La bambola di sale che volle conoscere il mare – racconto indiano

bambola di sale

La bambola di sale ed il mare: come conoscere e comprendere l’Assoluto

In un villaggio molto lontano tra le montagne, abitava una piccola bambola di sale. Ella passava le sue giornate ad osservare il cielo, scorrazzando per prati verdi e perdendosi tra i colori ed i profumi dei fiori.

Un giorno un vecchio saggio passò per il villaggio e, dalle parole del vegliardo, la bambola di sale apprese dell’esistenza del mare. Ne rimase incuriosita e volle saperne di più.

Decise così di partire alla ricerca del mare e, dopo un lungo viaggio attraverso deserti e foreste, giunse finalmente sulla spiaggia. Restò a guardare il mare per ore fino a quando non si decise di chiedergli chi o cosa fosse:

Impaurita ed al tempo stesso incuriosita, gli chiese:

Chi sei?”

Ed il mare rispose: “Sono io”.

“Non capisco” disse la bambola di sale “non riesco a comprendere ciò che tu sei”.

“Toccami ed entra”, disse il mare.

Inizialmente la bambola esitò per paura, fino a quando si fece coraggio e decise di entrare. Immediatamente un’onda le bagnò i piedi ed ella avvertì una strana sensazione e ritrasse la gamba.

La povera bambola si spaventò non appena vide che non aveva più le dita dei piedi e, stupita ed al tempo stesso atterrita, chiese al mare:

“Cosa mia hai fatto? Dove sono le mie dita?”

Replicò imperturbabile il mare:

“Perché ti lamenti? Semplicemente hai offerto qualche cosa per poter capire. Non era quello che chiedevi?”

La povera bambola di sale avendo perso i suoi piedini, era spaventata ma affascinata dalla vastità del mare perché si trovava di fronte a qualcosa di nuovo, che non aveva mai sperimentato ed, al tempo stesso, ne era fortemente attratta.  Si fece coraggio e decise allora di lasciarsi andare ed immergersi totalmente nel mare. Le onde l’avvolsero come in un caldo abbraccio ed ella si abbandonò completamente, come estasiata.

Un’ultima grande onda inghiottì la bambolina ed ella scomparve nel mare ma, ancora una volta, ella si domandò:

“Cosa è il mare?”

Nel preciso istante in cui le acque l’avvolsero sommergendola, finalmente la bambola di sale comprese e disse:

“Sono io il mare”.

CONCLUSIONE:

Il senso di questo racconto è tanto semplice quanto evidente: non si può comprendere ciò che siamo se non dapprima immergendosi in noi stessi alla ricerca dell’Assoluto, di quella scintilla divina che è in noi.

L’ottuso, privo di qualsiasi strumento di conoscenza, invano si rallegra riempiendosi la bocca del solo nome dell’Assoluto, in ciò simile a chi si contentasse del sapore di frutti posti in cima ad un ramo, visti riflessi nell’acqua.   Maitreyopanisad II 22

Coloro che sono abili ad argomentare sull’Assoluto, ma non rivolgono costantemente ad esso il pensiero, schiavi delle passioni, senza fallo son dannati a nascite e rinascite a causa della loro ignoranza spirituale.  Tejobindupanisad I 46

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