La Cabala: l’oscura dottrina mistica dell’Ebraismo

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Cabala, dall’ebraico qabbalah (ricezione, trasmissione), è il termine con cui si indica la complessa dottrina mistica dell’Ebraismo. Non bisogna pensare alla Cabala come ad un qualcosa di semplice in quanto essa rappresenta una complessa mole di documenti scritti e tradizioni orali tramandate per secoli dai vari cabalisti.

Cosa è la Cabala

La Cabala nasce essenzialmente nell’Europa medievale attorno al XII secolo, per mano di esegeti biblici di religione ebraica emigrati in Francia e Spagna dalla Palestina. La Cabala, in parole povere, è l’interpretazione esoterica della Torah (il Pentateuco cristiano). Vi sono infatti diversi gradi di esegesi delle antiche scritture ebraiche che, a seconda della complessità, possono essere comprese solamente dai cabalisti più esperti.

Per cabalista non si intende solo colui che legge i testi cabalistici ma, soprattutto, chi studia la Cabala e la pratica regolarmente. Chiunque di noi può prendere in mano un testo cabalistico e leggerlo ma non per questo definirsi un cabalista. Per rendere l’idea è come prendere in mano un libro di ricette e dopo averle lette senza metterle in pratica, affermare di essere un grande chef.

Per comprendere appieno la Cabala bisogna conoscere bene l’alfabeto ebraico con tutte le sue sfaccettature letterarie, mistiche ed esoteriche. Quindi, affermare di conoscere la Cabala senza conoscere il significato occulto delle 22 lettere dell’alfabeto ebraico è alquanto azzardato e pretestuoso.

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I diversi livelli interpretativi

Per interpretare la Torah vi sono diverse vie esegetiche, da quella più semplice a quella più occulta. Riassumendo possiamo dire che le principali tecniche sono principalmente tre:

notaricon: ottenere il significato mistico di un termine adoperando le singole lettere che lo compongono per ottenere le lettere iniziali di altre parole

gematria: ottenere lo stesso significato da due diverse parole sommando i valori numerici delle lettere che le compongono per ottenere la stessa somma numerica

temurah: scambiare le lettere dell’alfabeto secondo regole prefissate in maniera tale da trasmutare un termine in un altro.

Cabala pratica e speculativa

La Cabala può essere di due diversi tipi: pratica e speculativa. La prima tende ad analizzare i testi strettamente da un punto di vista letterario cercando di indagare sui diversi nomi, o appellativi, di Dio. La seconda, quella speculativa, è incentrata su ricerche cosmogoniche, magiche e spirituali. Secondo alcuni studiosi vi sarebbe anche la Cabala inversa che non staremo qua a trattare.

Il punto focale della Cabala speculativa è il rapporto uomo-Dio, microcosmo-Macrocosmo. Essa punta ad una profonda ricerca interiore, spirituale, atta a ricongiungere l’essere umano al Divino. Attraverso l’uso della Cabala pratica si arriva quindi ad una complessa analisi mistica di se stessi, alla ricerca del Deus Absocnditus, quel Dio Inconoscibile la cui scintilla è però presente nell’uomo.

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Gli insegnamenti della Cabala

Esporre il pensiero cabalistico in poche righe è cosa assai ardua e complessa proprio perchè la Cabala non è un semplice libro su cui studiare né, tanto meno, un manuale di istruzioni. La letteratura cabalistica è di una certa rilevanza e consistenza ma, principalmente, i testi che rivestono un’importanza particolare nello studio di tale dottrina sono due: il Sefer Jetzirah o Libro della Creazione e il Sefer ha-Zohar o più semplicemente lo Zohar o Libro dello Splendore.

Nei testi cabalistici vengono affermati i seguenti concetti:

1 – Dio è un qualcosa di indefinito ed inconoscibile, indicato come Ein Sof (l’Infinito) o Ajin (il Nulla). Dal momento che Egli non può essere definito in alcun modo, per riferirsi ad Esso i cabalisti sono soliti indicarlo con alcuni appellativi come il Santo Vecchio.

