Alimentazione vegetariana all’insegna della tradizione religiosa e spirituale

alimentazione vegetariana

Da diversi anni sta prendendo sempre più piede l’idea di un’alimentazione vegetariana. I detrattori di questo stile di vita, poichè di stile di vita si tratta, sostengono che sia una moda passeggera destinata a passare. Senza entrare nel merito delle questioni etiche, salutistiche ed ambientaliste (non è questo lo scopo dell’articolo), andremo solo ad analizzare come un’alimentazione vegetariana e, nella sua forma più radicale, quella vegana, siano in realtà insegnate nei testi sacri della letteratura indiana e buddhista da millenni.

Alimentazione vegetariana e Veganismo

Innanzi tutto bisogna fare una netta distinzione tra alimentazione vegetariana ed alimentazione vegana. Mentre il primo termine sta ad indicare un’alimentazione priva di carne ma, oltre a cibi vegetali, basata anche su prodotti di derivazione animale (uova, latte, formaggi e latticini), il Veganismo prevede uno stile alimentare basato esclusivamente su tutto ciò che non prevede cibi di derivazione animale. Quindi una dieta vegana, oltre ad eliminare carne e pesce, non contempla nemmeno il consumo di uova, latte, formaggi e latticini. Essa si basa esclusivamente sul consumo di frutta, verdura, cereali, legumi e semi.

L’Ahimsa, la non-violenza universale

Fatta questa doverosa premessa, onde evitare fraintendimenti, passiamo a vedere come i concetti di alimentazione vegetariana siano alla base della dottrina dell’ahimsa, la non-violenza verso nessun essere vivente, uomo o animale che sia.

Non è possibile procurarsi la carne senza uccidere un essere vivente. E poiché l’uccisione di esseri viventi è contraria ai principi dell’ahimsa, bisogna astenersi dal consumare carne. Avendo ben considerato qual è origine dei cibi carnei e la crudeltà del macellare gli esseri incarnati, l’uomo deve astenersi completamente dal consumo di carne. – CODICE DI MANU

Il termine ahimsa è uno dei precetti fondamentali insegnati e praticati in Oriente a partire dal IX secolo a.C. Esso viene dapprima insegnato nelle Upanishad, più precisamente nella Chandogya Upanishad e, successivamente, ripreso in testi che stanno alla base del pensiero filosofico induista come, ad esempio la Bhagavad Gita. Il concetto di ahimsa venne fatto conoscere all’Occidente attraverso il Mahatma Gandhi, il quale fece della non-violenza una delle idee cardine della sua lotta politica.

Il Karma e la non-violenza

Da un’attenta ed accurata lettura dei testi sacri della filosofia induista e buddhista, ne consegue una linea di pensiero atta, per l’appunto, a non nuocere verso nessun essere vivente in quanto, ogni creatura su questo pianeta è frutto della creazione divina. Uccidendo quindi un uomo o un qualsivoglia animale, in qualche modo, un domani si verrà puniti per l’ineffabile Legge del Karma, l’unica Legge cui nessuno può sfuggire, nè gli uomini nè gli Dei.

Per i profani, il Karma è un concetto filosofico il quale insegna che ogni pensiero, ogni parola ed ogni azione producono una causa e, di conseguenza, un effetto da qualche altra parte. L’effetto prodotto può essere positivo o negativo a seconda di ciò che è stato pensato, detto o compiuto. Per questo motivo è bene seguire una retta condotta morale, non nuocere a nessuno poiché un domani tutto ciò che facciamo in questa vita, potrebbe ripercuotersi in un’altra esistenza. O magari anche in questa.

“Non fare agli altri quello che non vorresti essere fatto a te stesso”

Chiusa questa doverosa parentesi metafisica, torniamo all’alimentazione vegetariana.

L’alimentazione vegetariana nei testi sacri

Nelle filosofia indiana, così come in quella buddhista, il cibo gioca un ruolo chiave nella via che deve compiere l’essere umano verso la liberazione. Essendo le anime umane prigioniere in corpi fisici, ognuno di noi prima di tornare all’Anima Mundi, la Grande Anima Universale, deve dapprima compiere un ciclo di rinascite sulla Terra. Tutto ciò è necessario per l’evoluzione dell’anima umana affinché essa possa fare esperienza e comprendere ciò che è realmente.

