L’Equinozio d’Autunno: la morte della Natura e quel senso di malinconia

equinozio d'autunno

L’Equinozio d’Autunno rappresenta forse il momento dell’anno più triste per l’essere umano in quanto si ha la fine dell’Estate, della stagione calda, per passare all’incupimento della Natura, la quale perde i suoi colori. Durante questo periodo l’uomo avverte un senso di malinconia che lo porta a fare profonde riflessioni su se stesso.

L’Equinozio d’autunno vista da un punto di vista astronomico…

Equinozio, dal latino aequinoctium, notte uguale al giorno, perchè in quei due precisi momenti dell’anno il giorno e la notte hanno all’incirca la stessa durata di 12 ore. Tutto ciò avviene quando il Sole si trova perpendicolare all’asse di rivoluzione terrestre: l’Equinozio di Settembre segna inequivocabilmente il sopraggiungere dell’Autunno mentre quello di Marzo determina l’arrivo della Primavera. Nell’emisfero boreale, il nostro per intenderci, l’Equinozio d’Autunno cade attorno al 22 o 23 settembre. In questo giorno il Sole entra nella costellazione della Bilancia mentre nell’Equinozio primaverile il Sole entra nell’Ariete.

equinozio d'autunno

Nei giorni degli Equinozi il Sole sorge quasi esattamente ad Oriente e tramonta quasi esattamente ad Occidente. Ovviamente mentre nell’emisfero boreale l’Equinozio di marzo coincide con quello primaverile e quello di settembre con quello autunnale, nell’emisfero australe le cose si invertono. Una curiosità interessante: durante queste giornate il Sole si trova allo Zenith e i suoi raggi sono perpendicolari quindi chi vive all’Equatore non vedrà la propria ombra proiettata (lo stesso fenomeno si verifica ai Tropici durante i Solstizi).

…e da quello esoterico

Nella tradizione esoterica, l’Equinozio d’Autunno rappresenta un momento speciale in cui le forze della Luce e quelle delle Tenebre si bilanciano e si mantengono in equilibrio. Esso costituisce un momento molto importante per l’essere umano che inizia a riflettere su se stesso guardando appunto al proprio interno, intraprendendo una sorta di viaggio introspettivo alla ricerca di se stesso.

Sin dall’antichità la celebrazione degli Equinozi e dei Solstizi rivestiva un’importanza fondamentale da un punto di vista astronomico ma soprattutto religioso e spirituale in quanto si riteneva che durante questi precisi momenti dell’anno si potesse aprire una porta per l’Aldilà, una sorta di varco spazio-temporale attraverso cui si poteva entrare in contatto con gli dei e con gli spiriti degli antenati.

MabonGli antichi Celti celebravano l’Equinozio autunnale con il nome di Mabon, il giovane dio della vegetazione e dei raccolti rapito pochi giorno dopo la sua nascita e fatto prigioniero per anni fino alla sua liberazione avvenuta per mano di Culhwch, cugino di Re Artù. E’ evidente il parallelismo con il ratto di Persefone, ricordato durante lo svolgimento dei riti misterici, celebrati in due precisi momenti dell’anno: durante l’Equinozio di Primavera (tra il 19 e il 21 marzo), in cui venivano officiati i Piccoli Misteri, i quali avevano una funzione preparatoria ai Grandi Misteri, celebrati per l’appunto durante l’Equinozio d’Autunno (dal 16 al 25 settembre).

Gli effetti sull’uomo

L’antico detto ermetico “come in alto così è in basso e come in basso così è in alto” mai è stato appropriato come in questo caso dal momento che così come la natura che in Autunno lentamente si assopisce per entrare in letargo durante l’Inverno e risvegliarsi successivamente in Primavera per esplodere in Estate, anche l’uomo è soggetto alle stesse variazioni dal momento che l’epifisi, o ghiandola pineale, secerne melatonina in maniera inversamente proporzionale alla luce solare che riceve. Durante le fredde e buie giornate infatti invernali l’epifisi secerne molta melatonica che, inibendo la quantità  di  serotonina  nel  cervello, ci porta uno stato di torpore e sonnolenza. Al  contrario, quando i giorni si allungano ed il nostro organismo assorbe maggiori quantità di raggi solari, l’epifisi secerne una quantità ridotta di melatonina e, quindi, l’aumento di serotonina ci provoca la tipica euforia primaverile con annesso il risveglio dell’attività sessuale.

Conclusione

Ai nostri giorni siamo oramai abituati a considerare gli eventi astronomici da un mero punto di vista scientifico ed astronomico senza più alcuna connessione religiosa o spirituale. Molto probabilmente ci stiamo perdendo qualcosa che non sappiamo nemmeno noi, il nostro livello di spiritualità si è abbassato all’inverosimile per non dire azzerato ma, in compenso, siamo diventati molto materialistici.

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