2 – Egli ha creato l’Universo per mezzo dei 32 sentieri della Saggezza, delle 10 Sefiroth e delle 22 lettere dell’alfabeto ebraico.

3 – L’Universo, in realtà, si compone di 4 diversi livelli: Aziluth o mondo dell’emanazione, Beri’ah o mondo della creazione, Jetzirah o mondo della formazione, Asjah o mondo della produzione.

4 – Le anime passano da un corpo all’altro attraverso la metempsicosi: il vorticare delle anime prima di prendere possesso di un corpo è un continuo vorticare detto gilguleem o gilgul.

5 – Altri concetti espressi nella Cabala sono l’immanenza di Dio e la presenza del proto-uomo o Adam Qadmon, l’Adamo primigenio, immagine riflessa di Dio.

6 – La Cabala sostiene la presenza di tre anime nell’essere umano: Nephesh, l’anima animale, il soffio vitale, Ruach, l’anima morale, lo Spirito e Neshamah, l’anima divina. Nephesh è il veicolo di Ruach così come quest’ultimo lo è di Neshamah. Analogamente si trova un concetto simile nelle filosofie orientali con la triplice essenza Atma, Buddhi e Manas in cui Manas è il veicolo di Buddhi che è a sua volta veicolo di Atma.

Le 10 Sephiroth

Così come in altre religioni o dottrine mistiche, anche nella cabala Dio non crea l’Universo bensì lo emana da se stesso attraverso le 10 Sephiroth, le quali possono essere viste come sfere per mezzo delle quali Egli emana il Tutto che non è scindibile da Dio stesso.

Le 10 Sephiroth, solitamente, vengono rappresentate in un diagramma definito Albero della Vita dove ciascuna sfera è collegata alle altre per mezzo di 22 sentieri di Sapienza che corrispondono alle 22 lettere dell’alfabeto ebraico.

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  1. Keter, la Corona
  2. Chokmah, la Sapienza
  3. Binah, la Comprensione
  4. Chesed, la Pietà
  5. Geburah, la Forza
  6. Tiphareth, la Bellezza
  7. Neztach, la Vittoria
  8. Hod, lo Splendore
  9. Yesod, il Fondamento
  10. Malkuth, il Regno

Le prime tre Sephiroth partecipano all’emanazione, le seconde tre alla creazione, il terzo gruppo di tre alla formazione mentre l’ultima alla produzione. Le Sephiroth di sinistra hanno una predominanza dell’elemento maschile, quelle di destra dell’elemento femminile e quelle al centro sono invece androgine o asessuate nel senso che hanno in sé entrambe le componenti maschile-femminile.

Differenze tra Cabala e Neoplatonismo

A differenza del pensiero neoplatonico di cui abbiamo parlato QUI, la Cabala vede un Dio diverso dal pensiero greco. L’Uno di Plotino emana da se stesso per ipostasi i diversi livelli della formazione dell’Universo, mentre il Dio cabalistico forma il Tutto in se stesso. Abbiamo quindi la contrapposizione tra una dottrina panteistica, il Neoplatonismo, ed una teistica, la Cabala. Il Dio della Cabala non è quindi impersonale, a differenza dell’Uno greco, del Brahman delle filosofie orientali o del Pleroma dello Gnosticismo ma, egli è il riflesso Superiore dell’Uomo Cosmico, l’Adam Qadmon.

Abbiamo quindi, da un lato, un Dio che emana, crea e forma il Tutto in se stesso stando però distante da questo Mondo e, dall’altra, un Dio che emana da se stesso ma che Egli è in realtà l’Essenza Divina dell’Universo Manifesto.

Conclusione

La Cabala, a causa della sua complessità filosofica, ha diverse scuole di pensiero, le quali, il più delle volte, sono in disaccordo le une con le altre. Proprio per questo motivo, il presente articolo non ha alcuna pretesa di essere una summa teologica in ambito cabalistico (non era questa l’intenzione) ma, essenzialmente, una breve esposizione dei principali concetti di suddetta dottrina. Per chi volesse approfondire l’argomento, vi sono innumerevoli libri e scuole al riguardo.

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