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La Bhagavad Gita o Canto del Beato: l’incontro tra umano e divino

bhagavad gitaLa Bhagavad Gita1)1 – il Canto del Beato, databile attorno al V secolo a.C., si trova nel VI libro del Mahabharata e la sua paternità sarebbe da attribuire al saggio Vyasa. Si compone di 18 capitoli in cui viene narrato il dialogo dagli alti contenuti filosofici, morali e spirituali tra l’eroe Arjuna e il suo auriga Krishna, l’avatara2)2 di Vishnu. L’opera ha caratteristiche prevalentemente esoteriche e rappresenta il testo sacro più diffuso in India.

La storia

Il Mahabharata narra la guerra combattuta tra i due rami della stirpe regnante di Hastinapura, in cui vivevano due principi: il primogenito e legittimo erede al trono Dhritarastra e suo fratello Pandu. Dhritarastra era cieco fin dalla nascita per cui il trono passò al fratello Pandu che aveva cinque figli, chiamati Pandava (figli di Pandu): Yudistira, Bhima, Arjuna, Nacula e Sahadeva. Invece Dhritarastra, il principe cieco aveva, 100 figli tra i quali primeggiava Duryodhana.
Pandu salì al trono ma abdicò per ritirarsi a vita ascetica nella foresta, per cui si doveva decidere il suo successore tra Duryodana, figlio del re detronizzato Dhritarastra, e Yudistira figlio del re Pandu.
Alla morte di Pandu, i suoi cinque figli reclamarono il diritto al trono per Yudistira ma, i cento figli di Dhritarastra affermarono a loro volta il diritto di Duryodhana di regnare. Si scatenò così una lotta tra cugini che combatterono all’ultimo sangue nella piana di Kuruksetra, conclusa con la sconfitta dei Dhiltarastridi.
Prima che la battaglia cominci, in attesa del segnale, Arjuna chiede a Krishna di condurre il carro tra i due eserciti e quando vede tra le armate nemiche parenti ed amici, viene preso dallo sconforto e lascia cadere il suo arco rifiutandosi di combattere. Allora Krishna lo rassicura spiegandogli che ciò che lui uccide sono corpi fisici non il Sè di quegli individui che è eterno e immutabile e non può essere ucciso nè distrutto.
“Si sa che i corpi avranno comunque una fine, ma lo spirito che vi si incarna, il Sé, è indistruttibile, eterno e incommensurabile. Quindi combatti, oh Arjuna.”
BHAGAVAD GITA II, 18

Gli insegnamenti morali

bhagavad gitaKrishna rappresenta “l’elevazione della natura umana a realtà divina. Il maestro guida lentamente il discepolo al conseguimento della condizione che egli già possiede. Il discepolo, Arjuna, sta a indicare la condizione dell’anima che lotta ancora […] ed egli lotta contro le forze delle tenebre, della falsità, della limitazione, della morte, che sbarrano la strada che porta ad un mondo più alto. […] Arjuna è quello che si fa portare dal carro che è simbolo del corpo, ma Krishna è l’auriga ed è questi appunto che deve guidarlo per la strada da percorrere nel suo viaggio.” (Bhagavad Gita, Ubaldini Editore, 1964 – pag. 53)

La Bhagavad Gita è un libro che può essere letto, riletto e studiato senza mai annoiare il lettore dal momento che tratta l’origine, la natura ed il destino dell’anima umana e, senza ombra di dubbio, avvicina l’umano al divino.

Alcuni estratti dalla Bhagavad Gita

Colui che pensa che il Sé uccida o che possa essere ucciso non lo conosce, poiché esso non può uccidere né essere ucciso. Esso non è nato né morirà, non è mai iniziato e non cesserà di esistere; non nato, eterno, immutabile e primordiale, non viene ucciso quando un corpo viene ucciso. Colui che conosce il Sé come indistruttibile, eterno e inalterabile, come e che cosa potrebbe mai uccidere? Oh Arjuna. Proprio come un uomo depone i vecchi vestiti per indossarne di nuovi, così anche il Sé incarnato dismette i vecchi corpi per indossarne altri nuovi. Le armi non lo feriscono, il fuoco non può bruciarlo, l’acqua non può bagnarlo e il vento non può seccarlo. Egli è eterno, immutabile, onnipervadente e sempre identico a Se Stesso. BHAGAVAD GITA II: 19-24

Per la protezione dei giusti, per la rovina dei malvagi e per ristabilire i principi dell’Eterna Legge Divina, Io mi manifesto di era in era. Ma la mia nascita e il mio agire sono di natura Divina. Colui che ne conosce veramente l’essenza non dovrà più rinascere, e al momento della morte verrà a Me. BHAGAVAD GITA IV: 8, 9

La terra, l’acqua, il fuoco, l’aria, l’etere, la mente, l’intelligenza e il senso dell’ego, sono gli otto elementi che compongono la mia natura materiale, la Prakriti3)3. Questa Prakriti è la mia natura inferiore, ma esiste anche un’altra mia natura Divina che è superiore a questa: essa è l’Anima degli esseri viventi, ed è l’Elemento vitale che sostiene il mondo. Sappi per certo che Questa è la matrice di tutti gli esseri: Io sono l’origine e anche la dissoluzione dell’intero universo. BHAGAVAD GITA VII: 4-6

Null’altro esiste al di fuori di Me, oh conquistatore delle ricchezze. Tutto su di Me riposa come perle su un filo. Io sono il sapore dell’acqua, sono la luce raggiante del sole e quella della luna, sono il pranava Omm tra i mantra vedici, sono il suono nell’etere e il vigore negli esseri. BHAGAVAD GITA VII: 7, 8

Io sono il padre, la madre, il fondatore e l’antenato di quest’universo, sono ciò che deve essere conosciuto, il purificatore supremo e la sacra sillaba Omm; sono anche il Rig, il Sama e lo Yajur Veda. Io sono la Meta, il Sostegno, il Testimone, la Dimora, il Rifugio, l’Amico, l’Origine, la Dissoluzione, il Fondamento, la Quiete e l’eterno Seme. Oh Arjuna, Io sono il calore, Io rilascio o trattengo la pioggia, sono l’immortalità e anche la morte stessa; l’Essere e il non essere sono entrambi in Me. BHAGAVAD GITA IX: 17, 19

Seppur indiviso, Quello dimora nel cuore di tutti gli esseri come se fosse diviso, Lo si deve conoscere come il creatore, il conservatore e il trasformatore di tutte le creature. In verità Quello è la luce delle luci che è sempre al di là delle tenebre: è sia il soggetto che l’oggetto della conoscenza, è la conoscenza stessa e anche il fine della conoscenza, ed è ciò che va conosciuto sopra ogni cosa; Egli dimora nel cuore di tutti gli esseri. BHAGAVAD GITA XIII: 16, 17

Per una lettura online dell’opera clicca QUI!!!


 Note:

1) Il Mahabharata (Maha = grande e Bharata = nome di una famiglia Hindù) rappresenta il più grande poema epico della storia dell’umanità pari a circa 8 volte l’Iliade e l’Odiessa messe inseme e 7 volte la Bibbia, costituito da 100.000 strofe.

2)La discesa di un dio nel corpo di un mortale
3)La sostanza divina che assieme a Purusha, lo Spirito, costituisce due aspetti dell’Immanifesto

Prometheus

 

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References   [ + ]

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