Il culto del fuoco nella storia dell’umanità e la sua divinizzazione

culto del fuoco

Il culto del fuoco era già noto ai nostri antenati, sin dai tempi della Preistoria. Con esso gli uomini primitivi potevano scaldarsi, cuocere il cibo, allontanare le belve feroci, cacciare, difendersi dai nemici, guarire le ferite e offrire sacrifici agli Dei. Per la sua importanza, il fuoco venne sempre visto come una divinità da adorare e venerare.

Il Fuoco come divinità

Il culto del fuoco ha sempre rivestito un ruolo particolare per i popoli del passato. Lo troviamo non solo nelle religioni orientali con il dio Agni in India ma, anche, nello Zoroastrismo, presso gli antichi Romani e, successivamente, nell’Alchimia. Oltre che in moltissime altre culture europee, americane ed asiatiche.

Il culto del fuoco nell’antica Roma

culto del fuocoIl culto del fuoco a Roma venne portato dal re Numa Pompilio, anche se alcuni storici sostengono che sia un’idea di Romolo, il mitico fondatore dell’Urbe. A suffragare tale ipotesi vi è il fatto che la stessa Rea Silvia, madre di Romolo e Remo, era una vestale di Albalonga. A Roma il focolare era conservato all’interno del Tempio dedicato alla dea Vesta, trasposizione romana della greca Hestia.

Mantenere sempre viva la fiamma era compito delle Vestali, le antiche sacerdotesse romane consacrate alla dea Vesta. Il loro sacerdozio iniziava in tenera età, generalmente attorno ai 6-10 anni e durava trent’anni suddivisi in tre decadi di dieci anni ciascuna: i primi dieci, atti all’apprendimento dei riti; i successivi dieci, di pratica; gli ultimi dieci come istruttrici per le novizie. Esse erano sotto l’autorità del Pontefice Massimo e, oltre a tenere sempre viva la fiamma nell’altare, avevano anche l’obbligo di restare vergini sino alla fine del sacerdozio. La vestale che causava lo spegnimento del fuoco sacro veniva severamente punita. Il culto del fuoco si mantenne vivo a Roma fino al 391 d.C. con gli Editti di Costantino quando i Cristiani profanarono il Tempio di Vesta.

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Il culto del fuoco nello Zoroastrismo

culto del fuocoAnche nello Zoroastrismo il culto del fuoco aveva un ruolo sicuramente predominante. I sommi sacerdoti avevano il compito di mantenere viva la fiamma in appositi templi, similmente a ciò che avveniva con le Vestali nell’antica Roma. I seguaci di Zoroastro ritenevano questo elemento talmente puro che nessuno poteva e doveva contaminarlo. Gli stessi sacerdoti quando attizzavano la pira si coprivano la bocca per non far cadere gocce di saliva sull’altare, onde evitare di contaminarlo. Quando in una casa moriva qualcuno, il fuoco veniva subito trasportato fuori per evitare di renderlo impuro.

Agni ed il culto del fuoco nella ancestrale cultura vedica

culto del fuocoAgni era l’antica divinità indiana del fuoco ed aveva un ruolo assai importante nella cultura ariana. Assieme a Vayu e Surya formava l’antica Trimurti vedica, assai antecedente a quella di origine brahmanica costituita da Brahma, Vishnu e Shiva. Agni veniva raffigurato come un uomo di colore rosso, con una sola gamba e sette lingue, a cavallo di un ariete.

Il culto del fuoco nell’antica India era rappresentato dalla Trimurti Agni, Vayu e Surya rappresentavano la triplice essenza del fuoco: nel cielo esso è il Sole (Surya), nell’atmosfera è il fulmine in grado di bruciare ogni cosa (Vayu) mentre in terra è Agni, il fuoco a livello fisico. Interessante notare una comune origine del termine: difatti, se in latino troviamo ignis, in sanscrito abbiamo agni. Tutto ciò è dovuto ad una probabile origine indo-aria di entrambi i popoli.

L’Alchimia ed il culto del fuoco

culto del fuocoAnche per gli alchimisti il culto del fuoco occupa un ruolo di fondamentale importanza. Ogni processo di trasformazione spirituale, infatti, accadeva per mezzo del passaggio attraverso di esso. La stessa trasmutazione del piombo in oro stava semplicemente a significare il mutamento che avveniva nell’uomo che trasmutava le proprie passioni in un fuoco spirituale. Ricordiamo che l’alchimia (LINK) riconosce quattro elementi: Terra, Acqua, Aria e, per l’appunto, Fuoco. Per onestà intellettuale bisogna annoverare un quinto elemento, l’Etere, ma il discorso si farebbe troppo lungo e complesso.

Conclusione

Oltre alle già citate religioni, anche nella Bibbia vi sono diversi riferimenti al culto del fuoco ed a questo elemento visto come divinità (“Il Signore è un fuoco divoratore”, “Il Signore è un fuoco che consuma”, ecc) proprio ad indicare l’importanza del fuoco. Per approfondire ulteriormente il discorso potremmo aggiungere che, secondo le scienze occulte, chi muore bruciato rinasce a nuova vita con una forte connotazione spirituale. La stessa Fenice moriva nel fuoco e rinasceva dalle proprie ceneri. Molte culture del passato erano solite bruciare i cadaveri su delle pire anziché seppellirli. Possiamo citare tra queste i Vichinghi o i Celti. Gli esempi sono tanti ma, per non dilungarci troppo, preferiamo fermarci qui.

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