Nello sviluppo evolutivo, come detto poc’anzi, l’alimentazione svolge un ruolo fondamentale in quanto nutrirsi in determinati modi condiziona il nostro cammino. Così come gli esseri umani possono essere suddivisi in tre categorie distinte a seconda delle loro caratteristiche spirituali e mentali, lo stesso discorso va fatto anche con i cibi.

L’alimentazione nella Bhagavad Gita

alimentazione vegetarianaAbbiamo quindi tre tipi di alimentazione: sattvica, rajasica e tamasica. La prima è caratteristica di individui virtuosi, spirituali, puri e misericordiosi. La seconda di persone passionali e guidate dalle emozioni per cui conta solo il corpo fisico. La terza si addice ad individui pigri, materialistici e apatici per i quali conta solamente il cibo.

Anche il cibo che è caro a ciascuno è di tre specie; e cosi anche i sacrifici, le penitenze, i doni; ascolta dunque codesta distinzione-classificazione.

I cibi che accrescono la lunghezza della vita, la forza vitale, la forza fisica, la buona salute, la felicità e la piacevolezza (dell’essere), saporiti, teneri, nutrienti, gradevoli sono cari a quelli che partecipano del sattva.

I cibi amari, acidi, salati, assai caldi, piccanti, aspri, che bruciano, che fanno male, che danno luogo a pene e ad indigestione, sono preferiti da coloro che son dominati dalle passioni (rajas).

Ciò che è corrotto (che ha fatto il suo tempo), che è privo di sapore, che è putrido, che ha passato il tempo in cui era accettabile, che è stato rifiutato ed è sozzo, questo è il cibo che è caro a chi è nel tamas. BHAGAVAD GITA XVII, 7-10

La medesima classificazione la si ha anche nello Gnosticismo con la tripartizione ilici, psichici e pneumatici. Abbiamo già parlato di questo argomento in un precedente articolo (LINK).

alimentazione vegetariana

Potremmo riassumere il discorso affermando che:

  • i cibi sattvici che rappresentano i fondamenti di un’alimentazione vegetariana, sono costituiti da frutta, verdura, semi, frutta secca, cereali, olio d’oliva, legumi e acqua: un’alimentazione sattvica ha la caratteristica di nutrire il corpo e placare la mente ma, soprattutto, aiuta l’organismo a mantenersi sano e purificarsi.
  • i cibi rajasici sono alimenti acidi, amari e molto salati: essi danno nutrimento al corpo ma, allo stesso tempo, rendono la mente torbida, non in grado di vedere correttamente in quanto causano agitazione. Un’alimentazione rajasica è costituita da cibi caldi, piccanti e molto speziati, caffè, zuccheri raffinati e bevande dolci.
  • i cibi tamasici sono alimenti che privano l’organismo della sua vitalità causando una perdita di energia vitale: il corpo quindi, se si ammala, non riesce da solo a purificarsi e guarirsi, il sistema immunitario viene dunque indebolito e la mente diviene pigra, apatica, non in grado di reagire alle difficoltà esterne portando così all’accrescimento di sentimenti negativi come ansia, depressione, paura e rabbia repressa. Un’alimentazione tamasica è basata prevalentemente sul consumo di carne e sull’abuso di alcool.

Uccidere o non uccidere secondo gli insegnamenti della Bhagavad Gita?

Ad un lettore attento ed esperto, la non-violenza potrebbe sembrare una contraddizione alla luce delle parole pronunciate da Krishna ad Arjuna nella suddetta Bhagavad Gita ma, in realtà, non è così. Per non annoiare la lettura e per non uscire dal seminato, verrà esposto un breve riassunto dell’accaduto.

