Alchimia

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Alchimia: l’antica ed occulta scienza che trasmutava il piombo in oro

L’alchimia da sempre suscita curiosità ed interesse tra coloro i quali si avvicinano alle scienze occulte. Chi non hai mai sentito frasi come trasformare il piombo in oro, cercare l’elisir di lunga vita oppure mettersi alla ricerca della pietra filosofale? Cosa volevano dire gli antichi alchimisti esprimendosi in modi così oscuri ai profani?

L’Alchimia

alchimiaIl termine alchimia deriva dall’arabo al-kimia. Il termine può derivare dal greco chemeia (da chumos, la linfa di una pianta) oppure riallacciarsi ad una parola egizia, kemè, che indicava la terra dell’Egitto resa fertile dalle acque del Nilo durante le sue inondazioni periodiche. Il suolo egizio, prettamente rosso e sabbioso, era inadatto a qualsivoglia coltivazione. Le acque del Nilo svolgevano così una funzione quasi miracolosa in quanto, grazie alle periodiche inondazioni, la terra diventava scura e limacciosa e pronta per essere seminata e coltivata. L’agricoltura egizia si basava prevalentemente sulla coltivazione del grano che, una volta seminato e maturato, trasformava i paesaggi della terre dei faraoni da rossi e sabbiosi dando loro una bellissima colorazione giallo-oro. Il grano assumeva quindi un significato di nascita o, meglio, di rinascita esattamente come avveniva durante lo svolgimento dei Misteri Eleusini. Il limo scuro rappresentava l’essere umano mentre le spighe mature gli iniziati.

Alchimia come scienza

E’alquanto errato considerare l’alchimia solamente come una sorta di scienza fatta di esperimenti dove gli antichi cercavano di trasformare il piombo in oro. Tutto ciò ha una duplice valenza dal momento che l’alchimia è soprattutto una scienza spirituale. La trasmutazione del metallo ha un significato occulto in quanto è l’uomo che deve cercare di trasformare se stesso, migliorandosi. L’essere umano deve, quindi, cercare di fare in modo di tenere a freno le passioni che potrebbero renderlo simile alle bestie, elevandosi verso il Divino. Ricordiamoci quindi le parole di Dante nella Divina Commedia:

“Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza.”

(Inferno XXVI, vv. 118-120)

Il primo principio fondamentale dell’alchimia vede l’unità di tutta la materia, in quanto il Microcosmo (l’uomo) ed il Macrocosmo (l’Universo) sono il riflesso l’uno dell’altro. Questo assioma viene chiaramente espresso nella famosa Tavola Smeraldina di Ermete Trismegisto, il Padre dellErmetismo:

Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare i miracoli della cosa Una. 

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L’alchimia vede un unico grande Solvente Universale denominato Alkahest, da cui sono composti, a livello spirituale, tutti i corpi e ad Esso tutti ritorneranno. Tale concetto lo si ritrova nell’Advaita Vedanta, una filosofia orientale che riconosce la fusione Atman-Brahman, ovvero il ricongiungimento, la non-divisibilità dell’anima individuale che è un tutt’uno con l’Anima Universale.

Secondo l’alchimia, la materia si compone di quattro elementi: Terra, Acqua, Fuoco e Aria. I due principi fondamentali sono invece lo Zolfo (simbolo maschile) ed il Mercurio (simbolo femminile). Quando in ambito alchemico si sente parlare di pietra filosofale o lapis philosophorum, si intende la trasmutazione della natura umana in divina, l’elevazione dell’essere umano che ritorna alla Casa del Padre. Il concetto del Ritorno al Divino lo si trova espresso poeticamente nel celebre Inno alla perla, una poesia gnostica del II secolo d.C.

Nascita dell’alchimia

Il più antico trattato di alchimia esistente e conosciuto in Europa fu scritto in greco da Zosimo il Panoplita nel 400 d.C. ed è contenuto nella Biblioteca Imperiale di Parigi. L’alchimia venne introdotta in Europa nell’VIII secolo d.C dal filosofo arabo Geber anche se sarebbe più opportuno affermare che l’alchimia fu re-introdotta, dal momento che essa era già nota presso i Greci. Dalle scuole alchemiche egizie nacquero quindi l’Alchimia greca e, successivamente, si svilupparono quella cinese, indiana ed islamica. Dal Medioevo al Rinascimento l’alchimia entrò prepotentemente in Europa grazie alle società occulte come i RosaCroce.

L’alchimia come Arte regale

Così come nell’antichità non era possibile ricoprire determinate cariche politiche se prima non si veniva sottoposti alle varie iniziazioni, allo stesso modo durante i secoli scorsi, i sovrani europei raggiungevano un perfezionamento interiore grazie all’alchimia. Ed è così che durante il Rinascimento e l’Illuminismo, Re e Regine dell’Europa andavano via via formandosi da un punto di vista spirituale. Le corti d’Italia, Francia, Inghilterra, Russia e dell’Impero austro-ungarico erano sovente frequentate dai più grandi alchimisti dell’epoca. Paracelso, Cagliostro, il Conte di Saint Germain, Rasputin e molti altri ancora erano spesso ospitati dai grandi sovrani europei. Non furono solamente i Faraoni ad avere un legame diretto con il divino ma anche i regali d’Europa: basti solamente pensare al soprannome di Re Sole usato da Re Luigi XIV.

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Attraverso i concetti di Re e Regina, vennero introdotte in Europa, grazie al lavoro svolto dalla misteriosa confraternita dei RosaCroce, le cosiddette Nozze alchemiche scritte da Christien Rosenkreutz, pseudonimo di Cristiano Rosacroce, immaginario fondatore della confraternita rosacrociana. Oltre a tale documento, vi sono altri scritti rosacrociani di chiara matrice alchemica come la Confessio Fraternitatis e la Fama Fraternitatis.

Nigredo, Albedo e Rubedo

L’alchimista, per trasmutare se stesso in divino, deve compiere la Grande Opera (Opus Magnum in latino), attraversare i tre stati della materia:

  • Nigredo, in cui la materia si putrefa e si dissolve
  • Albedo, in cui essa si purifica e si sublima
  • Rubedo, durante il quale la materia si ricompone

albedo

Tutto ciò si ripercuote anche nei comuni esseri umani, suddivisi a seconda delle loro caratteristiche in tre diverse categorie dette altresì guna:

  • sattva che corrisponde all’Albedo
  • rajas al Rubedo
  • tamas al Nigredo

Della suddivisione degli individui in tre diverse tipologie ne abbiamo parlato in un precedente articolo confrontando la filosofia orientale del Samkhya con la dottrina gnostica.

A chi si rivolge l’alchimia?

L’alchimia, anticamente detta gioco da bambini, è per chiunque voglia cambiare la propria condizione umana e spirituale ma, per fare ciò, deve avere un cuore pure come quello dei bambini. Non bisogna però pensare che l’arte alchemica sia di facile comprensione per chiunque, dal momento che essa si rivolge ad un pubblico estremamente colto ed al tempo stesso in grado di comprendere gli arcani simboli alchemici e l’astruso dizionario dove ciascun termine può avere più significati ed il più delle volte il più corretto non è mai quello letterale.

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