Cosmogonie a confronto: tante religioni ma un’unica idea di fondo

cosmogonie

Da una attenta analisi comparata delle diverse cosmogonie (indiana, greca, norrena, egizia, celtica, ebraica, maya, cinese, ecc…) ne esce fuori un quadro di insieme piuttosto interessante ma, soprattutto, ciò che salta agli occhi è il fatto che vi siano diversi punti in comune. 

Le analogie tra le diverse Cosmogonie

Cosmogonia (dal greco kósmos, mondo e génésthai, nascere), significa Nascita del Cosmo o Nascita dell’Universo.

Il Non-Essere

Tutte le cosmogonie esaminate sostengono che in Principio, prima cioè che l’Universo venisse alla luce, vi fosse l’Immanifesto, il Non-Essere. Esso prende diversi nomi a seconda della religione e della cultura locali (Vuoto, Tenebre, Abisso, ecc.) ma le sue caratteristiche sono assai simili. Ad esempio nella cultura cinese Esso è il Tao, per gli antichi Egizi era il Nun, per i Sumeri Absu da cui l’Abisso biblico, nell’antica Grecia era Chaos mentre nella Cabala è chiamato Ain. Si tratta comunque di un Qualcosa che l’uomo non è in grado di comprendere, se non ad un livello iniziatico elevato.

Padre-Madre erano una cosa sola

Dal Non-Essere emerge, come uno scoglio dal mare, il Principio Creatore e Vivificatore dell’Universo che è il vero artefice della creazione cosmica. Questo Principio, che potremmo definire una divinità di secondo livello, dividendosi come in una sorta di scissione, crea ed emana da sè una parte Maschile ed una Femminile. Da Esso si generano quindi un Principio Maschile, il Padre, ed uno Femminile, la Madre, che possiamo anche vedere come Spirito e Materia. E’ forse un caso che il termine materia derivi dal latino mater che significa appunto, madre?

Una continua evoluzione

L’Universo viene visto come un continuo processo evolutivo, una sorta di Manifestazione dell’Assoluto non ancora conclusa, regolata e scandita da intervalli di tempo, detti Eoni, lunghissimi ed incommensurabili per la limitata mente umana. Secondo gli antichi calcoli indiani, un ciclo di Manifestazione dell’Assoluto si compie in 311.040 miliardi di anni. Questo lungo periodo prende il nome di Era di Brahma, Mahakalpa o Manvantara (per una spiegazione sul complesso sistema di calcolo del tempo nei cicli cosmici indiani clicca QUI). Solo per rendere un’idea, basti pensare che il nostro Universo ha all’incirca 13,7 miliardi di anni che per noi sembrano già un tempo enorme eppure per l’Assoluto non sono praticamente nulla!!! Alla fine di ogni ciclo cosmico l’Universo intervo viene riassorbito nell’Immanifesto. Al riassorbimento segue un lungo riposo cosmico e divino, ciò che le antiche scritture indiane definiscono Pralaya: durante questo periodo la Materia è inerte, nulla si muove, come se l’Universo stesse poeticamente dormendo. Per semplificare le cose, possiamo vedere l’Universo come un Essere che dorme, si risveglia, si mette in moto ed alla sera torna nel suo riposo cosmico, proprio come fa ognuno di noi quando si corica nel proprio letto. La cosiddetta dottrina dell’Emanazione, che si contrappone a quella creazionistica biblica, dove abbiamo un Dio che “crea” l’Universo ed ogni essere vivente, veniva anticamente insegnata da Egizi, Indiani, Caldei, Greci, Ebrei, ecc. ed era considerata universalmente accettata. Affinchè tutto si compia sono però necessarie diverse emanazioni che, partendo dall’Alto, dall’Assoluto, scendono sino al Basso, al livello terreno, allontanandosi sempre più dalla perfezione divina per avvicinarsi alla corruttibilità della materia. Tale concetto è ripreso molto bene dalla visione gnostica e dalla cabala.

L’uomo, il divino umanizzato ma anche l’umano divinizzato

L’uomo viene visto come una sorta di anello di congiunzione tra la perfezione divina e l’imperfezione terrena essendo per l’appunto formato da Spirito e Materia. Il compito dell’uomo è proprio quello di vincere le catene che lo tengono metaforicamente imprigionato alle cose terrene per risalire al Divino, all’Assoluto. Ciò può avvenire solamente prendendo coscienza di Sè e spezzando ogni legame con il mondo materiale.

Conclusione

Analizzando le diverse cosmogonie dell’antichità, di epoche diverse e di popoli mai entranti in contatto tra di loro, salta quindi agli occhi che, seppur un tempo vi fossero sicuramente diversità tra le varie culture, quasi tutte possedevano la stessa idea religiosa e spirituale di fondo, come a voler sottolineare che in un tempo remoto sulla Terra vi fosse un’unica religione, andata oramai perduta a vantaggio dei vari culti monoteistici, almeno per quanto riguarda quei territori in cui si professano le tre religioni abramitiche: Cristianesimo, Islam ed Ebraismo.

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