Arjuna è affranto poichè si deve trovare a combattere contro i suoi amici e parenti allora, in preda allo sconforto, decide di far cadere il proprio arco affermando di non voler uccidere nessuno. Krishna lo rassicura che, in realtà, noi non siamo il corpo fisico che vediamo bensì ciò che ne è contenuto, il nostro Sè. Questa intima e divina essenza non può essere nè ferita nè uccisa da nessuno ed invita quindi l’eroe a tornare a combattere. Comunque, per chi fosse interessato ad approfondire il discorso sulla Baghavad Gita si rimanda al seguente articolo. (LINK)

La non-violenza alla base dell’alimentazione vegetariana

alimentazione vegetarianaSe, come detto poc’anzi nella Bhagavad Gita, privare della vita qualcuno in battaglia non costituisce reato in quanto non si va contro il Dharma (la legge morale), lo stesso discorso non può e, soprattutto, non deve essere fatto se si uccide un uomo senza alcun motivo. Togliere la vita a qualcuno è un crimine orrendo che ha conseguenze karmiche gravissime. Discorso analogo va fatto anche per ciò che concerne il regno animale.

Dagli innumerevoli testi sacri della letteratura orientale possiamo ricavare le più svariate fonti le quali, non solo giustificano una dieta vegetariana ma, soprattutto, la invitano a praticare. Per non dilungare troppo la lettura verranno citati solamente i passi più importanti:

Non dovete usare il corpo che vi è dato da Dio per uccidere le creature di Dio, siano esse umane, animali o altro – YAJUR VEDA 12,32

Mangiare la carne di un cavallo o di altri animali è proibito da questi versi. Coloro che mangiano la carne degli animali dovrebbero estinguersi. Coloro che allevano e rendono utili gli animali meritano lodi; gli animali come i cavalli non dovrebbero essere uccisi, né le loro carni cucinate per essere mangiate. – YAJUR VEDA, XX, 30, 37

Il consumo di carne è un crimine, in cui ugualmente colpevoli sono coloro che permettono l’uccisione di animali, maneggiano gli animali stessi, acquistano, vendono, cucinano o servono la carne, oltre a quelli che la mangiano. – MAHABHARATA

Invece di sacrificare gli animali, lasciateli liberi. lasciateli cercare l’erba, l’acqua e la carezza del vento. Gli animali che uccidete vi hanno dato il tributo del loro latte e della loro lana. Hanno posto la fiducia tra le vostre mani, che ora li sgozzano. – BUDDHA

Mangiare la carne spegne il seme della grande compassione. – BUDDHA

Nessuna cosa che respira, nessuna cosa che esiste, nessun essere di qualsiasi specie può essere ucciso, trattato con violenza, insultato, torturato o respinto. – PRIMO ANGA (testo sacro del Giainismo)

Vien da sè che chi vuole seguire la via dello Yoga (LINK) deve praticare un’alimentazione vegetariana e non limitarsi solamente alle classiche àsana (le posizioni yogiche) per perseguire i propri obiettivi, quali essi siano.

Antichità classica greco-romana ed alimentazione vegetariana

alimentazione vegetarianaNon bisogna considerare l’alimentazione vegetariana una prerogativa delle civiltà orientali in quanto il Vegetarianismo era praticato dagli stessi illustri filosofi greci e romani dell’antichità classica. Basti solo pensare che, sino a quando nel XIX secolo, non venne coniato il termine vegetariano, coloro i quali seguivano questa dieta erano chiamati pitagorici. I due personaggi più importanti che hanno caratterizzato la storia ed il pensiero dell’epoca classica in ambito vegetariano sono senza dubbio Pitagora e Plutarco.

Pitagora e la Scuola pitagorica

Pitagora visse e studiò per molti anni in India, da cui apprese la dottrina della Reincarnazione. Poichè tutte le anime sono collegate, egli comprese che nuocere agli altri, animali o esseri umani poco importa, avrebbe avuto conseguenze nel futuro. Tornato in patria, fondò dunque a Crotone la scuola pitagorica. Sia lui che i suoi allievi seguivano un’alimentazione vegetariana:

Finché gli uomini continueranno a distruggere senza pietà gli esseri viventi dei regni inferiori, non conosceranno né la salute né la pace. Finché massacreranno gli animali, si uccideranno a vicenda. In effetti, chi semina l’assassinio e il dolore, non può raccogliere la gioia e l’amore. PITAGORA

Coloro che uccidono gli animali e ne mangiano le carni saranno più inclini dei vegetariani a massacrare i propri simili. – PITAGORA

