da noi stessi. Quindi ogni uomo può abbracciare la religione che più gli piace, quella in cui meglio si ritrova e partire verso la meta la quale si trova però dentro di lui. Egli può e deve quindi ricongiungersi al Brahman, al Pleroma, alla Monade che altro non sono se non termini per indicare lo stesso concetto metafisico.

Fino a quanto l’uomo non riuscirà a fare ritorno da dove viene, l’anima continuerà a prendere possesso di corpi terreni, in un continuo vorticare di rinascite. Ci troviamo quindi di fronte ad una delle idee chiavi della Teosofia, ovvero la trasmigrazione delle anime, espressa anche come dottrina della Reincarnazione o metempsicosi. L’anima, per compiere il proprio viaggio e riscoprire ciò che è realmente, ha tre diverse strade da percorrere: opinione, scienza ed illuminazione. Vien da sé che la terza rappresenta la via più diretta ed è ciò che viene anche definita come estasi mistica nel Cristianesimo o samadhi dagli orientalisti.

La teurgia

teurgiaUno degli aspetti forse meno considerati della Teosofia è per l’appunto la teurgia, ovvero l’uso delle arti magiche per mettersi in contatto con le entità benevole. Non bisogna però considerare la teurgia come qualcosa di negativo dal momento che la magia è una soltanto e sta agli uomini usarla per compiere il bene (magia bianca) o il male (magia nera). La teurgia è stata da sempre avversata dalla Chiesa Cattolica e, durante i secoli bui del Medioevo coloro i quali praticavano le arti magiche lo facevano molto segretamente in quanto era molto facile venir tacciati di stregoneria e finire al rogo.

Per comprendere meglio di cosa stiamo parlando, ci vengono in aiuto le parole stesse della Blavatsky, la quale affermava:

La Teosofia, nel suo significato astratto, è Sapienza Divina, o l’aggregato della conoscenza e della saggezza che sottostanno all’Universo, l’omogeneità del Bene eterno; e nel suo senso concreto è la somma totale dello stesso bene, come è stato assegnato all’uomo dalla Natura su questa terra, e niente di più.

Le critiche principali mosse alla Blavatsky, in particolar modo dall’esoterista francese Renè Guenon,  erano legate alla sua dottrina ed al Libro di Dzyan, da cui essa prendeva spunti per elaborare le sue teorie. Questo misterioso testo, considerato uno dei cardini dell’occulto, è spesso bollato come pseudo-libro e la Blavatsky vista come una ciarlatana. Il testo, di difficile comprensione, ed i temi trattati, fanno del Libro di Dzyan uno dei manoscritti meno facili da leggere (e da capire)  senza una adeguata preparazione, incentrata soprattutto sulle religioni orientali.

Possiamo quindi vedere la Teosofia come una “religione” anomala, priva di uomini di culto, dogmi, templi. Essa è quindi un rapporto diretto uomo-Dio in cui la Natura che ci circonda non solo è essa stessa parte del Divino ma, un qualcosa con cui l’uomo deve tornare a rapportarsi proprio perché non si può vivere in un luogo senza farne parte. Ogni uomo o donna che sia può intraprendere il proprio cammino spirituale senza essere legato a preconcetti ma con una mente pura ed innocente come quella dei bambini.