Amici miei, evitate di corrompere il vostro corpo con cibi impuri; ci sono campi di frumento, mele così abbondanti da piegare gli alberi dei rami, uva che riempie le vigne, erbe gustose e verdure da cuocere. La terra offre una grande quantità di ricchezze, di alimenti puri, che non provocano spargimento di sangue né morte. – PITAGORA

Plutarco

alimentazione vegetarianaPlutarco, invece, spinto dalla compassione verso tutti gli esseri viventi ma, soprattutto dal disprezzo verso i suoi contemporanei che si cibavano di carne, chiamati da lui stesso sarcofagi (contenitori di cadaveri), scrisse diversi trattati morali che sono una sorta di manifesto per chi segue un’alimentazione vegetariana. Il più importante è sicuramente il De esu carnium, (Del mangiare carne), da cui citiamo alcuni passi:

Se sei convinto di essere naturalmente predisposto a mangiare carne, prova innanzi tutto ad uccidere tu stesso l’animale che vuoi mangiare. Ma ammazzalo tu in persona, con le tue mani, senza ricorrere ad un coltello o ad un bastone o ad una scure. Fai come i lupi, gli orsi o i leoni, che ammazzano da sé ciò che mangiano. – PLUTARCO

E’ assurdo pensare che il mangiar carne per l’uomo sia di origine naturale, l’uomo non ha affinità con le creature che mangiano carne, non possiedono il becco ricurvo, non hanno artigli, nè denti aguzzi, ne visceri resistenti e umori caldi in grado di digerire e assimilare un pesante pasto a base di carne, per l’anatomia e fisiologia del organismo la natura esclude la nostra disposizione a mangiare carne. – PLUTARCO

Per di più non solo l’uso di mangiare la carne è contro natura per il corpo, ma ottunde anche l’anima per il senso di pienezza e sazietà che produce, l’uso smodato della carne irrobustisce il corpo ma indebolisce l’anima. – PLUTARCO

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Oltre ai suddetti Pitagora e Plutarco, vi sono altri innumerevoli esempi di vegetariani convinti tra i filosofi greco-romani. Eccone altri esempi:

E’ una grande vergogna spargere il sangue e divorare le belle membra di animali ai quali è stata violentemente tolta la vita. – EMPEDOCLE

La terra vi fornisce a profusione ogni ben di Dio per nutrirvi e vi offre banchetti senza bisogno di uccisioni e sangue. Con la carne placano la fame gli animali e neppure tutti: cavalli, greggi ed armenti vivono d’erba. Solo quelli di indole feroce e selvatica, le tigri d’Armenia, i clollerici leoni e i lupi, gli orsi guistano cibi lordi di sangue. Ahimè, che delitto infame è ficcare visceri nei visceri, impinguare un corpo ingordo rimpinzandolo con un altro corpo, mantenersi in vita con la morte di un altro essere vivente. – OVIDIO

Noi uomini non osavamo neppure assaggiare la carne bovina, non immolavamo animali vivi, ma libagioni, frutti guarniti di miele e altre offerte di analoga purezza. La carne, invece, la rifiutavamo, perché ritenevamo un’empietà sia il consumarla, sia il macchiare di sangue gli altari degli dèi. Insomma, i nostri antenati realizzavano quell’ideale di vita, cosiddetto orfico, che consiste nel mangiare ogni cibo inanimato e nel rifiutare ogni cibo animale. – PLATONE

Non parlare di Pace e Amore con un animale morto nel tuo piatto. – SOCRATE

Gesù ci ha portato il cibo divino, il cibo carneo è nutrimento dei demoni. Una dieta priva di carne acquieta il logismos e la libera da tutti i mali fisici. – PORFIRIO

La Terra produce ogni cosa e chi vuole essere in pace con gli esseri viventi non ha bisogno di nulla, poiché i suoi frutti si possono cogliere, e altri coltivare secondo le stagioni, in quanto essa è la nutrice dei suoi figli; ma la gente, come se non udisse le sua grida, affila le spade contro gli animali per trarne vestimento e cibo. – APOLLONIO DI TIANA

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Cosa dice la Bibbia?

La Bibbia sull’argomento è alquanto contraddittoria poichè, se da un lato vi sono molti esempi di sacrifici animali ed umani ordinati da Dio, i cosiddetti olocausti, dall’altro, in alcuni passi, lo stesso Dio raccomanda di non uccidere esseri viventi nè, tanto meno, di sacrificarglieli. Oramai è risaputo che la Bibbia non venne scritta da Dio ma da autori diversi che si sono susseguiti nel corso dei secoli. (LINK) Quindi è naturale trovarsi di fronte a delle palesi contraddizioni sui sacrifici!

Nel libro dell’Esodo vi sono diversi inviti di Yahweh, il quale chiede agli Ebrei di sacrificargli animali perchè ciò è a lui gradito:

Fammi un altare di terra; e su questo offri i tuoi olocausti, i tuoi sacrifici di ringraziamento, le tue pecore e i tuoi buoi; in qualunque luogo, nel quale farò ricordare il mio nome, io verrò da te e ti benedirò. ESODO 20, 24

Sull’esplicita richiesta di sacrifici richiesti da Yahweh al popolo ebraico, la lista potrebbe essere lunga ma, per non annoiare il lettore, ci fermiamo qui andando ora ad analizzare le evidenti contraddizioni bibliche.

Dice il Signore: Mi avete sacrificato un gran numero di ovini e di bovini, ma a me non dà piacere il sangue dei manzi, degli agnelli o dei capretti; quando voi alzate le mani, io distolgo gli occhi da voi e quando pregate non vi ascolto, perché le vostre mani sono sporche di sangue. ISAIA 1,5

Colui che uccide un bue pecca come chi uccide un uomo, chi sacrifica un agnello è un assassino. Ho parlato, ma non mi hanno dato ascolto, hanno fatto ciò che è male ai miei occhi e hanno preferito ciò che mi dispiace. ISAIA 66, 3-4

Perché io amo e voglio la pietà e non i sacrifici, e la conoscenza di Dio anziché gli olocausti. OSEA 6,6

Cosa altro aggiungere???

Cristianesimo primitivo e Vegetarianismo

Come abbiamo appena visto, la Bibbia è a dir poco contraddittoria sull’argomento. Lo stesso non si può dire invece riguardo il cosiddetto Cristianesimo primitivo. Questo Cristianesimo, praticato dai primi Cristiani ma anche dalle sette gnostiche, predicava un’alimentazione vegetariana e le prove ce le forniscono i primi Padri della Chiesa.

Mangiare carne è innaturale quanto la pagana adorazione dei demoni. – SAN PIETRO

Dopo che Cristo è venuto non ci è più consentito mangiare la carne degli animali. E’ meglio che non mangi carne e non bevi vino. Infatti, il consumo di vino è iniziato con il mangiare carne dopo il diluvio universale. I cibi puri sono preparati senza spargimento di sangue. – SAN GIROLAMO

Il corpo appesantito con cibi a base di carne viene afflitto dalle malattie. Si può difficilmente amare la virtù quando si gioisce di piatti e banchetti a base di carne. La carne è un alimento contro natura che appartiene ad un mondo passato. – SAN BASILIO

La carne ottenebra l’anima. Dobbiamo cibarci come Adamo prima della caduta non come Noè dopo il peccato. I nostri corpi sono simili a tombe di animali uccisi. – SAN CLEMENTE ALESSANDRINO

Credo che i sacrifici animali siano stati inventati dall’uomo come pretesto per mangiare carne. – ORIGENE

Conclusione

Dopo aver analizzato alcuni testi sacri dall’Oriente all’Occidente, la conclusione è che la quasi totalità dei suddetti libri predicava un’alimentazione vegetariana. Non bisogna dimenticare che anticamente gli uomini erano molto più spirituali di adesso e avevano una forte credenza nell’anima e nella conseguente punizione o ricompensa a seconda dei comportamenti tenuti in vita. Perchè, dunque, uccidere un povero vitello, maialino, agnello, coniglio o qualsiasi altro animale per cibarcene quando la Terra ci fornisce, è il caso di dirlo, ogni ben di Dio? Dalla Terra abbiamo tutto ciò che ci serve: proteine, vitamine, minerali senza il bisogno di privare della vita una qualsivoglia creatura. Ricordiamoci che gli animali sono qui con noi e non per noi.

Prometheus